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martedì 11 novembre 2014
11 novembre 1898: nasce René Clair
René Clair (nome d'arte di René Chomette), regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico francese, nasce a Parigi, l'11 novembre 1898, da un commerciante originario dell'Alvernia.
Frequenta, dai sei ai quattordici anni, il Liceo Montaigne, poi il Liceo Louis-le-Grand. Manifesta precocemente inclinazione per la letteratura.
Durante la prima guerra mondiale si arruola volontario e viene impiegato come autista di ambulanze, ma è ferito.
Presentato a Léon Daudet, diviene giornalista a L'intransigeant come critico letterario e si distingue per gli articoli su Du coté de chez Swann di Marcel Proust che ha scoperto su consiglio di Alphonse Daudet e che ha letto nell'unica edizione allora disponibile, pubblicata da Grasset nel 1913, a spese dell'autore. Manifesta interesse anche per le opere di Stendhal, Gérard de Nerval, Gautier. Collabora, con una rubrica di cinema, a Paris-Journal e a Théâtre-Comoedia Illustré, rivista diretta da Jacques Hébertot, responsabile del Théâtre des Champs-Elysées.
Come giornalista scrive sotto lo pseudonimo di René Desprès.
Fa le sue prime prove come attore interpretando alcuni ruoli in film come Le Lys de la vie di Loïe Fuller, Le Sens de la mort di Protazanov, L'Orpheline, Parisette di Louis Feuillade. Per il cinema sceglie lo pseudonimo René Clair.
Il fratello, Henri Chomette, lo presenta al cineasta Jacques de Baroncelli per il quale egli già lavorava come aiutoregista. Ne diviene l'assistente nei film muti Pêcheurs d'Islande, Carillon de Minuit e La légende de Soeur Beatrix. Collabora anche con Henri Diamant-Berger. Stende, nel 1922, il suo primo progetto come regista, Geneviève de Brabant che avrebbe dovuto essere prodotto da una società belga ma non vide mai la luce.
Nel 1923 realizza Paris qui dort, Parigi che dorme, uscito nelle sale l'anno successivo, nel 1924: è la prima prova di René Clair nel mondo della regia. Il film situa René Clair nell'ambito delle avanguardie artistiche. Il film fu accolto calorosamente dal pubblico.
Nel 1924 esce Entr'acte (Intermezzo), un cortometraggio dadaista tratto da un'idea del pittore Francis Picabia.
Seguono alcuni film di transizione: Le fantôme du Moulin Rouge (1924), Le voyage imaginaire (1926), La proie du vent (1927), nei quali continua a divertirsi a mescolare fantastico e giallo.
Abbandona le ricerche tecnico-formali delle avanguardie e si dedica alla commedia di costume. Il film che impone Clair all'attenzione del pubblico e della critica è il muto Un chapeau de paille d'Italie (1927), Un cappello di paglia di Firenze, tratto dalla farsa teatrale Un chapeau de paille d'Italie di Eugène Labiche e Marc Michel.
Anche il film successivo, I due timidi (1928), si ispira ancora a una commedia di successo di Labiche e Michel.
Il suo primo film sonoro è Sotto i tetti di Parigi (1930), un omaggio sentimentale alla sua città. Clair dimostra di saper già abilmente usare il sonoro, mescolando in modo raffinato parlato e rumori di sottofondo. Il film ha un grande successo.
Il successo è bissato dal film successivo, Il milione del 1931, un ritorno alla commedia brillante.
Con A me la libertà, ancora del 1931, Clair tocca i temi sociali e fa una satira del rapporto uomo-macchina.
Per le vie di Parigi (1933) è storia d'amore fra un taxista e una fioraia che riprende l'omaggio alla città di Parigi.
L'ultimo miliardario del (1934) incontra l'ostilità della stampa del settore ed è un cocente insuccesso.
La Tobis, società produttrice del film di Clair A nous la liberté, all'uscita del film di Chaplin, Tempi moderni, rilevava una quasi assoluta identità fra i due film e intentò una causa legale alla United Artists. Invitò René Clair a costituirsi parte lesa ma ne ottenne un deciso rifiuto.
