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giovedì 30 giugno 2016

METAMORPHOSIS: FRANZ KAFKA TRIBUTE

Franz Kafka nasce a Praga nel 1883, da un'agiata famiglia ebraica. Fin da piccolo Franz ha un difficile rapporto con il padre, chiuso e autoritario, che alimenta in lui la convinzione di essere debole e incapace di vivere. Laureatosi in legge, trova impiego presso una compagnia di assicurazioni. La sua salute è cagionevole: nonostante ciò affianca il lavoro, che detesta, con un’intensa attività letteraria a cui riserva le ore notturne. La tubercolosi lo costringe a frequenti ricoveri in sanatorio e, quando la malattia progredisce, la sente come una vera liberazione dal lavoro impiegatizio. Muore nel 1924, a soli 41 anni dopo aver dato disposizione che tutte le sue opere vengano distrutte, essendone insoddisfatto; fortunatamente l'amico Max Brod non rispetta le sue disposizioni testamentarie e la maggior parte dei suoi scritti saranno pubblicati postumi, ad eccezione del lungo racconto La metamorfosi. Esso infatti era stato già pubblicato alla fine del 1915 e rappresenta forse l'opera più nota di questo autore, in cui si descrivono le vicende di un uomo, Gregor Samsa, che una mattina si sveglia e scopre di essersi trasformato in un enorme scarafaggio.
Nel racconto troviamo le tematiche che contraddistinguono l'universo kafkiano, come l'alienazione dell'uomo moderno all’interno della famiglia e della società e l’incomunicabilità con i propri simili, mostrando un mondo in cui ogni individuo può essere minacciato da forze oscure e inconoscibili, che operano in maniera assurda e imperscrutabile sulla vita degli uomini.
Nella mostra Metamorphosis, curata dall'Associazione Dedalus Studi, i temi tipicamente kafkiani incontrano il neo-surrealismo e l'arte visionaria contemporanea, che li reinterpreta a secondo della visione personale di ciascun artista.
Una mostra dedicata sia al tema dell'assurdo che a quello dell'imperscrutabile e dell'onirico, attraverso le interpretazioni di artisti provenienti da tutto il mondo, uniti nel riconoscere l'importanza dell'immaginario kafkiano.
L'evento si terrà dal 23 al 30 luglio, presso il festival dedicato alle arti Ripattoni in arte, nel suggestivo teatro di Palazzo Saliceti, presso il borgo medievale di Ripattoni, frazione di Bellante (TE).
Per questo tributo sono stati selezionati, grazie a una prestigiosa giuria internazionale, artisti da diverse nazioni, come l’Australia, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti, il Messico, la Colombia, l’Argentina, la Francia, la Romania, l’Olanda, la Spagna, la Croazia e la Danimarca oltre ad artisti nazionali e locali.
Di seguito l’elenco di tutti gli artisti partecipanti:

Evelyn Adamek (Italia)
Matt Anderson (Nuova Zelanda)
Elizabeth Barsham (Australia)
Martin Blanco (Argentina)
Ettore Aldo Del Vigo (Italia)
Mario Devcic (Croazia)
Ruben Dominguez (Messico)
Bernard Dumaine (Francia) e Christina Haziapostolou
Lana Gentry con Ron Frisby(USA)
Fitnat Katircioglu (Francia)
Jake Kobrin (USA)
Eli Livingston (USA)
Barbra Loveless (USA)
Tonino Macrì (Italia)
Rafa Munoz (Spagna)
Dan Neamu (Romania)
Daniela Pedriale (Italia)
Corine Perier (Francia)
Pietro Pinto (Olanda)
Pinina Podestà (Italia)
Catalin Precup (Romania)
Helle Rask Crawford (Danimarca)
Luca Rossi (Italia)
Antonio Salamino (Italia)
Kristian Sinzar-Hafner (Italia)
Hector Toro (Colombia)





lunedì 1 dicembre 2014

IL REALISMO MAGICO NELL'ARTE


Il termine Realismo magico è stato utilizzato per definire, in periodi diversi, un'arte che utilizzava una tecnica estremamente "realista" per rappresentare degli scenari stranianti.
Per la prima volta fu utilizzato nel 1925 dal critico tedesco Franz Roh nei riguardi dei pittori appartenenti alla corrente classica della Nuova oggettività, che si ispiravano alle correnti italiane del ritorno all'ordine degli anni venti, come Novecento, Valori plastici e la Pittura metafisica di De Chirico.
Opere come quelle di De Chirico mostrano degli scenari immobili, incantati, immerso in una magica sospensione, a tratti inquietante.
Quando si parlò di "realismo magico" per la prima volta, si escludeva la presenza di elementi apertamente "fantastici", ma piuttosto si tendeva a ritrarre gli oggetti con maggiore accuratezza possibile, in modo che da soli svelassero l'elemento "magico" celato nelle pieghe del quotidiano.
Nel Nord Europa il realismo magico si è espresso con istanze di più carica ed intensa drammaticità, come in Christian Schad e nei pittori della Nuova oggettività. In questo senso, il termine Realismo magico viene spesso utilizzato come sinonimo di post-espressionismo o di pittura di Ritorno all'ordine con elementi surreali.
Ascrivibili a tale poetica visiva sono anche alcuni pittori americani degli anni trenta, come Ivan Albright, Paul Cadmus, George Tooker, influenzati in questo caso anche dal Precisionismo di Charles Sheeler e Georgia O'Keeffe e dall'opera di Edward Hopper.

In seguito questo termine è stato spesso utilizzato per indicare quei tipi di pittura in cui gli oggetti sono raffigurati con estremo naturalismo, ma che, grazie all'aggiunta di elementi surreali o paradossali, danno alla rappresentazione un effetto sottilmente misterioso, trasmettendo un senso di irrealtà.
In questo modo, a partire dalla metà del '900, il realismo magico si apre ad elementi più apertamente fantastici, con artisti come Paul Cadmus, Ivan Albright, George Tooker e Bettina Shaw-Lawrence.

Sotto la categoria del realismo magico possono essere incluse anche le opere di diversi artisti sudamericano come Frida Kahlo, Emilio Bas Viaud e Fernando Botero.
Attualmente l'interesse rinato per le tecniche pittoriche degli Antichi Maestri convive con l'utilizzo di nuovi media che permettono la creazioni di effetti contemporaneamente realistici e stranianti, per cui il realismo magico si esprime sia attraverso le tradizionali tecniche che tramite la computer grafica.





domenica 23 novembre 2014

23 novembre 1883: nasce José Clemente Orozco


José Clemente Orozco, pittore messicano, nasce a Ciudad Guzmán, il 23 novembre 1883.
Agli inizi della sua vita, la famiglia di Orozco si trasferì da Cuidad Guzman a Guadalajara e poi a Città del Messico
Formatosi all'accademia di Belle Arti di Città di Messico, tra il 1911 e il 1914 collaborò con disegni caricaturali a El Ahuizote e a La Vanguardia. Considerato, con D. Rivera e A. Siqueiros, tra i più significativi esponenti della pittura messicana, mostrò fin dalle prime opere la tendenza a rompere i legami con la pittura europea per ricollegarsi a temi locali e del Messico precolombiano. La rivoluzione messicana dette a tale tendenza un preciso contenuto di carattere politico e sociale sviluppando l'efficacia e la potenza creativa dell'artista. Tra il 1927 e il 1932, Orozco alternò viaggi in Europa e negli USA (Zapata, 1930, Chicago, Art Institute; Zapatistas, 1931, New York, Museum of modern art) ai lunghi soggiorni in Messico dove la sua opera, drammatica, vigorosa, di grandiosità primordiale, trovò la sua più vera espressione nei numerosi e monumentali affreschi a Città di Messico (Escuela preparatoria, 1922-27; Hospicio Cabañas, 1938-39; Hospital de Jesús Nazareno, 1942-48) e a Chapultepec (Museo nacional de historia, 1948).
Morì a Città del Messico, il 7 settembre 1949.

