sabato 27 ottobre 2012

BENEDETTO FELLIN: CULTURE E VISIONI DAL MONDO.



Benedetto Fellin è nato nel 1956 a Merano (Sud Tirolo) e ha studiato all'Accademia delle Belle Arti di Vienna col professor Rudolf Hausner. Ha ricevuto riconoscimenti pubblici come il Promotional Price Hausner nel 1979, il Friends Academy Award nel 1983 e il Theodor-Körner Prize nel 1984.
Fellin ha intrapreso viaggi a scopo di studio in Asia, Africa e Centro-America che hanno influenzato i temi della sua pittura. I suoi lavori sono stati esposti a Vienna, Innsbruck, Kiel, Monaco, Tokyo, Bangkok e Città del Messico. I suoi quadri sono esposti in numerose collezioni private nell'Austrian Gallery Belvedere, nel Ferdinandeum di Innsbruck e nel Museo di Reinhold Messner in Sud Tirolo. L'arte di Benedetto Fellin è una speciale forma di arte figurativa, in cui lo spettatore incontra dei mondi fantastici che rappresentano i caratteri reali di genti, culture e paesaggi uniti da significative correlazioni. L'artista vive e lavora a Vienna e in Ungheria


Quanto sono importanti i viaggi per la tua arte?
Prima dei 21 anni il mio primo viaggio nell'Oriente fu in Nepal. Pensavo che per me fosse sufficiente viaggiare nel mio “Mondo Interiore” con l'aiuto della meditazione. Ma negli anni seguenti ho intrapreso diversi viaggi in India, Tailandia, Birmania, Cambogia, Laos, Colombia, Messico e Kenya. Questi viaggi hanno allargato l'orizzonte dei miei motivi figurativi.

Sei interessato all'antropologia e all'etnologia?
L'importanza dell'etnologia e dell'antropologia nella storia del genere umano è un significativo passo in avanti e ci ha portato la conoscenza di altre culture e stili di vita. Questo interesse si riflette nei miei quadri. Dentro me c'è il desiderio di scandagliare l'origine della nostra esistenza ancora e ancora, e di anticiparlo.

Cos'è l'Arte Visionaria per te?
Soddisfa la necessità di visualizzare il mio mondo spirituale attraverso i miei quadri.

Quali sono i tuoi artisti preferiti?
In gioventù i maestri del Rinascimento, con i loro bellissimi panneggi e gli ampi paesaggi negli sfondi, mi affascinavano. A 14 anni ho scoperto il lavoro apocalittico di Hieronimus Bosch e il mondo folle di Salvador Dalì, René Magritte e Max Ernst. Poco tempo dopo in Austria, divennero famosi alcuni artisti del Realismo Fantastico da cui fui particolarmente impressionato, come Ernst Fuchs, Arik Brauer e Rudolf Hausner. Di conseguenza essi furono i miei maestri.

Com'è possibile rendere innovativa l'arte figurativa?
Usando la tradizione pittorica degli antichi maestri. In modo da esprimere i sentimenti del presente in modo più preciso, questa tecnica dà origine a nuove forme e, in caso di successo, scaturiscono da queste immagini scene particolari e senza precedenti.

Qual è la funzione del colore nella tua arte?
Ho studio il misticismo cromatico del Medioevo, ma ho anche ricercato l'effetto complementario che mi serve per accrescere la tensione della composizione.

Ti consideri un cosmopolita?
Sì, molto. Io considero la mia arte come un tentativo di costruire ponti tra culture. Da una parte il mio stile pittorico e profondamente radicato nella cultura occidentale, dall'altro l'eredità spirituale dell'Asia ha costituito la fonte della mia ispirazione. Solo successivamente ho attinto alle tradizioni dell'Africa e dell'America Latina.


È stato difficile ritagliarti un tuo spazio nel mercato dell'arte?

Da quando le gallerie espongono raramente l'arte fantastica e mistica, o il realismo magico, è difficile raggiungere il pubblico. Non è nella mia mentalità ricercare il successo rapido inseguendo le più recenti tendenze artistiche, in modo da soddisfare il sensazionalismo e l'intrattenimento delle masse.

Qual è la tua tecnica preferita?
Ho imparato la tecnica mista (tempera a uovo con pittura a olio). Successivamente ho imparato la pittura acrilica nella maggior parte della pittura di sfondo, prima di terminare l'immagine con l'olio.




Il sito di Benedetto Fellin











giovedì 18 ottobre 2012

Vomanonews: Nasce l’associazione culturale “Dedalus”



vomanonews: Nasce l’associazione culturale “Dedalus”: Sabato 20 ottobre alle ore 18, festa di tesseramento dell’associazione culturale “Dedalus Studi”, nella sede di Via Irelli 33 a Teramo...

mercoledì 19 settembre 2012

L'ANIMA GOTICA: LA GOTH MUSIC

Possono essere considerati i predecessori del movimento goth artisti come David Bowie, i Doors i Velvet Underground, ma si può affermare che tutto nacque, a partire dalla metà degli anni'70, dal punk e, successivamente, dal post-punk, movimento che diede origine a svariati stili musicali tra cui, nel 1979, il gothic. I creatori di questo stile musicale (a loro volta influenzati da artisti del calibro dei Velvet Underground e Bowie) erano Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus e UK Decay. Il primo album dei Banshees (The Scream, 1978) e il primo dei Joy Division (Unknown Pleasures, 1979) possono essere considerati un modello per la musica goth, per via dell'assenza delle chitarre punk forti e l'uso di suoni cupi. Nel 1976 erano inoltre sorti i Cure, sebbene la loro musica possa essere inquadrata nella New Wave, essi presentavano i presupposti della futura musica goth. Ma la prima band innegabilmente goth fu quella dei Bauhaus, che pubblicarono nel settembre del 1979 il loro primo singolo, Bela Lugosi's Dead.

