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domenica 8 settembre 2019

THE NEST, IL NIDO: IL REVIVAL GOTICO ITALIANO


In questi ultimi anni sono uscite opere italiane che stanno facendo ben sperare sulla rinascita del cinema italiano.
Film come lo chiamavano Jeeg Robot e Lazzaro felice sono state delle luci improvvise nel grigiore monotono del nostro cinema; altra opera che fa ben sperare è questo lungometraggio di Ferdinando De Feo, il primo che realizza da solo, che reinterpreta il genere gotico: The Nest-Il Nido.
Uscito in un periodo non proprio propizio per i film in sala, il 15 di agosto, si è rivelato un’opera prima interessante e per niente scontata.
La storia è quella di un bambino e una madre che vivono in una tenuta isolata dal mondo, insieme a poche altre persone.
Non sappiamo quale sia la minaccia che li tiene relegati lì, sta di fatto che il ragazzino, apparentemente paraplegico, non può lasciare la proprietà.
Si presentano però due problemi: Samuel, il bambino, sta entrando nella fase puberale in cui la ribellione e la voglia di libertà si fanno pressanti, inoltre giunge Denise, una ragazzina poco più grande di lui e con lei il mondo esterno che la madre era fino ad allora riuscita a tenere fuori dalla proprietà.
Tale contrapposizione viene rappresentata dalla musica: quella classica che Samuel ha imparato a suonare al pianoforte e quella contemporanea, scoperta clandestinamente attraverso il lettore della ragazza, in particolare il brano Where  Is My Mind dei Pixies.
Denise rappresenta la soglia verso l’età adulta, la scoperta della sessualità e dell’autonomia, per questo inizialmente la madre la percepisce come una minaccia, salvo poi cercare di “addomesticarla” per renderla accettabile per la società da lei creata.
Ma non è così che la vuole Samuel, per questo deciderà di conquistare quella libertà che gli è stata negata.
A quale costo?
Il finale a sorpresa rivelerà gli aspetti contraddittori dell’autonomia e della ribellione, spiegando gran parte degli elementi lasciati in sospeso nel corso del film.
La recitazione è apprezzabile, magistrale la fotografia di Emanuele Pasquet che enfatizza le atmosfere gotiche della tenuta.
Emergono chiari i riferimenti a film come The Others di Amenàbar e The Village di Shyamalan, in alcune scene del film la fotografia ricorda il lavoro di Luciano Tovoli in Suspiria di Dario Argento.
Alcuni elementi della trama sono comunque rimasti in sospeso ed emergono qua e là delle contraddizioni, ma è comunque una buona opera prima che fa ben sperare per le prossime opere del regista.


mercoledì 14 agosto 2019

MIDSOMMAR: L’ORRORE DELLA LUCE



Ammetto che non avevo reagito alla visione di Hereditary con lo stesso entusiasmo della 

maggioranza delle persone.

Non equivocate: si vedeva che Ari Aster aveva del talento registico, ma avevo notato alcune 

ingenuità, che avevo attribuito alla poca esperienza, per cui mi ero riservata ulteriori giudizi 

dopo la visione di una sua successiva opera.

Ora lo posso dire senza problemi: Ari Aster è una delle promesse più interessanti del 

panorama registico.

Probabilmente la sua opera prima era ancora legata a quelli che erano i suoi riferimenti 

cinematografici, che aveva cercato di riprodurre e omaggiare, ma con Midsommar: Il 

villaggio dei dannati è finalmente uscita fuori quella che è la sua cifra stilistica, l’impronta 

che lo rende diverso dalla massa e porta il suo cinema nell'universo autoriale.

Anche qui emergono alcuni riferimenti del cinema del passato, soprattutto The Wicker Man 

di Robin Hardy, ma il tutto viene rielaborato in modo del tutto originale e convincente.

Ciò che emerge immediatamente, come già si era potuto osservare in Hereditary, è il gusto 

per la fotografia e l’inquadratura artistica, caratteristiche insolite da trovare nell'horror 

contemporaneo.

Interessante è il ribaltamento della visione del perturbante legata al buio e alle atmosfere 

tetre: qui l’orrore si svolge sotto la piena luce del sole di mezzanotte scandinavo, il bianco 

abbagliante, la natura in fiore e l’idillio diventano fonte di paura, attraverso squarci visivi 

psichedelici.


La storia sembra semplice: quattro ragazzi studenti di antropologia e la fidanzata di uno di

loro, studentessa di psicologia, decidono di passare una vacanza studio in una sorta di

comune  svedese, in cui è cresciuto uno di loro, per assistere alla festa di mezza estate.

Inizialmente la ragazza, con alle spalle dei lutti di famiglia e una storia di depressione, 

sembra quasi isolata rispetto alla camerata maschile, fatta eccezione per il giovane 

proveniente da questa comunità, che pare mostrarsi comprensivo verso il suo dolore.

Il rapporto conflittuale maschile/femminile, già presente in Hereditary, tende a 

ripresentarsi anche qui, con conseguenze imprevedibili.

Non è una caso che tale combriccola, spiccatamente machista, sia destinata a soccombere 

quando entra in contatto con una comunità ancestrale, pagana e fondamentalmente legata 

al culto della Dea Madre.



In tale contesto sono le donne a reggere le fila: sono loro a decidere con quali uomini unirsi, 

quali salvare e quali condannare, mentre gli studenti sono destinati a essere dei fantocci tra 

le loro mani, portati a intraprendere un percorso deciso per loro.

Inevitabilmente si arriva, verso il finale, verso l’esplodere grottesco delle emozioni, come 

era già accaduto in Hereditary, lasciandomi alquanto perplessa; ma in questo caso il tutto 

assume un senso (e ripensandoci allora la cosa era stata voluta anche nel film precedente).


Perché si è capito che per Aster le emozioni esplodono senza filtri, in questo caso diventano 

motivo di partecipazione di una comunità che vive il dolore di uno sulla propria pelle, che 

permette alla parte oscura di emergere prepotentemente, diventando occasione di 

condivisione.

La follia per Aster è una marea che travolge lo spettatore in pieno viso, lasciandoti confuso e 

impreparato a tale impatto, tracciando quello che ormai potremmo identificare come suo 

tratto stilistico.

Ma ormai è chiaro che il suo cinema necessita dell’abbassamento delle nostre difese 

psicologiche per poterlo davvero comprendere.







giovedì 20 luglio 2017

ADDIO A GEORGE ROMERO: IL PADRE DEI MORTI VIVENTI


Il 16 luglio ci ha lasciati George Romero, il padre dei morti viventi.
"Living deads" e non "zombies", come il regista teneva a specificare, nonostante nella nostra cultura i due termini avessero finito per combaciare.
In un'intervista di alcuni anni fa (che potete leggere al seguente link), asseriva:
"Non li ho mai chiamato “zombie”, i miei ragazzi erano i “vicini”, gente che conosci e a cui tieni. Essenzialmente le regole erano cambiate ed erano diventati dei morti viventi. Così pensavo di aver creato qualcosa di nuovo, ma tutti da allora li hanno definiti “zombie”, così adesso lo sono, anche se non posso che necessariamente debbano essere chiamati in questo modo, perché gli zombie non sono morti, mentre i miei ragazzi lo erano senza dubbio!".
Il suo Night of the Living Dead, uscito nel 1968, è diventato un vero e proprio cult, tanto da essere  selezionato dalla Library of Congress per la preservazione nel National Film Registry come film esteticamente "significativo".
Realizzato con mezzi amatoriali e un bassissimo budget, incassò 18 milioni di dollari in tutto il mondo.
Nato e cresciuto a New York, da padre cubano di remote origini spagnole e da madre statunitense di origini lituane, Romero studia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania. Dopo essersi diplomato, inizia a girare diverse pellicole, perlopiù cortometraggi e pubblicità. Insieme ad alcuni amici forma la Image Ten Productions nei tardi anni sessanta. Mettono insieme circa 10.000 dollari per produrre quello che sarebbe diventato uno dei più celebri film horror di tutti i tempi, scritto da Romero insieme a John A. Russo: La notte dei morti viventi (1968). Il film divenne un vero e proprio cult negli anni settanta ed è considerato anche il film che ha codificato il genere zombie movie.
Dopo aver girato There's Always Vanilla (1971), La città verrà distrutta all'alba (1973), La stagione della strega (1973) e Wampyr (1977), nel 1978 tornò al genere zombi, con Zombi (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. Dopo Creepshow (1982) Romero completò la sua "Trilogia dei morti viventi" nel 1985 con Il giorno degli zombi. In seguito dirige Monkey Shines - Esperimento nel terrore e il film a episodi con Dario Argento Due occhi diabolici. Nel 1993 dirige La metà oscura. Il regista torna a dirigere un film solo dopo sette anni, con Bruiser - La vendetta non ha volto, che non ha successo né di critica né di pubblico.