venerdì 21 novembre 2014


René Magritte, pittore belga, nato a Lessines, il 21 novembre 1898, il padre Léopold Magritte era un mercante. Da giovane si trasferisce più volte con la famiglia: nel 1910, all'età di 12 anni, si trasferiscono a Châtelet, dove sua madre Adeline due anni dopo, nel 1912, morirà gettandosi nel fiume Sambre. Secondo una versione ricorrente, di cui non è chiara la veridicità, venne ritrovata annegata con la testa avvolta dalla camicia da notte; questo fatto sarebbe rimasto particolarmente impresso in alcuni suoi dipinti come L'histoire centrale, Les amants e Le fantasticherie del passeggiatore solitario.
Con il padre e i due fratelli si trasferisce nuovamente questa volta a Charleroi, per allontanare il dolore della tragedia. Dopo gli studi classici, René volge i suoi interessi alla pittura. Nel 1916 si iscrive all'Accademia di belle arti di Bruxelles, città dove la famiglia si trasferisce nel 1918.
Inizia a interessarsi alle ricerche futuriste, conosciute attraverso Pierre Floquet; nel 1919 espone la sua prima tela, Trois Femmes, presso la Galerie Giroux.
Nel 1922 si sposa con Georgette Berger, che aveva conosciuto nel 1913, quando aveva quindici anni.
Nel 1923 vende il suo primo dipinto, il ritratto della cantante Evelyn Brélin, e nel frattempo inizia a lavorare come grafico, principalmente nel design di carta da parati.
Secondo quanto affermato da lui stesso, la svolta surrealista avviene con la scoperta dell'opera di Giorgio de Chirico, in particolare dalla visione del quadro Canto d'amore.
Nel 1925 entra nel suo periodo surrealista con l'adesione al gruppo surrealista di Bruxelles, composto da Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé, e dipinge il suo primo quadro surrealista, Il fantino perduto.
Nel 1926 prende contatto con André Breton, leader del movimento surrealista e l'anno successivo si tiene la sua prima mostra personale, presso la galleria Le Centaure di Bruxelles, successivamente si trasferisce con la moglie a Perreux-sur-Marne, nei pressi di Parigi nel 1927.
Nel 1930 Magritte decide di tornare a Bruxelles insieme a Georgette.
Nel 1940, per timore dell'occupazione tedesca, si trasferisce con la moglie nel sud della Francia, a Carcassonne. In questi anni sperimenta un nuovo stile pittorico, detto alla Renoir o solare, che porta avanti sino al 1947. Dalla fine dello stesso anno inizia il periodo vache, una sorta di parodia del fauvismo, con uno stile nuovo, rapido e aggressivo particolarmente ispirato a spunti popolari come le caricature e i fumetti. Tuttavia, l'esperienza dura pochi mesi.
Dopo un ultimo lungo viaggio fra Cannes, Montecatini e Milano, avvenuto nel 1966, muore nel suo letto il 15 agosto dell'anno successivo a Bruxelles poco dopo la comparsa di un improvviso cancro del pancreas. Viene sepolto nel cimitero di Schaerbeek.


mercoledì 12 novembre 2014

12 novembre 1840: Auguste Rodin


Auguste Rodin, scultore e pittore francese, nasce a Parigi, il 12 novembre 1840.
Si formò all'École Speciale de Dessin et Mathématiques, seguendo prima i corsi di disegno di Horace Lecoq de Boisbaudran e poi le lezioni di scultura. Nella medesima scuola e nello stesso periodo studiarono i pittori Henri Fantin-Latour e Léon Lhermitte; con quest'ultimo Rodin strinse una lunga amicizia. Dal 1864 al 1870 lavorò nello studio di Louis Carrier-Belleuse con il quale eseguì le decorazioni per la Borsa di Bruxelles.
Rifiutato al Salon, nel 1875 partì per l'Italia dove studiò l'opera di Michelangelo.
Nel 1880 gli venne commissionata la porta bronzea per il Musée des Arts Decoratifs, la cui costruzione era in programma: Rodin scelse un soggetto dantesco (donde il nome di Porta dell'inferno) e lavorò fino alla morte nel tentativo, mai condotto a termine, di realizzare una grande allegoria della dannazione attraverso la rappresentazione del nudo: un romantico e caotico insieme di figure, memori del Giudizio Universale di Michelangelo, delle illustrazioni per la Divina Commedia di Gustave Doré e dell'opera di William Blake.
La porta impegnò Rodin per tutto il decennio, e nel 1889 era quasi pronta. Ma quando fu chiaro che il Musée des Arts Decoratifs non si sarebbe costruito, l'artista abbandonò il lavoro. L'unica descrizione che ne abbiamo, quando era quasi completa, la dobbiamo al critico e romanziere Octave Mirbeau, amico ed ammiratore di Rodin. Lo riprese solo verso il 1899 quando nacque l'idea di allestire la porta al Pavillon Marsan del Louvre, dove si prospettò di trasferire il Musée des Arts Decoratifs, ma non se ne fece niente e così la porta in gesso fu montata nell'esposizione personale di Rodin a Place de l'Alma nel 1900.
Benché sia un'opera incompiuta, la Porta dell'inferno segna la tappa più significativa della storia creativa di Rodin. Gran parte delle figure da lui modellate tra il 1880 e il 1890 erano infatti pensate per entrare a far parte della porta, e furono da lui esposte e vendute come figure o gruppi indipendenti solo in un secondo tempo.
Tra il 1885 e il 1895 realizzò, per l'omonima città, il monumento I borghesi di Calais, celebrativo dell'eroica resistenza opposta dalla cittadina agli invasori inglesi nel XIV secolo.
Il monumento a Honoré de Balzac gli venne commissionato da Émile Zola, per conto della Société des Gens de Lettres; il gesso, terminato nel 1893, venne rifiutato dalla Société perché ritenuto non finito e solo nel 1939 il Balzac fu sistemato nel Boulevard Raspail.
Muore a  Meudon, il 17 novembre 1917.
Parte delle sculture e della vastissima produzione grafica è oggi custodita nella casa parigina dell'artista in rue de Varenne, donata alla Francia nel 1916 e trasformata in Museo Rodin.

martedì 28 ottobre 2014

28 ottobre 1909: nasce Francis Bacon


Francis Bacon, pittore irlandese, nasce a Dublino, il 28 ottobre 1909, secondo figlio di Anthony Edward Mortimer Bacon e Christina Winifred Loxley Firth.
Il padre discendeva da una famiglia che vantava nobili origini, imparentata forse con il filosofo Francis Bacon, noto in Italia come Francesco Bacone. Era un uomo iracondo e tirannico, capitano della fanteria leggera dell'esercito britannico in pensione nonché veterano della seconda guerra boera. La madre proveniva invece da una facoltosa famiglia di Sheffield che aveva fatto fortuna commerciando acciaio e carbone.
Francis ereditò dal nonno materno una grave forma di asma cronica che lo costringeva ad assumere morfina e a stare alla larga da cani e cavalli, cosa che lo sminuiva agli occhi del padre, grande appassionato di caccia e sport all'aria aperta.
Instaurò un rapporto molto profondo con la nonna materna, con cui trascorse buona parte dell'infanzia a Farmleigh, vicino alla città settecentesca di Abbeyleix, nel sud-est dell'Irlanda.
I Bacon si trasferirono a Londra durante la prima guerra mondiale per obblighi militari del capofamiglia, in servizio al British War Office.
A causa dei forti attacchi d'asma che lo costringevano a letto per giorni, Francis non frequentava la scuola regolarmente, e i genitori decisero di affidare la sua istruzione a un sacerdote, che però non lasciò tracce rilevanti sulla sua formazione. Nel 1924 fu mandato in collegio nella Dean Close School di Cheltenham, dove rimarrà fino al 1926. Questo periodo lo avviò alla propria educazione sentimentale: già all'età di quindici anni, Francis era consapevole della propria omosessualità, cosa che gli procurò forti contrasti con il padre, che vedeva inoltre la sua manifesta intenzione di dedicarsi all'arte come una pericolosa decadenza di costumi che lo avrebbe condotto alla povertà. Le continue liti e l'atteggiamento sempre più ambiguo e femmineo del figlio, spinsero il padre a cacciarlo di casa.
Nell'ottobre del 1926 si trasferì a Londra, dove vivevano molti parenti della madre, che lo aiutavano a coprire le spese di prima necessità. La grande città appariva come un mondo libero e ricco di stimoli ad un ragazzo cresciuto nella rigida Irlanda, e Bacon si inserì presto nel circolo degli omosessuali londinesi, anche se a quei tempi l'omosessualità era considerata ancora un crimine e non poteva essere manifestata liberamente.
In questo periodo svolse una serie di lavori, tra cui stenografo, commesso centralinista in un negozio di abiti femminili all'ingrosso a Soho e domestico-cuoco, mentre continuava la sua auto-formazione culturale leggendo Nietzsche.
Sua cugina Diane Watson suggerì che il diciassettenne Francis prendesse lezioni di disegno alla scuola d'arte San Martin. Nel frattempo, Bacon cominciò a trarre vantaggio economico dalla propria omosessualità concedendosi a uomini ricchi. Con uno di questi, un ex compagno d'arme di suo padre, trascorse due mesi nel 1927.
Successivamente si trasferì a Parigi per un anno e mezzo, imparando la lingua francese grazie alla pianista-cantante Yvonne Bocquentin. Nell'estate del 1927 vide una mostra di Picasso nella Galleria Paul Rosenberg a Parigi, che lo ispirò a disegnare e dipingere. Prese il treno circa cinque volte a settimana per visitare la mostra e spesso tornava con disegni ed acquerelli d'ispirazione cubista.
Nel tardo 1928 tornò a Londra e cominciò a lavorare come interior designer. Prese un garage a South Kensington e lo convertì in studio, condividendo il piano superiore con Eric Alden, il suo primo collezionista, e Jessie Lightfoot, la badante di Bacon.
Nel 1929 conobbe Geoffrey Gilbey, un corrispondente del Daily Express e per qualche tempo lavorò come suo segretario. Grazie a conoscenze traverse, divenne anche designer d'interni di Douglas Cooper tra i più noti collezionisti di arte moderna di tutta l'Inghilterra. Poco dopo conobbe Eric Hall, che divenne suo amante e protettore.
La prima esposizione personale nel suo nuovo studio a Queensberry Mews, nell'inverno del 1929, era fatta di stracci, mobilia di Bacon, e alcuni dipinti, tra cui Painted screen (c.1929 - 1930) e Watercolour (1929), entrambi comprati da Alden. Sydney Butler, figlia di Samuel Courtauld, commissionò un tavolo di vetro e acciaio ed una serie di sgabelli per il salotto della sua casa di Smith Square.
Di ritorno a Londra, dopo un periodo in Germania nel 1930, Bacon affittò con Hall il piano terra di Cromwell Place 7, a South Kensington, che era stata la casa e lo studio di John Everett Millais. Per trarre profitto, i due organizzavano anche serate dedicate al gioco d'azzardo con una roulette.
Nel 1936 Francis Bacon invia alcune opere alla Mostra Internazionale del Surrealismo, ma vengono tutte respinte perché ritenute "non sufficientemente surrealiste".
Deluso, smette di dipingere.
Nel 1944 Francis Bacon, scontento dei risultati, distrugge quasi tutti i lavori, tranne Crucifixion e qualche altro quadro.
Nel 1945 la Lefevre Gallery di Londra espone il trittico Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion ed inizia la consacrazione artistica di Bacon: le grandi gallerie e musei acquistano le sue opere.
Tra il 1946 e il 1950 Francis Bacon vive prevalentemente a Montecarlo. Inizia l'amicizia con il pittore inglese Graham Sutherland.
Nel 1949 ha luogo la prima di una lunga serie di mostre personali presso la Hanover Gallery di Londra, suo agente fino al 1958, presenta il ciclo Heads.
Nel 1954 Bacon rappresenta l'Inghilterra, assieme a Ben Nicholson e Lucien Freud, alla Biennale di Venezia e continua ad essere uno dei più significativi pittori  del secolo in mostre che si tengono fra Londra, New York e Chicago.
Gli anni '60 sono caratterizzati dai bei ritratti ad amici ed intimi, il suo modello più amato è George Dyer che si suiciderà nel 1971 lasciando un segno profondo nell'intimo dell'artista.
Attivo anche in età avanzata, Francis Bacon muore il 28 aprile 1992 a Madrid, dove si era recato per una breve visita.

