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lunedì 1 dicembre 2014

IL REALISMO MAGICO NELL'ARTE


Il termine Realismo magico è stato utilizzato per definire, in periodi diversi, un'arte che utilizzava una tecnica estremamente "realista" per rappresentare degli scenari stranianti.
Per la prima volta fu utilizzato nel 1925 dal critico tedesco Franz Roh nei riguardi dei pittori appartenenti alla corrente classica della Nuova oggettività, che si ispiravano alle correnti italiane del ritorno all'ordine degli anni venti, come Novecento, Valori plastici e la Pittura metafisica di De Chirico.
Opere come quelle di De Chirico mostrano degli scenari immobili, incantati, immerso in una magica sospensione, a tratti inquietante.
Quando si parlò di "realismo magico" per la prima volta, si escludeva la presenza di elementi apertamente "fantastici", ma piuttosto si tendeva a ritrarre gli oggetti con maggiore accuratezza possibile, in modo che da soli svelassero l'elemento "magico" celato nelle pieghe del quotidiano.
Nel Nord Europa il realismo magico si è espresso con istanze di più carica ed intensa drammaticità, come in Christian Schad e nei pittori della Nuova oggettività. In questo senso, il termine Realismo magico viene spesso utilizzato come sinonimo di post-espressionismo o di pittura di Ritorno all'ordine con elementi surreali.
Ascrivibili a tale poetica visiva sono anche alcuni pittori americani degli anni trenta, come Ivan Albright, Paul Cadmus, George Tooker, influenzati in questo caso anche dal Precisionismo di Charles Sheeler e Georgia O'Keeffe e dall'opera di Edward Hopper.

In seguito questo termine è stato spesso utilizzato per indicare quei tipi di pittura in cui gli oggetti sono raffigurati con estremo naturalismo, ma che, grazie all'aggiunta di elementi surreali o paradossali, danno alla rappresentazione un effetto sottilmente misterioso, trasmettendo un senso di irrealtà.
In questo modo, a partire dalla metà del '900, il realismo magico si apre ad elementi più apertamente fantastici, con artisti come Paul Cadmus, Ivan Albright, George Tooker e Bettina Shaw-Lawrence.

Sotto la categoria del realismo magico possono essere incluse anche le opere di diversi artisti sudamericano come Frida Kahlo, Emilio Bas Viaud e Fernando Botero.
Attualmente l'interesse rinato per le tecniche pittoriche degli Antichi Maestri convive con l'utilizzo di nuovi media che permettono la creazioni di effetti contemporaneamente realistici e stranianti, per cui il realismo magico si esprime sia attraverso le tradizionali tecniche che tramite la computer grafica.





domenica 23 novembre 2014

23 novembre 1883: nasce José Clemente Orozco


José Clemente Orozco, pittore messicano, nasce a Ciudad Guzmán, il 23 novembre 1883.
Agli inizi della sua vita, la famiglia di Orozco si trasferì da Cuidad Guzman a Guadalajara e poi a Città del Messico
Formatosi all'accademia di Belle Arti di Città di Messico, tra il 1911 e il 1914 collaborò con disegni caricaturali a El Ahuizote e a La Vanguardia. Considerato, con D. Rivera e A. Siqueiros, tra i più significativi esponenti della pittura messicana, mostrò fin dalle prime opere la tendenza a rompere i legami con la pittura europea per ricollegarsi a temi locali e del Messico precolombiano. La rivoluzione messicana dette a tale tendenza un preciso contenuto di carattere politico e sociale sviluppando l'efficacia e la potenza creativa dell'artista. Tra il 1927 e il 1932, Orozco alternò viaggi in Europa e negli USA (Zapata, 1930, Chicago, Art Institute; Zapatistas, 1931, New York, Museum of modern art) ai lunghi soggiorni in Messico dove la sua opera, drammatica, vigorosa, di grandiosità primordiale, trovò la sua più vera espressione nei numerosi e monumentali affreschi a Città di Messico (Escuela preparatoria, 1922-27; Hospicio Cabañas, 1938-39; Hospital de Jesús Nazareno, 1942-48) e a Chapultepec (Museo nacional de historia, 1948).
Morì a Città del Messico, il 7 settembre 1949.

venerdì 21 novembre 2014


René Magritte, pittore belga, nato a Lessines, il 21 novembre 1898, il padre Léopold Magritte era un mercante. Da giovane si trasferisce più volte con la famiglia: nel 1910, all'età di 12 anni, si trasferiscono a Châtelet, dove sua madre Adeline due anni dopo, nel 1912, morirà gettandosi nel fiume Sambre. Secondo una versione ricorrente, di cui non è chiara la veridicità, venne ritrovata annegata con la testa avvolta dalla camicia da notte; questo fatto sarebbe rimasto particolarmente impresso in alcuni suoi dipinti come L'histoire centrale, Les amants e Le fantasticherie del passeggiatore solitario.
Con il padre e i due fratelli si trasferisce nuovamente questa volta a Charleroi, per allontanare il dolore della tragedia. Dopo gli studi classici, René volge i suoi interessi alla pittura. Nel 1916 si iscrive all'Accademia di belle arti di Bruxelles, città dove la famiglia si trasferisce nel 1918.
Inizia a interessarsi alle ricerche futuriste, conosciute attraverso Pierre Floquet; nel 1919 espone la sua prima tela, Trois Femmes, presso la Galerie Giroux.
Nel 1922 si sposa con Georgette Berger, che aveva conosciuto nel 1913, quando aveva quindici anni.
Nel 1923 vende il suo primo dipinto, il ritratto della cantante Evelyn Brélin, e nel frattempo inizia a lavorare come grafico, principalmente nel design di carta da parati.
Secondo quanto affermato da lui stesso, la svolta surrealista avviene con la scoperta dell'opera di Giorgio de Chirico, in particolare dalla visione del quadro Canto d'amore.
Nel 1925 entra nel suo periodo surrealista con l'adesione al gruppo surrealista di Bruxelles, composto da Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé, e dipinge il suo primo quadro surrealista, Il fantino perduto.
Nel 1926 prende contatto con André Breton, leader del movimento surrealista e l'anno successivo si tiene la sua prima mostra personale, presso la galleria Le Centaure di Bruxelles, successivamente si trasferisce con la moglie a Perreux-sur-Marne, nei pressi di Parigi nel 1927.
Nel 1930 Magritte decide di tornare a Bruxelles insieme a Georgette.
Nel 1940, per timore dell'occupazione tedesca, si trasferisce con la moglie nel sud della Francia, a Carcassonne. In questi anni sperimenta un nuovo stile pittorico, detto alla Renoir o solare, che porta avanti sino al 1947. Dalla fine dello stesso anno inizia il periodo vache, una sorta di parodia del fauvismo, con uno stile nuovo, rapido e aggressivo particolarmente ispirato a spunti popolari come le caricature e i fumetti. Tuttavia, l'esperienza dura pochi mesi.
Dopo un ultimo lungo viaggio fra Cannes, Montecatini e Milano, avvenuto nel 1966, muore nel suo letto il 15 agosto dell'anno successivo a Bruxelles poco dopo la comparsa di un improvviso cancro del pancreas. Viene sepolto nel cimitero di Schaerbeek.