Romero ha girato nel 2006 il quarto capitolo della sua serie sugli zombi, La terra dei morti viventi, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera). A La terra dei morti viventi hanno fatto seguito Le cronache dei morti viventi (2007), girato in digitale, e Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.


lunedì 31 agosto 2015

MORTO WES CRAVEN, IL PADRE DI FREDDY KRUGER.


Wes Craven, creatore di cult horror come L'ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi, Nightmare e Scream, è morto ieri, nella sua casa a Los Angeles, a 76 anni per un cancro al cervello.
Il suo horror predilige gli ambienti quotidiani e si cela lì dove meno lo si aspetta.
Come ha affermato il regista:

Sono interessato a spaventare la gente a un livello profondo, non solo a farla saltare sulla sedia... I miei primi due film hanno fatto a pezzi tutti i luoghi comuni riguardanti le idee di come andava trattata la violenza al cinema. Prima la violenza cinematografica era gentile e pulita; io l'ho resa dolorosa, prolungata, scioccante e molto umana. E sono io che ho reso umani gli assassini.

Nato a Cleveland il 2 agosto 1939, si laurea in lettere e filosofia alla Johns Hopkins University.
Si appassiona in seguito di cinema e, pur trovando un lavoro stabile come insegnante alla Johns Hopkins, decide poco dopo di abbandonare l'insegnamento per dedicarsi all'attività cinematografica, facendo il tuttofare in una piccola casa di produzione.
Ispirandosi a Ingmar Bergman, il suo regista preferito, nel 1972 gira il suo primo vero film, L'ultima casa a sinistra, pellicola exploitation ispirata al classico del regista svedese La fontana della vergine. Pur girato con un budget esiguo, il film ha un certo impatto sul pubblico dell'epoca, specie per il suo stile realistico e sanguinario, estremo e cinico; ma non mancano le reazioni negative, specie da parte della critica che definisce il film "cinematograficamente inetto". A tutt'oggi, Craven si rifiuta di rivedere quest'opera, di cui quasi si pente, ma L'ultima casa a sinistra acquisterà col tempo lo statuto di cult. Il successo del film viene bissato, cinque anni dopo, dal successivo Le colline hanno gli occhi, altra pellicola poi diventata di culto.
Prima di Nightmare: dal profondo della notte, Craven ha scritto e diretto Benedizione mortale, una produzione Polygram Pictures per la United Artists. Il film mette in scena omicidi diabolici sullo sfondo dell'ambiente nel quale vivono le sette religiose del Midwest. Ha anche diretto e sceneggiato Il mostro della palude con Adrienne Barbeau e Louis Jourdan per la Avco-Embassy Pictures.
Nel 1984, il regista arriva all'apice della fama con Nightmare - Dal profondo della notte, un film ispirato fantasticamente ad un episodio di cronaca vera che darà inizio ad una fortunatissima saga e lancerà il personaggio di Freddy Krueger. In seguito, Craven gira numerosi film, tra cui Il serpente e l'arcobaleno, ispirato alla vita dell'antropologo Wade Davis, autore dell'omonimo libro.
In questo periodo Craven si dedica anche alla televisione. È datato 1978 il film che il regista ha diretto per la NBC TV, Summer of Fear, interpretato da Linda Blair e Carol Lawrence.
È del 1996 un altro grande successo di Craven, Scream, un horror da cui prendono spunto molti degli attuali teenager-horror movie. Il film ha un grande successo di pubblico, originando una saga che conta attualmente quattro episodi, tutti diretti da Craven. Il regista, nel frattempo, aveva abbandonato temporaneamente il genere horror con il film del 1999 La musica del cuore, pellicola di genere drammatico interpretata da Meryl Streep e Angela Bassett.
Dopo Cursed - Il maleficio (2004) e Red Eye (2005), negli ultimi anni Craven si è dedicato soprattutto alla produzione, producendo anche alcuni remake delle sue pellicole più famose, quali Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja (2006) e L'ultima casa a sinistra (2009) di Dennis Iliadis.
Nel 2011 ha ripreso una delle saghe che gli ha dato maggior successo, Scream: il 15 aprile 2011 è infatti uscito Scream 4, primo capitolo di una prevista nuova trilogia. Contrariamente alle intenzioni del regista, tuttavia, nel 2015 Bob Weinstein ha dichiarato che la saga non avrebbe visto più altri episodi. Sempre nel 2015, il fortunato franchise creato dal regista si sposta sul piccolo schermo: Craven è infatti produttore esecutivo della serie televisiva Scream, trasmessa su MTV.
A proposito del suo rapporto con la paura il regista, durante un'intervista per L'Unità, ha spiegato: 
La paura è una delle emozioni più importanti che l'uomo possa provare. La paura ci salva la vita. Facciamo i conti con essa tutti i giorni, da quando nasciamo a quando moriamo. Ho avuto molte paure nella mia vita. Ne ho avuta tanta quando è morto mio padre e io avevo solo sei anni. Ora sono anziano, le uniche paure che mi rimangono sono quelle della malattia, per me e per i miei figli.




domenica 11 gennaio 2015

Le vere gothic ladies: Anne Rice

Anne Rice, con le sue Cronache dei Vampiri, ha rivisitato il genere gotico spostando il punto di vista sul villain, il mostro, il diverso e l'alienato.
Il suo stile decadente e raffinato, unisce le tematiche horror con riflessioni filosofiche.
Dopo anni di ateismo e ritornata alla fede cattolica scrivendo libri sulla vita di Gesù, sconfessando il proprio passato gotico, ma nel 2010, con un post su Facebook, ha annunciato una presa di distanza dalla Chiesa cattolica, pur rimanendo credente, affermando:

« È semplicemente impossibile per me di "appartenere" a questo rissoso, ostile, polemico, e meritatamente famigerato gruppo. Per dieci anni ho provato. Ho fallito. Sono un'esterna. La mia coscienza non mi consentiva nient'altro. (…) Sono fuori. Nel nome di Cristo, mi rifiuto di essere anti-gay. Mi rifiuto di essere anti-femminista. Mi rifiuto di essere contro il controllo delle nascite. Mi rifiuto di essere anti-democratica. Mi rifiuto di essere contro l'umanesimo laico. Mi rifiuto di essere contro la scienza. Mi rifiuto di essere contro la vita. (...) La mia conversione da atea pessimista, persa in un mondo che non capivo, a ottimista credente in un universo creato e sostenuto da un Dio amorevole è fondamentale per me. Ma seguire Cristo non significa seguire i suoi seguaci. Cristo è infinitamente più importante della cristianità e lo sarà sempre, non importa ciò che il cristianesimo è, è stato, o può diventare. »

Recentemente è tornata a scrivere horror, infatti nel 2012 e nel 2013 ha pubblicato 2 libri della serie Le Cronache del Dono del Lupo, The Wolf Gift e The Wolves of Midwinter, sui lupi mannari.
Nel 2014 torna alle Cronache dei Vampiri con Prince Lestat, incentrato sul protagonista più celebre della serie.
Dal primo libro delle Cronache dei Vampiri, Intervista col vampiro, è stato tratto il celebre film di Neil Jordan.
Ha venduto 100 milioni di copie divenendo una delle autrici horror di maggior successo della storia moderna.




Anne Rice nasce a New Orleans, il 4 ottobre 1941, da una famiglia cattolica.
Ha passato la maggior parte della sua giovinezza a New Orleans (Louisiana), città in cui sono ambientati molti suoi romanzi.
Cominciò a mettere in discussione la propria fede cattolica nel periodo dell'adolescenza. Dopo la morte della madre Katherine per alcolismo, avvenuta quando Anne aveva 15 anni, la famiglia si trasferì a Richardson, nel Texas, una periferia di Dallas.
Nel 1961 sposa il poeta Stan Rice (prematuramente morto di cancro nel 2002) ed è a lui che si deve l'ispirazione per la creazione del suo personaggio più celebre, il vampiro Lestat de Lioncourt. Nel 1966 ha una figlia, Michelle, che morirà di leucemia solo 5 anni dopo. Nel 1978 nasce il loro secondo figlio, Christopher Travis Rice, conosciuto come scrittore per romanzi come A Density of Souls e The Snow Garden.
Con lo pseudonimo di Anne Rampling ha scritto Exit to Eden e Belinda; come A. N. Roquelaure ha pubblicato The Beauty Series (una serie di romanzi erotici).
Oltre alle Cronache dei vampiri ha pubblicato anche La saga delle streghe Mayfair e quella di The Life of Christ.
L'ultimo suo libro è Il Principe Lestat (2014).




mercoledì 24 dicembre 2014

Le vere gothic ladies: Shirley Jackson

Shirley Jackson un'autrice che può essere considerata uno dei capisaldi della letteratura fantastica/horror contemporanea, che ha influenzato notissimi scrittori Richard Matheson e Stephen King.
Una delle sue opere più note è il raggelante racconto La lotteria, che dimostra come con gran classe e senza alcun barocchismo cruento si possa turbare l'animo; questa storia introdurrà il motivo del sacrificio propiziatorio e dell'orrore celato nelle piccole comunità che ispirerà opere come Ritual di David Pinner (da cui sarà tratto il film culto The Wicker Man) e i Figli del grano di Stephen King.
Inoltre è l'autrice di L'incubo di Hill House, considerato un capolavoro della narrativa horror e non solo, ed è stato spesso avvicinato al Giro di vite di Henry James per affinità di temi e di soluzioni narrative. Nel suo saggio Danse macabre, Stephen King ha trattato diffusamente del romanzo, dichiarandolo come una delle sue maggiori influenze. Il libro ha avuto due adattamenti cinematografici: Gli invasati (The Haunting), di Robert Wise, nel 1963 e Haunting - Presenze (The Haunting), di Jan de Bont, nel 1999.