domenica 26 ottobre 2014

LE VISIONI INFERNALI DI DANIELE VALERIANI.


Daniele Valeriani è nato a Roma nel 1974.
I temi della sua arte riguardano soprattutto le meraviglie della natura e la fantascienza.
I suoi punti di riferimento sono artisti come H.R. Giger, Beksinski, Bosch, Dali, Haeckel, Arrivabene.
La sua arte può essere definita come surreale, onirica, infernale e futuristica, utilizza gli strumenti digitali con software come Zbrush e Photoshop.
Ha creato opere per band musicali note, tra cui Dark Funeral, Dissection, Electric Hellfire Club, Bulldozer, Acheron, Alien Vampires, Mysticum, Acheron e Bulldozer.


Come nasce il tuo amore per l'arte?
Osservando ciò che mi circonda o attingendo dalle mie fantasie e dai miei sogni, gli artisti sono dei romantici per definizione, anche se con molte perversioni , il mio amore per l’arte nasce così spontaneo da sempre..sin dalla tenera età ho preso in mano una matita e disegnavo per gran parte del mio tempo, era il mio rifugio e lo è tuttora. Senz'altro mio padre mi ha indirizzato a guardare le cose con occhi diversi, il suo amore per la pittura e per la natura è stato determinante..in casa avevo libri di Dalì e Bosch tra i tanti e li leggevo avidamente rapito da quelle immagini, al contempo sempre per gli studi e passioni di mio padre, mi sono interessato al mondo degli insetti, degli animali, delle piante e dei minerali…ricordavo i loro nomi in latino già alle elementari tanto erano costanti le mie letture sin da piccolo su questi argomenti. I libri di una trentina di anni fa erano ricchi di illustrazioni rispetto agli odierni (molto più fotografici) e mi dedicavo a ridisegnare quello che vedevo. Ricordo poi di aver amato le copertine di alcuni dischi Metal in un negozio di vinili vicino casa mia e così anche la musica ricoprì un ruolo importante. Queste erano le mia passioni e lo sono tuttora: ascoltare musica, osservare la natura e le sue meraviglie, disegnare è una conseguenza .. disegnare è come accarezzare ciò che si ama nei dettagli. Mi sentirei davvero povero se non amassi tutto ciò.

Quali tecniche preferisci?
In questo momento digitale, sia 2D che 3D con software quali Zbrush (software di modellazione virtuale) cercando di ottenere immagini pittoriche non da videogames. A volte abbozzo l’idea scarabocchiando a mano libera su quello che mi capita. Non ho un approccio rigoroso. Anche se non fanno parte del mio background amo la pittura e le incisioni. Prima o poi mi dedicherò a queste nobili arti.



Cosa significa per te dark surrealism?
Non che io ami le etichette, dark surrealism credo mi sia stato affibbiato per la prima volta per una intervista su Bleaq..io personalmente non mi sono mai dato una definizione anche se calza abbastanza nel mio caso ma non mi pongo limiti creativi. Il Surrealismo è senz'altro una delle correnti che amo di più anche perché tutto quello che realizzo non è di certo reale se non nelle mie fantasie che evidentemente sono piuttosto morbose ed oscure. Per il realismo preferisco molto di più una fotografia, tant'è che non amo molto l’iperrealismo pittorico sebbene riconosco ed apprezzo la complessità tecnica e la difficoltà di esecuzione, lo stesso vale per i rendering iperrealistici nel 3D, mi emozionano poco.

Quali sono le tue principali fonti d'ispirazione?
La natura in primis come ti dicevo poi mi lascio guidare dai miei sogni, dalle mie visioni della realtà che è costantemente distorta e reinterpretata, da libri di fantascienza o film di vari generi e da altri artisti naturalmente. L’Inferno in particolare è il mio vaso di Pandora, dove tutto è possibile nelle mie fantasie, non è strettamente legato all’Inferno biblico è forse più una dimensione solo mia dove come un alchimista distruggo plasmo e creo quello che voglio e dove accedo attraverso il sogno, il momento in cui la mente è libera dalla realtà. Un film come Hellraiser incarna bene quello che sto dicendo. Quando ritorno al reale la mia mente è soffocata da tante immagini e pertanto questa è la molla che mi fa scattare a cercare di disegnare quello che ho visto per governare quello che mi sono portato dietro dal mio viaggio onirico. Se non lo facessi impazzirei. A volte però il processo tende per forza di cose a razionalizzarsi perdendo l’efficacia di quello che avevo in mente..frustrante ma penso che accada a tutti. Se ti dovessi citare gli artisti che più mi hanno ispirato direi senza ombra di dubbio: H.R. Giger, Dalì, Bosch, Beksinski, Haeckel e la mia ultima scoperta l’amico e il Maestro Agostino Arrivabene con il quale ho avuto la fortuna di collaborare.


C'è spazio in Italia per un'arte e una cultura surreali e visionarie?
Si senza dubbio e ci sono molti esempi di artisti italiani che meritano un inchino , sicuramente non è per la massa ma ancora per una ristretta cerchia di appassionati. Ti basti pensare che lo stesso Giger non è che sia poi così conosciuto da noi se non per gli estimatori al massimo se dici loro "è colui che ha creato Alien ti rispondono "ah si si ok", ma non sapevano né il nome e né tantomeno che ci fosse dietro un artista così di spessore e così influente per gli artisti di mezzo mondo e così completo per giunta, Alien è una briciola se pensiamo a tutte le opere che Giger ha realizzato comprese sculture , oggetti di design etc. Quindi in questo scenario un artista italiano sa che in Italia non c'e' in ogni caso tutto questo spazio ma non mi sembra che questi artisti si arrendano ,semplicemente guardano più all'estero . Ormai qui da noi è un fenomeno che vale per tutti i mestieri guardare altrove sto avvertendo una rinascita qui Italia e un allargamento di vedute, spero non sia solo un mio abbaglio.

Cosa ti proponi di trasmettere a chi osserva le tue opere?
Certamente spero NON indifferenza, Userei un termine ampio: meraviglia, in generale fornire nuovi interpretazioni fantasiose così da ispirare lo spettatore. Non ho un qualcosa di prefissato o un target a cui rivolgermi strettamente, ne tantomeno vorrei ottenere un effetto che posso prevedere in modo scontato, anzi spero sempre che ci siano opinioni contrastanti così da ricevere nuove interessanti chiavi di lettura di quello che ho realizzato. Il primo spettatore e critico sono io in primis - se la cosa mi soddisfa la mostro..è come seminare senza sapere che frutti germoglieranno: mi entusiasma di più.