martedì 28 ottobre 2014

28 ottobre 1909: nasce Francis Bacon


Francis Bacon, pittore irlandese, nasce a Dublino, il 28 ottobre 1909, secondo figlio di Anthony Edward Mortimer Bacon e Christina Winifred Loxley Firth.
Il padre discendeva da una famiglia che vantava nobili origini, imparentata forse con il filosofo Francis Bacon, noto in Italia come Francesco Bacone. Era un uomo iracondo e tirannico, capitano della fanteria leggera dell'esercito britannico in pensione nonché veterano della seconda guerra boera. La madre proveniva invece da una facoltosa famiglia di Sheffield che aveva fatto fortuna commerciando acciaio e carbone.
Francis ereditò dal nonno materno una grave forma di asma cronica che lo costringeva ad assumere morfina e a stare alla larga da cani e cavalli, cosa che lo sminuiva agli occhi del padre, grande appassionato di caccia e sport all'aria aperta.
Instaurò un rapporto molto profondo con la nonna materna, con cui trascorse buona parte dell'infanzia a Farmleigh, vicino alla città settecentesca di Abbeyleix, nel sud-est dell'Irlanda.
I Bacon si trasferirono a Londra durante la prima guerra mondiale per obblighi militari del capofamiglia, in servizio al British War Office.
A causa dei forti attacchi d'asma che lo costringevano a letto per giorni, Francis non frequentava la scuola regolarmente, e i genitori decisero di affidare la sua istruzione a un sacerdote, che però non lasciò tracce rilevanti sulla sua formazione. Nel 1924 fu mandato in collegio nella Dean Close School di Cheltenham, dove rimarrà fino al 1926. Questo periodo lo avviò alla propria educazione sentimentale: già all'età di quindici anni, Francis era consapevole della propria omosessualità, cosa che gli procurò forti contrasti con il padre, che vedeva inoltre la sua manifesta intenzione di dedicarsi all'arte come una pericolosa decadenza di costumi che lo avrebbe condotto alla povertà. Le continue liti e l'atteggiamento sempre più ambiguo e femmineo del figlio, spinsero il padre a cacciarlo di casa.
Nell'ottobre del 1926 si trasferì a Londra, dove vivevano molti parenti della madre, che lo aiutavano a coprire le spese di prima necessità. La grande città appariva come un mondo libero e ricco di stimoli ad un ragazzo cresciuto nella rigida Irlanda, e Bacon si inserì presto nel circolo degli omosessuali londinesi, anche se a quei tempi l'omosessualità era considerata ancora un crimine e non poteva essere manifestata liberamente.
In questo periodo svolse una serie di lavori, tra cui stenografo, commesso centralinista in un negozio di abiti femminili all'ingrosso a Soho e domestico-cuoco, mentre continuava la sua auto-formazione culturale leggendo Nietzsche.
Sua cugina Diane Watson suggerì che il diciassettenne Francis prendesse lezioni di disegno alla scuola d'arte San Martin. Nel frattempo, Bacon cominciò a trarre vantaggio economico dalla propria omosessualità concedendosi a uomini ricchi. Con uno di questi, un ex compagno d'arme di suo padre, trascorse due mesi nel 1927.
Successivamente si trasferì a Parigi per un anno e mezzo, imparando la lingua francese grazie alla pianista-cantante Yvonne Bocquentin. Nell'estate del 1927 vide una mostra di Picasso nella Galleria Paul Rosenberg a Parigi, che lo ispirò a disegnare e dipingere. Prese il treno circa cinque volte a settimana per visitare la mostra e spesso tornava con disegni ed acquerelli d'ispirazione cubista.
Nel tardo 1928 tornò a Londra e cominciò a lavorare come interior designer. Prese un garage a South Kensington e lo convertì in studio, condividendo il piano superiore con Eric Alden, il suo primo collezionista, e Jessie Lightfoot, la badante di Bacon.
Nel 1929 conobbe Geoffrey Gilbey, un corrispondente del Daily Express e per qualche tempo lavorò come suo segretario. Grazie a conoscenze traverse, divenne anche designer d'interni di Douglas Cooper tra i più noti collezionisti di arte moderna di tutta l'Inghilterra. Poco dopo conobbe Eric Hall, che divenne suo amante e protettore.
La prima esposizione personale nel suo nuovo studio a Queensberry Mews, nell'inverno del 1929, era fatta di stracci, mobilia di Bacon, e alcuni dipinti, tra cui Painted screen (c.1929 - 1930) e Watercolour (1929), entrambi comprati da Alden. Sydney Butler, figlia di Samuel Courtauld, commissionò un tavolo di vetro e acciaio ed una serie di sgabelli per il salotto della sua casa di Smith Square.
Di ritorno a Londra, dopo un periodo in Germania nel 1930, Bacon affittò con Hall il piano terra di Cromwell Place 7, a South Kensington, che era stata la casa e lo studio di John Everett Millais. Per trarre profitto, i due organizzavano anche serate dedicate al gioco d'azzardo con una roulette.
Nel 1936 Francis Bacon invia alcune opere alla Mostra Internazionale del Surrealismo, ma vengono tutte respinte perché ritenute "non sufficientemente surrealiste".
Deluso, smette di dipingere.
Nel 1944 Francis Bacon, scontento dei risultati, distrugge quasi tutti i lavori, tranne Crucifixion e qualche altro quadro.
Nel 1945 la Lefevre Gallery di Londra espone il trittico Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion ed inizia la consacrazione artistica di Bacon: le grandi gallerie e musei acquistano le sue opere.
Tra il 1946 e il 1950 Francis Bacon vive prevalentemente a Montecarlo. Inizia l'amicizia con il pittore inglese Graham Sutherland.
Nel 1949 ha luogo la prima di una lunga serie di mostre personali presso la Hanover Gallery di Londra, suo agente fino al 1958, presenta il ciclo Heads.
Nel 1954 Bacon rappresenta l'Inghilterra, assieme a Ben Nicholson e Lucien Freud, alla Biennale di Venezia e continua ad essere uno dei più significativi pittori  del secolo in mostre che si tengono fra Londra, New York e Chicago.
Gli anni '60 sono caratterizzati dai bei ritratti ad amici ed intimi, il suo modello più amato è George Dyer che si suiciderà nel 1971 lasciando un segno profondo nell'intimo dell'artista.
Attivo anche in età avanzata, Francis Bacon muore il 28 aprile 1992 a Madrid, dove si era recato per una breve visita.

sabato 25 ottobre 2014

25 ottobre 1881: nasce Pablo Picasso


Pablo Picasso, il cui nome completo Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso, nasce a Málaga, il 25 ottobre 1881. Considerato uno dei maestri della pittura del XX secolo, era figlio di un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.
Nel 1901 inizia il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste..
Il «periodo rosa» iniziò invece nel 1905 e terminò verso la fine del 1906, in quegli anni Picasso preferì tonalità più calde e cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.
In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.
La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.
La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato.  Durante gli anni trenta il minotauro sostituisce l'arlecchino come motivo ricorrente ed è da ascriversi al periodo "surrealista" dell'artista. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto a Mougins, l'8 aprile 1973.

 

domenica 19 ottobre 2014

19 ottobre 1882: nasce Umberto Boccioni


Umberto Boccioni, pittore e scultore italiano, uno dei principali teorici ed esponenti del movimento futurista, nasce a Reggio Calabria, il 19 ottobre 1882.
Figlio di  Raffaele Boccioni e Cecilia Forlani,  originari di Morciano di Romagna (allora in provincia di Forlì, oggi in provincia di Rimini). Il padre, che lavora come usciere di prefettura, è costretto a spostarsi lungo il territorio nazionale in base alle esigenze di servizio. Successivamente la famiglia si trasferisce a Forlì, dove Umberto trascorre l'infanzia. Nell'estate del 1885 la famiglia, lasciata Forlì, è già a Genova; cinque anni dopo è a Padova. Nel 1897 giunge l'ordine di un nuovo trasferimento a Catania. Questa volta la famiglia si separa: Umberto e il padre vanno in Sicilia; la madre con la sorella maggiore Amelia, nata a Roma, restano a Padova. A Catania Umberto frequenta l'istituto tecnico fino ad ottenere il diploma. Collabora ad alcuni giornali locali e scrive il suo primo romanzo: Pene dell'anima, che reca la data 6 luglio 1900.
Nel 1901 Umberto va a vivere a Roma, dove il padre è stato di nuovo trasferito. Frequenta spesso la casa della zia Colomba. In poco tempo s'innamora di una delle sue figlie, Sandrina. Umberto ha circa vent'anni e frequenta lo studio di un cartellonista, dove apprende i primi rudimenti della pittura. In questo periodo conosce Gino Severini, col quale frequenta, a Porta Pinciana, lo studio del pittore divisionista Giacomo Balla. All'inizio del 1903 Umberto e Severini frequentano la Scuola libera del Nudo, dove incontrano Mario Sironi, anch'egli allievo di Balla, col quale stringeranno una duratura amicizia. In quell'anno Umberto dipinge la sua prima opera Campagna Romana o Meriggio.
Con l'aiuto di entrambi i genitori riesce a viaggiare all'estero: la prima destinazione è Parigi (aprile-agosto 1906), cui segue la Russia da cui ritorna nel novembre dello stesso anno. Nell'aprile 1907 Umberto si iscrive alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia. Inizia un altro viaggio verso la Russia ma l'interrompe a Monaco di Baviera, dove visita il museo. Al ritorno disegna, dipinge attivamente, pur restando inappagato perché sente i limiti della cultura italiana che reputa ancora essenzialmente "cultura di provincia". Nel frattempo affronta le prime esperienze nel campo dell'incisione.
Nell'autunno del 1907, per la prima volta va a Milano, dove da alcuni mesi abitano la madre e la sorella. Intuisce subito che è la città più di altre in ascesa e che corrisponde alle sue aspirazioni dinamiche. Diventa amico di Romolo Romani, frequenta Previati, di cui risente qualche influsso nella sua pittura che sembra rivolgersi al simbolismo. Diviene socio della Permanente.
Durante questi anni di formazione, visita molti musei e gallerie d'arte. Ha, quindi, la possibilità di conoscere direttamente opere di artisti di ogni epoca ma, specialmente, antichi. Alcuni di questi, come ad esempio Michelangelo, rimarranno sempre suoi modelli ideali. Nonostante ciò, essi diventeranno anche i bersagli principali della polemica avviata nel periodo futurista contro l'arte antica e contro il passatismo.
Dopo l'arrivo a Milano e l'incontro con i divisionisti e con Filippo Tommaso Marinetti, scrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto dei pittori futuristi (1910), cui seguì il Manifesto tecnico del movimento futurista (1910).
Nel 1915 l'Italia entra in guerra. Boccioni, interventista, si arruola volontario assieme ad un gruppo di artisti. Durante il suo impegno bellico deve ricredersi riguardo alla teoria futurista enunciata da Marinetti, secondo cui la guerra è «sola igiene del mondo».
Il 17 agosto 1916, muore in modo del tutto accidentale, cadendo dalla propria cavalla, imbizzarritasi alla vista di un autocarro. La disgrazia avviene durante un'esercitazione militare, a Chievo, frazione di Verona, dove oggi si trova la sua lapide commemorativa, in una stradina immersa nella campagna.