Dopo l'insuccesso de L'ultimo miliardario (1934), René Clair accetta l'offerta che gli viene proposta da Alexander Korda di lavorare a Londra. Firma un contratto per la realizzazione di tre film in due anni. Ottiene un certo successo con una commedia divertente Il fantasma galante (1936), ma il film successivo,Vogliamo la celebrità (1937), tratto dalla novella di Loïs de Gouriadec e remake inglese de Le Mort en fuite, di Carlo Rim e Berthomieu, uscito l'anno prima in Francia, è un fallimento.
Ritornato in Francia nel 1938, comincia a girare Air pur, 1939.
La lavorazione è interrotta dallo scoppio della guerra. Parecchi membri della troupe sono chiamati nell'esercito con la mobilitazione di settembre e il film non sarà mai terminato.
Clair si mette a disposizione del Ministero delle Informazioni ed entra a far parte di una "Commissione per il cinema". Lavora a Nizza e a Marsiglia. La commissione è trasformata in un centro di produzione cinematografico francese negli Stati Uniti. Vengono inviati in America René Clair, Julien Duvivier e il produttore Jean Lévis-Strauss.
Nel mese di marzo 1940 Clair firma un contratto per girare un film in America con la Columbia o con la RKO.
Il 25 giugno 1940, parte in auto da Saint-Tropez, con la moglie, il figlio e l'attore Jean Murat, raggiunge la Spagna, poi il Portogallo. Qui passano sei settimane di trattative per ottenere il visto di entrata negli U.S.A. Nell'agosto, finalmente Clair si imbarca per New York.
Caduto il progetto di un Centro Cinematografico Francese, nel 1941, il governo della repubblica di Vichy lo priva della nazionalità francese e intenta un procedimento per la confisca dei suoi beni. Il fratello Henry, che dirige in Marocco il Servizio Cinematografico dell'Esercito di "Francia Libera", si adopera per far rientrare il provvedimento; nell'agosto muore a Rabat di poliomielite.
Negli Stati Uniti, a Hollywood, è ben accolto e gira quattro film: una commedia sentimentale, L'ammaliatrice (1941); un apologo fantastico, Ho sposato una strega (1942); una favola surreale, Avvenne domani (1944); un giallo, Dieci piccoli indiani, adattamento del celebre racconto di Agatha Christie (1945).
Clair ottiene l'autorizzazione per il rientro in Francia e nel luglio del 1945 torna in patria.
Nel 1947 dirige Il silenzio è d'oro , un film sui suoi temi più cari.
Inizia la collaborazione con l'attore Gérard Philipe che interpreterà i suoi tre film successivi: La bellezza del diavolo (1950), una rivisitazione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe; Le belle della notte (1952), Le grandi manovre (1955).
Con il film Il quartiere dei lillà (1957), riprende il tema dell'amicizia e torna a ritrarre il mondo parigino.
Realizza alcuni episodi inseriti in film collettivi come Il matrimonio, episodio di La francese e l'amore (1960), con la collaborazione di Decoin, Delannoy, Boisrond, Verneuil, Christian-Jaque, J.P. Le Chanois e I due piccioni, episodio di Le quattro verità (1962) per la regia di Blasetti, Berlanga, Bromberger.
I suoi due ultimi lungometraggi sono Tutto l'oro del mondo (1961) e Per il re per la patria e per Susanna! (1965).
Gli è stato dato un dottorato onorario dall'Università di Cambridge ed ha ricevuto il Grand Prix du Cinéma Français nel 1953. Nel 1960 è stato eletto all'Académie Française.
Divenne l'icona assoluta del cinema francese, ed il riconoscimento principale assegnato dall'Académie Française per il cinema porta il suo nome.
Nel 1974 è presidente del Festival di Cannes.
Muore a Neuilly-sur-Seine, il 15 marzo 1981.
martedì 16 settembre 2014
16 SETTEMBRE 1887: NASCE HANS JEAN HARP
Hans Jean Arp, pittore, scultore e poeta francese, nasce a Strasburgo, il 16 settembre 1887, da madre alsaziana e padre tedesco, usò per tutta la vita due nomi: quello tedesco di Hans e quello francese di Jean, alternandoli in base alla lingua o alle varie circostanze in cui gli capitava di riferirsi a se stesso.