Come nascono le idee per le tue opere? È tutto improvvisato oppure c'è anche un progetto che precede la loro realizzazione?
Credo di averti già risposto, posso giusto dirti che è un equilibrio tra razionalità e improvvisazione..parto con delle immagini, a volte sfocate a volte molto delineate che albergano nella mia mente..me ne devo liberare, per governarle ridisegnandole o reiterpretandole per imprigionarle e poterle ammirare con gli occhi di questa realtà.
Non mi pongo limiti sia nella scelta dei soggetti che degli stili, grazie al digitale sia esso 3D che 2D ho la possibilità di sperimentare ed a volte alcuni soggetti sono nati frutto del caso.

Il ruolo delle nuove tecnologie e dei media nel campo artistico?
Volenti o nolenti ci influenzano tutti a meno di vivere in un deserto o una foresta vergine, non si può fare a meno della tecnologia e dei nuovi media ed anche artisti “classici” pittori o scultori che siano non possono farne a meno. C’è chi progetta una scultura in 3D per poi rifarla o chi un lavoro in digitale per poi ridipingerlo ed anche se si escludono queste nuove pratiche (comuni per alcuni) e  se anche uno ne facesse a meno , senz’altro utilizzerà la tecnologia per comunicare e l’arte è comunicazione e per farsi capire si usano linguaggi contemporanei sebbene l'arte in se parla una lingua universale e senza tempo, Caravaggio ancora ci comunica la sua bellezza e così Da Vinci o un Bosch eppure fanno parte di epoche lontane. Ogni epoca o corrente artistica ha avuto i propri mezzi di comunicazione e i propri mezzi tecnici non ci vedo nulla di male ma anzi ci vedo solo nuove possibilità grazie ai maggiori mezzi a disposizione rispetto al passato basta solo cogliere gli aspetti positivi di tutto questo.
La cosa però che mi lascia perplesso è che se gli artisti, anche i più classici e tradizionali,  guardano alla nuove tecnologie e alle nuove espressioni siano esse digitali o di altra natura con interesse,  questo non avviene più di tanto tra i critici , i galleristi e i collezionisti. Insomma ci sono ancora molti puristi che guardano non di buon occhio certe soluzioni..io penso alla luce di tutto che quello che conta è il processo creativo, il fine ultimo che è una immagine, come ci si arriva è importante ma non determinante. Chiaramente pur essendo un artista digitale so bene che l'arte nobile della pittura è ad un livello più alto ma conta per me l'immagine finale, il risultato.


Quali sono le difficoltà che incontra un artista nel mercato attuale?
Non so risponderti del tutto , non mi sono ancora posto il problema, per me non c'e' un mercato ne tantomeno ho la necessità di "vendere" o "vendermi". Negli anni ho prestato le mie capacità per copertine di dischi per bands che adoro e rispetto o per collaborazioni con altri artisti che stimo ,  per il resto posso immaginarmi in generale le difficoltà nel proporsi ad un pubblico più ampio ed in gallerie ma sinceramente immagino oltre al valore a quanti compromessi uno debba sottostare. Per ora quello che faccio per me non è business ma necessità psicologica e passione ed in generale non accetto compromessi.

È importante confrontarsi anche con gli altri artisti?
Si la cosa che più mi appaga in questo contesto è proprio il dialogo con artisti che amo, confrontarmi, scambiare tecniche consigli e critiche soprattutto - ecco di nuovo i media attuali offrono questa incredibile possibilità di scambiarsi agevolmente opinioni anche dall'altra parte del mondo, questo non sarebbe stato facile anni fa. È inutile rinchiudersi, io ho imparato davvero molto proprio scambiando le conoscenze con altri illustratori attingendo dal sapere altrui e portando le mie conoscenze. C'è sempre da imparare perché ognuno usa approcci diversi e poi mi entusiasmo all'idea che artisti che stimo possano apprezzare quello che faccio..mi onora. Il mio pubblico ideale infatti (riallacciandomi anche alla tua domanda su cosa mi propongo di trasmettere) sono proprio gli artisti che ammiro, ai quali guardo come un discepolo con lo stimolo costante a migliorarmi, l'umiltà è davvero alla base della crescita e ricevere sensazioni diverse, alla vista di un mio lavoro, da persone che hanno il mio stesso fuoco artistico alimenta anche il mio.





sabato 25 ottobre 2014

25 ottobre 1881: nasce Pablo Picasso


Pablo Picasso, il cui nome completo Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso, nasce a Málaga, il 25 ottobre 1881. Considerato uno dei maestri della pittura del XX secolo, era figlio di un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.
Nel 1901 inizia il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste..
Il «periodo rosa» iniziò invece nel 1905 e terminò verso la fine del 1906, in quegli anni Picasso preferì tonalità più calde e cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.
In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.
La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.
La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato.  Durante gli anni trenta il minotauro sostituisce l'arlecchino come motivo ricorrente ed è da ascriversi al periodo "surrealista" dell'artista. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto a Mougins, l'8 aprile 1973.

 

domenica 19 ottobre 2014

19 ottobre 1882: nasce Umberto Boccioni


Umberto Boccioni, pittore e scultore italiano, uno dei principali teorici ed esponenti del movimento futurista, nasce a Reggio Calabria, il 19 ottobre 1882.
Figlio di  Raffaele Boccioni e Cecilia Forlani,  originari di Morciano di Romagna (allora in provincia di Forlì, oggi in provincia di Rimini). Il padre, che lavora come usciere di prefettura, è costretto a spostarsi lungo il territorio nazionale in base alle esigenze di servizio. Successivamente la famiglia si trasferisce a Forlì, dove Umberto trascorre l'infanzia. Nell'estate del 1885 la famiglia, lasciata Forlì, è già a Genova; cinque anni dopo è a Padova. Nel 1897 giunge l'ordine di un nuovo trasferimento a Catania. Questa volta la famiglia si separa: Umberto e il padre vanno in Sicilia; la madre con la sorella maggiore Amelia, nata a Roma, restano a Padova. A Catania Umberto frequenta l'istituto tecnico fino ad ottenere il diploma. Collabora ad alcuni giornali locali e scrive il suo primo romanzo: Pene dell'anima, che reca la data 6 luglio 1900.
Nel 1901 Umberto va a vivere a Roma, dove il padre è stato di nuovo trasferito. Frequenta spesso la casa della zia Colomba. In poco tempo s'innamora di una delle sue figlie, Sandrina. Umberto ha circa vent'anni e frequenta lo studio di un cartellonista, dove apprende i primi rudimenti della pittura. In questo periodo conosce Gino Severini, col quale frequenta, a Porta Pinciana, lo studio del pittore divisionista Giacomo Balla. All'inizio del 1903 Umberto e Severini frequentano la Scuola libera del Nudo, dove incontrano Mario Sironi, anch'egli allievo di Balla, col quale stringeranno una duratura amicizia. In quell'anno Umberto dipinge la sua prima opera Campagna Romana o Meriggio.
Con l'aiuto di entrambi i genitori riesce a viaggiare all'estero: la prima destinazione è Parigi (aprile-agosto 1906), cui segue la Russia da cui ritorna nel novembre dello stesso anno. Nell'aprile 1907 Umberto si iscrive alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia. Inizia un altro viaggio verso la Russia ma l'interrompe a Monaco di Baviera, dove visita il museo. Al ritorno disegna, dipinge attivamente, pur restando inappagato perché sente i limiti della cultura italiana che reputa ancora essenzialmente "cultura di provincia". Nel frattempo affronta le prime esperienze nel campo dell'incisione.
Nell'autunno del 1907, per la prima volta va a Milano, dove da alcuni mesi abitano la madre e la sorella. Intuisce subito che è la città più di altre in ascesa e che corrisponde alle sue aspirazioni dinamiche. Diventa amico di Romolo Romani, frequenta Previati, di cui risente qualche influsso nella sua pittura che sembra rivolgersi al simbolismo. Diviene socio della Permanente.
Durante questi anni di formazione, visita molti musei e gallerie d'arte. Ha, quindi, la possibilità di conoscere direttamente opere di artisti di ogni epoca ma, specialmente, antichi. Alcuni di questi, come ad esempio Michelangelo, rimarranno sempre suoi modelli ideali. Nonostante ciò, essi diventeranno anche i bersagli principali della polemica avviata nel periodo futurista contro l'arte antica e contro il passatismo.
Dopo l'arrivo a Milano e l'incontro con i divisionisti e con Filippo Tommaso Marinetti, scrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto dei pittori futuristi (1910), cui seguì il Manifesto tecnico del movimento futurista (1910).
Nel 1915 l'Italia entra in guerra. Boccioni, interventista, si arruola volontario assieme ad un gruppo di artisti. Durante il suo impegno bellico deve ricredersi riguardo alla teoria futurista enunciata da Marinetti, secondo cui la guerra è «sola igiene del mondo».
Il 17 agosto 1916, muore in modo del tutto accidentale, cadendo dalla propria cavalla, imbizzarritasi alla vista di un autocarro. La disgrazia avviene durante un'esercitazione militare, a Chievo, frazione di Verona, dove oggi si trova la sua lapide commemorativa, in una stradina immersa nella campagna.