Contemporanemante sorsero gli UK Decay che, abbandonando le loro radici punk, si mossero in direzione di un suono gothic. Da 1980-1981 una nuova ondata di goth band cominciavano a emergere con gruppi come Danse Society, Play Dead, The Sisters of Mercy; in quel periodo  Abbo etichetterà gli UK Decay come gruppo appartenente a un nuovo movimento musicale gotico. Ma il periodo cruciale per lo sviluppo di goth in una vera e propria sottocultura è tra il 1982 e il 1983. Nel luglio 1982 apre infatti il Batcave. Questo è stato in un primo momento previsto come un club per le persone che era stanche della deriva commerciale del New Romantic e volevano qualcosa di più nuovo e oscuro. È in questo contesto che nacquero i primi artisti goth. Il Batcave è così diventato un importante punto di raduno per la scena emergente di Londra e ha attirato anche l'attenzione dei media, portando alla diffusione di una nuova subcultura in tutto il paese. Sulla scia del Batcave, nacquero club simili aperto in tutto il Regno Unito e poi anche nel resto d'Europa. In quegli anni il termine gothic viene utilizzato da Ian Astbury per descrivere Andi Sex Gang cantante degli inglesi Sex Gang Children in virtù del modo in cui ballava e si muoveva. In seguito molte riviste musicali come New Musical Express e Sounds iniziarono ad usare il termine per indicare quel determinato genere musicale relativo a quel particolare movimento sociale.

I gruppi principali di questo periodo furono: The Damned, Sex Gang Children, 45 Grave, The Virgin Prunes, Alien Sex Fiend, Sisters of Mercy, Killing Joke, Fields of the Nephilim, Echo & the Bunnymen. In Germania, tra gli anni ottanta e novanta, nacque la Darkwave, un movimento influenzato dalla New wave, il New Romantic e il goth old school inglese. I membri di tale movimento venivano chiamati Grufties (creature della tomba), tra le band più note ci furono i Das Ich e i Deine Lakaien. Negli anni anni novanta nel nord-Europa sorse invece il fenomeno delle heavenly voices: artisti, gruppi e progetti musicali caratterizzati dalla presenza di soavi voci femminili accompagnate da imperanti parti di tastiera le quali creano atmosfere che cercano di rappresentare l’immaginario gotico. Un tipo di musica quindi strettamente legato alle caratteristiche della letteratura gotica (a differenza del movimento goth degli anni Ottanta che non rimandava necessariamente a tali atmosfere). Le tematiche affrontate spaziano dalle sofferenze esistenziali, alla tragedia della vita, al binomio amore-morte e all’interiorità emozionale dell’uomo.

A livello musicale sono molto differenti dai movimenti precedenti, in questo caso non si utilizzano basi ritmiche ballabili e cambia anche tutta l’atmosfera: infatti ciò che contraddistingue questo genere è il forte utilizzo di tastiere su una base musicale armonica, supportate da voci femminili angeliche. Nacque inoltre il fenomeno della “Bella e la Bestia”, band che accanto a una solista dalla voce delicata avevano una voce maschile brutalmente death-metal. Hanno queste caratteristiche sia band gothic metal come Theatre of Tragedy, sia gruppi dark ambient come Dark Sanctuary, e anche alcuni gruppi gothic rock come gli Evanescence e i Lacuna Coil. A livello estetico questo movimento socio-musicale si differenzia molto dai precedenti, in quanto viene utilizzata un'estestica più elegante e raffinata, la cosiddetta moda ‘‘gothic vittoriana’’ ispirata all'epoca ottocentesca e allo stile steampunk (una band tipicamente steampunk è quella dei Rasputina, che utilizzano i suoni dei violoncelli fondendoli con il rock alternativo).

giovedì 16 agosto 2012

L'ANIMA GOTICA: ORIGINI E LETTERATURA.

PREMESSA: LE ORIGINI DELLA SENSIBILITÀ GOTICA.

Il termine gotico deriva dal nome di una tribù germanica che per diversi secoli fu associata all'idea di barbarico e rozzo. Inoltre la parola è stata utilizzata per indicare uno stile architettonico medievale che, nel Rinascimento, fu affiancato al concetto di secoli bui. Nel corso dei secoli il termine ha acquisito significati diversi in svariati ambiti. In generale si può affermare che si parla di “atmosfere gotiche” per indicare sensazioni di sottile perturbante unito al sublime, malinconia, percezione della decadenza, oscuri conflitti interiori e presenza, più o meno esplicita, del soprannaturale. Per analizzare meglio il fenomeno così come si presenta in vari ambiti artistici e in diverse epoche, lo si analizzerà brevemente in più articoli, dedicati al gotico nella letteratura, nel cinema, nell'arte e nella musica.