Formatosi alla Ecole des Arts et Métiers di Strasburgo, poi, fra il 1905 e il 1907, alla Kunstschule di Weimar e infine, dal 1908, all'Académie Julian di Parigi. Pubblicò le sue prime poesie nel 1904 a Parigi. Nel 1911 uscì un suo libro a carattere intimistico (Rune e scritti bizzarri): nello stesso anno partecipò alla seconda esposizione del movimento del Blaue Reiter e due anni dopo entrò in contatto con l'avanguardia parigina.
Rifugiatosi in Svizzera per evitare il richiamo alle armi nella Prima guerra mondiale, nel 1916 fu fra i fondatori, a Zurigo, del Dadaismo.
Fu a Zurigo che incontrò Sophie Taeuber, tessitrice e pittrice, divenne poi sua moglie. Con Sophie Taeuber-Arp collaborò alla sperimentazione di collages. Il suo metodo di lavoro si rifaceva alle
leggi del caso: faceva cadere per esempio pezzetti di carta per poi fissarli nella posizione che avevano assunto a terra. Le sculture del periodo zurighese erano rilievi fatti di pezzi di legno e altri rifiuti,
talvolta policromi, messi insieme con chiodi sporgenti. Nel tempo giunse a creare opere dai contorni fluidi e dall’aspetto biomorfo.
Appartengono a questa fase della sua produzione numerosi collage astratti, xilografie, rilievi in legno monocromo dominati da forme bimorfiche e curvilinee e delle famose espressioni di decorazione murale, in collaborazione con la moglie e l'olandese Theo van Doesburg.
Tornato in Germania alla fine del conflitto, formò il gruppo dadaista di Colonia con Max Ernst e Johannes Theodor Baargeld. Più tardi, nel 1925, partecipò alla prima esposizione dei surrealisti, alla Galerie Pierre di Parigi.
Negli anni trenta rompe i rapporti con il Surrealismo, nel 1930 partecipa alla mostra del movimento astrattista Cercle et Carré, fondato dal belga Michel Seuphor, quindi, nel 1932, partecipa alla fondazione di Abstraction-Création, movimento raccolto intorno alla rivista Transition. Nel 1942 scappò dalla Francia occupata per rifugiarsi nuovamente in Svizzera, a Zurigo, dove, nel 1943, morì la sua prima moglie, l'artista Sophie Taeuber-Arp.
Dagli anni Trenta Arp decise di dedicarsi prevalentemente alla scultura, tra i temi trattati dall'artista sono degni di nota quello erotico e sensuale (Concrétion humaine, 1935) e quello del recupero della magia attraverso l'arte arcaica (Testa di Folletto, 1953; Ruota foresta IV, 1961).
Nel dopoguerra Arp ottenne un successo mondiale, sancito dalle due grandi mostre retrospettive di New York (1958) e Parigi (1962). Nel 1962 partecipa, insieme ai più importanti scultori internazionali dell’epoca, alla mostra Sculture nella città organizzata da Giovanni Carandente nell'ambito del V Festival dei Due Mondi a Spoleto. Presenta un'opera in bronzo del 1962 dal titolo Apparat d'une danse.
La sua produzione termina con una fase in cui realizza strutture monumentali per enti pubblici, come, per esempio, la Harvard University, nel Massachussets, 1950. Arp scrive anche poesie e saggi sia in tedesco, sia in francese. L'artista ebbe numerosi riconoscimenti, anche a livello internazionale; vinse infatti il Premio per la scultura alla Biennale di Venezia (1954) e nel 1958 il MOMA, Museum of Modern Art di New York, gli dedicò un'importante esposizione.
Muore a Basilea, il 7 giugno 1966.