Shirley Jackson nasce a San Francisco nel 1916. Proveniente da una famiglia della medio borghesia la Jackson crebbe in una piccola cittadina di provincia che fornirà l'ispirazione per il suo prima romanzo The Road Through the Wall (1948). Durante il liceo si trasferì con la famiglia a New York, dove completò gli studi per poi frequentare il college a Rochester e, successivamente, alla Syracuse University. Fu qui che, tramite la partecipazione al giornale dell'università conobbe il futuro marito, Stanley Edgar Hyman, destinato a diventare un famoso critico letterario, con cui si sposerà nel 1940.
Dopo il matrimonio la coppia si trasferisce in Vermont dove Hyman inizia a insegnare e la Jackson intraprende l'attività di scrittrice a tempo pieno, affiancandola a quella di mamma visto che la coppia negli anni ha avuto 4 figli, destinati tutti ad una piccola fetta di celebrità perché l'autrice si divertiva a usarli come fonti di ispirazione per alcuni dei suoi racconti. La Jackson scrisse e pubblicò anche opere per bambini come Nine Magic Wishes e la commedia The Bad Children, ispirata alla favola di Hansel e Gretel. Ancora più famosa, fra questo tipo di produzione è però l'opera Vita fra i selvaggi (Life Among the Savages, 1963), dove raccontò romanzandola la storia del suo matrimonio e le sue esperienze nell'allevare quattro pargoli.
La celebrità, ad oggi, rimane però legata alle storie di paura e in particolare al racconto La Lotteria che suscitò enorme scalpore quando venne pubblicato nel 1948 per aver osato rispolverare un rito antico e violento ambientandolo in una piccola comunità dell'America benpensante. Nonostante in molti abbiano tentato di attribuire le ragioni delle tematiche violente e spaventose scelte dalla Jackson alle sue personali idiosincrasie e ad una sua presunta instabilità, la verità è che l'intenzione dell'autrice non era altro che quella di mostrare il lato barbaro e crudele della società a lei contemporanea che cercava di ignorare lo shock dei campi di concentramento e delle bombe atomiche.
L'autrice morì di attacco cardiaco a soli 48 anni, la salute minata da problemi di peso e dall'abuso di farmaci prescritti per curare malattie prevalentemente psicosomatiche.


Incipit di La Lotteria

La mattina del 27 giugno si levò chiara e piena di sole, con il calore di una bella giornata estiva; i prati erano pieni di fiori e l'erba era già alta. Gli abitanti del villaggio cominciarono a radunarsi nella piazza, tra l'uffico po-stale e la banca, verso le dieci.
In alcune città gli abitanti erano così numerosi che la lotteria durava due giorni e doveva iniziare il 26 giugno, ma in quel villaggio, dove gli abitanti erano solo trecento, l'intera lotteria richiedeva meno di due ore: iniziava alle dieci del mattino e finiva in tempo per l'ora di pranzo.

I primi ad accorrere, come sempre, furono i bambini. La scuola era finita, e molti ragazzi non si trovavano a proprio agio, in tanta libertà; tendevano a riunirsi in silenzio per qualche minuto, per poi mettersi a gridare e a parlare di scuola e di insegnanti, di libri e di brutti voti.

martedì 9 dicembre 2014

Consigli di lettura: Revelations, antologia di fine millennio.


Segnaliamo un'antologia del 1999, Revelations, in cui vari rinomati autori horror contemporanei reinterpretano i vari decenni del '900 da una prospettiva "apocalittica".
Ne esce fuori una visione della storia come percorsa da continue apocalissi che caratterizzano i passaggi da un decennio all'altro, il tutto trova una sua compattezza grazie al racconto cornice di Clive Barker che lascia trapelare le inquietudini che avevano pervaso la fine dello scorso millennio.  
Gli autori sono:  Joe R. Lansdale, David Morrell, F. Paul Wilson, Poppy Z. Brite & Christa Faust, Charles L. Grant, Whitley Strieber, Elizabeth Massie, Richard Christian Matheson, David J. Schow & Craig Spector, Ramsey Campbell e naturalmente Clive Barker.
Tra i migliori racconti troviamo il suggestivo e poetico Chiliad di Barker, il tipicamente lasdaliano La grande burrasca, l'evocativo e sensuale Triade di Brite & Faust e La parola, di Campbell, un racconto che fa riflettere sugli inganni dell'editoria e dei media.

sabato 22 novembre 2014

22 novembre: auguri ad Andrzej Żuławski


Auguri ad Andrzej Żuławski,  regista polacco nato a Leopoli (Ucraina), il 22 novembre 1940.
Ha iniziato la carriera come assistente di Andrzej Wajda. A seguito della censura imposta al suo film Diabel (1972) in Polonia (ritirata solo 16 anni più tardi) si è stabilito in Francia dove ha girato L'importante è amare (1975) con Romy Schneider.
Tornato poi in Polonia ha lavorato per due anni al film Il globo d'argento, basato su un libro scritto dallo zio Jerzy Żuławski, che le autorità polacche non gli hanno permesso di completare; Zulawski sii traferirà definitivamente in Francia ottenendo il successo commerciale con due film, Possession (1981) e soprattutto Amour braque - Amore balordo (1985) dove lancerà la sua attrice musa, Sophie Marceau in ruoli corposi e maturi. La carriera è proseguita con un altro fortunato Le mie notti sono più belle dei vostri giorni e un controverso adattamento dell'Opera lirica di Modest Musorgskij Boris Godunov nel film Boris Godunov (1989).
In Italia le sue opere hanno trovato raramente una distribuzione, ma nel 2003 è stato omaggiato con una retrospettiva completa dal Festival Alpe Adria di Trieste.

 

sabato 8 novembre 2014

8 novembre 1847: nasce Bram Stoker


Bram Stoker, scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, nasce a Clontarf (vicino Dublino), l'8 novembre 1847.
Fino all'età di otto anni fu incapace di alzarsi in piedi a causa del cagionevole stato di salute, la malattia e la mancanza di forze segnarono in maniera indelebile la sua attività letteraria.
Il sonno senza fine e la resurrezione dei morti, due temi centrali del suo Dracula, furono di grande importanza per Stoker, costretto a trascorrere la maggiore parte della sua infanzia in un letto.
La sua guarigione apparve miracolosa ai medici che lo avevano in cura. Da quel momento Stoker condusse una vita normale, riuscendo addirittura ad eccellere nelle specialità sportive durante gli anni trascorsi all'università di Dublino.
Stoker studiò storia, letteratura, matematica e fisica al Trinity College di Dublino, dove conseguì, a pieni voti, la laurea in matematica. Lavorò come domestico ma presto accettò un incarico a titolo gratuito come giornalista e critico teatrale per il The Evening Mail. Negli stessi anni seguì per un breve periodo le orme paterne, col quale condivideva anche il nome di battesimo, lavorando nell'amministrazione pubblica.
A 29 anni strinse un'amicizia destinata a durare una vita con l'attore Henry Irving, del quale sarebbe in seguito divenuto anche segretario e confidente. Stoker sposò Florence Balcombe nel 1878 e si trasferì a Londra dove diresse il Lyceum Theatre di Irving. La collaborazione con Irving fu molto importante per lo scrittore: grazie a lui conobbe sia James Abbott McNeill Whistler, sia Arthur Conan Doyle e poté viaggiare per il mondo.
Stoker arricchiva i suoi guadagni scrivendo un gran numero di romanzi e racconti sensazionali, tra cui la storia di vampiri intitolata Dracula pubblicata nel 1897. L'ispirazione gli era stata fornita dall'incontro avvenuto nel 1890 con il professore ungherese Arminius Vambéry, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, meglio conosciuto come Dracula. Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nel Conte Dracula, il protagonista del suo racconto. Stoker impiegò sette anni per scrivere il libro studiando la cultura e la religione dei Balcani e documentandosi sulla figura storica di Vlad Tepes. Le versioni prima di giungere alla stesura definitiva dovettero susseguirsi rapidamente e i primi manoscritti circolarono tra la cerchia dei suoi amici tra il 1890 e il 1893 per trarne giudizio e consiglio. Dracula ha ispirato una lunga serie di film e di opere teatrali.
Bram Stoker morì il 20 aprile 1912 a Londra dove fu sepolto.