IL GOTICO IN LETTERATURA.
Prima ancora che nasca ufficialmente il romanzo gotico con Il castello di Otranto di Horace Walpole (1764), tracce di sensibilità “gotica” sono emerse nel dramma elisabettiano (basti pensare al Tito Andronico e all'Amleto di Shakespeare, o alle tragedie di Marlowe e Webster). Elementi che saranno un riferimento importante per molti autori del romanzo gotico possono essere ritrovati anche nel Paradiso Perduto di Milton, in particolare nell'insolito e intenso ritratto che fa di Lucifero che sembra anticipare le descrizioni del tipico villain del romanzo nero inglese; oppure negli elementi notturni e foschi presenti nella Gerusalemme liberata del Tasso. Nel '700 si sviluppa inoltre la poesia cimiteriale inglese, con autori come Thomas Gray ed Edward Young, che conosceranno una fama internazionale e saranno presi come modelli letterari anche dal Foscolo dei Sepolcri. Questo tipo di poesia è caratterizzata dalla presenza di tematiche come la morte, il sonno e la notte, spesso con un sottile senso del macabro. Un trattato significativo per la nascita della letteratura gotica è Indagine sull'origine delle nostre idee di sublime e di bello (1757) di Edmund Burke, dove viene analizzato il sentimento del sublime, correlato soprattutto all'idea di terrore:
Tutto ciò che in qualche modo è adatto a stimolare idee di dolore e pericolo, vale dire tutto ciò che in qualche modo è terribile o ha a che fare con argomenti terribili oppure funziona in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime; produce cioè la più forte emozione che la mente è capace di sentire.
Anche I. Kant, nella sua Critica del Giudizio del 1790, analizza l'idea di sublime come sentimento ambivalente, capace di destare terrore per la sensazione d'impotenza che genera, ma allo stesso tempo di elevarci, generando in noi la consapevolezza di essere le uniche creature al mondo capaci di sentirsi sgomente e riflettere sulla potenza della natura. Elementi tipici della narrativa gotica, come la figura del villain e la fanciulla perseguitata, sono fortemente presenti nella Justine del Marchese De Sade (1791), un'opera dominata dall'assoluta presenza del Male e dell'uomo schiacciato dall'impietoso meccanismo della Natura che privilegia sempre il più forte. Ma è con Il castello di Otranto (1764), di Horace Walpole che inizia ufficialmente il filone dei romanzi gotici.

Narrativa gotica.
Nel Settecento nasce la narrativa gotica che unisce elementi del soprannaturale e del perturbante con scenari medievali, con castelli diroccati, sotterranei e luoghi tenebrosi, spesso ambientati in paesi cattolici, come l'Italia e la Spagna. Essa può essere vista come la controparte oscura dell'Illuminismo fiducioso nel potere della ragione e del progresso, rivelando quelle zone ignote che non potevano essere spiegate da una filosofia razionalista. L'iniziatore di tale genere è appunto Horace Walpole con Il castello di Otranto del 1764, romanzo che utilizza lo stratagemma letterario del manoscritto ritrovato (lo stesso che utilizzerà Manzoni nei Promessi Sposi, opera che riprende alcune suggestioni del genere). Molte scrittrici si occuperanno di romanzo gotico (o nero, come veniva definito allora) tra cui le più famose sono Clara Reeve (Il vecchio barone inglese) e Ann Radcliffe (che in opere come I misteri di Udolpho e L'Italiano riduce l'elemento soprannaturale). Nell'Ottocento continua il successo di questo genere con i suoi esempi più noti come Il monaco di Matthew Gregory Lewis, Il vampiro di John William Polidori, Melmoth l'errante di Charles Robert Maturin, Frankenstein di Mary Shelley e Dracula di Bram Stoker (ritenuto l'ultima opera del filone gotico). Se la narrativa gotica inglese può considerarsi conclusa nella fine dell'Ottocento, suggestioni gotiche hanno continuato a emergere in molte opere letterarie di varie nazionalità. A cominciare da Edgar Allan Poe che, pur non rifacendosi alle tipiche ambientazioni gotiche, ne riprende le atmosfere, il mistero, l'orrido e l'angosciante, per poi giungere a Howard Phillips Lovecraft che parte dal genere gotico per poi aprire la strada all'horror fantascientifico. Anche molti autori horror contemporanei hanno subito suggestioni dal genere gotico, tra cui Shirley Jackson, Daphne Du Maurier, Richard Matheson, Susan Hill, Stephen King, Peter Straub, Valerio Evangelisti e, soprattutto, Anne Rice, con le sue Cronache dei vampiri e il ciclo delle Streghe di Mayfair.