 

giovedì 16 ottobre 2014

16 ottobre 1827: nasce Arnold Böcklin


Arnold Böcklin,  pittore, disegnatore, scultore e grafico svizzero, nonché uno dei principali esponenti del simbolismo tedesco, nasce a Basilea, il 16 ottobre 1827.
Figlio del mercante Christian Friedrich Böcklin e di Ursula Lipp, si trasferisce in Germania per studiare all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, discepolo del pittore romantico Johann Wilhelm Schirmer. A Düsseldorf conosce Feuerbach. Ritornato in Svizzera, incontra lo storico Jacob Burckhardt, che lo esorta ad intraprendere un viaggio in Italia.
Si stabilisce dunque a Roma dopo sposa la giovane Angela Pascucci. In Italia scopre la cultura classica che rappresenterà una grande fonte d'ispirazione pittorica e poetica. Nel 1859 si reca a Monaco di Baviera, diventa poi professore alla Scuola d'Arte di Weimar. Lascia l'insegnamento nel 1862 e ritorna nuovamente a Roma. In questa occasione visita anche Napoli e Pompei, ricevendone nuove influenze sotto il profilo artistico. Nel 1866 rientra nella città natale, dove affresca con soggetti mitici lo scalone del Kunstmuseum che ora ospita anche molti dei suoi dipinti.
Nel 1870 gli nasce il figlio Carlo, che si dedicherà anch'egli alla pittura. Di nuovo sente il richiamo dell'Italia e nel 1874 si trasferisce a Firenze: incontra Hans von Marées e nasce la figlia Beatrice che muore precocemente. È a Firenze che, nel 1879, dipinge la prima versione della sua opera più famosa: l'Isola dei Morti, ispirata alla sistemazione del piazzale Donatello con al centro il Cimitero degli Inglesi. Torna in Svizzera, a Zurigo.
Ritorna in Italia per motivi di salute: un attacco apoplettico lo costringe a riposarsi in località marine: soggiorna alla Spezia, Lerici, San Terenzo, ed infine a Firenze (1893). In questa occasione la Galleria degli Uffizi gli commissiona un autoritratto per la propria collezione. Nel 1895 acquista una villa a San Domenico di Fiesole (villa Bellagio) dove rimane fino alla morte, sopraggiunta nel 1901. È sepolto a Firenze nel Cimitero Evangelico degli Allori.


venerdì 26 settembre 2014

26 settembre 1791: nasce Théodore Géricault


Jean-Louis André Théodore Géricault, pittore francese esponente dell'arte romantica, nasce a Rouen, il 26 settembre 1791, in una famiglia parigina, ma originaria della Manica, che dopo cinque anni dalla sua nascita si trasferisce a Parigi (1796). Cresce in un ambiente solido e facoltoso, il che gli
garantisce una buona e regolare istruzione presso il Lycée Impérial.
Presto il giovane Géricault scoprirà le sue passioni, quella artistica e quella militare, entrambe accomunate dall'amore profondo per i cavalli.
Cavalli che saranno oggetto di numerosi studi e dipinti.
I suoi studi artistici iniziano con l'ingresso nell'atelier di Carle Vernet, dove conosce anche il figlio, Horace Vernet, e proseguono nell'atelier di Pierre-Narcisse Guérin, per poi completarsi nella Scuola di Belle Arti di Parigi.
Svolse le sue prime esperienze pittoriche nell’ambiente neoclassico francese che in quegli anni era influenzato dalle figure di David e Ingres. Dopo un periodo di soggiorno a Roma, dove ebbe modo di studiare le opere di Michelangelo e di Caravaggio, fece ritorno a Parigi, nel 1817, dove conobbe Delacroix. In quegli anni realizzò il suo quadro più famoso: «La zattera della Medusa», che fu esposto nel Salone d’Autunno del 1819 ricevendo aspre critiche.
Negli anni successivi, il suo interesse per un naturalismo nudo e crudo lo portò a prediligere temi dal gusto macabro, quali le teste dei decapitati o i ritratti di pazzi e alienati mentali rinchiusi nei manicomi. Di carattere molto introverso, Gericault rappresenta già il prototipo del successivo artista romantico: amorale e asociale, disperato e maledetto, che alimenta il proprio genio di eccessi e trasgressioni. Il gusto per l’orrido e il rifiuto della bellezza dà immediatamente il senso della sua poetica: un’arte che non vuole essere facile e consolatoria ma che deve scuotere i sentimenti più profondi dell’animo umano, proponendogli immagini raccapriccianti. La sua vita si concluse nel 1824, a soli 33 anni.

martedì 23 settembre 2014

23 settembre 1897: nasce Paul Delvaux


Paul Delvaux, pittore belga, nasce ad Antheit,, vicino a Liegi, il 23 settembre 1897.
Suo padre era un avvocato e Paul passò un’infanzia economicamente agiata, durante la quale poté prendere lezioni di musica e studiare greco e latino.
Queste letture influenzarono le sue opere giovanili, in cui i temi preferiti sono scene mitologiche.
Nonostante la disapprovazione dei genitori, fra il 1920 e il 1924 Delvaux studiò pittura e architettura all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles.
Nel 1925 tenne la sua prima mostra personale, presentando idilliaci paesaggi naturali resi su tela attraverso un neonaturalismo primitivista, solo parzialmente influenzato dall’impressionismo e dall’espressionismo tedesco.
Negli anni seguenti lo stile di Delvaux si evolve radicalmente.
Questo cambiamento fu dovuto al fascino provato nei confronti dell’arte di Giorgio De Chirico e di René Magritte, in particolare per la rappresentazione distaccata di oggetti ordinari presentati in accostamenti inattesi.
Anche le creazioni di James Ensor, di Salvador Dalí, di Max Ernst, di Joan Miró e di Balthus lo impressionarono a tal punto che si unì al movimento surrealista, partecipando ad alcune loro esposizioni e distruggendo la maggior parte delle sue opere precedenti.
In realtà Delvaux non si considerò mai come un vero surrealista, pensando alla sua arte come ad un classicismo rinnovato attraverso il quale trasportare sulla tela la poesia ed il mistero della vita moderna.
Nelle opere di questo periodo, che lo resero famoso, lo spazio metafisico di De Chirico si combina con il distacco ermetico di Magritte.
Tra gli anni ’40 e ’50 lo stile si appiattisce sempre più con effetti distorti di prospettiva forzata; in questi anni fece anche diverse serie di crocifissioni e di deposizioni messe in atto da scheletri, oltre a scene notturne con giovani ragazze e treni, un soggetto per lui ricorrente.
In questi anni eseguì diversi murali, come quelli al Palazzo dei Congressi a Bruxelles, del Casinò di Ostenda, dell’Istituto di Zoologia a Liegi.
Nel 1965 fu nominato direttore dell’Accademia Reale di Belle Arti del Belgio.
Notevole anche la sua produzione grafica, soprattutto di acqueforti, capaci di rappresentare, nella semplicità del bianco e nero, il suo mondo immaginario.
Morì a Furnes il 20 luglio 1994.

 

martedì 16 settembre 2014

16 SETTEMBRE 1887: NASCE HANS JEAN HARP


Hans Jean Arp,   pittore, scultore e poeta francese, nasce a Strasburgo, il 16 settembre 1887, da madre alsaziana e padre tedesco, usò per tutta la vita due nomi: quello tedesco di Hans e quello francese di Jean, alternandoli in base alla lingua o alle varie circostanze in cui gli capitava di riferirsi a se stesso.
Formatosi alla Ecole des Arts et Métiers di Strasburgo, poi, fra il 1905 e il 1907, alla Kunstschule di Weimar e infine, dal 1908, all'Académie Julian di Parigi. Pubblicò le sue prime poesie nel 1904 a Parigi. Nel 1911 uscì un suo libro a carattere intimistico (Rune e scritti bizzarri): nello stesso anno partecipò alla seconda esposizione del movimento del Blaue Reiter e due anni dopo entrò in contatto con l'avanguardia parigina.
Rifugiatosi in Svizzera per evitare il richiamo alle armi nella Prima guerra mondiale, nel 1916 fu fra i fondatori, a Zurigo, del Dadaismo.
Fu a Zurigo che incontrò Sophie Taeuber, tessitrice e pittrice, divenne poi sua moglie. Con Sophie Taeuber-Arp collaborò alla sperimentazione di collages. Il suo metodo di lavoro si rifaceva alle
leggi del caso: faceva cadere per esempio pezzetti di carta per poi fissarli nella posizione che avevano assunto a terra. Le sculture del periodo zurighese erano rilievi fatti di pezzi di legno e altri rifiuti,
talvolta policromi, messi insieme con chiodi sporgenti. Nel tempo giunse a creare opere dai contorni fluidi e dall’aspetto biomorfo.
Appartengono a questa fase della sua produzione numerosi collage astratti, xilografie, rilievi in legno monocromo dominati da forme bimorfiche e curvilinee e delle famose espressioni di decorazione murale, in collaborazione con la moglie e l'olandese Theo van Doesburg.
Tornato in Germania alla fine del conflitto, formò il gruppo dadaista di Colonia con Max Ernst e Johannes Theodor Baargeld. Più tardi, nel 1925, partecipò alla prima esposizione dei surrealisti, alla Galerie Pierre di Parigi.
Negli anni trenta rompe i rapporti con il Surrealismo, nel 1930 partecipa alla mostra del movimento astrattista Cercle et Carré, fondato dal belga Michel Seuphor, quindi, nel 1932, partecipa alla fondazione di Abstraction-Création, movimento raccolto intorno alla rivista Transition. Nel 1942 scappò dalla Francia occupata per rifugiarsi nuovamente in Svizzera, a Zurigo, dove, nel 1943, morì la sua prima moglie, l'artista Sophie Taeuber-Arp.
Dagli anni Trenta Arp decise di dedicarsi prevalentemente alla scultura, tra i temi trattati dall'artista sono degni di nota quello erotico e sensuale (Concrétion humaine, 1935) e quello del recupero della magia attraverso l'arte arcaica (Testa di Folletto, 1953; Ruota foresta IV, 1961).
Nel dopoguerra Arp ottenne un successo mondiale, sancito dalle due grandi mostre retrospettive di New York (1958) e Parigi (1962). Nel 1962 partecipa, insieme ai più importanti scultori internazionali dell’epoca, alla mostra Sculture nella città organizzata da Giovanni Carandente nell'ambito del V Festival dei Due Mondi a Spoleto. Presenta un'opera in bronzo del 1962 dal titolo Apparat d'une danse.
La sua produzione termina con una fase in cui realizza strutture monumentali per enti pubblici, come, per esempio, la Harvard University, nel Massachussets, 1950. Arp scrive anche poesie e saggi sia in tedesco, sia in francese. L'artista ebbe numerosi riconoscimenti, anche a livello internazionale; vinse infatti il Premio per la scultura alla Biennale di Venezia (1954) e nel 1958 il MOMA, Museum of Modern Art di New York, gli dedicò un'importante esposizione.
Muore a Basilea, il 7 giugno 1966.