lunedì 3 novembre 2014

3 novembre: auguri a Tom Savini


Auguri a Tom Savini, attore, regista e truccatore statunitense e creatore di effetti speciali, nato a Pittsburgh, il 3 novembre 1946.
Tom Savini ha origini italiane. Educato nella religione cattolica e si è laureato nella High School Central Catholic. Iniziò a lavorare a fianco di George A. Romero, creando un buon effetto speciale nella sequenza d'apertura di Wampyr (1977). L'anno successivo, lavorando con un budget molto più consistente su Zombi (1978), Savini riuscì a creare il suo cosiddetto "marchio di fabbrica": mutilazioni, decapitazioni e morsi sanguinolenti. Gli effetti sanguinolenti di Zombi vennero poi largamente imitati ma mai migliorati se non con il suo lavoro svolto sul successivo episodio della "tetralogia degli zombi", Il giorno degli zombi (1985).
Savini ha anche lavorato sui film di Dario Argento e Tobe Hooper. I suoi effetti speciali realistici si possono notare anche in film come Maniac, che non a caso contiene la controversa scena della sparatoria.
Forse il più famoso lavoro di Tom Savini per quanto riguarda gli effetti speciali è quello svolto sul primo episodio della saga di Venerdì 13.
Come regista ha diretto La notte dei morti viventi (1990), remake del film omonimo del 1968 di George A. Romero.
Ha fatto anche l'attore in diversi film.
Interpreta un personaggio secondario in Wampyr (1977), ma l'anno successivo passa a interpretare il minaccioso motociclista in Zombi (1978), un ruolo che ha ripreso in un cameo nella continuazione del 2005 della serie, La terra dei morti viventi. Ha avuto una piccolissima parte in L'alba dei morti viventi, del 2004, nel ruolo di uno sceriffo. Un ruolo di maggiore spicco come motociclista è quello che gli venne assegnato in I cavalieri di Romero (1981). Il ruolo di maggiore importanza è quello che Quentin Tarantino e Robert Rodriguez gli assegnarono nel 1996 in Dal tramonto all'alba: il motociclista 'Sex Machine'.
Nel 2006, Savini ha interpretato Prester John, il leggendario nemico del film Sea of Dust. Sempre nel 2006, ha interpretato un eremita folle nel film Demonic.
Nel 2007, Savini ha interpretato il ruolo dello sceriffo Tolo in Planet Terror di Robert Rodriguez.
Sempre sotto la direzione di Robert Rodriguez interpreta il ruolo di Osiris Amanpour nel film del 2010 Machete e in quello del 2013 Machete kills.
Inoltre ha doppiato se stesso nel cartone animato I Simpson.
Nel 2013 compare nel film Django Unchained di Quentin Tarantino dove interpreta un membro della banda alle porte di Candyland.


3 novembre: auguri a Pupi Avati


Auguri a Pupi Avati, all'anagrafe Giuseppe Avati, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano, nato Bologna, il 3 novembre 1938, figlio di un antiquario bolognese e fratello maggiore di Antonio, sceneggiatore e produttore.
Inizialmente tenta una carriera nel jazz: dal 1959 al 1962 fa parte della Doctor Dixie Jazz Band come clarinettista, ma rinuncia dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla.
Successivamente per quattro anni lavora come rappresentante della Findus surgelati, quelli che descrive come i quattro anni peggiori della sua vita. Illuminato dalla visione didi Federico Fellini, tenta la strada del cinema. Nel 1970 ottiene da un misterioso imprenditore i finanziamenti per girare due film: Balsamus, l'uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati, due horror grotteschi.
Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di Salò o le 120 giornate di Sodoma, l'ultima fatica di Pier Paolo Pasolini (anche se per questioni di diritti, pur essendo stato pagato, non risulta accreditato), dirige il suo terzo lungometraggio, dal titolo La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), seguito da La casa dalle finestre che ridono (1976), un altro giallo-horror di buon livello che con gli anni è divenuto un vero e proprio film di culto per gli appassionati del cinema dell'orrore. Avati ritorna a questo genere, che sembra proprio adattarsi alla sua personalità, potendo però disporre di budget superiore e di una troupe in cui si può notare la presenza, come sceneggiatore, di Maurizio Costanzo.
Nel 1977, esce Bordella, musical demenziale censurato all'uscita, che vede tra gli interpreti anche Christian De Sica, allora giovanissimo. Nello stesso anno, Avati ci presenta il film grottesco Tutti defunti... tranne i morti che non convince pienamente la critica e il pubblico pur essendo di un livello superiore al precedente lungometraggio.
Nel 1978 il nome di Pupi Avati diviene noto al grande pubblico in seguito alla messa in onda sulla RAI dello sceneggiato Jazz Band, che racconta la storia della Doctor Dixie Jazz Band, seguito da Cinema!!! ed altri tre lavori televisivi di Avati.
Nel 1980 scrive Macabro, film che segna l'esordio alla regia di Lamberto Bava.
Nel 1983, il regista bolognese passa alla commedia, dirigendo Una gita scolastica, ma ritorna al thriller-horror con Zeder, giudicato una fra le sue migliori opere dai cultori del genere. Dopo Impiegati (1984), è nuovamente alla regia di un altro lungometraggio, Regalo di Natale (1986), che avrà poi un seguito nel 2004 intitolato La rivincita di Natale. Vengono poi i successivi Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Bix (1991), il thriller L'amico d'infanzia (1993) e  l'horror L'arcano incantatore (1996) con Stefano Dionisi.
Nel 1997 gira Il testimone dello sposo e nel 1999 La via degli angeli. Nel 2003 dopo un periodo di pausa, dirige il sentimentale Il cuore altrove.
Nel 2005 porta sullo schermo la commedia romantica Ma quando arrivano le ragazze? e dirige Antonio Albanese, Katia Ricciarelli, Marisa Merlini, Angela Luce e Neri Marcorè in La seconda notte di nozze. Nel 2007 è la volta di La cena per farli conoscere, con Diego Abatantuono e Il nascondiglio, nuova incursione avatiana nell'horror, con Laura Morante nella parte di una donna italiana che rileva un inquietante edificio a Davenport, nello Iowa; nel 2008 di Il papà di Giovanna, nel 2009 di Gli amici del bar Margherita e nel 2010 di Il figlio più piccolo e Una sconfinata giovinezza.
Nel 2011 ha presentato in concorso alla Festa del cinema di Roma il film Il cuore grande delle ragazze.
Presiede la Fondazione Federico Fellini, nata nel 1995 in memoria del grande regista riminese, che aveva esercitato grande influenza sullo stesso Avati e che gli era divenuto amico negli ultimi anni di vita.  Nel settembre 2014 vince il premio come miglior sceneggiatura dell'anno per il film con Sharon Stone e Riccardo Scamarcio Un ragazzo d'oro al Montreal World Film Festival in Canada.