Autori consigliati.
Eraldo Baldini
Ambrose Bierce
Algernon Blackwood
Robert Bloch
Ray Bradbury
Charlotte Brontë
Emily Brontë
Angela Carter
Robert W. Chambers
Walter de la Mare
Guy de Maupassant
Marchese de Sade
August Derleth
Daphne du Maurier
Valerio Evangelisti
Theophile Gautier
Charlotte Perkins Gilman
Nikolai Vasilievich Gogol
Nathaniel Hawthorne
Susan Hill
E.T.A. Hoffmann
James Hogg
William Hope Hodgson
Victor Hugo
Shirley Jackson
Henry James
Stephen King
Sheridan Le Fanu
Gaston Leroux
Ira Levin
Matthew Gregory Lewis
Fritz Lieber
H.P. Lovecraft
Richard Matheson
Charles Maturin
Patrick McGrath
Vítězslav Nezval
Fitz-James O'Brien
Joyce Carol Oates
Edgar Allan Poe
John William Polidori
Jan Potocki
Ann Radcliffe
Jean Ray
Clara Reeve
Anne Rice
James Malcolm Rymer
Mary Shelley
Clark Ashton Smith
Robert Louis Stevenson
Bram Stoker
Peter Straub
Horace Walpole

sabato 11 agosto 2012

"LA BELLA ADDORMENTATA" DI SABRINA A. ABENI

Era bella, era pura, sembrava quasi ritornata all'infanzia. Sul suo volto sembrava essersi steso un velo di serenità imperturbabile, sul cui pallore emergevano un lieve rossore delle guance, unica traccia di vita su quel corpo immobile. Attorno a lei non erano cresciuti rovi, né era rinchiusa nella torre di un castello, il suo sonno non era frutto di un incantesimo di una donna invidiosa e frustrata. Il principe era il suo incantatore, colui che l'avrebbe baciata, ma che nel contempo ne desiderava l'immobilità. E come un principe si era presentato quell'uomo: il sogno di ogni ragazza di modeste condizioni, tanto più per una che si pagava gli studi con il lavoro di commessa e cameriera part-time. L'uomo giovane, elegante e attraente, con la macchina sportiva e conoscitore di mondi su cui ella poteva solo fantasticare. Billionaire, Porto Cervo, Ibiza, Formentera, conoscenze VIP: tutti quegli status symbol raggruppati in un solo individuo. Sembrava fosse stata risvegliata da quel torpore tedioso e anonimo in cui era vissuta per vent'anni, eppure adesso stava dormendo e nulla poteva turbarne il sonno. Ciò era accaduto perché il principe aveva bisogno della sua passività, della sua incapacità di reagire. Troppa vita aveva pervaso quel giovane corpo, troppe aspettative trapelavano dai suoi occhi; meglio l'immobilità, meglio che quella luce sia nascosta dalle palpebre abbassate. Ella non deve vedere la bestia nascosta dentro al principe, potrebbe spaventarsi o, peggio ancora, deriderlo. Perché rischiare l'umiliazione, quando tutta la bellezza può essere imprigionata in un delizioso, caldo e inerte involucro, totalmente a sua disposizione? Per questo motivo le addormentava tutte con il suo elisir speciale, sottratto al fratello medico, il loro oblio diventava così la sua estasi. Necrofilia? No, niente affatto: loro erano tutte vive, i loro colpi caldi, il sangue scorreva sotto le loro guance delicate. Poi si risvegliavano, ignare di tutte le fantasie che lui aveva concretizzato su di loro, solo un po' sconcertate e imbarazzate per essersi addormentate all'improvviso. Ora avrebbe dato sfogo al suo desiderio su quest'ultima donna, fragile, vulnerabile e per questo irresistibile. Lo stesso rito di sempre: denudare quell'involucro, togliersi i vestiti, aprirsi lui stesso, mostrarsi a colei che non può vederlo, valutarlo, giudicarlo. Si stese su di lei, pelle a pelle, calore su calore, adagiarsi su quel tappeto di carne accogliente che sembrava aspettare solo che vi si immergesse. E lui vi si immerse. Fu allora che lei aprì gli occhi: le sue iridi si fissarono su di lui, incredule, accusatrici. Non poteva sostenere la lama di quello sguardo, era come pioggia incandescente su di lui. Allungò la mano, prese il primo oggetto che trovò: un tagliacarte. E colpì, colpì, sperando di non vedere più la derisione sul suo volto. Alla fine i suoi occhi si svuotarono di ogni presenza, diventando vacui, da bambola. Le posò una rosa rossa accanto al viso pallido inondato di sangue, una composizione bizzarra, ma a suo modo gradevole. -Oh, al Diavolo....è ancora calda.- E ricominciò lì dove era stato interrotto.