 

giovedì 16 ottobre 2014

16 ottobre 1827: nasce Arnold Böcklin


Arnold Böcklin,  pittore, disegnatore, scultore e grafico svizzero, nonché uno dei principali esponenti del simbolismo tedesco, nasce a Basilea, il 16 ottobre 1827.
Figlio del mercante Christian Friedrich Böcklin e di Ursula Lipp, si trasferisce in Germania per studiare all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, discepolo del pittore romantico Johann Wilhelm Schirmer. A Düsseldorf conosce Feuerbach. Ritornato in Svizzera, incontra lo storico Jacob Burckhardt, che lo esorta ad intraprendere un viaggio in Italia.
Si stabilisce dunque a Roma dopo sposa la giovane Angela Pascucci. In Italia scopre la cultura classica che rappresenterà una grande fonte d'ispirazione pittorica e poetica. Nel 1859 si reca a Monaco di Baviera, diventa poi professore alla Scuola d'Arte di Weimar. Lascia l'insegnamento nel 1862 e ritorna nuovamente a Roma. In questa occasione visita anche Napoli e Pompei, ricevendone nuove influenze sotto il profilo artistico. Nel 1866 rientra nella città natale, dove affresca con soggetti mitici lo scalone del Kunstmuseum che ora ospita anche molti dei suoi dipinti.
Nel 1870 gli nasce il figlio Carlo, che si dedicherà anch'egli alla pittura. Di nuovo sente il richiamo dell'Italia e nel 1874 si trasferisce a Firenze: incontra Hans von Marées e nasce la figlia Beatrice che muore precocemente. È a Firenze che, nel 1879, dipinge la prima versione della sua opera più famosa: l'Isola dei Morti, ispirata alla sistemazione del piazzale Donatello con al centro il Cimitero degli Inglesi. Torna in Svizzera, a Zurigo.
Ritorna in Italia per motivi di salute: un attacco apoplettico lo costringe a riposarsi in località marine: soggiorna alla Spezia, Lerici, San Terenzo, ed infine a Firenze (1893). In questa occasione la Galleria degli Uffizi gli commissiona un autoritratto per la propria collezione. Nel 1895 acquista una villa a San Domenico di Fiesole (villa Bellagio) dove rimane fino alla morte, sopraggiunta nel 1901. È sepolto a Firenze nel Cimitero Evangelico degli Allori.


venerdì 26 settembre 2014

26 settembre 1791: nasce Théodore Géricault


Jean-Louis André Théodore Géricault, pittore francese esponente dell'arte romantica, nasce a Rouen, il 26 settembre 1791, in una famiglia parigina, ma originaria della Manica, che dopo cinque anni dalla sua nascita si trasferisce a Parigi (1796). Cresce in un ambiente solido e facoltoso, il che gli
garantisce una buona e regolare istruzione presso il Lycée Impérial.
Presto il giovane Géricault scoprirà le sue passioni, quella artistica e quella militare, entrambe accomunate dall'amore profondo per i cavalli.
Cavalli che saranno oggetto di numerosi studi e dipinti.
I suoi studi artistici iniziano con l'ingresso nell'atelier di Carle Vernet, dove conosce anche il figlio, Horace Vernet, e proseguono nell'atelier di Pierre-Narcisse Guérin, per poi completarsi nella Scuola di Belle Arti di Parigi.
Svolse le sue prime esperienze pittoriche nell’ambiente neoclassico francese che in quegli anni era influenzato dalle figure di David e Ingres. Dopo un periodo di soggiorno a Roma, dove ebbe modo di studiare le opere di Michelangelo e di Caravaggio, fece ritorno a Parigi, nel 1817, dove conobbe Delacroix. In quegli anni realizzò il suo quadro più famoso: «La zattera della Medusa», che fu esposto nel Salone d’Autunno del 1819 ricevendo aspre critiche.
Negli anni successivi, il suo interesse per un naturalismo nudo e crudo lo portò a prediligere temi dal gusto macabro, quali le teste dei decapitati o i ritratti di pazzi e alienati mentali rinchiusi nei manicomi. Di carattere molto introverso, Gericault rappresenta già il prototipo del successivo artista romantico: amorale e asociale, disperato e maledetto, che alimenta il proprio genio di eccessi e trasgressioni. Il gusto per l’orrido e il rifiuto della bellezza dà immediatamente il senso della sua poetica: un’arte che non vuole essere facile e consolatoria ma che deve scuotere i sentimenti più profondi dell’animo umano, proponendogli immagini raccapriccianti. La sua vita si concluse nel 1824, a soli 33 anni.

martedì 23 settembre 2014

23 settembre 1897: nasce Paul Delvaux


Paul Delvaux, pittore belga, nasce ad Antheit,, vicino a Liegi, il 23 settembre 1897.
Suo padre era un avvocato e Paul passò un’infanzia economicamente agiata, durante la quale poté prendere lezioni di musica e studiare greco e latino.
Queste letture influenzarono le sue opere giovanili, in cui i temi preferiti sono scene mitologiche.
Nonostante la disapprovazione dei genitori, fra il 1920 e il 1924 Delvaux studiò pittura e architettura all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles.
Nel 1925 tenne la sua prima mostra personale, presentando idilliaci paesaggi naturali resi su tela attraverso un neonaturalismo primitivista, solo parzialmente influenzato dall’impressionismo e dall’espressionismo tedesco.
Negli anni seguenti lo stile di Delvaux si evolve radicalmente.
Questo cambiamento fu dovuto al fascino provato nei confronti dell’arte di Giorgio De Chirico e di René Magritte, in particolare per la rappresentazione distaccata di oggetti ordinari presentati in accostamenti inattesi.
Anche le creazioni di James Ensor, di Salvador Dalí, di Max Ernst, di Joan Miró e di Balthus lo impressionarono a tal punto che si unì al movimento surrealista, partecipando ad alcune loro esposizioni e distruggendo la maggior parte delle sue opere precedenti.
In realtà Delvaux non si considerò mai come un vero surrealista, pensando alla sua arte come ad un classicismo rinnovato attraverso il quale trasportare sulla tela la poesia ed il mistero della vita moderna.
Nelle opere di questo periodo, che lo resero famoso, lo spazio metafisico di De Chirico si combina con il distacco ermetico di Magritte.
Tra gli anni ’40 e ’50 lo stile si appiattisce sempre più con effetti distorti di prospettiva forzata; in questi anni fece anche diverse serie di crocifissioni e di deposizioni messe in atto da scheletri, oltre a scene notturne con giovani ragazze e treni, un soggetto per lui ricorrente.
In questi anni eseguì diversi murali, come quelli al Palazzo dei Congressi a Bruxelles, del Casinò di Ostenda, dell’Istituto di Zoologia a Liegi.
Nel 1965 fu nominato direttore dell’Accademia Reale di Belle Arti del Belgio.
Notevole anche la sua produzione grafica, soprattutto di acqueforti, capaci di rappresentare, nella semplicità del bianco e nero, il suo mondo immaginario.
Morì a Furnes il 20 luglio 1994.