 

lunedì 20 ottobre 2014

20 ottobre: auguri a Danny Boyle


Auguri a Daniel Boyle, noto come Danny Boyle, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico inglese, nato a Manchester, il 20 ottobre 1956, da una famiglia di emigranti irlandesi.
Studia al collegio dei Salesiani di Bolton e poi alla Bangor University. Comincia a lavorare in teatro all'età di diciotto anni e già due anni dopo lavora come regista teatrale per la Joint Stock Theatre Company, quindi si sposta a Londra per lavorare come direttore artistico per il Royal Court Theatre. Dal 1987 lavora qualche anno per la televisione: prima con la BBC Northern Ireland e poi per la BBC2.
Esordisce nel cinema nel 1994 con Piccoli omicidi tra amici (1995), tratto dall'omonimo romanzo di John Hodge.  Il film ottiene un ottimo successo in Gran Bretagna ed ottiene il premio come "best newcomer" dai London Film Critics Circle.
Il successo arriva con Trainspotting, del 1996, sempre a fianco di John Hodge che però è alla sceneggiatura (il libro da cui è tratto è di Irvine Welsh). Il film, che tratta in maniera ironica e grottesca il tema della droga, diventa un cult che frutta al regista l'occasione di girare alcune scene del quarto film della serie Alien, ossia Alien: la clonazione, per il quale si trasferisce a Hollywood.
Nel 1997 gira negli Stati Uniti Una vita esagerata, che si rivela però un insuccesso commerciale, come del resto il film successivo. L'idea di portare sullo schermo il romanzo The Beach, scritto da Alex Garland, è di Ewan McGregor, che la propone a Boyle. La produzione, tuttavia, sceglie come attore protagonista Leonardo DiCaprio senza consultare il regista, che aveva già promesso il ruolo a McGregor. I media enfatizzano la situazione e da allora i due non lavoreranno più insieme. Benché The Beach non abbia convinto né il pubblico né la critica, film e libro rimangono tuttora un vero e proprio cult per i viaggiatori zaino in spalla di tutto il mondo, specialmente nel sud-est asiatico.
Dopo un breve ritorno al piccolo schermo per due film TV con la BBC e qualche documentario sul mondo musicale, nel 2003 esce l'horror 28 giorni dopo, in cui collabora nuovamente con Alex Garland. Dirige Kenneth Branagh nel cortometraggio Alien Love Triangle, prima di tornare al lungometraggio nel 2004 con la commedia Millions, sceneggiata da Frank Cottrell Boyce. Nel 2007 filma Sunshine, scritto da Alex Garland. Si tratta di un film fantascientifico pieno di omaggi a 2001: Odissea nello spazio, Solaris e Alien.
Nel 2008 dirige a Bollywood il film The Millionaire. Il film è un successo in tutto il mondo e riceve 8 Premi Oscar, tra cui quelli come miglior film e come miglior regia appunto per Boyle.
La pellicola successiva è 127 ore, che si basa sull'autobiografia di Aron Ralston (interpretato da James Franco) dal titolo Between a Rock and a Hard Place. Questo film ottiene sei candidature all'Oscar, tra cui quella di miglior sceneggiatura originale per Boyle. Nel 2011 porta in scena a Londra l'acclamato spettacolo teatrale Frankenstein, ispirato all'omonimo romanzo di Mary Shelley. Dopo essere stata registrata al Royal National Theatre, l'opera viene in seguito proiettata anche nei cinema. L'anno successivo, il 27 luglio, sempre nella capitale inglese, dirige la cerimonia di apertura dei Giochi della XXX Olimpiade, tenutasi presso l'Olympic Stadium; per l'occasione realizza anche il cortometraggio Happy and Glorious, in cui dirige Daniel Craig e la regina Elisabetta II del Regno Unito.
Nel 2013 dirige In Trance, thriller psicologico in cui si affronta il tema dell'amnesia. Sempre nel 2013 conferma di essere all'opera sul sequel di Trainspotting, basato sul romanzo Porno di Irvine Welsh del 2002, che riprende i fili del discorso, con gli stessi personaggi, da dove si era interrotto il primo capitolo.

 

venerdì 10 ottobre 2014

10 ottobre 1924: nasce Edward D. Wood Jr.


Edward D. Wood Jr., conosciuto come "il peggior regista della storia", nasce il 10 ottobre 1924 a Poughkeepsie (New York). Comincia fin da ragazzino a girare corti con i suoi amici, ma è costretto a interrompere la sua passione per via del suo arruolamento in Marina, seguito all'attacco giapponese di Pearl Harbour. Eppure, benché "lingerie dipendente", Ed Wood si guadagna molte medaglie al valore (sempre indossando la sua leggendaria biancheria di pizzo rosa sotto l'uniforme).
Tornato allo stato civile cerca di fare il regista. Nel 1946 si trasferisce a Hollywood dove realizza il suo primo grande flop: un lavoro teatrale intitolato "The Casual Company". Ripudiato così da ogni studio cinematografico decide di organizzarne lui stesso uno proprio, elemosinando qua e là soldi e attrezzature. Realizza il grottesco "The Streets of Laredo", un cortometraggio western rimasto incompiuto e senza colonna sonora. Per l'assenza di un budget adeguato lo stesso Wood vi parteciperà come attore e, malgrado abbia scelto per se stesso la parte di un cowboy, lo si vede sempre a piedi, causa cronica incapacità di montare a cavallo.
Nel 1951 realizza la sua seconda opera, "The sun was setting", un altro assurdo "corto" (stavolta con tanto di colonna sonora) di stampo drammatico ma con una trama talmente sconclusionata da reggersi in piedi a malapena. Caratteristica comune di praticamente tutte le opere del regista.
Ma solo nel 1952, dopo svariate difficoltà, riesce a realizzare il suo primo lungometraggio, il semiautobiografico  "Glen or Glenda", il cui tema è il travestitismo. Inizia ad ogni modo con questo film il sodalizio con Bela Lugosi, allora in gravi difficoltà finanziarie ed umane.
Ed Wood, dal canto suo, aveva bisogno di un nome celebre per farsi pubblicità e quello di Lugosi era senz'altro di prestigio. Con il tempo tuttavia il rapporto tra i due ebbe anche modo di consolidarsi dal punto di vista umano. Lugosi appare in altri classici di Wood: "Piano 9 dall'Iperspazio" e "Bride of the Monster", l'unico film che incassò qualcosa al botteghino.
Gravi problemi economici costrinsero poi il regista a darsi prima al soft e poi all'hard-core, senza peraltro modificare di molto il suo conto in banca.
Ed Wood è morto il 10 dicembre 1978, per un attacco cardiaco. Da molti è considerato un regista di culto. Dalle stesse persone e da altre è considerato altresì il peggior regista della storia del cinema. Tim Burton, uno dei suoi più grandi estimatori, gli ha dedicato il film biografico "Ed Wood" (1994, con Johnny Depp).

mercoledì 8 ottobre 2014

8 ottobre: auguri a Tommy Lee Wallace


Auguri a Tommy Lee Wallace, regista e sceneggiatore statunitense, nato a Somerset, l'8 ottobre 1949. Laureato alla University of Southern California, sposa l'attrice Nancy Kyes, dalla quale avrà due figli. Immediatamente dopo trova lavoro accanto a John Carpenter ricoprendo vari ruoli da attore a direttore artistico, fino al responsabile degli effetti sonori, nonché produttore. Dalla loro collaborazione nascono pellicole come Dark Star (1974), Distretto 13 - Le brigate della morte (1976), il mitico Halloween - La notte delle streghe (1987) e Fog (1980).
Comincia a lavorare anche come sceneggiatore quando l'italiano Damiano Damiani gli chiede di firmare Amityville Possession (1982), ma poi decide di tornare alla regia e firma Halloween III - Il signore della notte (1983), dove recita anche la moglie.
Passa a diventare regista a tutti gli effetti firmando alcuni episodi de Ai confini della realtà, per la stagione '85-'86, pur continuando ad affiancare l'amico Carpenter come assistente regista ne Grosso guaio a Chinatown (1986). Si presta anche come attore per Nick Castle ne Il ragazzo che sapeva volare (1986), poi continua a dirigere pellicole e telefilm dal serial Vietnam addio (1987).
Il film che forse terrorizzò di più le generazioni anni '90 fu la sua trasposizione sul grande schermo dello spesso romanzo di Stephen King It, che lui firmò dirigendo il defunto John Ritter, l'esordiente Seth Green e soprattutto un Tim Curry nella parte del pagliaccio alieno divoratore di bambini.
Dirige la pop star Jon Bon Jovi ne Il cacciatore delle tenebre (2002) che non a caso è il sequel di Vampires (1998) di John Carpenter.