giovedì 9 agosto 2012

IL "GOTICO MANIERISTA" DI ARABELLA PROFFER

Arabella Proffer è pittrice, designer e co-fondatrice dell' etichetta indipendente Elephant Stone. I temi delle sue opere ruotano attorno ad una passione per il punk rock, le atmosfere aristocratiche, le mode rinascimentali, il cinema pre-code , le dive gotiche, la storia medica e le groupie rock 'n' roll. Ha frequentato l'Art Center College of Design in Pasadena, prima di ricevere il suo diploma dalla California Institute of the Arts, e ha partecipato a mostre personali e collettive in tutto il nord America e in Europa. Nata a Ann Arbor, Michigan, ha risieduto in molte città tra cui Laguna Beach, Los Angeles e Boston. Attualmente vive con suo marito sulle rive del lago Erie a Cleveland.
Cos’è il “gotico”?
Per me il gotico è sempre stato un’estetica, non un modo di vivere. Il significato di questa parola cambia così tanto in ogni decade, specialmente oggi. Il gotico tende a essere associato all’epoca vittoriana, ma preferisco pensare che l’epoca elisabettiana fosse molto più gotica. Penso sia un atteggiamento che abbraccia la bellezza e la morte col gusto. È un’attitudine soprattutto nord europea, anche nelle band inglesi di fine anni Settanta. Ho sempre trovato divertente vederlo adottato in posti come la Florida e la California, perché hanno un clima talmente opposto, così come l’architettura e lo stile di vita in queste regioni assolate. Molta della mia arte combina differenti secoli e movimenti culturali, per cui adotta un punti di vista che può trascendere tutto.
Sono d'accordo con te per quanto riguarda la stranezza di adottare uno stile gotico in posti come la Florida e la California, ma non per tutti i posti del sud. Basti pensare a New Orlans che, a mio parere, nelle sue tradizioni e nelle sue atmosfere ben si concilia con questa tendenza.
Oh a proposito di New Orleans: ci sono un sacco di dark in realtà in quel luogo, ma la città stessa è così strana che non credo si distinguano molto. Ho intenzione di andare lì l'anno prossimo. E' una città molto caraibica che unisce le atmosfere della vecchia aristocrazia Sud con quelle dei pirati. Vedo dei dark, dei metallari e tipi fuori di testa che non so definire. Hanno ciò che viene chiamato laggiù il "Southern Gothic" .
Quali artisti, libri, film e musiche sono più inspiratorie per la tua arte?
Amo Albrecht Durer, Tamara de Lempicka, Christian Schaad, Lucas Cranach il Vecchio e qualsiasi ritrattista manierista del Rinascimento. I miei gruppi preferiti tendono ad essere goth / death rock come The Sisters of Mercy e >Singapore Sling, ma mi piacciono anche i gruppi psichedelici e shoegaze come i Teenage Filmstars e Loop. Acquisto libri che parlano dell’alta società e delle icone fashion, ma amo anche i libri storici e le biografie, non sono interessata alla non-fiction.
Nel tuo sito ho letto che tra le varie fonti d'ispirazione ci sono la storia medica e le groupies del rock ‘n’ roll .... in che senso?
L’ispirazione delle groupies del rock ‘n’ roll è nata dopo che sono stata coinvolta nella scena musicale di Los Angeles (ho una casa discografica), e guardando la gente che ho conosciuto in giro. Ho disegno tutta una serie di loro con battaglie di ragazze per una band indie rock. Il loro sguardo e atteggiamento mi hanno sempre divertito. L'interesse per la storia medica è nato dopo la mia battaglia con il cancro. Ne ho avuto uno molto raro, e ho scoperto che il metodo per il trattamento non era cambiato molto dal 1400! Ho cominciato ad andare a conferenze e musei medici per creare la mia serie Ephemeral Antidotes, dove ho realizzato i miei soliti ritratti, ma illustrando in modo simbolico i loro disturbi e trattamenti. Le pratiche mediche dei secoli passati sono ancora di grande interesse per me, posso fare di più nelle opere future. È un modo per me di stare bene con i miei problemi di salute, e sono grata di vivere in questo secolo che ha saputo trattarli!