mercoledì 27 agosto 2014
27 AGOSTO 1890: NASCE MAN RAY
Man Ray, nato Emmanuel Rudzitsky, pittore, fotografo e regista statunitense esponente del Dadaismo, nasce a Filadelfia, il 27 agosto 1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica. Cresce a New York dove completa gli studi. Termina la scuola superiore ma rifiuta una borsa di studio in architettura per dedicarsi all’arte. A New York lavora nel 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray”, che significa uomo raggio. Acquista la sua prima macchina fotografica nel 1914, per fotografare le sue opere d’arte. Nel 1915 il collezionista Walter Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp, di cui diverrà grande amico. Nel 1919 dipinge le sue prime aerografie, immagini prodotte con un’aeropenna, uno strumento di ritocco di uso comune per un grafico disegnatore. A New York, con Marcel Duchamp formò il ramo americano del movimento Dada che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell'arte tradizionale. Dopo alcuni tentativi senza successo e soprattutto dopo la pubblicazione di un unico numero di "New York Dada" nel 1920, Man Ray affermò che "il Dada non può vivere a New York". Nel 1920 Duchamp torna a Parigi. Man Ray, che in precedenza aveva rinunciato a trasferirsi in Francia a causa della grande guerra, lo segue. A Parigi Duchamp gli presenta gli artisti più influenti di Francia, fra cui anche André Breton Il successo Parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Il suo studio fotografico è frequentato dalla Parigi bene, alla ricerca di un ritratto diverso dall’usuale.
Man Ray infatti rivoluzionò l'arte fotografica.
Grandi artisti dell'epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive.
Man Ray scoprì per caso le rayografie nel 1921. Mentre sviluppava alcune fotografie in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce.
L'artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. Attraverso i suoi rayographs, termine costruito sul suo cognome, ma che contemporaneamente evoca il disegno luminoso, poteva sondare ed esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue. Si innamora della famosa cantante francese Kiki (Alice Prin), spesso chiamata Kiki de Montparnasse, che in seguito divenne la sua modella fotografica preferita. Insieme a Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, fu rappresentato nella prima esposizione surrealista alla galleria Pierre a Parigi nel 1925. Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim, conosciuta per la sua tazza da te ricoperta di pelliccia, posò per Man Ray in quella che divenne una ben nota serie di foto che la ritraggono nuda in piedi vicino a un torchio da stampa. Anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor, del cui padre Ray era grande amico, restano numerose fotografie. Insieme alla fotografa surrealista Lee Miller che fu la sua amante e assistente fotografica all'epoca utilizzò sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale obbliga Man Ray, che è di origine ebrea, a rientrare negli Stati Uniti. Nel 1940 arriva a New York ma poco dopo si trasferisce a Los Angeles. In questo periodo insegna fotografia e pittura in un college, espone in varie mostre le sue fotografie, fra cui anche alla galleria di Julien Levy di New York. Finita la seconda guerra mondiale Man Ray ritorna a Parigi, dove vivrà fino al giorno della sua morte, in questi anni continua a dipingere ed a fare fotografie. Nel 1975 espone le sue fotografie alla biennale di Venezia.
Negli ultimi anni della sua vita Man Ray fece spesso ritorno negli Stati Uniti, dove visse a Los Angeles per alcuni anni. Tuttavia egli considerava Montparnasse come casa sua e vi fece sempre ritorno e fu lì che morì il 18 novembre 1976. Venne seppellito nel cimitero di Montparnasse. Il suo epitaffio recita: Non curante, ma non indifferente.
lunedì 28 luglio 2014
28 LUGLIO 1887: NASCE MARCHEL DUCHAMP
Marcel Duchamp, pittore e scultore francese naturalizzato statunitense , nasce a Blainville-Crevon (Normandia), il 28 luglio 1887.
Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready-made e l'assemblaggio.
Comincia a dipingere a 15 anni, influenzato dalla tecnica degli impressionisti.
Nel 1904 si trasferisce a Parigi, dove frequenta per qualche tempo l'Académie Julian ma, annoiato, la abbandona quasi subito.
Negli anni dal 1906 al 1910 le sue opere manifestano caratteri di volta in volta diversi, in rapporto alle influenze del momento: inizialmente Manet, poi Bonnard e Vuillard, e per finire con il Fauvismo. Nel 1910 dopo aver visto per la prima volta le opere di Paul Cézanne, abbandona definitivamente l'impressionismo e Bonnard. Per un anno Cézanne e il Fauvismo sono i suoi riferimenti stilistici. Ma tutto è destinato a durare poco.
Negli anni 1911 e 1912 dipinge tutte le sue più importanti opere pittoriche: Ragazzo e ragazza in primavera, Giovane triste in treno, Nu descendant un escalier nº2, Il re e la regina circondati da nudi veloci, Il passaggio della vergine alla sposa.