 

domenica 5 ottobre 2014

5 ottobre: auguri a Clive Barker


Auguri a Clive Barker, scrittore e regista britannico, nato a Liverpool, il 5 ottobre 1952.
Ha frequentato le scuole della sua città e poi la facoltà di letteratura inglese e filosofia all'Università di Liverpool.
Si è trasferito a Londra all'età di 21 anni, dove ha fondato una compagnia teatrale per rappresentare le commedie che scriveva. E' rimasto nell'ambiente teatrale fino a 30 anni, lavorando come scrittore, regista e attore.
E già in questa prima fase sono chiari gli sviluppi che avrebbe preso la sua arte, considerando i contenuti erotici e orrorifici, nonchè fantastici, delle sue commedie (History of the DevilFrankenstein in Love, Subtle Bodies, The Secret Life of Cartoons, Colossus).
A quasi 30 anni scrive una raccolta di racconti: Book of Blood, Volumes 1-3. L'opera passa relativamente inosservata in Inghilterra, trovando il favore di pubblico e critica solo successivamente alla successiva pubblicazione americana e al suo primo romanzo: Gioco Dannato.
A questo, seguono altri tre volumi dei Book Of Blood, che in USA vengono rinominati The Inhuman Condition, In the Flesh, e Cabal. E' da questo periodo che le opere di Barker vengono regolarmente tradotte in una dozzina di lingue.
L'avventura cinematografica, invece, inizia nel 1987, a seguito dell'adattamento, da lui poco apprezzato, di due sue storie, da qui la decisione di dirigere in prima persona Hellraiser, tratto dalla novella Schiavi dell'Inferno.
Il film diventa un cult e dà il via ad altri tre seguiti e a una serie a fumetti. Si occuperà dell'adattamento cinematografico di Cabal.
Tra i suoi personaggi più noti possiamo ricordare Pinhead, indiscusso antagonista della saga Hellraiser e Candyman, l'uomo con l'uncino che appare dallo specchio, personaggio dell'omonima trilogia.
Ha inoltre scritto la saga fantasy Abarat, in 5 volumi e l'horro-fantasy Imagica.


martedì 30 settembre 2014

30 settembre 1946: nasce Dan O'Bannon


Dan O'Bannon, sceneggiatore, attore e regista statunitense, nasce a Saint Louis il 30 settembre 1946, da Bertha Lowenthal e Thomas Sidney O'Bannon, carpentiere. Frequenta la University of South California e qui incontra John Carpenter, col quale realizza un cortometraggio dal titolo Dark Star, che diventerà lungometraggio nel 1974. Qui O'Bannon svolge diverse mansioni, dalla sceneggiatura al montaggio alla recitazione in uno dei ruoli principali. Da sempre appassionato di fantascienza e horror, dedicherà la sua vita alla sceneggiatura. Dopo il fallimentare progetto Dune, per il quale avrebbe dovuto supervisionare gli effetti speciali, insieme con Ronald Shusett scriverà la storia originale per quello che diventerà un cult della fantascienza nonché un modello per i futuri
film del genere, Alien (1979). Seguiranno le sceneggiature per altri film, tra cui Tuono blu (1983) e altri due film di genere fantascientifico, Space Vampires (1985), e Invaders (1986), entrambi però di scarso successo al botteghino. Nel 1985 tenta la strada della regia con Il ritorno dei morti viventi, che otterrà un discreto successo sia di pubblico che di critica, e darà vita a numerosi sequel. Nel 1990 è di nuovo insieme a Ronald Shusett per la sceneggiatura di Atto di forza, ispirato a un racconto breve di Philip K. Dick dal titolo Ricordiamo per voi. A questo progetto, i due lavorano già dai tempi di Alien, e ancora prima scrivono una sceneggiatura che vedrà la luce solamente nel 1997 in un film a basso costo, Hemoglobin - creature dall'inferno. Nel 1992 esce il suo secondo film da regista, una produzione a basso costo dal titolo The Resurrected (1992). Altra sceneggiatura dei primi anni ottanta
che vedrà la luce solamente nel 1995 è Screamers - urla dallo spazio, ispirato da un altro romanzo Philip K. Dick, Modello Due. Muore a Los Angeles il 17 dicembre 2009 in seguito a complicazioni dovute alla malattia di Crohn, male contro cui lottava da 30 anni. Lascia la moglie Diane, e un figlio, Adam.



domenica 21 settembre 2014

21 settembre: auguri a Stephen King


Auguri a Stephen Edwin King, scrittore e sceneggiatore statunitense, uno dei più celebri autori di
letteratura fantastica, in particolare horror, dell'ultimo quarto del XX secolo, considerato anche un autore di spicco nel romanzo gotico moderno.
Stephen King nasce il 21 settembre 1947 a Portland, nel Maine. Suo padre (di origini scozzesi-irlandesi), nato David Spansky, che in seguito modificò in Donald Edwin King, è un impiegato della Electrolux, ex capitano della Marina Mercantile e impegnato fino al 1945 nella seconda guerra mondiale; e sua madre, Nellie Ruth Pillsbury King, è una casalinga di origini modeste. Ha un fratello maggiore, David Victor, che è stato adottato dai coniugi King il 14 settembre 1945.
Nel 1949 il padre esce per una delle sue passeggiate e non farà più ritorno a casa, a causa di problemi familiari. Questo avvenimento segnerà profondamente il carattere del futuro scrittore, tanto che è
possibile trovare in numerosi romanzi il difficile rapporto padre-figlio.
La famiglia comincia così a spostarsi da un luogo a un altro; si stabilisce per brevi periodi in Indiana, a Milwaukee e infine di nuovo nel Maine. La signora Nellie Ruth King in quegli anni e nei successivi sarà spesso fuori casa per quasi tutto il giorno, impegnata in vari lavori come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli una buona educazione, guidandoli all'ascolto di buona musica e alla letteratura, dando la possibilità a Stephen di provare a scrivere qualche storia horror.
L'infanzia di Stephen King viene colpita, oltre che dalla scomparsa del padre, dalla morte di un suo amico. All'età di quattro anni, i due sono impegnati a giocare vicino a una ferrovia, quando l'amico del futuro scrittore cade sulle rotaie e viene travolto da un treno. King, in stato confusionale, torna a casa senza ricordare quanto successo.
Scopre nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di Edgar Allan Poe, Lovecraft e Matheson. Trova anche racconti della rivista Weird Tales, di Frank Belknap Long e di Zelia Bishop. Scopre così che il padre non era soltanto un girovago e un marinaio (come raccontato in famiglia) che si era ridotto a vendere elettrodomestici porta a porta, ma anche un aspirante scrittore, affascinato dalla fantascienza e dall'horror.
Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School, a Lisbon Falls, nei pressi di Durham. Qui nasce probabilmente il sogno di divenire scrittore. Inizia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto.
Conclusi gli studi superiori entra all'Università del Maine ad Orono. Nel 1967 Stephen King termina il racconto breve The Glass Floor, che gli frutta 35 dollari a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia, che viene sottoposto al giudizio di un agente letterario, il quale si esprime in termini lusinghieri.
Nel febbraio del 1969 inizia ad occuparsi di uno spazio regolare sulla rivista The Maine Campus, con la rubrica chiamata King's Garbage Truck. Di questo periodo è nota la sua straordinaria prolificità: è capace di scrivere un racconto perfetto cinque minuti prima che il giornale andasse in stampa.
Questo fra l'altro è il periodo in cui conosce Tabitha Jane Spruce, poetessa e laureanda in storia, sua futura moglie.
Nel 1970 si diploma all'università, ottenendo il Bachelor of Science in English e, date le difficoltà per trovare un posto di insegnante, inizia a lavorare presso un distributore di benzina. Nel 1971, dopo una serie di esperienze lavorative umili, inizia ad insegnare inglese alla Hampden Academy.
Nasce la primogenita della famiglia King: Naomi Rachel. La famiglia si trasferisce a Hermon, vicino a Bangor nel Maine. Lo scrittore inizia a lavorare a L'uomo in fuga. Nel 1972 arriva il secondo figlio, Joseph Hillstrom (il terzo sarà Owen Phillip) ed il bilancio della famiglia comincia a farsi problematico. Stephen King pensa che il suo sogno di diventare scrittore sia un'utopia. Non può pagare tutte le bollette e decide di sacrificare prima il telefono, poi l'automobile. Inizia a bere e inevitabilmente la situazione precipita.
Nel 1973 le cose migliorano improvvisamente. Preso il coraggio e sottopone Carrie al giudizio di William Thompson della casa editrice Doubleday. A fine lettura il risultato è che la Doubleday gli mette in mano un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell'opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto al giovane autore. I problemi economici sono risolti e King, a ventisei anni, lascia l'insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore.
L'anno dopo la famiglia trasloca a Boulder, nel Colorado. Qui inizia la stesura di Una splendida festa di morte, poi ripubblicato con il titolo definitivo di Shining, un'opera con chiari riferimenti autobiografici. Inoltre vende i diritti di Le notti di Salem, per 500.000 dollari. La famiglia ritorna nel Maine occidentale e qui l'autore finisce la stesura de L'ombra dello scorpione.
Di lì a poco arriva anche il primo grande successo cinematografico, grazie a Carrie, lo sguardo di Satana, diretto dal già famoso Brian De Palma. Poi è un susseguirsi ininterrotto di successi, bestsellers e incassi vertiginosi al botteghino quando le sue storie vengono trasposte in film.
Ormai ricco, nel 1980 si trasferisce con la famiglia a Bangor, dove acquista una villa vittoriana con ventotto camere, ma continua ad usare la casa di Center Lovell come residenza estiva. Vengono pubblicati L'incendiaria e Danse Macabre. Inizia la stesura di It mentre al cinema esce il film-capolavoro di Kubrick (con uno straordinario Jack Nicholson) basato sulla storia di The Shining. In questo periodo Stephen King è il primo scrittore di sempre ad avere ben tre libri nella classifica dei best-seller nazionali. Un record che batterà lui stesso qualche anno dopo.
Nel 1994 pubblica Insomnia ed esce il film Le ali della libertà diretto da Frank Darabont e tratto dal racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shank.
Vince un Bram Stoker Award per la Migliore Novella per Colazione al Gotham Café. Escono nelle sale cinematografiche L'ultima eclissi tratto dal romanzo Dolores Claiborne e Mangler: la macchina infernale. Nel 1996 escono I vendicatori e Il Miglio Verde, un romanzo in sei puntate che diventerà, qualche anno dopo, un film di successo.
Nel 1997 esce dopo sei anni di attesa il quarto volume della saga La Torre Nera con La sfera del buio.
Dopo venti anni King saluta l'editrice Viking Penguin e passa alla Simon Schuster. Alla firma del contratto percepisce 2 milioni di dollari come anticipo per soli tre libri, ma guadagna anche royalty sulle copie vendute che vanno dal 35 al 50%.
Nello stesso anno un fatto drammatico irrompe nella vita fortunata dello scrittore. Durante una passeggiata nei pressi di casa, viene travolto da un furgone: è in fin di vita. Milioni di fan restano settimane con il fiato sospeso, ansiosi per la sorte dello scrittore. Viene operato ben tre volte in pochi giorni. Il 7 luglio lascia l'ospedale, ma per la sua completa guarigione occorreranno ben nove mesi.
Ripresosi dallo choc, il 14 marzo 2000 diffonde solo su Internet, con un'operazione innovativa e all'avanguardia, il racconto Riding the Bullet. Nell'autunno dello stesso anno pubblicherà il saggio On writing: autobiografia di un mestiere, un resoconto della sua vita di scrittore e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura.
Stephen King ha venduto complessivamente nell'arco della sua lunga carriera oltre 500 milioni di copie. Dai suoi romanzi sono stati tratti circa quaranta tra film e miniserie televisive.
Afferma di scrivere 500 parole dalle 8.30 alle 11.30, ogni giorno, ad eccezione soltanto del giorno di Natale, del Giorno del Ringraziamento e del suo compleanno.


