sabato 13 ottobre 2018

GENERARE IL REPRESSO: POSSESSION DI ANDRZEJ ZULAWSKI

Possession (1981) è un film del regista polacco Andrzey Zulawski, in cui l’elemento gotico/lovecraftiano incontra l’horror psicologico.
Fin dalla sua uscita ha subito svariati tagli dalla censura ed è stato vietato ai minori di 18 anni in quasi tutte le nazioni.
Il gusto è fortemente visionario e macabro, racchiudendo in sé vari sottogeneri, come il thriller, l’horror psicologico, lo splatter, il dramma, il grottesco e il surreale.
Un film complesso a cui non è semplice accostarsi, ma che lascia in ogni caso una forte sensazione di malessere che non potrà essere facilmente dimenticata.


Fondamentalmente è la storia di una coppia in crisi che finisce per autodistruggersi, ma tale vicenda molto sfruttata dal cinema viene rappresentata con una fitta rete di simbolismi celati in ogni inquadratura.
Probabilmente l’elemento più perturbante è il modo in cui viene rappresentata la figura femminile, magistralmente interpretata da Isabelle Adjani: Anna, moglie apparentemente docile, tradisce il marito Mark, il quale vorrà scoprire l’identità dell’amante; in realtà il segreto che nasconde sarà ancor più terribile di quanto lui pensi.
Anna è essenzialmente una donna repressa che cerca il proprio sfogo in una realtà schizofrenica e assurda, il suo alter-ego, il suo vero amante e figlio, è un mostro da lei stessa partorito, in un tripudio di fluidi corporei, nella leggendaria scena nella metropolitana.
Proprio attraverso di esso la donna troverà il suo vero sé, lo sfogo delle proprie frustrazioni di moglie borghese.


La creatura, secondo il desiderio del regista, avrebbe dovuto essere progettata da Hans Ruedi Giger: infatti Zulawski aveva ammirato il suo lavoro in Alien (1979) di Ridley Scott.
L’artista però all’epoca era impegnato, per cui lo mise in contatto con Carlo Rambaldi, con cui aveva collaborato e che conosceva bene la sua opera.
Rambaldi dovette infatti ispirarsi all'arte gigeriana per la realizzazione della creatura, inspirandosi in particolare alla serie di opere chiamata Mordor.

Carlo Rambaldi mentre realizza la creatura

H.R. Giger, Mordor VII  (1975),Il Golem

H.R. Giger, Mordor VI (1975)

Insieme a Repulsion di Polanski, Possession è la pellicola per eccellenza della repressione e frustrazione femminile, da alcuni critici è stata interpretata come un’opera fortemente misogina, ma avrei dei dubbi in proposito, poiché sarebbe da ritenere piuttosto come la rappresentazione della deriva psicologica che può subire una personalità alla lunga schiacciata da una società che non le permette di esprimere liberamente la propria sessualità.
Inoltre anche il protagonista maschile, Mark, non ne esce fuori particolarmente bene, anzi a volta sembra grottesco e ridicolo all’interno della sur-realtà creata dalla moglie.
La stessa struttura del film si rivela schizoide come la mente della protagonista, passando da una modalità all’altra, dall’orrore puro al melodramma, con continui passaggi d'inquadratura della camera a mano su oggetti apparentemente irrilevanti.
L’attrice inoltre interpreta anche il ruolo di Helen, l’insegnante di Bob (il figlio della coppia) questa ulteriore scissione dell’Io di Anna rappresenta ciò che la società e il marito vorrebbero che fosse.


Ciò che forse ha destato queste critiche di misoginismo è la rappresentazione del corpo femminile come generatore di mostruosità, elemento che comunque compare in diversi capolavori del genere horror, come ad esempio Brood di Cronenberg.
Effettivamente il corpo femminile e la sua capacità di generare possono essere fortemente perturbanti, poiché spesso esso diviene il portale di accesso dell’alterità nel nostro mondo, trasformando la gravidanza in una forma di possessione; ma in realtà questa alterità mostruosa non è altro che l’inconscio represso che non può essere ignorato senza che esploda con esiti distruttivi.
Anna dà dunque vita a se stessa e si accoppia col proprio Es, in una summa del narcisismo che emerge per proteggere il proprio Io dall’esterno, dalla società da cui si difenderà anche a costo della morte.