venerdì 12 settembre 2014

12 settembre 1858: nasce Fernand Khnopff


Fernand Khnopff  pittore simbolista belga, nasce a Grembergen, presso
Dendermonde, il 12 settembre 1858, da una famiglia appartenente da generazioni alla più ricca borghesia belga. Cresciuto a Bruges studiò legge a Bruxelles, ma lasciò la facoltà per iscriversi
all'Académie royale des beaux-arts de Bruxelles. Durante un viaggio a Parigi nel 1877 fu grandemente influenzato da Delacroix e da Gustave Moreau. Fu affascinato anche dai Preraffaelliti e, in particolare, da Edward Burne-Jones. Nel 1881 espone per la prima volta al "Salon de l'Essor" di Bruxelles, i critici non si mostreranno entusiasti del suo lavoro,  tranne Emile Verhaeren, che scriverà anche la sua prima monografia. Nel 1883 Khnoppf  fu uno dei fondatori del Groupe des XX.
Sua sorella Marguerite fu uno dei suoi soggetti preferiti. Khnoppf aveva una vera e propria
passione per i capelli rossi, e per la mascella squadrata e prominente, tanto da dare alle sue modelle una apparenza androgina.
Nel 1885 incontra lo scrittore francese Joséphin Péladan, il futuro grande maestro dei rosacrociani. Péladan gli chiede di disegnare la copertina del suo nuovo libro "Le Vice suprême". Khnopff accetta, ma in seguito distruggerà l'opera perché la nota soprano Rose Caron credette di riconoscere le proprie fattezze nel ritratto immaginario di Leonora d'Este. Lo scandalo che ne seguì giovò alla fama di Khnopff. Continuò a illustrare i libri di Péladan e  spesso fu ospite d'onore alle mostre del parigino Salon de la Rose + Croix.
Dal 1889 entrò in contatto con l'ambiente artistico inglese, divenendo amico di Hunt, Watts, Rossetti, Brown e Burne-Jones.
Nel 1898 espose 21 opere alla prima mostra della Secessione viennese, questi lavori influenzeranno profondamente Gustav Klimt.
Ebbe successo ed onori tanto da ricevere l'Ordine di Leopoldo.
Morì a  Bruxelles, il 12 novembre 1921.

 

venerdì 5 settembre 2014

5 settembre 1774: nasce Caspar David Friedrich


Caspar David Friedrich, pittore tedesco, esponente dell'arte romantica, nasce a Greifswald (Pomerania), il 5 settembre 1774, sesto dei dieci figli di Gottlieb Adolf, fabbricante di sapone e di
candele, e di Sophie Dorothea Bechly.
Il 7 marzo 1781 perde la madre, il 18 febbraio 1782 la sorella di 20 mesi Barbara; l'8 dicembre 1787, la lastra di ghiaccio su cui pattina si rompe e Caspar precipita in acqua: per salvarlo
dall'annegamento, il fratello Johann perde la vita; il 27 maggio 1791 muore in un incidente la sorella Maria: a tutte queste tragiche circostanze, ma anche alle giovanili letture romantiche e alla rigorosa
educazione pietistica, si fa anche risalire la singolare malinconia del pittore.
Prende lezioni di disegno a Greifswald da Johann Quistorp e dal 1794 al maggio del 1798 frequenta l'Accademia d'Arte di Copenaghen in Danimarca, la più importante dell'Europa settentrionale; tra i suoi insegnanti, Nikolaj Abraham Abildgaard e Christian August Lorentzen hanno la maggiore influenza su di lui. Dipinge acquerelli con vedute di parchi e pittoreschi giardini all'inglese e molti autoritratti e ritratti di familiari a penna o a matita.
Dopo un breve soggiorno a Berlino, nell'ottobre 1798 si stabilisce a Dresda, sede di una celebre pinacoteca, dove trascorre intere giornate ad ammirare le opere di Jacob van Ruisdael, Nicolas Poussin e Gaspard Dughet, e della migliore Accademia d'Arte della Germania; qui presenta, nel marzo 1799, un acquerello, giudicato ben disegnato ma  debole nel colore.
Nell'estate del 1801 e poi nel maggio dell'anno successivo esegue numerosi studi nell'isola di Rügen.
Agli inizi dell'800, in Germania, la pittura di paesaggio sta attraversando un periodo di crisi.
Così Friedrich ha innanzi a sé un campo libero, realizzando una pittura paesaggistica innovativa che rifletto i temi del vago e dell'indefinito romantici.
Il 25 agosto 1805 invia a un concorso di Weimar due disegni a seppia, la Processione al Crocefisso e Pescatori a riposo nel lago, che vengono premiati a pari merito.
Alla mostra dell'Accademia di Dresda del 1807 presenta un disegno a seppia, ormai perduto, rappresentante una montagna coperta d'abeti e sormontata da una croce.
Notato dalla contessa Maria Theresia Brühl, il marito conte Franz Anton von Thun-Hohenstein commissiona a  Friedrich la stessa composizione ad olio e convertita in pala d'altare per la cappella del loro castello di Tetschen, in  Boemia.
Entro una cornice intagliata su disegno, ricco di motivi simbolici, eseguito dallo stesso pittore, il paesaggio simbolico di questa opera viene presentato al pubblico il 25 dicembre 1808, sollevando
numerose polemiche; il critico, di ispirazione illuministica, Friedrich von Ramdohr, condanna l'idea di fare di un paesaggio una pala d'altare ma il pittore, che replica anche personalmente alle critiche, viene difeso dagli amici pittori Gerhard von Kügelgen e Ferdinand Hartmann: tutta la polemica favorisce la notorietà di Friedrich.
Nel febbraio del 1809 termina il Monaco in riva al mare, che modifica l'anno dopo, mutandolo in un notturno, con la falce lunare e la stella mattutina ed eliminando le immagini
di due navi; il monaco raffigurato è un amico defunto del pittore.
Il 6 novembre 1809 muore il padre. Il 10 luglio 1810, insieme con l'amico pittore Georg Friedrich Kersting, visita il  Riesengebirge, una catena montuosa dei Sudeti, soggetto di molti suoi studi: ne sono esempi le tele dipinte in  quell'anno della Luna sul Riesengebirge, a Weimar, e il Mattino sul Riesengebirge, presentata nel marzo 1811 all'Accademia di Dresda, a novembre in quella di Weimar e l'anno dopo a Berlino, dove viene acquistata dal re, insieme con il Giardino pensile.
Il 18 settembre 1810 riceve la visita di Goethe nel suo studio: il poeta annota nel suo diario la forte impressione ricevuta dal Monaco sulla spiaggia e dall'Abbazia nel querceto; è da una poesia di Goethe, il Lamento del pastore, che Friedrich trae ispirazione per il suo Paesaggio con arcobaleno, scomparso nel 1945.
Il 12 novembre diviene membro dell'Accademia di Berlino con il minimo scarto di voti: le novità delle sue concezioni artistiche sono fortemente contrastate da molti artisti, in particolare dal vicepresidente dell'Accademia, Gottfried Schadow.
Gli anni dal 1812 al 1813 rappresentano un periodo di difficoltà economiche e di disagi: nel luglio 1813 l'esercito francese occupa Dresda e Friedrich lascia la città. È per lui il momento della pittura patriottica, con opere come Tombe degli antichi eroi e il Cacciatore nella foresta.
Nell'agosto 1816 presenta con successo all'Accademia di Dresda due nuove opere, una Cattedrale gotica, oggi scomparsa, e la Veduta di un porto, di Potsdam, acquistati da Federico Guglielmo III; il 4 dicembre viene accolta la sua domanda di entrare a far parte dell'Accademia di Dresda.
Il 21 gennaio 1818 sposa una ragazza di umili origini, Caroline Bommer, figlia di un fattore.
In estate compiono il viaggio di nozze nell'isola di Rügen; è conservato a Oslo il suo quaderno di schizzi eseguiti durante il viaggio.
Il 1818 è un anno di notevole incremento della sua attività artistica e, in particolare, della creazione di due notissimi dipinti: il Viandante sul mare di nebbia e Le bianche scogliere di Rügen.
Il 30 agosto 1819 nasce la figlia Emma; è di quest'anno i Due uomini davanti alla luna, acquistata dall'amico Dahl che la donerà alla Pinacoteca di Dresda dopo la morte di Friedrich.
Vi sono rappresentati Caspar e l'allievo August Heinrich: dopo la morte di questi, nel 1822, Friedrich ne farà una seconda versione sostituendo all'allievo la figura della moglie.
.Il 27 marzo 1820 è assassinato a Dresda l'amico von Kügelgen, che Friedrich ricorderà due anni dopo con la sua Tomba di Kügelgen; 1l 19 aprile riceve la visita di Peter Cornelius, importante esponente del movimento pittorico dei Nazareni, che Friedrich mostra di stimare pur non condividendo il loro ritorno a una concezione medioevale dell'arte.
Si trasferisce in una nuova casa di Dresda - andata distrutta nel tragico bombardamento del 1945 - affacciata sull'Elba, il cui studio è rappresentato nella sua Donna alla finestra di Berlino.
Friedrich ha rapporti con il poeta russo Vasilij Andreevič Žukovskij che, introdotto nella corte zarista, farà da intermediario con il pittore, raccogliendo egli stesso una discreta collezione del pittore tedesco, nel tempo andata dispersa.
Il 2 settembre 1823 nasce la seconda figlia Agnes.
Il 19 gennaio 1824 Friedrich viene nominato professore dell'Accademia di Dresda.
L'artista manifesta i primi sintomi di una malattia la cui precisa natura è rimasta sconosciuta: egli stesso riferisce soltanto di un'indisposizione dovuta al troppo lavoro.
La malattia comporta una diminuzione della sua attività artistica, in particolare della pittura a olio, che egli sostituisce con la meno impegnativa attività all'acquerello e ai disegni a seppia. Dipinge tuttavia alcuni dei suoi quadri più noti, come Il mare di ghiaccio, ora ad Amburgo, che espone a Praga, a Dresda, ad Amburgo e a Berlino - la cui ispirazione gli fu offerta dalle spedizioni al Polo Nord avvenute per nave nel 1819 e nello stesso anno 1824.
Il 23 dicembre nasce il suo ultimo figlio, Gustav Adolf.
Visita per l'ultima volta l'amata Rügen, va a Greifswald e più tardi in Boemia.
Al 1832 risale La grande riserva, uno degli ultimi capolavori.
Il 26 giugno 1835 è colpito da infarto; va a curarsi a Teplitz. Ha un miglioramento che gli dà fiducia di poter lavorare ancora e bene; scrive di sperare di potersi ancora guadagnare, in futuro, il pane quotidiano. Ma la ripresa è di breve durata: la malattia lo lascia debole e depresso.
Muore il 7 maggio 1840 a Dresda e viene sepolto nel cimitero della Trinità di Dresda.