 

venerdì 12 settembre 2014

12 settembre 1858: nasce Fernand Khnopff


Fernand Khnopff  pittore simbolista belga, nasce a Grembergen, presso
Dendermonde, il 12 settembre 1858, da una famiglia appartenente da generazioni alla più ricca borghesia belga. Cresciuto a Bruges studiò legge a Bruxelles, ma lasciò la facoltà per iscriversi
all'Académie royale des beaux-arts de Bruxelles. Durante un viaggio a Parigi nel 1877 fu grandemente influenzato da Delacroix e da Gustave Moreau. Fu affascinato anche dai Preraffaelliti e, in particolare, da Edward Burne-Jones. Nel 1881 espone per la prima volta al "Salon de l'Essor" di Bruxelles, i critici non si mostreranno entusiasti del suo lavoro,  tranne Emile Verhaeren, che scriverà anche la sua prima monografia. Nel 1883 Khnoppf  fu uno dei fondatori del Groupe des XX.
Sua sorella Marguerite fu uno dei suoi soggetti preferiti. Khnoppf aveva una vera e propria
passione per i capelli rossi, e per la mascella squadrata e prominente, tanto da dare alle sue modelle una apparenza androgina.
Nel 1885 incontra lo scrittore francese Joséphin Péladan, il futuro grande maestro dei rosacrociani. Péladan gli chiede di disegnare la copertina del suo nuovo libro "Le Vice suprême". Khnopff accetta, ma in seguito distruggerà l'opera perché la nota soprano Rose Caron credette di riconoscere le proprie fattezze nel ritratto immaginario di Leonora d'Este. Lo scandalo che ne seguì giovò alla fama di Khnopff. Continuò a illustrare i libri di Péladan e  spesso fu ospite d'onore alle mostre del parigino Salon de la Rose + Croix.
Dal 1889 entrò in contatto con l'ambiente artistico inglese, divenendo amico di Hunt, Watts, Rossetti, Brown e Burne-Jones.
Nel 1898 espose 21 opere alla prima mostra della Secessione viennese, questi lavori influenzeranno profondamente Gustav Klimt.
Ebbe successo ed onori tanto da ricevere l'Ordine di Leopoldo.
Morì a  Bruxelles, il 12 novembre 1921.

 

venerdì 5 settembre 2014

5 settembre 1774: nasce Caspar David Friedrich


Caspar David Friedrich, pittore tedesco, esponente dell'arte romantica, nasce a Greifswald (Pomerania), il 5 settembre 1774, sesto dei dieci figli di Gottlieb Adolf, fabbricante di sapone e di
candele, e di Sophie Dorothea Bechly.
Il 7 marzo 1781 perde la madre, il 18 febbraio 1782 la sorella di 20 mesi Barbara; l'8 dicembre 1787, la lastra di ghiaccio su cui pattina si rompe e Caspar precipita in acqua: per salvarlo
dall'annegamento, il fratello Johann perde la vita; il 27 maggio 1791 muore in un incidente la sorella Maria: a tutte queste tragiche circostanze, ma anche alle giovanili letture romantiche e alla rigorosa
educazione pietistica, si fa anche risalire la singolare malinconia del pittore.
Prende lezioni di disegno a Greifswald da Johann Quistorp e dal 1794 al maggio del 1798 frequenta l'Accademia d'Arte di Copenaghen in Danimarca, la più importante dell'Europa settentrionale; tra i suoi insegnanti, Nikolaj Abraham Abildgaard e Christian August Lorentzen hanno la maggiore influenza su di lui. Dipinge acquerelli con vedute di parchi e pittoreschi giardini all'inglese e molti autoritratti e ritratti di familiari a penna o a matita.
Dopo un breve soggiorno a Berlino, nell'ottobre 1798 si stabilisce a Dresda, sede di una celebre pinacoteca, dove trascorre intere giornate ad ammirare le opere di Jacob van Ruisdael, Nicolas Poussin e Gaspard Dughet, e della migliore Accademia d'Arte della Germania; qui presenta, nel marzo 1799, un acquerello, giudicato ben disegnato ma  debole nel colore.
Nell'estate del 1801 e poi nel maggio dell'anno successivo esegue numerosi studi nell'isola di Rügen.
Agli inizi dell'800, in Germania, la pittura di paesaggio sta attraversando un periodo di crisi.
Così Friedrich ha innanzi a sé un campo libero, realizzando una pittura paesaggistica innovativa che rifletto i temi del vago e dell'indefinito romantici.
Il 25 agosto 1805 invia a un concorso di Weimar due disegni a seppia, la Processione al Crocefisso e Pescatori a riposo nel lago, che vengono premiati a pari merito.
Alla mostra dell'Accademia di Dresda del 1807 presenta un disegno a seppia, ormai perduto, rappresentante una montagna coperta d'abeti e sormontata da una croce.
Notato dalla contessa Maria Theresia Brühl, il marito conte Franz Anton von Thun-Hohenstein commissiona a  Friedrich la stessa composizione ad olio e convertita in pala d'altare per la cappella del loro castello di Tetschen, in  Boemia.
Entro una cornice intagliata su disegno, ricco di motivi simbolici, eseguito dallo stesso pittore, il paesaggio simbolico di questa opera viene presentato al pubblico il 25 dicembre 1808, sollevando
numerose polemiche; il critico, di ispirazione illuministica, Friedrich von Ramdohr, condanna l'idea di fare di un paesaggio una pala d'altare ma il pittore, che replica anche personalmente alle critiche, viene difeso dagli amici pittori Gerhard von Kügelgen e Ferdinand Hartmann: tutta la polemica favorisce la notorietà di Friedrich.
Nel febbraio del 1809 termina il Monaco in riva al mare, che modifica l'anno dopo, mutandolo in un notturno, con la falce lunare e la stella mattutina ed eliminando le immagini
di due navi; il monaco raffigurato è un amico defunto del pittore.
Il 6 novembre 1809 muore il padre. Il 10 luglio 1810, insieme con l'amico pittore Georg Friedrich Kersting, visita il  Riesengebirge, una catena montuosa dei Sudeti, soggetto di molti suoi studi: ne sono esempi le tele dipinte in  quell'anno della Luna sul Riesengebirge, a Weimar, e il Mattino sul Riesengebirge, presentata nel marzo 1811 all'Accademia di Dresda, a novembre in quella di Weimar e l'anno dopo a Berlino, dove viene acquistata dal re, insieme con il Giardino pensile.
Il 18 settembre 1810 riceve la visita di Goethe nel suo studio: il poeta annota nel suo diario la forte impressione ricevuta dal Monaco sulla spiaggia e dall'Abbazia nel querceto; è da una poesia di Goethe, il Lamento del pastore, che Friedrich trae ispirazione per il suo Paesaggio con arcobaleno, scomparso nel 1945.
Il 12 novembre diviene membro dell'Accademia di Berlino con il minimo scarto di voti: le novità delle sue concezioni artistiche sono fortemente contrastate da molti artisti, in particolare dal vicepresidente dell'Accademia, Gottfried Schadow.
Gli anni dal 1812 al 1813 rappresentano un periodo di difficoltà economiche e di disagi: nel luglio 1813 l'esercito francese occupa Dresda e Friedrich lascia la città. È per lui il momento della pittura patriottica, con opere come Tombe degli antichi eroi e il Cacciatore nella foresta.
Nell'agosto 1816 presenta con successo all'Accademia di Dresda due nuove opere, una Cattedrale gotica, oggi scomparsa, e la Veduta di un porto, di Potsdam, acquistati da Federico Guglielmo III; il 4 dicembre viene accolta la sua domanda di entrare a far parte dell'Accademia di Dresda.
Il 21 gennaio 1818 sposa una ragazza di umili origini, Caroline Bommer, figlia di un fattore.
In estate compiono il viaggio di nozze nell'isola di Rügen; è conservato a Oslo il suo quaderno di schizzi eseguiti durante il viaggio.
Il 1818 è un anno di notevole incremento della sua attività artistica e, in particolare, della creazione di due notissimi dipinti: il Viandante sul mare di nebbia e Le bianche scogliere di Rügen.
Il 30 agosto 1819 nasce la figlia Emma; è di quest'anno i Due uomini davanti alla luna, acquistata dall'amico Dahl che la donerà alla Pinacoteca di Dresda dopo la morte di Friedrich.
Vi sono rappresentati Caspar e l'allievo August Heinrich: dopo la morte di questi, nel 1822, Friedrich ne farà una seconda versione sostituendo all'allievo la figura della moglie.
.Il 27 marzo 1820 è assassinato a Dresda l'amico von Kügelgen, che Friedrich ricorderà due anni dopo con la sua Tomba di Kügelgen; 1l 19 aprile riceve la visita di Peter Cornelius, importante esponente del movimento pittorico dei Nazareni, che Friedrich mostra di stimare pur non condividendo il loro ritorno a una concezione medioevale dell'arte.
Si trasferisce in una nuova casa di Dresda - andata distrutta nel tragico bombardamento del 1945 - affacciata sull'Elba, il cui studio è rappresentato nella sua Donna alla finestra di Berlino.
Friedrich ha rapporti con il poeta russo Vasilij Andreevič Žukovskij che, introdotto nella corte zarista, farà da intermediario con il pittore, raccogliendo egli stesso una discreta collezione del pittore tedesco, nel tempo andata dispersa.
Il 2 settembre 1823 nasce la seconda figlia Agnes.
Il 19 gennaio 1824 Friedrich viene nominato professore dell'Accademia di Dresda.
L'artista manifesta i primi sintomi di una malattia la cui precisa natura è rimasta sconosciuta: egli stesso riferisce soltanto di un'indisposizione dovuta al troppo lavoro.
La malattia comporta una diminuzione della sua attività artistica, in particolare della pittura a olio, che egli sostituisce con la meno impegnativa attività all'acquerello e ai disegni a seppia. Dipinge tuttavia alcuni dei suoi quadri più noti, come Il mare di ghiaccio, ora ad Amburgo, che espone a Praga, a Dresda, ad Amburgo e a Berlino - la cui ispirazione gli fu offerta dalle spedizioni al Polo Nord avvenute per nave nel 1819 e nello stesso anno 1824.
Il 23 dicembre nasce il suo ultimo figlio, Gustav Adolf.
Visita per l'ultima volta l'amata Rügen, va a Greifswald e più tardi in Boemia.
Al 1832 risale La grande riserva, uno degli ultimi capolavori.
Il 26 giugno 1835 è colpito da infarto; va a curarsi a Teplitz. Ha un miglioramento che gli dà fiducia di poter lavorare ancora e bene; scrive di sperare di potersi ancora guadagnare, in futuro, il pane quotidiano. Ma la ripresa è di breve durata: la malattia lo lascia debole e depresso.
Muore il 7 maggio 1840 a Dresda e viene sepolto nel cimitero della Trinità di Dresda.