Nel 1913, all'Armory Show di New York, Nu descendant un escalier nº2 è l'opera che suscita maggior scandalo.
Nascono anche i primi "ready-made", oggetti d'uso comune dotati di statuto artistico, tra cui la celebre Ruota di bicicletta.
L'anno successivo acquista e firma lo Scolabottiglie.
Nell'anno 1915 incontrò il fotografo e pittore americano Man Ray e la loro amicizia durerà tutta la vita. L'anno successivo fondò, con i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg, la Society of
Independent Artists.
Nel 1917 realizza il famoso Fountain, che viene rifiutato dalla giuria della Society of Independent Artists, a cui era stato mandato sotto falso nome.
Nel 1918 si trasferì a Buenos Aires, dove rimase fino alla metà dell'anno seguente, poi nel 1923 tornò a Parigi.
Insieme a Man Ray e Katherine Dreier fonda la Société Anonyme. Assume lo pseudonimo di Rose Sélavy. Si cimenta con la fotografia sperimentale e i lungometraggi e realizza i primi "dischi ottici" e "macchine ottiche".
A partire dal 1923, Duchamp diradò progressivamente la produzione artistica e per dieci anni si occupò quasi esclusivamente di scacchi, arrivando ad alti livelli.
Riprende l'attività artistica soltanto nel 1936, quando partecipa alle mostre del gruppo surrealista a Londra e a New York. Comincia a progettare la Boite en válise, una raccolta portatile delle riproduzioni delle sue opere più significative.
Sorpreso in Francia dallo scoppio della guerra, nel 1942 s'imbarca per gli Stati Uniti. Qui si dedica soprattutto alla sua ultima grande opera, Étant donneés: 1. la chute d'eau, 2. le gaz d'éclairage (1946-1966). Partecipa a mostre e ne organizza e allestisce a sua volta.
Nel 1951, fu indagato da Joseph McCarthy ma rimase al sicuro grazie a suoi «amici potenti». Nel 1954 sposò Alexina "Teeny" Sattler Matisse, che gli rimarrà accanto per tutta la vita.
Nel 1964, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo "Readymade", in collaborazione con Arturo Schwarz, realizza un'edizione numerata e firmata dei suoi 14 più rappresentativi Readymade.
Marcel Duchamp muore a Neuilly-sur-Seine il 2 ottobre 1968.
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sabato 5 luglio 2014
5 LUGLIO 1889: NASCE JEAN COCTEAU
Jean Cocteau, poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore francese, nasce a Maisons-Laffitte (vicino Parigi), il 5 luglio 1889, da Eugénie Lecomte e Georges Cocteau. Il padre, depresso e senza lavoro, si suicida nel 1898. Dopo la morte del padre Jean vive per
qualche mese in Svizzera.
Disegna molto, soprattutto fa caricature. Frequenta il Liceo Condorcet di Parigi fino all'età di 15 anni allorché decide di studiare privatamente, non essendo interessato agli studi ufficiali; ciononostante, dopo aver
tentato invano di passare la maturità al liceo Fénelon, nel 1907 interromperà ogni studio. In questo periodo prende a frequentare i salotti degli amici Lucien Daudet, Reynaldo Hahn, Catulle Mendès e Maurice Rostand, pubblicando nel 1909 il suo primo libro di poesie La lampada di Aladino e fondando una rivista "Schéhérazade", che non dura a lungo.
Si appassiona quindi al mondo della musica, frequentando il balletto, e ha occasione di assistere al primo spettacolo in assoluto dei balletti russi di Serge Diaghilev, Pavillon d'Armide. Conosce di persona Diaghilev, che gli commissiona il soggetto di Le Dieu bleu, balletto su musica di Reynaldo Hahn, presentato al Théâtre du Châtelet nel 1912.
Ha intanto pubblicato altre due raccolte di poesie e ha fatto un viaggio in Algeria (12 marzo - 8 aprile 1912).
In seguito allo scoppio della Prima guerra mondiale lavora come infermiere d'ambulanza in Fiandre. A Montmartre stringe amicizia con Guillaume Apollinaire, Roland Garros, Max Jacob, Pablo Picasso (con il quale si reca a Roma nel febbraio 1917), Blaise Cendrars, Erik Satie e Amedeo Modigliani (che lo ritrarrà in un famoso dipinto).