giovedì 28 agosto 2014

28 AGOSTO 1833: NASCE EDWARD BURNE-JONES


Edward Burne-Jones fu un pittore britannico, tra i maggiori rappresentanti della corrente dei Preraffaelliti in Inghilterra.
Nacque a Birmingham, il 28 agosto 1833.
Grazie agli insegnamenti del padre intagliatore imparò le prime nozioni e le prime tecniche del disegno, in seguito frequentò la Birmingham School of Art dal 1848 al 1852, anche se dopo entrò nel collegio Exeter di Oxford per studiare teologia e intraprendere la carriera sacerdotale.
Ad Oxford strinse amicizia con il decoratore William Morris, di cui scoprì la comune passione per la poesia che portò i due a fondare una piccola società letteraria chiamata The Brotherhood dedita alle letture di John Ruskin e Tennyson. Inoltre rivestì una notevole importanza la conoscenza diretta di Rossetti, della sua arte e la sua collaborazione alla rivista Oxford and Cambridge Magazine fondata da Morris nel 1856. Lo stesso anno Burne-Jones decise di abbandonare gli studi nel 1856 per dedicarsi interamente all'attività artistica.
Iniziò a svolgere l'attività di maestro di pittura a Giorgiana MacDonald che in seguito si legherà a Morris.
Viaggiò lungamente e soggiornò dapprima in Francia assieme a Morris e poi in Italia, a Firenze, Pisa, Siena, Venezia con John Ruskin.
Dopo aver soprattutto imitato Rossetti nei primi cinque anni di carriera, ben presto il suo stile si personalizzò sia per le ricchezze decorative sia per il plasticismo e l'immaginazione. Da una fonte di ispirazione particolare come era la pittura italiana del Quattrocento, mescolata con il gusto romantico, i suoi principali soggetti tratti dalla mitologia classica, nordica e medievale, furono sempre trasposti in ambienti affascinanti tra il sogno e la realtà in un’atmosfera sospesa, in cui il raffinato virtuosismo delle forme prelude le linee dell’Art Nouveau. Eseguì inoltre disegni per libri in collaborazione con l’amico William Morris, schizzi per vetrate e arazzi.
Nel 1864 Burne-Jones venne eletto membro della Royal Watercolour Society e incominciò ad esibire i suoi primi lavori, tra i quali The Merciful Knight, considerata la prima opera frutto di una personale vena artistica.
Burne-Jones venne nominato membro della Royal Academy nel 1885, dove si esibì l'anno successivo con la mostra The Depths of the Sea, incentrata sull'omonimo dipinto, mentre nel 1887 il pittore espose la serie di Perseus e tre anni dopo fu la volta della serie The Legend of Briar Rose che riscosse accoglienze entusiastiche.
Un quadro a tempera, The Star of Bethlehem disegnato per la corporazione di Birmingham, fu mostrato nel 1891 e venne considerata una delle sue opere più riuscite.
Morì a Londra, il 17 giugno 1898.

 

mercoledì 27 agosto 2014

27 AGOSTO 1890: NASCE MAN RAY


Man Ray, nato Emmanuel Rudzitsky, pittore, fotografo e regista statunitense esponente del Dadaismo, nasce a Filadelfia, il 27 agosto 1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica. Cresce a New York dove completa gli studi. Termina la scuola superiore ma rifiuta una borsa di studio in architettura per dedicarsi all’arte. A New York lavora nel 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray”, che significa uomo raggio. Acquista la sua prima macchina fotografica nel 1914, per fotografare le sue opere d’arte. Nel 1915 il collezionista Walter Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp, di cui diverrà grande amico. Nel 1919 dipinge le sue prime aerografie, immagini prodotte con un’aeropenna, uno strumento di ritocco di uso comune per un grafico disegnatore. A New York, con Marcel Duchamp formò il ramo americano del movimento Dada che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell'arte tradizionale. Dopo alcuni tentativi senza successo e soprattutto dopo la pubblicazione di un unico numero di "New York Dada" nel 1920, Man Ray affermò che "il Dada non può vivere a New York". Nel 1920 Duchamp torna a Parigi. Man Ray, che in precedenza aveva rinunciato a trasferirsi in Francia a causa della grande guerra, lo segue. A Parigi Duchamp gli presenta gli artisti più influenti di Francia, fra cui anche André Breton Il successo Parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Il suo studio fotografico è frequentato dalla Parigi bene, alla ricerca di un ritratto diverso dall’usuale.
Man Ray infatti rivoluzionò l'arte fotografica.
Grandi artisti dell'epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive.
Man Ray scoprì per caso le rayografie nel 1921. Mentre sviluppava alcune fotografie in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce.
L'artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. Attraverso i suoi rayographs, termine costruito sul suo cognome, ma che contemporaneamente evoca il disegno luminoso, poteva sondare ed esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue. Si innamora della famosa cantante francese Kiki (Alice Prin), spesso chiamata Kiki de Montparnasse, che in seguito divenne la sua modella fotografica preferita. Insieme a Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, fu rappresentato nella prima esposizione surrealista alla galleria Pierre a Parigi nel 1925. Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim, conosciuta per la sua tazza da te ricoperta di pelliccia, posò per Man Ray in quella che divenne una ben nota serie di foto che la ritraggono nuda in piedi vicino a un torchio da stampa. Anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor, del cui padre Ray era grande amico, restano numerose fotografie. Insieme alla fotografa surrealista Lee Miller che fu la sua amante e assistente fotografica all'epoca utilizzò sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale obbliga Man Ray, che è di origine ebrea, a rientrare negli Stati Uniti. Nel 1940 arriva a New York ma poco dopo si trasferisce a Los Angeles. In questo periodo insegna fotografia e pittura in un college, espone in varie mostre le sue fotografie, fra cui anche alla galleria di Julien Levy di New York. Finita la seconda guerra mondiale Man Ray ritorna a Parigi, dove vivrà fino al giorno della sua morte, in questi anni continua a dipingere ed a fare fotografie. Nel 1975 espone le sue fotografie alla biennale di Venezia.
Negli ultimi anni della sua vita Man Ray fece spesso ritorno negli Stati Uniti, dove visse a Los Angeles per alcuni anni. Tuttavia egli considerava Montparnasse come casa sua e vi fece sempre ritorno e fu lì che morì il 18 novembre 1976. Venne seppellito nel cimitero di Montparnasse. Il suo epitaffio recita: Non curante, ma non indifferente.