giovedì 28 agosto 2014

28 AGOSTO 1833: NASCE EDWARD BURNE-JONES


Edward Burne-Jones fu un pittore britannico, tra i maggiori rappresentanti della corrente dei Preraffaelliti in Inghilterra.
Nacque a Birmingham, il 28 agosto 1833.
Grazie agli insegnamenti del padre intagliatore imparò le prime nozioni e le prime tecniche del disegno, in seguito frequentò la Birmingham School of Art dal 1848 al 1852, anche se dopo entrò nel collegio Exeter di Oxford per studiare teologia e intraprendere la carriera sacerdotale.
Ad Oxford strinse amicizia con il decoratore William Morris, di cui scoprì la comune passione per la poesia che portò i due a fondare una piccola società letteraria chiamata The Brotherhood dedita alle letture di John Ruskin e Tennyson. Inoltre rivestì una notevole importanza la conoscenza diretta di Rossetti, della sua arte e la sua collaborazione alla rivista Oxford and Cambridge Magazine fondata da Morris nel 1856. Lo stesso anno Burne-Jones decise di abbandonare gli studi nel 1856 per dedicarsi interamente all'attività artistica.
Iniziò a svolgere l'attività di maestro di pittura a Giorgiana MacDonald che in seguito si legherà a Morris.
Viaggiò lungamente e soggiornò dapprima in Francia assieme a Morris e poi in Italia, a Firenze, Pisa, Siena, Venezia con John Ruskin.
Dopo aver soprattutto imitato Rossetti nei primi cinque anni di carriera, ben presto il suo stile si personalizzò sia per le ricchezze decorative sia per il plasticismo e l'immaginazione. Da una fonte di ispirazione particolare come era la pittura italiana del Quattrocento, mescolata con il gusto romantico, i suoi principali soggetti tratti dalla mitologia classica, nordica e medievale, furono sempre trasposti in ambienti affascinanti tra il sogno e la realtà in un’atmosfera sospesa, in cui il raffinato virtuosismo delle forme prelude le linee dell’Art Nouveau. Eseguì inoltre disegni per libri in collaborazione con l’amico William Morris, schizzi per vetrate e arazzi.
Nel 1864 Burne-Jones venne eletto membro della Royal Watercolour Society e incominciò ad esibire i suoi primi lavori, tra i quali The Merciful Knight, considerata la prima opera frutto di una personale vena artistica.
Burne-Jones venne nominato membro della Royal Academy nel 1885, dove si esibì l'anno successivo con la mostra The Depths of the Sea, incentrata sull'omonimo dipinto, mentre nel 1887 il pittore espose la serie di Perseus e tre anni dopo fu la volta della serie The Legend of Briar Rose che riscosse accoglienze entusiastiche.
Un quadro a tempera, The Star of Bethlehem disegnato per la corporazione di Birmingham, fu mostrato nel 1891 e venne considerata una delle sue opere più riuscite.
Morì a Londra, il 17 giugno 1898.

 

lunedì 25 agosto 2014

25 AGOSTO 1910: NASCE DOROTHEA TANNING


Dorothea Tanning, pittrice, poetessa e scrittrice statunitense, nasce a Galesburg (Illinois), il 25 agosto 1910 e si trasferì giovane a Parigi, dove visse per ventotto anni, prima di andare a vivere a
New York.
Lì conobbe il noto pittore Max Ernst, che le permise di frequentare i circoli del Surrealismo, nel 1942.
Nel '46 i due si sposarono.
Negli anni quaranta il suo stile era tipicamente surrealista, ma a metà degli anni cinquanta si assiste ad un cambiamento radicale. Ella stessa dichiarò di aver rotto lo specchio con il quale vedeva dopo aver dipinto nel 1957 Insomnias, un altro suo quadro particolarmente significativo. In quella tela la Tanning ha rappresentato lo spostamento di energie in quel particolare momento storico del dopoguerra.
Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1976, ha cominciato anche a dedicarsi alla poesia e alla stesura di alcuni romanzi, di cui il più noto è Chasm, pubblicato nel 2004.
Nel corso del suo novantacinquesimo anno una galleria di New York le ha dedicato una mostra nella quale sono stati raccolti per la prima volta tutti i suoi quadri.
Muore a New York, il 31 gennaio 2012.