Com’è nata la tua passione per l’arte?
Ho iniziato a disegnare a 2 anni, e avuto la mia prima mostra in galleria a 8, e poi di nuovo a 13. I miei genitori hanno sempre voluto che diventassi un’artista, e non ero brava a fare qualsiasi altra cosa. Cinema e animazione sono state le mie altre passioni, ma l'arte in qualche modo è stata costante. Sono cresciuta con una buona collezione di arte russa, da bambina sono andata parecchie volte ai musei e la ritrattistica era sempre la mia cosa preferita.
Ho l'impressione che la tua arte ha a che fare con la ricerca di raffinatezza .... giusto?
Non è una ricerca, ma mi piace combinare la raffinatezza con l’arte lowbrow. È una dualità che esiste nella mia personalità. Sono stata una punk/goth con la cresta alla moicana che vestiva di nero per tutto il tempo, mi piacevano le muscle car e le sigarette a buon mercato, ma amavo anche la carta da lettere decorata a rilievo e i candelabri. Ero una punk con gusti molto costosi. Lo sono ancora credo. Vedendo pareti e gallerie di vecchi ritratti delle grandi case o palazzi, ho pensato che fossero talmente sorprendenti e aristocratici, avrei voluto avere dei simili ritratti di famiglia invece di album fotografici. Sono sempre in soggezione quando trovo persone che hanno vecchi ritratti di antenati, è raro da vedere in America. Penso che la mia arte è un modo di fare falsi antenati aristocratici per me.
Perchè hai scelto di realizzare prevalentemente ritratti?
Penso che sia da collegare a quello che ho detto a proposito dei falsi antenati di famiglia e della mia attrazione per i vecchi ritratti. Non so bene perché. La ritrattistica viene e va di moda, un sacco di gente pensa che sia narcisista, ma penso che catturi un momento migliore di una foto a volte. Faccio anche arte stratta, ma non riesco a smettere con i ritratti, per me è più di una sfida artistica. Amo dipingere le facce.
Ho notato un ritorno d’interesse per lo stile gotico e dark nella moda, nello spettacolo e nell'arte ... da cosa deriverebbe?
È una moda che invecchia bene e piace a chiunque, non importa quanti anni abbiano. Abbiamo designer che sono cresciuti negli anni 1970 e '80,che hanno nostalgia per quei periodi, in gran parte della moda è sempre più comune. C'è qualcosa di romantico nel gotico, più persone possono trovare i siti web di nicchia e le comunità ad esso dedicati, e sono sicura che anche la mania dei vampiri ha molto a che fare con esso. Ma in realtà nel passato è stato prima accettato e si è diffusa dai movimenti della contro-cultura. Avere tatuaggi, piercing e capelli tinti è molto costoso, e se questo fosse il Rinascimento, questi sarebbero considerati degli status symbol. Questo è ciò di cui si occupa la maggior parte dei miei ritratti.. Le persone e i movimenti una volta visti come reietti, che poi diventano stelle popolari.
L'arte del passato potrebbe essere reinterpretata oggi?
Questo è ciò che si propone di fare mia opera, che è una reinterpretazione dei ritratti in stile manierista, con le mie biografie personali di falsi aristocratici come goth e punk. Si tratta di una storia romanzata e lo stile che ho fatto per anni, anche se non so perché lo faccio. In generale, l'arte del passato è sempre reinterpretata, che l'artista lo sappia o no.
Contatti: http://www.arabellaproffer.com/ arabellaproffer@gmail.com