A dispetto dei suoi risultati, in tutti i campi artistici e letterari, Cocteau insisteva d'essere un poeta e che tutti i suoi lavori fossero espressioni poetiche. Come intellettuale controcorrente e di carattere esuberante ebbe grande influenza sui lavori di altri artisti, ad es. il circolo musicale di Montparnasse, conosciuto come "Gruppo dei Sei". Ne scrisse il manifesto intitolandolo Le Coq et l'Arlequin, edito per Les Éditiond de la Sirène, casa editrice fondata da Cocteau e da Blaise Cendrars, che dal 1917 pubblicava volumi illustrati da Marie Laurencin, André Lhote, Picasso e Raoul Dufy.
Collabora al libro collettivo Anthologie Dada e si frequenta con Philippe Soupault; tuttavia, malgrado il termine surrealismo fosse stato coniato da Guillaume Apollinaire (morto lo stesso anno) per descrivere la collaborazione a Parade (1918) di Cocteau, Erik Satie, Pablo Picasso e Léonide Massine, l'autoproclamatosi leader surrealista André Breton disse che Cocteau era un
« noto falso poeta, un verseggiatore a cui capita di avvilire, invece di elevare, ogni cosa che tocca. »
(André Breton, 1953)
Nello stesso anno conosce Raymond Radiguet, di 14 anni più giovane; con lui instaurerà un rapporto sentimentale che durerà fino alla morte di Radiguet, avvenuta 5 anni dopo.
Nel 1919 pubblica Le Cap de Bonne-Espérance, che aveva letto la prima volta il 15 giugno 1917 a casa di Paul Morand, l'encomio Ode à Picasso e il romanzo Le Potomak; nel 1920 e nel 1921 collabora con gli artisti del Gruppo dei Sei scrivendo il soggetto di Le Bœuf sur le toit, di cui cura la regia. Insieme a Radiguet fonda la rivista Le Coq, che uscirà appena 4 volte, e trascorre le vacanze estive del 1922 nel sud della Francia, dove scriverà Thomas l'imposteur.
Il 12 dicembre 1923 muore stroncato dal tifo Radiguet. Cocteau si consola cominciando a far uso di oppio e dedicandosi alla ricerca religiosa. Collabora alla rivista cattolica Roseau d'or, disegna la serie Maison de santé, tiene un carteggio con il teologo Jacques Maritain, durato fino al 1925, anno della rottura, in cui scrive la Lettre à Jacques Maritain nella quale racconta il modo di intendere l'origine divina di arte e poesia.
Nel (1923-1925 e nel 1928-1929) entra in clinica per disintossicarsi, riuscendoci in parte. Lì concepisce quello che è ritenuto il maggior successo: il romanzo breve I ragazzi terribili (1929). Nel 1926 si mette in scena nell'atelier di Isadora Duncan con il suo Orphée, ripreso l'anno successivo. Del 1927 è la sua collaborazione con Igor Stravinskij per l'opera Oedipus Rex e con Arthur Honegger per Antigone, entrambi
da Sofocle.
Negli anni trenta Cocteau ha una relazione con la principessa Natalia Pavlovna Paley, sorella del gran duca
Romanov, attrice, modella, ex moglie del sarto Lucien Lelong. Per il dolore di Cocteau e l'eterno rammarico di Natalia, essa, rimasta incinta, abortisce a causa dell'intervento di Marie-Laure de Noailles, l'eccentrica mecenate che da giovane amò Cocteau e che era determinata a rovinare la sua nuova relazione.
Intanto nel 1930, il monologo La Voix humaine è presentato alla Comédie-Française e Cocteau gira il film Le sang d'un poète. Nel 1931 si trasferisce a rue Vignon, poi scrive La Machine infernale e Le Fantôme de Marseille e prova ancora a disintossicarsi. Nel 1935 pubblica i Portraits-Souvenir.
Collabora da marzo a giugno 1937 a Ce soir, giornale di Louis Aragone conosce l'attore francese Jean Marais, con il quale viaggia a Montargis, dove scrive in otto giorni Les Parents terribles. A lui dedica il poema L'Incendie (1938). Avrà con lui una relazione durata fino alla fine e lo scrittura per La bella e la bestia.