 

25 AGOSTO 1891: NASCE ALBERTO SAVINIO


Alberto Savinio, nome d'arte di Andrea Francesco Alberto de Chirico, è stato uno
scrittore, pittore e compositore italiano.
Nato ad Atene, il  25 agosto 1891, terzo figlio dell'ingegnere ferroviario Evaristo de Chirico e Gemma Cervetto, fratello del pittore Giorgio de Chirico e di Adele, primogenita, morta nel 1891, studiò pianoforte e composizione al conservatorio della sua città natale, dove si diplomò a pieni voti nel 1903.
Alla morte del padre, nel 1905, la famiglia, dopo brevi soggiorni a Venezia e Milano, si trasferì a Monaco di Baviera, dove giunse probabilmente nell'ottobre del 1906.
Per un breve periodo Andrea de Chirico studiò contrappunto con Max Reger, e s'impegnò nello studio del pensiero di Otto Weininger, Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche.
A causa dell'insuccesso delle sue composizioni, si trasferì nel 1911 a Parigi, dove fece la conoscenza di molti esponenti delle avanguardie artistiche come Pablo Picasso, Blaise Cendrars, Francis Picabia, Jean Cocteau, Max Jacob e Guillaume Apollinaire.
Dall'inizio del 1914 si presentò sotto lo pseudonimo di Alberto Savinio. Pubblicò Les chants de la mi-mort sulla rivista Les Soirées de Paris sotto tale nome.
Nel 1915 tornò in Italia insieme con il fratello Giorgio. Soggiornarono a Firenze e, arruolati nell'esercito italiano, furono destinati al 27º reggimento di fanteria a Ferrara, dove avevano già un contatto con il circolo artistico di Filippo De Pisis e Carlo Carrà. Nel 1916 per sottrarsi all'isolamento e alla noia della vita militare infittisce i rapporti con Giovanni Papini e Ardengo Soffici e inizia a collaborare a "La Voce" di Giuseppe De Robertis, dove appaiono a puntate i primi capitoli di Hermaphrodito. Nel 1917 venne inviato come interprete a Salonicco, sul fronte macedone.
Dopo la fine della prima guerra mondiale fu trasferito a Milano e dal 1923 si stabilì a Roma, dove già aveva pubblicato testi teoretici e narrativi, soprattutto in riviste come "Valori plastici" e "La Ronda". Nel 1924 fu tra i fondatori della "Compagnia del Teatro dell'Arte", diretta da Luigi Pirandello, per la quale scrisse (senza metterlo in scena) Capitano Ulisse.
Due anni dopo sposò Maria Morino, un'attrice della compagnia teatrale di Eleonora Duse, da cui ebbe Angelica (1928) e Ruggero (1934). Quest'ultimo ha seguito le orme del padre diventando un affermato pittore. Nel 1927 si trasferì con la moglie a Parigi, dove si dedicò alla pittura.
Tornato definitivamente in Italia nel 1933, fu collaboratore de "La Stampa" nonché animatore delle riviste "Colonna" e "Il Broletto" (pubblicato a Como), che si occupavano anche di architettura. Dal 1934 si trasferì a Roma. Nel 1938, André Breton lo incluse (unico italiano) nell'Anthologie de l'humour noir.
Nell'autunno del
1943, avendo appreso che il suo nome era stato inserito in una lista di sospetti antifascisti, fu costretto a nascondersi.
Alla fine del conflitto proseguì l'attività di critico culturale sulle colonne del Corriere della
sera, ottenendo il Premio Saint Vincent per il giornalismo nel 1949.
Lavorò anche come drammaturgo e regista, scrivendo egli stesso opere e drammi per il teatro.
Nel 1951 scrisse la "tragicommedia mimata e danzata" Vita dell'uomo, allegoria dell'esistenza umana su una musica ispirata allo stile di Schumann. Nel 1952 propose per il Maggio Musicale Fiorentino una celebre messinscena dell'Armida di Rossini con Maria Callas, curando anche scenografie e costumi.
Morì a Roma, il 5 maggio 1952.





giovedì 21 agosto 2014

21 agosto 1872: nasce Aubrey Beardsley


Aubrey Beardsley fu illustratore, scrittore e pittore inglese, legato agli ambienti teatrali all'epoca di Oscar Wilde, famoso per le sue illustrazioni in bianco e nero a campiture piatte per opere come Salomè.
Nacque a Brighton, il 21 agosto 1872 e la sua carriera è legata alle tendenze simboliste e decadenti dell'epoca.
Beardsley lavorò a lungo per la rivista Yellow Book, che raccoglieva l'opera di numerosi artisti e scrittori del tempo. Le sue opere furono spesso discusse, per le peculiarità stilistiche innovative e soprattutto per la sua tendenza alla perversione ed al grottesco, soprattutto nei soggetti erotici del
periodo maturo. Beardsley fu sempre affascinato dalla storia e dalla mitologia, mutuando da esse la maggior parte dei suoi soggetti: ricorrenti sono le figure di Lisistrata e Salomè, ad esempio. La maggior parte delle sue illustrazioni furono realizzate ad inchiostro, con netti contrasti tra campiture nere e bianche, tra raffinati dettagli e linee pure.
Beardsley era amico di Oscar Wilde e nel 1893 illustrò la sua Salomè in occasione della prima in Francia. Lavorò inoltre per numerose riviste e quotidiani, tra cui The Savoy e The Studio oltre al già citato Yellow Book, ed illustrò molti libri tra cui Le Morte d'Arthur di Thomas Malory, alcuni racconti di Edgar Allan Poe, una raccolta di storie su Pierrot e The Rape of the Lock di Alexander Pope.
Come caricaturista, oltre alla sua opera per giornali e riviste, realizzò alcune scene sulla vita irriverente di Oscar Wilde. Tuttavia fu proprio la sua collaborazione artistica con Oscar Wilde, che proprio allora fu incarcerato per sodomia, a sminuire la sua rispettabilità agli occhi delle società di
allora e a portarlo al licenziamento da Yellow Book.
Dopo il licenziamento, la rivista, subì un lento declino in quanto era Beardsley a caricarla della propria eccentricità.
Beardsley fu inoltre scrittore: sua è Under the Hill, un racconto erotico incompiuto basato sulla leggenda del cavaliere tedesco Tannhäuser che, dopo aver trovato la dimora sotterranea di Venere, si trattiene un anno a venerare la dea.
Allineata con il modello estetico che vide in Oscar Wilde l'emblema, la
vita di Beardsley fu improntata all'eccentricità ed al pubblico egocentrismo, al punto che ebbe a dichiarare: "Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente."
Beardsley morì a Mentone in Francia nel 1898, di tubercolosi, all'età di 25 anni.

 

venerdì 15 agosto 2014

15 AGOSTO 1845: NASCE WALTER CRANE


Walter Crane, pittore e illustratore inglese, nasce a Liverpool, il 15 agosto 1845.
Dopo uno apprendistato presso lo studio di William Linton, si mostrò inizialmente influenzato dalla corrente pittorica dei Preraffaelliti, e fu successivamente collaboratore e discepolo di William Morris nell'ambito dell'Arts and Crafts Movement.
È considerato uno dei pionieri del Liberty ed è noto principalmente per le sue illustrazioni di libri per l'infanzia, tra le quali è possibile citare Il principe ranocchio, La Bella e la Bestia, La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto Rosso, Il gatto con gli stivali e Barbablù.
Ha realizzato inoltre opere di grafica, acquerelli, manifesti, disegni per stoffe, carte da parati, arazzi, tappeti, vetrate e gioielli.
Tra le opere pittoriche più importanti è possibile menzionare il Ritratto della Moglie Mary Frances (1882) conservato presso il Museo d'Orsay di Parigi, e i Cavalli di Nettuno (1892) conservato presso la Neue Pinakothek di Monaco.
Muore a Horsham (West Sussex) il 14 marzo 1915.

 