lunedì 6 agosto 2012

CHI E' PIU' BLUE? DI SABRINA A. ABENI

La giustizia ha le sembianze di un’amorevole fanciulla. Edoardo non può immaginare che la resa dei conti è arrivata e sarà proprio questa dolce fanciulla a esigere il tributo riparatore; la sua stessa vita.
La notte, lungo le calli veneziane, puoi sentire solo te stesso, il lento e ovattato rumore dei tuoi passi sulle pietre, il tuo respiro, mentre l’umidità ti entra fin dentro il midollo. Un uomo di mezz’età, dall’aria imponente e severa, cammina parallelo a un canale, fiero e implacabile, una quercia non piegata dal vento che si sta sollevando sulla città. Sembra non andare in nessuna particolare direzione, indifferente alle sporadiche persone che incontra, all’improvviso rallenta fino a fermarsi, i suoi occhi attirati da una qualche improvvisa apparizione. Seduta su uno scalino che dà sul canale c’è una figura, piccola e piegata su se stessa, che cerca di ripararsi con l’enorme zaino da quell’improvviso vento gelido. L’uomo le si avvicina con circospezione: è una ragazza giovane, molto giovane, dall’aria smarrita. Pare non accorgersi della sua presenza, finché lui non le parla. - Si è persa, signorina? Ha bisogno di aiuto? Si volta a guardarlo, non sembra spaventata da quell’enorme e improvvisa presenza maschile a quell’ora tarda, addirittura balena un’ombra di sorriso in quel volto pallido che contrasta con i capelli scuri, sporcato dal pesante trucco degli occhi che si è sciolto. - In realtà, non so dove andare… Ho speso quasi tutti i soldi per il biglietto del pullman e per un hamburger… La situazione si fa interessante… - Non conosce nessuno qui a Venezia che possa ospitarla? - Veramente no… Non so nemmeno perché sono venuta qua. Una volta, anni fa, ci sono venuta in gita con la mia classe. Ero stata felice…forse per questo ho deciso di tornarci… ma non mi rendevo conto di quanto fosse cara… Nei suoi occhi appare un’ombra di malinconia, è sola, sicuramente fuggita da casa, infreddolita, eppure non sembra intimorita. Forse è abituata a quella vita, probabilmente è anche tossica. Molto probabilmente… - Quanti anni hai? Ne dichiara diciotto, mente ovviamente… non può averne più di sedici. - Come ti chiami? - Veronica… e tu? - Edoardo… Se hai bisogno di un posto dove dormire puoi stare da me questa notte. La ragazza non se lo fa ripetere due volte, deve essere decisamente una sprovveduta ma meglio così. Le fa segno di seguirlo e s’incamminano verso il suo palazzo senza dire una parola. Eh sì, perché di un vero palazzo si tratta, d’epoca, decadente con statue dal marmo corroso dalla muffa che sporgono dai muri esterni, guerrieri dall’aria androgina che impugnano lance o spade. Dà proprio su uno dei canali di Venezia, stretto e olezzante d’acqua e alghe marce, vi si può accedere tramite un portico angusto e buio. Non è nemmeno uno di quei palazzi antichi che, al suo interno, può riservare piacevoli sorprese: gli affreschi, che una volta dovevano aver espresso la vivacità cromatica della scuola veneta, sono sbiaditi e tempestati di macchie grigiastre d’umidità, simili a fiori cancerosi. Il freddo è pungente anche dentro l’edificio, dato che solo un’ala, quella dove l’uomo è solito dormire, è riscaldata; ma anche nelle stanze abitualmente abitate regna una coltre d’umidità, invisibile ma pesante. Eppure la ragazzina si guarda intorno con occhi pieni d’ammirazione, immaginando forse i fasti delle epoche passate. Divora il pasto frugale che le ha preparato, gli avanzi riscaldati della sua cena, come se non avesse mangiato da una settimana; Edoardo si decide a invitarla a lavarsi, dato gli odori poco invitanti che emana il suo corpo adolescenziale e trasandato. Quando la vede uscire dal bagno, avvolta in un asciugamano e lavata dal trucco, conclude che non deve avere più di quattordici anni: non ne ha mai ospitata una così giovane. Eppure più di tutte sembra conscia di ciò che un uomo possa aspettarsi da lei: gli si fa incontro e lascia scivolare l’asciugamano, totalmente inerme e pronta a cedere a ogni suo desiderio. Edoardo si sveglia con ancora l’odore dello shampoo sul cuscino dove lei ha poggiato la testa e il sapore del suo chewing-gum alla frutta in bocca, ma lei non c'è. Naturalmente sa dove sia andata, è inevitabile; anzi, non ha proprio perso tempo: è probabile che più siano giovani più non siano capaci di badare ai fatti loro. Peccato…questa gli era piaciuta particolarmente e si sarebbe potuto divertire a plasmarla secondo il proprio volere. Si aggira per le stanze vicine, quasi sperando di sbagliarsi, di trovarla in bagno, oppure a svaligiare il frigorifero, fosse anche a frugare nelle sue tasche…ma niente. Sembrano avere tutte una bussola, che le porta proprio lì dove non dovrebbero andare. Scende le scale che conducono verso la cantina, un posto sgradevole, umido, ammuffito, con l’acqua stagnante della laguna che penetra a ogni alta marea: non proprio un posto adatto a una graziosa fanciulla. Eppure la porta è spalancata, segno di un intruso indesiderato. Edoardo non si è mai curato di chiuderla a chiave, quello è il suo posto, il luogo della sua ferina virilità che ogni donna dovrebbe ritenere inviolabile; eppure lo profanano sistematicamente, non esiste più rispetto e umiltà tra il genere femminile. Tutte desiderano penetrare come ladre nel suo intimo, per poi rimanere paralizzate dal terrore: non affrontare l’ignoto se non sei attrezzato per farlo, ma loro vogliono sempre immergersi nella melma per poi dire che puzza. Eccola, vestita solo con la sua camicia, con i piedi bagnati dall’acqua putrida, di spalle, ignara di ciò che sta per avventarsi su di lei. Non urla, non singhiozza, sembra intenta a guardare con attenzione il contenuto della stanza, forse è ancora incredula per ciò che i suoi occhi stanno vedendo: i corpi delle altre sgualdrine ficcanaso che l’hanno preceduta sono appesi e lacerati come in un mattatoio, l’odore stantio del canale mescolato a quello dolciastro della carne morta. Edoardo afferra l’accetta posata su un ceppo a fianco all’entrata e le arriva così vicino da farle sentire il fiato sul collo. Veronica si volta verso di lui, stranamente senza trasalire, anzi sorride… Non riesce ancora a decifrare quest’insolito atteggiamento, con l’ascia pendente a mezz’aria, quando una vampata di dolore lo coglie al fegato. Qualcosa lo ha inspiegabilmente penetrato e ferito nel profondo, un coltello, forse un taglierino. L’oscurità scende su di lui, mentre Veronica sorride come una Madonna amorevole Nei suoi occhi c’è un’espressione di dolorosa malinconia e delusione, in essi Edoardo vede se stesso prima di non essere più nulla.