Nel 1940 Le Bel indifferent, riduzione de La Voix humaine scritta per Edith Piaf, è un enorme successo.
Durante la seconda guerra mondiale guerra sottovaluta la reale portata delle sorti europee, badando più a una vita spensierata e frivola che ai doveri dell'intellettuale. Stringe amicizia con Arno Breker, scultore tedesco, amico di Hitler, di stanza a Parigi. Da questo rapporto ottiene soltanto critiche da parte della Francia intellettuale. Solamente il vano appello che scrive nel 1943 per la liberazione di Max Jacob, arrestato e ucciso dalla Gestapo, farà dimenticare il suo atteggiamento leggero di quel periodo. Va anche detto che fu in contatto con Louis Aragon e Paul Eluard, attivi nella Resistenza francese.
Dalla fine della guerra si dedica particolarmente alla cinematografia. I film di Cocteau, il grosso dei quali scrive e dirige in collaborazione, sono molto importanti perché introduce l'immaginario surrealista nel
cinema francese e influenzeranno in un certo grado i futuri cineasti francesi della Nouvelle Vague.
Nel 1950 il film Orfeo vince il premio della critica al festival di Venezia. Nel 1951 comincia a tenere un diario. Nel 1952 viene organizzata la prima mostra importante di disegni e dipinti a Münich.
Nel 1953 è presidente di giuria al Festival di Cannes.
Nel 1954 viene eletto Gran Priore dal Capitolo dei dignitari del Venerabilis Equester Ordo Sacri Principatus Sancti Sepulchri - V.E.O.S.P.S.S., dopo una riunione tenutasi a Parigi, nella sede generale.
Nel 1955 è eletto membro della Académie française e della Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts de Belgique. Nel 1956 scrive Adieu à une étoile (in memoria di Mistinguett). Altra mostra importante è a Nancy nel 1960. Negli ultimi anni disegna vetrate e decora cappelle, realizza costumi, scenografie, ceramiche e mosaici.
Combatté contro la dipendenza dall'oppio per la maggior parte della sua vita adulta e fu apertamente gay, sebbene avesse avuto brevi e complicate relazioni con donne.
Muore d'infarto nel 1963, poche ore dopo aver appreso la notizia della morte di Edith Piaf; per cui aveva scritto l'elogio funebre.
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mercoledì 16 aprile 2014
16 APRILE 1896: NASCE TRISTAN TZARA
Tristan Tzara, poeta e saggista rumeno di lingua francese e rumena, nasce come Samuel Rosenstock a Moineşti, il 16 aprile 1896.
Fu il fondatore del movimento Dada che nacque a Zurigo durante la Prima Guerra Mondiale. Tzara scrisse i primi testi Dada, La première aventure céleste de Monsieur Antipyrine (1916), Vingt-cinq poèmes (1918) e il manifesto del movimento, Sept manifestes Dada (1924).
A Parigi, assieme ad altri artisti come André Breton, Philippe Soupault e Louis Aragon fu protagonista di attività artistiche rivoluzionarie con l’intento di scioccare il pubblico e di disintegrare le strutture del linguaggio. Alla fine del 1929, stanco del nichilismo e del distruzionismo, si unì ai suoi amici nelle attività più costruttive del Surrealismo.
Si spese per conciliare il Surrealismo con il Marxismo ed entrò a far parte del Partito Comunista Francese nel 1937.
Combatté in Spagna per la repubblica contro i franchisti e fu un attivo resistente francese nella Seconda guerra mondiale. Lasciò il Partito nel 1956, in protesta contro la repressione Sovietica della Rivoluzione Ungherese.
I suoi ideali politici lo portarono poco a poco a divenire un poeta lirico. Le sue poesie dicono l'angoscia della sua anima, presa in mezzo tra rivolta e meraviglia nella tragedia quotidiana della condizione umana. I suoi lavori maturi sono considerati L'Homme approximatif (1931), Parler seul (1950) e La face intérieure (1953).
Morì a Parigi nel 1963. Il suo corpo si trova nel Cimitero di Montparnasse.
Manifesto del Dadaismo.
"Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.
Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e imcomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA ."
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