martedì 29 luglio 2014

Essere figli d'arte: intervista a José Van Roy Dalì


José Dalí nasce a Perpignan nella Catalogna il 17 febbraio 1940, figlio di Salvador Dalí Domènech, pittore tra i massimi esponenti del Surrealismo, e della sua consorte Elena Deluvina Diakonov, conosciuta come Gala. Frequenta le scuole comunali e a sette anni esegue le sue prime pitture. La vicinanza dei ‘fratelli’ acquisiti, figli della coppia che lo accudiva a Verona, non evita a José di essere un bambino difficile, solitario e incline a compiere stravaganze.
Già a dieci anni, azzarda inconsuete sperimentazioni che precorrono talune avanguardie pittoriche, in quel periodo non ancora in embrione. Frequenta sempre in modo discontinuo corsi di disegno, scultura e incisione. Oltre a quella di Vermeer, José subisce l’influenza di alcuni pittori veristi italiani dell’Ottocento. Apprezza Ingres, Turner, Courbet, Van Gogh. Dopo un brevissimo approccio al Divisionismo e all'Impressionismo, viene fatalmente attratto dal Surrealismo che, malgrado lo scarso entusiasmo suscitato in Italia, riflette il carattere essenzialmente bizzarro e ribelle del giovane ragazzo.
Nel 1958, per dedicarsi completamente alla pittura, sospende temporaneamente gli studi. Evita intenzionalmente di entrare nel giro dei galleristi e dei critici compiacenti e, per protesta, espone sporadicamente le proprie opere senza firma. Per arrotondare gli esigui introiti di pittore ‘non allineato’, sconfina nel cinema, interpretando piccoli ruoli.
Dal 1963, sperimenta, per il solo gusto di farlo, innovazioni tecnico-pittoriche al limite del paradossale, senza perdere di vista la sua strada maestra. Difende due contrapposte realtà, quali: la sublime genialità di Gaudì e la naturale, intuitiva capacità di Le Courbusier. Con padronanza quasi assoluta delle tecniche tradizionali, influenzato dalla ‘conquista razionale della logica’, José tratta la superficie delle sue tele come un pittore fiammingo del Cinquecento, continuando a ispirarsi a Raffaello e a Velázquez.
Dal 1969 al 1978 collabora alternativamente come illustratore, umorista, autore, pubblicista e fumettista.
Nel 1973 conosce Barbara che lo sprona a riavvicinarsi all’arte. Segue un periodo prolifico e particolarmente creativo per José Dalí, la cui pittura, pur evidenziando frequenti richiami daliniani, travalica il Surrealismo stesso e le varie ‘correnti’ pittoriche contemporanee.
Nel 1980 colloca un profilo di Cristo, in limatura d’oro su tela, nella residenza estiva del Santissimo Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo. Da questo momento si susseguono diverse esposizioni: la mostra presso l’Athena Arte a Roma, con il patrocinio della Comunità Europea dell’Arte e della Cultura; la personale Dalí Scultore ed Illustratore presso l’Accademia Spagnola e la Mostra Internazionale del Gelato dove presenta in esclusiva mondiale I gelati rigidi in contrapposizione con gli ‘orologi molli’ dipinti dal padre Salvador. Dal 1991 in poi collabora con aziende prestigiose tra cui Nestlé-Perugina e Quarta Caffè.
Nel 1984 torna in Spagna per cercare di capire e per indagare alcuni aspetti che avvolgono di mistero la vita del padre Salvador, malato gravemente. In quell'occasione si reca in visita al Castello di Púbol per posare dei fiori sulla tomba di famiglia, dove riposa la madre. L’anno successivo, insospettito dalle numerose, e spesso contraddittorie, notizie di allarme diffuse dalla stampa internazionale sullo stato di salute del padre, che pongono anche in alternativa a un Salvador Dalí gravemente ammalato un altro Dalí stranamente attivissimo e ancora in grado di dipingere e impartire ordini, ritorna in Spagna in incognito riuscendo, malgrado l’assidua sorveglianza, a raggiungere il padre all'interno della Torre Galatea, uno degli edifici del Teatro Museo Dalí.
Presenta in anteprima una duplice esposizione siglata per l’appunto I due Dalí, con cui l’artista tenta di superare i limiti umani, tecnici e caratteriali del ‘classico’ Astrattismo Informale, per approdare a Nuove figurazioni e quindi al nuovo stile che accompagnerà il suo percorso artistico.
Nel rendersi conto che l’interesse di buona parte della stampa nei suoi confronti si focalizza morbosamente sui complicati rapporti familiari con i suoi genitori, si auto-esilia simbolicamente con la moglie Barbara – assieme a un numero imprecisato e cospicuo di amici a quattro zampe, che lui reputa i suoi migliori amici – nella sua casa-museo nei pressi della campagna romana. Vorrebbe che i media s’interessassero e parlassero di lui soltanto attraverso le sue opere e le sue esposizioni artistiche.
Il passaggio a Nuove figurazioni, costituisce per l’artista un doveroso, sentito e profondo processo ‘rigenerativo’ a cui sente la necessità di sottoporsi per creare le premesse e le basi della nascita di un nuovo stile.

Sei praticamente italiano: com'è nato questo tuo legame italiano?
A causa della guerra, prima...e dei molti impegni professionali dei miei, dopo ho vissuto buona parte della mia infanzia in Italia, accudito dai miei tutori italiani. Ho studiato in Italia e praticamente la mia cultura di base è italiana. 
Avere come cognome Dalì: più un vantaggio o uno svantaggio?
Il cognome fine a se stesso, fa un certo effetto sicuramente e quindi rappresenta un vantaggio...è il tragico confronto che rovina tutto ovviamente, assieme alle eventuali aspettative. Pertanto direi che, il più delle volte è uno svantaggio... ma, ormai ci ho fatto l'abitudine.
La tua passione per l'arte è nata fin dall'infanzia o è sopraggiunta più tardi?
La passione per l'arte e per la bellezza estetica in generale, era insita in me fin dall'infanzia, e proprio a causa di questa passione e della conoscenza,  talvolta approfondita, di alcune opere universali  che, mio malgrado, non mi sono mai potuto sentire un artista.
Cosa ne pensi del panorama artistico contemporaneo, soprattutto in Italia?
Come in ogni settore più o meno artistico, c'è del buono, del mediocre e del peggiore ovunque. Talvolta imperversa anche del cattivo gusto...per non dire orrido...ma questo è lo specchio dei tempi. E per rispondere nella maniera più adeguata, vorrei prendere in prestito,  dal saggio frasario del nostro attuale Santo Padre: "e chi sono io per giudicare?"
La tua opinione riguardo quei movimenti artistici che prendono come punto di riferimento anche Salvador Dalì, come la Visionary Art?
Perseguire un buon risultato, attraverso le magnifiche lezioni di chi ci ha preceduto in passato e brilla ancora di luce propria, è un ottimo punto di partenza. In fondo, fu  proprio Dalì  ad affermare: "da chi non vuole imitare nessuno, non viene fuori nulla". 
Come nasce l'ispirazione per un'opera?
Solitamente,le migliori  ispirazioni vengono offerte a piene mani, dalla  natura stessa... o, in alternativa, dalla manipolazione esasperata dei propri sogni. 
La tua tecnica artistica preferita?
Non è facile avere qualche preferenza in un campo così vasto. Mi affascina tutto alla stessa maniera quando c'è da apprendere qualcosa di nuovo  o da sperimentare nuove tecniche... dalla pittura alla scultura, dalla incisione all'acquaforte all'acquerello...come fosse  il più bel gioco del mondo.
Sei anche scrittore. C'è un legame fra arte e letteratura?
Come precedentemente accennato, pur dipingendo e scrivendo senza peraltro ritenermi ne artista e ne scrittore, mi gratifica non poco, condividere con un più vasto pubblico alcune emozioni creative...e sapere che, al di la della mia soglia, esistono persone in grado di apprezzare i miei concetti espressivi. Sì, in ogni genere  di linguaggio, pittorico, poetico o letterario, c'è quella voglia di comunicare, con la forza dei propri limiti, i propri sentimenti e una traccia del proprio passaggio, a una piccola  parte del mondo.  




lunedì 28 luglio 2014

28 LUGLIO 1887: NASCE MARCHEL DUCHAMP


Marcel Duchamp, pittore e scultore francese naturalizzato statunitense , nasce a Blainville-Crevon (Normandia), il 28 luglio 1887.
Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready-made e l'assemblaggio.
Comincia a dipingere a 15 anni, influenzato dalla tecnica degli impressionisti.
Nel 1904 si trasferisce a Parigi, dove frequenta per qualche tempo l'Académie Julian ma, annoiato, la abbandona quasi subito.
Negli anni dal 1906 al 1910 le sue opere manifestano caratteri di volta in volta diversi, in rapporto alle influenze del momento: inizialmente Manet, poi Bonnard e Vuillard, e per finire con il Fauvismo. Nel 1910 dopo aver visto per la prima volta le opere di Paul Cézanne, abbandona definitivamente l'impressionismo e Bonnard. Per un anno Cézanne e il Fauvismo sono i suoi riferimenti stilistici. Ma tutto è destinato a durare poco.
Negli anni 1911 e 1912 dipinge tutte le sue più importanti opere pittoriche: Ragazzo e ragazza in primavera, Giovane triste in treno, Nu descendant un escalier nº2, Il re e la regina circondati da nudi veloci, Il passaggio della vergine alla sposa.
Nel 1913, all'Armory Show di New York, Nu descendant un escalier nº2 è l'opera che suscita maggior scandalo.
Nascono anche i primi "ready-made", oggetti d'uso comune dotati di statuto artistico, tra cui la celebre Ruota di bicicletta.
L'anno successivo acquista e firma lo Scolabottiglie.
Nell'anno 1915 incontrò il fotografo e pittore americano Man Ray e la loro amicizia durerà tutta la vita. L'anno successivo fondò, con i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg, la Society of
Independent Artists.
Nel 1917 realizza il famoso Fountain, che viene rifiutato dalla giuria della Society of Independent Artists, a cui era stato mandato sotto falso nome.
Nel 1918 si trasferì a Buenos Aires, dove rimase fino alla metà dell'anno seguente, poi nel 1923 tornò a Parigi.
Insieme a Man Ray e Katherine Dreier fonda la Société Anonyme. Assume lo pseudonimo di Rose Sélavy. Si cimenta con la fotografia sperimentale e i lungometraggi e realizza i primi "dischi ottici" e "macchine ottiche".
A partire dal 1923, Duchamp diradò progressivamente la produzione artistica e per dieci anni si occupò quasi esclusivamente di scacchi, arrivando ad alti livelli.
Riprende l'attività artistica soltanto nel 1936, quando partecipa alle mostre del gruppo surrealista a Londra e a New York. Comincia a progettare la Boite en válise, una raccolta portatile delle riproduzioni delle sue opere più significative.
Sorpreso in Francia dallo scoppio della guerra, nel 1942 s'imbarca per gli Stati Uniti. Qui si dedica soprattutto alla sua ultima grande opera, Étant donneés: 1. la chute d'eau, 2. le gaz d'éclairage (1946-1966). Partecipa a mostre e ne organizza e allestisce a sua volta.
Nel 1951, fu indagato da Joseph McCarthy ma rimase al sicuro grazie a suoi «amici potenti». Nel 1954 sposò Alexina "Teeny" Sattler Matisse, che gli rimarrà accanto per tutta la vita.
Nel 1964, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo "Readymade", in collaborazione con Arturo Schwarz, realizza un'edizione numerata e firmata dei suoi 14 più rappresentativi Readymade.
Marcel Duchamp muore a Neuilly-sur-Seine il 2 ottobre 1968.