Citazioni di Stephen King.


L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia. (da A volte ritornano)

È la storia, non colui che la racconta. (Il corpo)

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. (Il corpo)


sabato 20 settembre 2014

20 settembre: auguri a George R. R. Martin


Auguri a George Raymond Richard Martin, scrittore di fantascienza, horror e fantasy statunitense, noto soprattutto per il ciclo Cronache del ghiaccio e del fuoco(Bayonne, 20 settembre 1948) è
uno.
Nasce il 20 settembre 1948 a Bayonne (New Jersey). La famiglia viveva in case popolari vicino all'approdo di Bayonne. Frequentò prima la Mary Jane Donohoe School e poi la Marist High School. L'inclinazione e il talento per la scrittura si rivelarono molto presto: il suo primo pubblico fu composto dai figli dei vicini, a cui rivendeva le proprie storie dell'orrore per pochi penny, includendo nel prezzo l'interpretazione del racconto.
In questo periodo scrisse anche storie di un regno mitico popolato dalle sue tartarughe da compagnia; le tartarughe morivano frequentemente nel loro castello giocattolo, così decise infine che si uccidevano a vicenda in "tramesinistre". I libri che lo appassionarono maggiormente durante  l'infanzia erano quelli di Robert A. Heinlein, Eric Frank Russell e Andre Norton. Ma gli autori che ne influenzarono più profondamente lo stile, secondo le affermazioni dello stesso Martin, furono i classici della letteratura fantastica letti durante l'adolescenza: da un lato H.P. Lovecraft e dall'altro J.R.R. Tolkien.
Durante le superiori scoprì la passione per i fumetti, di cui divenne fan e collezionista: le sue prime esperienze letterarie sono proprio da ricondursi alle collaborazioni con le riviste amatoriali del settore. L'esordio professionale, comunque, risale al 1970, anno in cui Martin vendette alla rivista Galaxy il racconto The Hero, pubblicato poi nel febbraio del 1971. Seguirono altri racconti, pubblicati in varie sedi. Sempre nel 1970, Martin si laureò con il massimo dei voti in giornalismo presso la Northwestern University di Evanston (Illinois).
Tra il 1973 ed il 1976 diresse tornei di scacchi per l'Associazione continentale di scacchi e dal 1976 al 1978 lavorò come insegnante di giornalismo presso il Clarke College di Dubuque (Iowa). Nel 1975 si sposò con Gale Burnick da cui poi divorziò nel 1979, senza aver avuto figli; in questo periodo, si dedicò solamente part-time alla scrittura, in ambito giornalistico e letterario.
Nel 1975 ricevette il primo importante riscontro: il suo Canzone per Lya conquistò il prestigioso Premio Hugo quale miglior racconto dell'anno. Martin tuttavia abbandonò solo nel 1979 la professione di insegnante per dedicarsi a tempo pieno alla carriera letteraria, dopo un anno in cui, nel ruolo di writer-in-residence al Clarke College, ricevette il Premio Hugo, il Premio Locus e il Premio Nebula per Re della sabbia nella categoria miglior racconto breve.
Negli anni ottanta i romanzi e i racconti di Martin ricevettero ulteriori premi e segnalazioni. Tra di essi si distinguono in particolar modo i romanzi Il pianeta dei venti del 1980, Il battello del delirio del 1982, Armageddon Rag del 1983 e la lunga serie di Wild Cards (il primo volume è del 1986), un mondo condiviso di ambientazione supereroistica di cui Martin è sia curatore, sia autore di alcuni dei racconti.
La genesi di questa serie è molto particolare: Wild Cards, infatti, nacque in seguito ad una serie di sessioni di gioco di ruolo di ambientazione super-eroica, in cui Martin partecipa nel ruolo di narratore. Tuttora Martin è un appassionato giocatore di ruolo e ha affermato in diverse occasioni di continuare a giocare saltuariamente con il proprio gruppo. Ma, per quanto le sue opere abbiano suscitato ottime reazioni nella critica e tra gli appassionati del genere fantastico, Martin non riusciva a scatenare l'attenzione del grande pubblico: così nel 1986 decise di trasferirsi a Hollywood dove collaborò con la CBS per lo sviluppo di svariate serie per la TV.
In un primo momento lavorò come sceneggiatore per la serie Ai confini della realtà. Dopo alcuni episodi la CBS gli affidò la consulenza delle sceneggiature de La bella e la bestia, per cui lavorò fino al 1989 arrivando a ricoprire il ruolo di produttore della serie. In seguito abbandonò Hollywood per ritornare a dedicarsi a tempo pieno alla carriera letteraria, stanco delle restrizioni imposte al suo talento di scrittore dai meccanismi produttivi delle major.
Dal 1991 Martin ritornò a scrivere romanzi e iniziò quella che sarebbe poi diventata la serie fantasy epica A Song of Ice and Fire (Cronache del ghiaccio e del fuoco), ispirata alla Guerra delle Due Rose e a Ivanhoe, comprensiva, nell'edizione americana, di sette volumi. Il primo, A Game of Thrones (diventato la coppia di libri Il Trono di Spade e Il grande inverno nell'edizione italiana), fu pubblicato nel 1996. Nel novembre 2005, A Feast for Crows (ed. italiana Il dominio della regina e L'ombra della profezia), il quarto romanzo di questa serie, venne conclamato dal The New York Times come Bestseller No. 1, e raggiunse il primo posto anche nella classifica dei bestseller del The Wall Street Journal. Inoltre, nel settembre 2006, A Feast for Crows fu candidato sia per un Quill Award che per un British Fantasy Award.
Il quinto libro, A Dance with Dragons (ed. ita. I guerrieri del ghiaccio, I fuochi di Valyria e La danza dei draghi), è stato pubblicato nel luglio 2011, diventando rapidamente un bestseller internazionale. La serie ha ricevuto elogi da autori, lettori e critica. Nel 2012, A Dance with Dragons fece lo
scrutinio finale per i premi per la fantascienza e la fantasy Hugo Award, World Fantasy Award, Locus Poll Award, e British Fantasy Award; il romanzo ha vinto il Locus Poll Award come miglior romanzo fantasy. Sono in programma altri due libri non ancora scritti.