domenica 5 agosto 2012

"EXEDE AUT EXEDERIS" DI SABRINA A. ABENI

Un viscido venditore di aspirapolveri incontra per strada un'innocente bambina in difficoltà. Succederà qualcosa tra loro, e sarà molto, molto sorprendente...
Quella sera la città era avvolta da un fitto, quasi palpabile, manto di nebbia che rendeva incerti i contorni di ogni cosa, donando al monotono e stanco paesaggio urbano un’atmosfera quasi surreale, a tratti aliena. L’uomo stava tornando da una lunga e deludente giornata di lavoro, in cui aveva inutilmente cercato di vendere aspirapolveri e vaporelle a casalinghe annoiate; la crisi economica stava mettendo in difficoltà perfino un rappresentante abile e persuasivo quale lui si era sempre ritenuto. Oppure stava perdendo il suo fascino sulle attempate massaie, dato che il suo sorriso e il tono mellifluo della sua voce sembravano non avere più lo stesso effetto di una volta. Ora si stava recando da un'altra stagionata amante delle pulizie della casa: sua moglie. Sedurre lei non era certo stato un grande affare, soprattutto quando, al secondo figlio, aveva preso le dimensioni di un canotto gonfiabile; ma lui non aveva certo le risorse per potersi permettere di pagare gli alimenti a ben cinque persone (tra cui figlio maggiorenne e perditempo, che aveva scambiato la sua permanenza universitaria a Bologna per una perenne villeggiatura). Per cui non poteva far altro che contare i giorni che passavano, sperando che un giorno il colesterolo della moglie le avrebbe fatto finalmente stendere i piedi. Si stava ormai rassegnando a un'ennesima serata a base di cotolette scongelate e quiz televisivo, quando un'indistinta macchiolina rossa si delineò a poca distanza dall'automobile; l'uomo rallentò per poter vedere meglio di chi si trattasse: dalla nebbia emersa un'esile figura avvolta in un mantello rosso che procedeva a passi veloci, tutta rattrappita per il freddo e la pioggia, su gambette coperte da un paio di collant variopinti. L'uomo comprese che forse si sarebbero potuto aprire impreviste e piacevoli prospettive per la fine di quella giornata; fermò la macchina su quel lato del marciapiede e si sporse per rivolgersi a questa improvvisa apparizione. - Hai bisogno di un passaggio? - Le chiese col tono più rassicurante che gli era utile per convincere le padrone di casa a prestargli qualche minuto della loro preziosa attenzione. Dal cappuccio emerse un grazioso visino da bambina che cercava in ogni modo di apparire donna: non avrà avuto più di dodici anni, e il maldestro tentativo di trucco le colava sul viso a causa della pioggia, creandole cerchi neri sotto gli occhi. Era proprio quello che ci voleva per risollevare la serata. La ragazzina sorrise cercando di ostentare una sicurezza femminile che non aveva, il biancore dei suoi denti luccicò nella nebbia. - Devo andare da mia nonna che non sta bene. Ho fatto la spesa per lei - disse mostrandogli una busta di plastica di considerevole mole. - Povera ragazza. Ti verrà un malanno trascinando tutta quella roba sotto la pioggia. Ti accompagno io da tua nonna. Lei lo scrutò mentre pareva riflettere sulla sua proposta, l'uomo cercò di assumere un'espressione più affidabile possibile; finalmente la bambina annuì, aprì lo sportello posteriore per sistemare la sua spesa e si accomodò nel sedile anteriore, con grande compiacimento dell'autista. Si fece dare l'indirizzo della nonna e proseguì lentamente in quella direzione. Cercava di analizzarla con discrezione, notando le sue scarpe logore e con i lacci rotti, i riccioli neri che spuntavano dal cappuccio, il viso arrossato dall'improvviso calore dell'aria condizionata. Una fanciulla molto carina, ma altrettanto povera, che cercava d'assumere pose d'adulta come tante sue coetanee. Misera e preadolescente: proprio il suo tipo. A pochi metri dall'indirizzo che gli aveva indicato, l'uomo svoltò verso un sentiero che si perdeva in un parco squallido e abbandonato, frequentato solo da coppie clandestine e tossicodipendenti. Spense il motore e si voltò a guardarla in attesa di una sua reazione. La ragazzina giocava con uno dei suoi riccioli, tirando e allentando la presa, si morse il labbro sbavato mentre ricambiava quello sguardo, nei suoi occhi non c'era né quella preoccupazione né quell'infantile seduzione che l’uomo era abituato a vedere nelle sue coetanee, sembravano piuttosto non appartenerle, occhi da donna matura e riflessiva, quasi venati di compassione. - Non ti piacerebbe comprarti un paio di scarpe nuove, alla moda? Chissà come ti prendono in giro le tue amiche per quelle che porti, così consumate e vecchie… Allungò la mano verso la sua coscia per farle capire meglio cosa si aspettasse da lei. In genere un'offerta simile funzionava con fanciulle del genere, sicuramente era molto più allettante del suo aspetto che non rientrava proprio nelle fantasie preadolescenziali, un uomo di mezza età con la pancetta e sopracciglia nere e cespugliose che si univano alla radice del naso. Lei continuava a fissarlo senza parlare, strinse la morsa sulla sua gamba per incoraggiare una sua reazione. - Mia nonna mi ha parlato degli uomini come te… Non sei il primo che incontro… -, gli rispose con voce che pareva giungergli da un luogo remoto. Lui sorrise, ci avrebbe scommesso che era una ormai avvezza agli adescamenti. - Allora saprai come ci si deve comportare… -, le disse protendendosi ad abbassarle il sedile. - Exede aut exederis… -, mormorò la bambina. - Come? - le chiese l'uomo, ma si dimenticò di quelle parole, quando lei cominciò ad armeggiare con la patta dei suoi pantaloni. La vide chinarsi verso il suo basso ventre e stava già esultando per tanta fortuna, quando un violento strappo tinse di rosso l'aria, non riuscì nemmeno a urlare per la sorpresa e il dolore che lo accompagnò. Lei alzò il viso e solo allora si accorse di come fossero insolitamente lunghi e traslucidi i suoi denti, in cui ora stringeva il suo membro che buttò sul sedile scuotendo il capo. - Exede aut exederis! Finalmente l'uomo gridò, poco prima che quella creatura gli squarciasse il ventre. - Nonnina… ho portato la spesa . La bambina corse dalla nonna che si dondolava su un'antica sedia a dondolo, porgendole l'enorme busta che aveva portato con sé. La donna gettò un'occhiata al suo contenuto e sorrise con denti che luccicarono nella penombra, accarezzando dolcemente la testa ricciuta della nipotina. - Sei stata brava… ogni giorno ne porti di più… Appoggiò la sporta di plastica da cui fuoriuscì una mano maschile insanguinata. - E ricorda sempre il consiglio di chi ha vissuto più di te… Exede aut exederis.