Emblematico in questo senso sarà il finale che, dopo lo scoppio apocalittico degli istinti nascosti della coppia, si concluderà con una tranquillità catartica e una ricomposizione di un equilibrio perso.
Possession negli anni è diventato un vero e proprio cult, basti pensare che Lynch,   ritirando a Venezia il Leone d'Oro alla carriera nel 2006,  citò il film di Zulawski definendolo come "la pellicola più completa degli ultimi trent'anni" di cinema.
Pochi altri registi hanno saputo rappresentare con pari turbamento lo disgregamento della famiglia borghese attraverso l’esplosione degli istinti.
Assolutamente consigliato per gli amanti dell’horror psicologico e del cinema che perturba l’animo.

venerdì 26 gennaio 2018

MARGARET ATWOOD RICORDA URSULA LE GUIN





Margaret Atwood, autrice di The Handmaid’s Tale, ricorda e omaggia Ursula Le Guin in un articolo su The Guardian:
Sono molto triste per la morte di Ursula K Le Guin. Non solo era una delle più grandi scrittrici del 20 ° secolo - i suoi libri sono molti e ampiamente letti e amati, i suoi premi sono molti e meritati - ma la sua voce sana, impegnata, annoiata, umoristica, sapiente e sempre intelligente ora è molto necessaria .
Poco prima di morire, stavo leggendo il suo nuovo libro, No Time to Spare, una raccolta di tristi, divertenti e lirici saggi su tutto, dai gatti alla natura delle convinzioni, all'uso eccessivo della parola "fuck", al fatto che la vecchiaia è davvero per le femminucce - e ho parlato con lei nella mia testa. E se, stavo dicendo - e se scrivessi un pezzo su The Left Hand of Darkness, pubblicato da te nel 1969? Che cosa succede se dico che è un libro che riflette il nostro momento?
 Considera: il pianeta di Gethen è diviso. In una delle sue società, il re è pazzo. Abbondano complotti e faide personali abbondano. Un giorno sei nel potente cerchio interno, un altro giorno sei un emarginato. Nell'altra società prevale una burocrazia opprimente e un comitato segreto sa cosa è meglio. Se giudicato un pericolo per l'interesse generale, sei considerato persona non grata ed esiliato in un'enclave carceraria, senza processo o diritto di risposta.
 Cosa ne pensi, Ursula? Le ho chiesto nella mia testa. Stavi predicendo qualcosa? Non esattamente, lei rispose. È un esperimento mentale. Ma poi, così è la nostra società. In tutto il suo lavoro, la Le Guin ha sempre fatto la stessa domanda urgente: in che tipo di mondo vuoi vivere? La sua scelta sarebbe stata per l'uguaglianza di genere e di razza, economicamente equa e autonoma, ma non era a disposizione. Avrebbe anche contenuto del sesso e del buon cibo reciprocamente piacevole: c'era una possibilità migliore.
 Le Guin è nata nel 1929: una bambina nella depressione, un'adolescente nella seconda guerra mondiale, poi al college subito dopo la guerra, in quel momento che sembrava così pieno dello spirito di rinnovamento. Andò a Radcliffe, uno spazio liminale allora: era Harvard ma non proprio, alle sue donne era permessa qualche partecipazione ma non pieno accesso. Sarebbe passata davanti alla sala da pranzo, dove - gli sarebbe stato detto - gli studenti di sesso maschile erano soliti bersagliare con dei panini qualsiasi femmina che osasse mostrare il suo viso. (Una volta diventata una scrittrice, una scrittrice di fantascienza, tra le altre cose, gli uomini che difendevano quella particolare casa sull'albero continuavano a lanciare panini. Prese nota e non fu divertita.)
Dopo Radcliffe è andata alla scuola di specializzazione, studiando letteratura francese e italiana. Le è stato insegnato a pensare, come si diceva, come un uomo: ampiamente, curiosamente, rigorosamente. Ma dopo essersi sposata e aver lasciato il mondo accademico, si è ritrovata in una società che ha trattato lei e tutte le donne - da un punto di vista legale - come tredicenni irresponsabili. Per quelle a cui era stato insegnato che erano adulte, era come cercare di sigillare un vulcano dentro una scatola di latta. È stata questa generazione di donne americane ad alimentare gran parte del femminismo della seconda ondata della fine degli anni '60 e '70, che è stato quando quella particolare lattina è esplosa. Questo è stato un periodo di grande energia per Le Guin, la scrittrice.
 Di recente, non molto tempo prima che Le Guin morisse, mi sono ritrovata a parlare con una donna molto più giovane che piangeva la perdita di un amico. "Leggi la trilogia di Earthsea", suggerii. "Aiuterà." L'ha fatto, e così è stato. Ora seguirò il mio consiglio, e incontrerò di nuovo Ursula nel suo esperimento mentale, e dirò Ave e Addio, e grazie.
È tempo di saggezza da drago.
 Ma il pensiero e l'attività politica erano solo una sfaccettatura della vita e del lavoro variegato di questa donna straordinariamente talentuosa. La trilogia di Earthsea, per esempio, è una memorabile esplorazione del rapporto tra la vita e la morte: senza l'oscurità non c'è luce; e la mortalità consente a tutto ciò che è vivo di essere. L'oscurità include i lati nascosti e meno piacevoli di noi stessi - le nostre paure, il nostro orgoglio, la nostra invidia. Ged, il suo eroe, deve affrontare la sua ombra prima che lo divori. Solo allora diventerà completo. Nel processo, deve fare i conti con la saggezza dei draghi: ambigua e non la nostra saggezza, ma nondimeno si tratta di saggezza.