lunedì 25 agosto 2014

25 AGOSTO 1910: NASCE DOROTHEA TANNING


Dorothea Tanning, pittrice, poetessa e scrittrice statunitense, nasce a Galesburg (Illinois), il 25 agosto 1910 e si trasferì giovane a Parigi, dove visse per ventotto anni, prima di andare a vivere a
New York.
Lì conobbe il noto pittore Max Ernst, che le permise di frequentare i circoli del Surrealismo, nel 1942.
Nel '46 i due si sposarono.
Negli anni quaranta il suo stile era tipicamente surrealista, ma a metà degli anni cinquanta si assiste ad un cambiamento radicale. Ella stessa dichiarò di aver rotto lo specchio con il quale vedeva dopo aver dipinto nel 1957 Insomnias, un altro suo quadro particolarmente significativo. In quella tela la Tanning ha rappresentato lo spostamento di energie in quel particolare momento storico del dopoguerra.
Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1976, ha cominciato anche a dedicarsi alla poesia e alla stesura di alcuni romanzi, di cui il più noto è Chasm, pubblicato nel 2004.
Nel corso del suo novantacinquesimo anno una galleria di New York le ha dedicato una mostra nella quale sono stati raccolti per la prima volta tutti i suoi quadri.
Muore a New York, il 31 gennaio 2012.

 

25 AGOSTO 1891: NASCE ALBERTO SAVINIO


Alberto Savinio, nome d'arte di Andrea Francesco Alberto de Chirico, è stato uno
scrittore, pittore e compositore italiano.
Nato ad Atene, il  25 agosto 1891, terzo figlio dell'ingegnere ferroviario Evaristo de Chirico e Gemma Cervetto, fratello del pittore Giorgio de Chirico e di Adele, primogenita, morta nel 1891, studiò pianoforte e composizione al conservatorio della sua città natale, dove si diplomò a pieni voti nel 1903.
Alla morte del padre, nel 1905, la famiglia, dopo brevi soggiorni a Venezia e Milano, si trasferì a Monaco di Baviera, dove giunse probabilmente nell'ottobre del 1906.
Per un breve periodo Andrea de Chirico studiò contrappunto con Max Reger, e s'impegnò nello studio del pensiero di Otto Weininger, Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche.
A causa dell'insuccesso delle sue composizioni, si trasferì nel 1911 a Parigi, dove fece la conoscenza di molti esponenti delle avanguardie artistiche come Pablo Picasso, Blaise Cendrars, Francis Picabia, Jean Cocteau, Max Jacob e Guillaume Apollinaire.
Dall'inizio del 1914 si presentò sotto lo pseudonimo di Alberto Savinio. Pubblicò Les chants de la mi-mort sulla rivista Les Soirées de Paris sotto tale nome.
Nel 1915 tornò in Italia insieme con il fratello Giorgio. Soggiornarono a Firenze e, arruolati nell'esercito italiano, furono destinati al 27º reggimento di fanteria a Ferrara, dove avevano già un contatto con il circolo artistico di Filippo De Pisis e Carlo Carrà. Nel 1916 per sottrarsi all'isolamento e alla noia della vita militare infittisce i rapporti con Giovanni Papini e Ardengo Soffici e inizia a collaborare a "La Voce" di Giuseppe De Robertis, dove appaiono a puntate i primi capitoli di Hermaphrodito. Nel 1917 venne inviato come interprete a Salonicco, sul fronte macedone.
Dopo la fine della prima guerra mondiale fu trasferito a Milano e dal 1923 si stabilì a Roma, dove già aveva pubblicato testi teoretici e narrativi, soprattutto in riviste come "Valori plastici" e "La Ronda". Nel 1924 fu tra i fondatori della "Compagnia del Teatro dell'Arte", diretta da Luigi Pirandello, per la quale scrisse (senza metterlo in scena) Capitano Ulisse.
Due anni dopo sposò Maria Morino, un'attrice della compagnia teatrale di Eleonora Duse, da cui ebbe Angelica (1928) e Ruggero (1934). Quest'ultimo ha seguito le orme del padre diventando un affermato pittore. Nel 1927 si trasferì con la moglie a Parigi, dove si dedicò alla pittura.
Tornato definitivamente in Italia nel 1933, fu collaboratore de "La Stampa" nonché animatore delle riviste "Colonna" e "Il Broletto" (pubblicato a Como), che si occupavano anche di architettura. Dal 1934 si trasferì a Roma. Nel 1938, André Breton lo incluse (unico italiano) nell'Anthologie de l'humour noir.
Nell'autunno del
1943, avendo appreso che il suo nome era stato inserito in una lista di sospetti antifascisti, fu costretto a nascondersi.
Alla fine del conflitto proseguì l'attività di critico culturale sulle colonne del Corriere della
sera, ottenendo il Premio Saint Vincent per il giornalismo nel 1949.
Lavorò anche come drammaturgo e regista, scrivendo egli stesso opere e drammi per il teatro.
Nel 1951 scrisse la "tragicommedia mimata e danzata" Vita dell'uomo, allegoria dell'esistenza umana su una musica ispirata allo stile di Schumann. Nel 1952 propose per il Maggio Musicale Fiorentino una celebre messinscena dell'Armida di Rossini con Maria Callas, curando anche scenografie e costumi.
Morì a Roma, il 5 maggio 1952.





giovedì 21 agosto 2014

21 agosto 1872: nasce Aubrey Beardsley


Aubrey Beardsley fu illustratore, scrittore e pittore inglese, legato agli ambienti teatrali all'epoca di Oscar Wilde, famoso per le sue illustrazioni in bianco e nero a campiture piatte per opere come Salomè.
Nacque a Brighton, il 21 agosto 1872 e la sua carriera è legata alle tendenze simboliste e decadenti dell'epoca.
Beardsley lavorò a lungo per la rivista Yellow Book, che raccoglieva l'opera di numerosi artisti e scrittori del tempo. Le sue opere furono spesso discusse, per le peculiarità stilistiche innovative e soprattutto per la sua tendenza alla perversione ed al grottesco, soprattutto nei soggetti erotici del
periodo maturo. Beardsley fu sempre affascinato dalla storia e dalla mitologia, mutuando da esse la maggior parte dei suoi soggetti: ricorrenti sono le figure di Lisistrata e Salomè, ad esempio. La maggior parte delle sue illustrazioni furono realizzate ad inchiostro, con netti contrasti tra campiture nere e bianche, tra raffinati dettagli e linee pure.
Beardsley era amico di Oscar Wilde e nel 1893 illustrò la sua Salomè in occasione della prima in Francia. Lavorò inoltre per numerose riviste e quotidiani, tra cui The Savoy e The Studio oltre al già citato Yellow Book, ed illustrò molti libri tra cui Le Morte d'Arthur di Thomas Malory, alcuni racconti di Edgar Allan Poe, una raccolta di storie su Pierrot e The Rape of the Lock di Alexander Pope.
Come caricaturista, oltre alla sua opera per giornali e riviste, realizzò alcune scene sulla vita irriverente di Oscar Wilde. Tuttavia fu proprio la sua collaborazione artistica con Oscar Wilde, che proprio allora fu incarcerato per sodomia, a sminuire la sua rispettabilità agli occhi delle società di
allora e a portarlo al licenziamento da Yellow Book.
Dopo il licenziamento, la rivista, subì un lento declino in quanto era Beardsley a caricarla della propria eccentricità.
Beardsley fu inoltre scrittore: sua è Under the Hill, un racconto erotico incompiuto basato sulla leggenda del cavaliere tedesco Tannhäuser che, dopo aver trovato la dimora sotterranea di Venere, si trattiene un anno a venerare la dea.
Allineata con il modello estetico che vide in Oscar Wilde l'emblema, la
vita di Beardsley fu improntata all'eccentricità ed al pubblico egocentrismo, al punto che ebbe a dichiarare: "Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente."
Beardsley morì a Mentone in Francia nel 1898, di tubercolosi, all'età di 25 anni.