venerdì 19 settembre 2014

19 settembre: auguri a Tanith Lee


Auguri a Tanith Lee, scrittrice inglese di narrativa fantasy, fantascientifica e dell'orrore, nata a Londra, il 19 settembre 1947, da Bernard e Hylda Lee.
Dopo aver terminato gli studi superiori e aver frequentato per circa un anno l'università ha lavorato come archivista, assistente bibliotecaria, commessa e cameriera.
Nel 1968 pubblica Eustache nell'antologia The Ninth Pan Book of Horror Stories.
Nei primi anni settanta esordisce come scrittrice per l'infanzia pubblicando il romanzo The Dragon Hoard (1971), un libro illustrato dal titolo Animal Castle (1972) e la raccolta di racconti Princess
Hynchatti and Some Other Surprises (1972). A partire dal 1976 si dedica professionalmente alla scrittura, dopo il notevole successo riscosso dal suo primo romanzo diretto ad un pubblico maturo, The Birthgrave (1975).
Attualmente vive nel sud dell’Inghilterra insieme al marito, lo scrittore ed artista John Kaiine, che ha sposato nel 1992.
Fino ad oggi ha scritto una settantina circa di romanzi e più di un centinaio di racconti tutti contraddistinti da uno  stile molto personale che rende la sua prosa molto poetica, ricca di suggestioni coloristiche. Potente creatrice di  personaggi, Tanith Lee riesce a dar vita a figure molto complesse ed articolate sul piano psicologico che si evolvono  e si trasformano approdando infine a conoscere veramente il proprio sé. A tutto ciò si accompagna una riscrittura di  materiale mitico e fiabesco, come accade anche nella conterranea Angela Carter, ed un uso della tecnica del ribaltamento e dell'inversione applicata non solo ai ruoli ed ai personaggi ma agli stilemi stessi e ai luoghi comuni
della cosiddetta narrativa di genere. Con lo pseudonimo di Esther Garber ha scritto Fatal Women (2004) e Thirthy Four (2004).

domenica 7 settembre 2014

7 SETTEMBRE: AUGURI A DARIO ARGENTO


Auguri a Dario Argento regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano,  soprannominato maestro del brivido.
Nasce a Roma il 7 settembre del 1940 figlio di Salvatore Argento, un produttore cinematografico romano di origini siciliane, in passato funzionario dell'Unitalia, e di Elda Luxardo, una fotografa di moda brasiliana. Il padre è stato il produttore di tutti i suoi primi film, a partire da L'uccello dalle piume di cristallo fino a Tenebre.
Dopo essersi iscritto al liceo classico, lo abbandona al secondo anno, prendendo così la decisione di trasferirsi a Parigi, dove risiede per circa un anno vivendo di espedienti e lavorando anche come lavapiatti. Rientrato in Italia, nel 1957 inizia a collaborare con L'Araldo dello Spettacolo, occupandosi di teatro, cinema e musica.
È in questo periodo che matura le proprie passioni cinefile, rappresentate dal cinema espressionista, dalla Nouvelle Vague, dai film noir, horror, gialli, polizieschi, dagli spaghetti-western, da Hitchcock, Antonioni, Fellini, ma anche dal cinema dei "telefoni bianchi" e da quello sovietico. Forte di queste passioni, Argento riesce a farsi assumere a Paese Sera, noto quotidiano romano, come critico cinematografico: con le sue recensioni si schiera nettamente a favore del cinema di genere, in particolare western, thriller, horror, fantascienza, in rottura con la critica ufficiale.
Tra il 1967 e il 1969 collabora alla stesura dei copioni di diversi film di genere, quali Cimitero senza croci, La stagione dei sensi, Comandamenti per un gangster, La rivoluzione sessuale, Probabilità zero, Oggi a me... domani a te!, Commandos, Un esercito di cinque uomini, La legione dei dannati, ma anche di film d'autore come Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, e soprattutto C'era una volta il West, del quale scrive il soggetto con Bernardo Bertolucci e Sergio Leone.
Secondo alcune fonti l'esordio di Argento come regista avviene sul set di Un esercito di cinque uomini (pellicola del 1969 della quale firma la sceneggiatura), anche se poi ufficialmente la regia
verrà attribuita al produttore Italo Zingarelli.
Nel 1969 Argento crea insieme al padre Salvatore una società di produzione, la S.E.D.A. Spettacoli, con la quale avvia il suo primo progetto cinematografico da regista. Debutta infatti dietro la macchina
da presa nello stesso anno con il frammisto di giallo, horror, thriller, e in parte noir, L'uccello dalle piume di cristallo, scritto basandosi sul romanzo La statua che urla di Fredric Brown. Il film, uscito nel febbraio 1970, nonostante una tiepida accoglienza iniziale, si trasforma in un grande successo.
Visto il successo commerciale del primo film, Argento prosegue con Il gatto a nove code (1971). La pellicola si distingue per la suspense e il delinearsi di uno stile personale. Nel dicembre dello stesso anno esce anche Quattro mosche di velluto grigio, giallo in parte horror.
Queste prime tre opere vengono definite Trilogia degli animali o "Trilogia zoologica".
Guadagnatosi il soprannome di Hitchcock italiano, Argento accetta la proposta della RAI di produrre e curare una serie TV di quattro film, della durata di circa un'ora ciascuno, intitolata La porta sul buio, trasmessa nel settembre 1973 sulla prima rete. Il regista dirige, con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte, l'episodio Il tram, ricavato da una sequenza eliminata dalla sceneggiatura originale de L'uccello dalle piume di cristallo, mentre collabora a soggetto e sceneggiatura di Testimone oculare, firmato da Roberto Pariante ma in realtà girato dallo stesso Argento. Gli altri due episodi, Il vicino di casa e La bambola, sono diretti rispettivamente da Luigi Cozzi e Mario Foglietti.
Nel 1973 Argento si vede costretto, per esigenze produttive, a dirigere quello che rimane l'unico episodio “fuori tema” della sua filmografia, ossia Le cinque giornate, appartenente al filone “ottocentesco popolare” in voga in quel periodo e ambientato durante i giorni dell'insurrezione della cittadinanza milanese contro gli austriaci (18-22 marzo 1848).
Argento realizza nel 1975 il suo film più celebre, Profondo rosso: con il fondamentale contributo della colonna sonora dei Goblin, il film si rivela un successo di pubblico. La pellicola costituisce il punto d'arrivo di un percorso di sperimentazione sul genere.
Nel 1977 Argento debutta definitivamente nell'horror con Suspiria, sorta di fiaba gotica moderna, ambientando la storia nella piccola cittadina di Friburgo, nella Foresta Nera, collocato tra le prime opere dell'espressionismo cinematografico.
Negli anni ottanta Argento alterna horror a thriller, iniziando con Inferno (1980). Le tematiche che in Suspiria erano state per la prima volta affrontate, sono amplificate ed estremizzate.
Nel 1982 il regista torna al thriller giallo con Tenebre.
In seguito dirige l'horror Phenomena (1985) e il thriller Opera (1987).
Nel 1993 è la volta del thriller Trauma, interpretato dalla figlia Asia Argento, così come il film del 1996 La sindrome di Stendhal e il remake di un classico dell'horror gotico, Il fantasma dell'opera (1998).
Dopo il ritorno al thriller con Non ho sonno (2001), Argento dirige Il Cartaio (2004). Nel 2007 vi è la produzione de La terza madre (2007), in cui torna a lavorare con la figlia Asia: è il capitolo finale della Trilogia delle Tre Madri.
Nel 2007 firma la direzione artistica del musical Profondo rosso, scritto da Claudio Simonetti per la regia di Marco Calindri.
Nel 2009 Argento dirige Giallo, pellicola presentata in anteprima al Festival del Cinema di Edimburgo e distribuita direttamente in home video l'anno stesso.
Nel 2009, il regista cede i diritti di due suoi film per farne realizzare dei remake negli Stati Uniti; i titoli interessati sono L'uccello dalle piume di cristallo e Suspiria.
Nel maggio 2010 Dario Argento annuncia durante il Fantafestival di Roma, a maggio 2010 un film su Dracula in 3D distribuito dalla Paramount pictures. Il 19 maggio 2012 il film viene presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, al Festival di Cannes, durante la "Proiezione di mezzanotte", accolto da critiche per niente benevoli.
Argento annuncia in quell'occasione l'uscita del film in Italia per il novembre 2012. I risultati al botteghino italiano saranno pessimi.
Nel 2012 il Reykjavík International Film Festival gli ha conferito il Premio alla carriera.
Dal 2 agosto 2012 è conduttore del programma 100 pallottole d'Argento su Rai Movie, nel quale presenta cento pellicole della storia del cinema da lui selezionate.
Il 4 ottobre 2013 debutta come regista dell'opera Macbeth di Giuseppe Verdi (la stessa che aveva trasposto al cinema nel film Opera) al Teatro Coccia di Novara.