giovedì 20 luglio 2017

ADDIO A GEORGE ROMERO: IL PADRE DEI MORTI VIVENTI


Il 16 luglio ci ha lasciati George Romero, il padre dei morti viventi.
"Living deads" e non "zombies", come il regista teneva a specificare, nonostante nella nostra cultura i due termini avessero finito per combaciare.
In un'intervista di alcuni anni fa (che potete leggere al seguente link), asseriva:
"Non li ho mai chiamato “zombie”, i miei ragazzi erano i “vicini”, gente che conosci e a cui tieni. Essenzialmente le regole erano cambiate ed erano diventati dei morti viventi. Così pensavo di aver creato qualcosa di nuovo, ma tutti da allora li hanno definiti “zombie”, così adesso lo sono, anche se non posso che necessariamente debbano essere chiamati in questo modo, perché gli zombie non sono morti, mentre i miei ragazzi lo erano senza dubbio!".
Il suo Night of the Living Dead, uscito nel 1968, è diventato un vero e proprio cult, tanto da essere  selezionato dalla Library of Congress per la preservazione nel National Film Registry come film esteticamente "significativo".
Realizzato con mezzi amatoriali e un bassissimo budget, incassò 18 milioni di dollari in tutto il mondo.
Nato e cresciuto a New York, da padre cubano di remote origini spagnole e da madre statunitense di origini lituane, Romero studia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania. Dopo essersi diplomato, inizia a girare diverse pellicole, perlopiù cortometraggi e pubblicità. Insieme ad alcuni amici forma la Image Ten Productions nei tardi anni sessanta. Mettono insieme circa 10.000 dollari per produrre quello che sarebbe diventato uno dei più celebri film horror di tutti i tempi, scritto da Romero insieme a John A. Russo: La notte dei morti viventi (1968). Il film divenne un vero e proprio cult negli anni settanta ed è considerato anche il film che ha codificato il genere zombie movie.
Dopo aver girato There's Always Vanilla (1971), La città verrà distrutta all'alba (1973), La stagione della strega (1973) e Wampyr (1977), nel 1978 tornò al genere zombi, con Zombi (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. Dopo Creepshow (1982) Romero completò la sua "Trilogia dei morti viventi" nel 1985 con Il giorno degli zombi. In seguito dirige Monkey Shines - Esperimento nel terrore e il film a episodi con Dario Argento Due occhi diabolici. Nel 1993 dirige La metà oscura. Il regista torna a dirigere un film solo dopo sette anni, con Bruiser - La vendetta non ha volto, che non ha successo né di critica né di pubblico.

Romero ha girato nel 2006 il quarto capitolo della sua serie sugli zombi, La terra dei morti viventi, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera). A La terra dei morti viventi hanno fatto seguito Le cronache dei morti viventi (2007), girato in digitale, e Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.


venerdì 30 dicembre 2016

Una serata contro la violenza di genere


Stasera, alle ore 17,30, presso Progetto Auto di Scerne di Pineto presentazione del volume antologico “Eva non è sola” e della mostra fotografica “Fuori dall'ombra”.  Una location inusuale per due progetti importanti. Si parlerà di violenza di genere e di donne che emergono dall'ombra in compagnia del fotografo Cristian Palmieri e di alcune autrici di Eva non è sola, fra le quali Sabrina Abeni, Lucia Guida, Roberta Andres, Annarita Petrino e Lorena Marcelli, ideatrice e curatrice del progetto stesso.
“Eva non è sola” è una raccolta di testi di 30 autori, composta da 23 racconti e 7 poesie. 30 autori provenienti da tutta Italia che si sono uniti a Lorena Marcelli, scrittrice e promotrice del progetto. 30 autori che hanno raccolto le loro voci, le loro storie e le loro poesie in un’antologia il cui ricavato di vendita sarà devoluto ad associazioni e centri antiviolenza abruzzesi.
“Fuori dall'ombra” è un progetto fotografico di Cristian Palmieri composto da 48 ritratti a grandezza naturale di donne italiane e non solo. 48 protagoniste di oggi, madri, figlie, lavoratrici, ricercatrici, estete, artiste, muse. Donne come tante valorizzate dalla società contemporanea a cui appartengono e spesso da quest’ultima vessate e poi ancora messe da parte e rigettate di nuovo nella rete di fatti di cronaca che la vuole “vittima”.
L’obiettivo comune dei due progetti è quello di sensibilizzare la società attraverso l’arte, la cultura, il dibattito, il dialogo, la condivisione, per noi e per le generazioni future.

venerdì 22 luglio 2016

Metamorphosis: gli artisti e le opere. Kristian Sinzar-Hafner








Kristian Sinzar- Hafner è nato a Bolzano nel 1992.
Ha frequentato il Liceo Artistico "G. Pascoli" di Bolzano e l'Istituto d'Arte "A. Vittoria" a Trento, dove ha conseguito il diploma di scuola media-superiore.
Dopo gli studi iniziali ha deciso di trasferirsi a Venezia e frequentare l'Accademia di Belle Arti, con specializzazione in Grafica d'Arte. Nel 2015 ottiene il Diploma di I Livello in Arti Visive - Grafica d'Arte sotto la guida del professore e artista Andrea Serafini.
Tutt'oggi continua gli studi all'Accademia.
Ha partecipato alla collettiva internazionale Luci e ombre: Giger Tribute, organizzata dal Dedalus Studi nel 2015.
La sua tecnica preferita è l'incisione, ma crea anche dipinti con l'acrilico su tela.




giovedì 21 luglio 2016

Metamorphosis: gli artisti e le opere. Hector Toro






Hector Toro è un artista di origine colombiana che vive a Parigi dal 1989.
Oltre che dedicarsi all'arte, si è occupato anche di teatro e fotografia.
Ha partecipato a varie mostre internazionali di arte di arte fantastica, visionaria e surrealista.
Le sue opere riflettono una visione onirica e metafisica dell'arte, rappresentando la condizione umana in tutte le sue sfaccettature.
Nella  sua arte fonde le sue origini colombiane con il panorama artistico parigino in cui vive.




Metamorphosis: gli artisti e le opere. Antonio Salamino







Antonio Salamino nasce a Brindisi il 20.6.1953.
Nel 1971 consegue la maturità artistica presso il liceo artistico di Salerno e quattro anni dopo si diploma in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bari.
Attualmente è docente di discipline pittoriche presso il liceo artistico di Teramo.
Ha esposto in varie personali e collettive a Salerno, Bari, Teramo, Ascoli Piceno e Milano.
Ha partecipato alla collettiva internazionale Luci e ombre: Giger Tribute, organizzata dal Dedalus Studi nel 2015.
Hanno scritto sul suo lavoro Pietro Marino critico d’arte di Bari, il Messaggero, il Tempo, il Centro di Teramo, il Resto del Carlino di Ascoli.
Realizza quadri, ceramiche, opere grafiche, installazioni, sculture e si occupa anche di fotografia.




Metamorphosis: gli artisti e le opere. Luca Rossi


Luca Rossi, nato nel 1971 a Roma dove vive e lavora.
Artista autodidatta, ha collaborato con diversi artisti internazionali per la realizzazione di vari Exquisite Corpse.  Ha partecipato alla collettiva internazionale Luci e ombre: Giger Tribute, organizzata dal Dedalus Studi nel 2015.
Membro della Visionary Art Gallery e dell'Exquisite Corpse Group, ha partecipato a varie mostre in italia e all'estero, sia collettive che individuali, e ha anche lavorato come illustratore di libri e manifesti pubblicitari.