 

martedì 22 luglio 2014

22 LUGLIO 1882: NASCE EDWARD HOPPER


Edward Hopper, pittore statunitense, nasce a Nyack, nel sud-est dello stato di New York, il 22 luglio 1882. I suoi genitori, Garret Henry ed Elisabeth Griffiths Smith, provenivano dalla colta
borghesia angloamericana. Già dall'età di cinque anni Edward Hopper dimostrava una spiccata abilità nel disegno. I suoi genitori, scoperta questa dote, lo incoraggiarono facendogli leggere riviste e libri sull'arte. Nel 1895 dipinse il suo primo quadro. Nel 1899 seguì un corso per corrispondenza presso la New York School of Illustrating.
Nel 1900 cominciò a frequentare la New York School of Art, diretta da William Merritt Chase, seguace dell'impressionismo europeo. Nel 1906 compì il suo primo viaggio a Parigi. Fu affascinato dalla pittura impressionista e dai poeti simbolisti. Tornato in patria, trovò lavoro come illustratore pubblicitario per la C. C. Phillips & Company. Questa occupazione costituì per lui fino al 1925 l'unica fonte di reddito.
Dopo Parigi, nel 1907 si recò in viaggio a Londra, Berlino e Bruxelles. Nel 1909 tornò a Parigi e vi rimase da marzo ad agosto, risiedendo nel Quartiere Latino.
Durante il suo terzo e ultimo viaggio all'estero, a Parigi e in Spagna nel 1910, Hopper perfezionò il suo particolare e  ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni, imparata da Degas, e il tema centrale della solitudine e dell'attesa.
Mentre in Europa prendevano piede il fauvismo, il cubismo e l'astrattismo, Hopper veniva attratto per lo più da Manet, Pissarro, Monet, Sisley, Courbet, Daumier, Toulouse-Lautrec e dal più antico Goya.
Tornato stabilmente negli Stati Uniti, che non lasciò più, Hopper abbandonò le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento, ed iniziò ad elaborare soggetti legati alla vita quotidiana americana, modellando il suo stile alla vita di tutti i giorni. Tra i soggetti che prediligeva vi erano soprattutto immagini urbane di New York e le scogliere e spiagge del vicino New England, in particolare paesaggi di Ogunquit e dell'isola di Monhegan nel Maine.
Nel 1913 si tenne a New York l'Armory Show, la prima mostra che introduceva al pubblico degli Stati Uniti la pittura delle avanguardie europee. Hopper partecipò a questa mostra con il suo dipinto Sailing, che non incontrò tuttavia il favore del pubblico.
Nel 1918 fu uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti americani dell'epoca. Proprio al Whitney Studio nel 1920 tenne la sua prima personale, dove fra gli altri lavori venne esposto Soir bleu.
Nel 1924 alcuni suoi acquerelli furono esposti a Gloucester nella galleria di Frank Rehn. La fortuna critica e il successo di pubblico diedero una significativa svolta alla carriera di Hopper, che finora si
era guadagnato da vivere come illustratore di riviste. In quello stesso anno Hopper sposò Josephine Verstille Nivison, anch'ella ex-studente di Robert Henri alla New York School of Art. Josephine fu l'unica modella per tutti i personaggi femminili che avrebbe dipinto da allora in poi.
Il successo ottenuto con la mostra alla Rehn Gallery contribuì a fare di Hopper il caposcuola dei realisti che dipingevano la "scena americana".
Nel 1925 la sua tela intitolata Apartment Houses venne acquistata dalla Pennsylvania Academy. Questo fu il suo  primo lavoro a olio a entrare in una collezione pubblica e il primo quadro venduto dal 1913 in poi. Nel 1930 la famosa House by the Railroad, che sarebbe servita ad Alfred Hitchcock come modello per la casa in stile "secondo impero americano" di Psyco, venne donata dal collezionista Stephen C. Clark al MoMA di New York, entrando a far parte della collezione permanente del museo. Dopo tre anni, lo stesso MoMA gli dedicò la prima retrospettiva.
Nel 1934 Hopper acquistò una casa a Truro (Massachusetts), nella penisola di Cape Cod, dove da allora iniziò a passare regolarmente i mesi estivi. Il paesaggio di Cape Cod, con le sue dune, case e fari, si ritrova in molti suoi dipinti, come The House on The Hill, Cape Cod Evening Cape Cod Morning.
Il Whitney Museum of American Art gli dedicò la seconda retrospettiva nel 1950 e, nel 1956 la rivista TIME gli rese omaggio con una copertina.
Hopper morì a 85 anni il 15 maggio 1967 nel suo studio nel centro di New York. Oggi è considerato uno dei grandi maestri americani, citato in qualche caso come precursore della Pop Art.

sabato 12 luglio 2014

12 LUGLIO 1884: NASCE AMEDEO MODIGLIANI


Amedeo Clemente Modigliani,pittore e scultore italiano, nasce a Livorno, il 12 luglio 1884, ultimo di quattro
figli, da padre italiano nativo di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese nativa di Marsiglia, Eugénie Garsin. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l'impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta.
Fu soprattutto l'intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall'attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell'istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.
Fin dall'adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all'età di 14 anni, quindi l'esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente.
Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole, Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno; durante un violento attacco causato dalla tubercolosi, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.
Nel 1902 Amedeo Modigliani s'iscrisse alla "Scuola libera di Nudo" di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia, dove frequentò l' "Istituto per le Belle Arti di Venezia". È in questa città che Amedeo provò per la prima volta la mariujana e, piuttosto che studiare, prese a frequentare i quartieri più disagiati della città. Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all'epoca era il punto focale dell'avant-garde, sistematosi a Le
Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee. Modigliani sviluppò uno stile unico, l'originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte.
Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d'arte, s'interessò al suo lavoro sulla scultura africana, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuşi e poco dopo a Picasso. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.
Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau. Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, fu Maurice Utrillo che visse gli stessi problemi di alcolismo che caratterizzarono la vita di Amedeo.
Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l'immoralità dei nudi di Modigliani in vetrina, e lo costrinse a chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura. Quello stesso anno, Modigliani ricevette una
lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch'essa battezzata Jeanne.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti. Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.
Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.
I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool. Nel maggio del 1919 fece ritorno  a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre  vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l'uno dell'altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani  continuò a dipingere, la sua salute si stava deteriorando rapidamente.
I suoi blackout alcolici erano ormai sempre più frequenti. Una mattina del gennaio 1920 l'inquilino del piano sottostante controllò l'abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette
di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza. Venne convocato un dottore, ma c'era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a
una meningite tubercolotica.
Ricoverato all'Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all'alba del 24 gennaio 1920.
Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all'indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano.
Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l'aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori "scandali") concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani