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giovedì 20 luglio 2017

ADDIO A GEORGE ROMERO: IL PADRE DEI MORTI VIVENTI


Il 16 luglio ci ha lasciati George Romero, il padre dei morti viventi.
"Living deads" e non "zombies", come il regista teneva a specificare, nonostante nella nostra cultura i due termini avessero finito per combaciare.
In un'intervista di alcuni anni fa (che potete leggere al seguente link), asseriva:
"Non li ho mai chiamato “zombie”, i miei ragazzi erano i “vicini”, gente che conosci e a cui tieni. Essenzialmente le regole erano cambiate ed erano diventati dei morti viventi. Così pensavo di aver creato qualcosa di nuovo, ma tutti da allora li hanno definiti “zombie”, così adesso lo sono, anche se non posso che necessariamente debbano essere chiamati in questo modo, perché gli zombie non sono morti, mentre i miei ragazzi lo erano senza dubbio!".
Il suo Night of the Living Dead, uscito nel 1968, è diventato un vero e proprio cult, tanto da essere  selezionato dalla Library of Congress per la preservazione nel National Film Registry come film esteticamente "significativo".
Realizzato con mezzi amatoriali e un bassissimo budget, incassò 18 milioni di dollari in tutto il mondo.
Nato e cresciuto a New York, da padre cubano di remote origini spagnole e da madre statunitense di origini lituane, Romero studia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania. Dopo essersi diplomato, inizia a girare diverse pellicole, perlopiù cortometraggi e pubblicità. Insieme ad alcuni amici forma la Image Ten Productions nei tardi anni sessanta. Mettono insieme circa 10.000 dollari per produrre quello che sarebbe diventato uno dei più celebri film horror di tutti i tempi, scritto da Romero insieme a John A. Russo: La notte dei morti viventi (1968). Il film divenne un vero e proprio cult negli anni settanta ed è considerato anche il film che ha codificato il genere zombie movie.
Dopo aver girato There's Always Vanilla (1971), La città verrà distrutta all'alba (1973), La stagione della strega (1973) e Wampyr (1977), nel 1978 tornò al genere zombi, con Zombi (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. Dopo Creepshow (1982) Romero completò la sua "Trilogia dei morti viventi" nel 1985 con Il giorno degli zombi. In seguito dirige Monkey Shines - Esperimento nel terrore e il film a episodi con Dario Argento Due occhi diabolici. Nel 1993 dirige La metà oscura. Il regista torna a dirigere un film solo dopo sette anni, con Bruiser - La vendetta non ha volto, che non ha successo né di critica né di pubblico.

Romero ha girato nel 2006 il quarto capitolo della sua serie sugli zombi, La terra dei morti viventi, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera). A La terra dei morti viventi hanno fatto seguito Le cronache dei morti viventi (2007), girato in digitale, e Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.


lunedì 3 novembre 2014

3 novembre: auguri a Tom Savini


Auguri a Tom Savini, attore, regista e truccatore statunitense e creatore di effetti speciali, nato a Pittsburgh, il 3 novembre 1946.
Tom Savini ha origini italiane. Educato nella religione cattolica e si è laureato nella High School Central Catholic. Iniziò a lavorare a fianco di George A. Romero, creando un buon effetto speciale nella sequenza d'apertura di Wampyr (1977). L'anno successivo, lavorando con un budget molto più consistente su Zombi (1978), Savini riuscì a creare il suo cosiddetto "marchio di fabbrica": mutilazioni, decapitazioni e morsi sanguinolenti. Gli effetti sanguinolenti di Zombi vennero poi largamente imitati ma mai migliorati se non con il suo lavoro svolto sul successivo episodio della "tetralogia degli zombi", Il giorno degli zombi (1985).
Savini ha anche lavorato sui film di Dario Argento e Tobe Hooper. I suoi effetti speciali realistici si possono notare anche in film come Maniac, che non a caso contiene la controversa scena della sparatoria.
Forse il più famoso lavoro di Tom Savini per quanto riguarda gli effetti speciali è quello svolto sul primo episodio della saga di Venerdì 13.
Come regista ha diretto La notte dei morti viventi (1990), remake del film omonimo del 1968 di George A. Romero.
Ha fatto anche l'attore in diversi film.
Interpreta un personaggio secondario in Wampyr (1977), ma l'anno successivo passa a interpretare il minaccioso motociclista in Zombi (1978), un ruolo che ha ripreso in un cameo nella continuazione del 2005 della serie, La terra dei morti viventi. Ha avuto una piccolissima parte in L'alba dei morti viventi, del 2004, nel ruolo di uno sceriffo. Un ruolo di maggiore spicco come motociclista è quello che gli venne assegnato in I cavalieri di Romero (1981). Il ruolo di maggiore importanza è quello che Quentin Tarantino e Robert Rodriguez gli assegnarono nel 1996 in Dal tramonto all'alba: il motociclista 'Sex Machine'.
Nel 2006, Savini ha interpretato Prester John, il leggendario nemico del film Sea of Dust. Sempre nel 2006, ha interpretato un eremita folle nel film Demonic.
Nel 2007, Savini ha interpretato il ruolo dello sceriffo Tolo in Planet Terror di Robert Rodriguez.
Sempre sotto la direzione di Robert Rodriguez interpreta il ruolo di Osiris Amanpour nel film del 2010 Machete e in quello del 2013 Machete kills.
Inoltre ha doppiato se stesso nel cartone animato I Simpson.
Nel 2013 compare nel film Django Unchained di Quentin Tarantino dove interpreta un membro della banda alle porte di Candyland.


3 novembre: auguri a Pupi Avati


Auguri a Pupi Avati, all'anagrafe Giuseppe Avati, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano, nato Bologna, il 3 novembre 1938, figlio di un antiquario bolognese e fratello maggiore di Antonio, sceneggiatore e produttore.
Inizialmente tenta una carriera nel jazz: dal 1959 al 1962 fa parte della Doctor Dixie Jazz Band come clarinettista, ma rinuncia dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla.
Successivamente per quattro anni lavora come rappresentante della Findus surgelati, quelli che descrive come i quattro anni peggiori della sua vita. Illuminato dalla visione didi Federico Fellini, tenta la strada del cinema. Nel 1970 ottiene da un misterioso imprenditore i finanziamenti per girare due film: Balsamus, l'uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati, due horror grotteschi.
Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di Salò o le 120 giornate di Sodoma, l'ultima fatica di Pier Paolo Pasolini (anche se per questioni di diritti, pur essendo stato pagato, non risulta accreditato), dirige il suo terzo lungometraggio, dal titolo La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), seguito da La casa dalle finestre che ridono (1976), un altro giallo-horror di buon livello che con gli anni è divenuto un vero e proprio film di culto per gli appassionati del cinema dell'orrore. Avati ritorna a questo genere, che sembra proprio adattarsi alla sua personalità, potendo però disporre di budget superiore e di una troupe in cui si può notare la presenza, come sceneggiatore, di Maurizio Costanzo.
Nel 1977, esce Bordella, musical demenziale censurato all'uscita, che vede tra gli interpreti anche Christian De Sica, allora giovanissimo. Nello stesso anno, Avati ci presenta il film grottesco Tutti defunti... tranne i morti che non convince pienamente la critica e il pubblico pur essendo di un livello superiore al precedente lungometraggio.
Nel 1978 il nome di Pupi Avati diviene noto al grande pubblico in seguito alla messa in onda sulla RAI dello sceneggiato Jazz Band, che racconta la storia della Doctor Dixie Jazz Band, seguito da Cinema!!! ed altri tre lavori televisivi di Avati.
Nel 1980 scrive Macabro, film che segna l'esordio alla regia di Lamberto Bava.
Nel 1983, il regista bolognese passa alla commedia, dirigendo Una gita scolastica, ma ritorna al thriller-horror con Zeder, giudicato una fra le sue migliori opere dai cultori del genere. Dopo Impiegati (1984), è nuovamente alla regia di un altro lungometraggio, Regalo di Natale (1986), che avrà poi un seguito nel 2004 intitolato La rivincita di Natale. Vengono poi i successivi Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Bix (1991), il thriller L'amico d'infanzia (1993) e  l'horror L'arcano incantatore (1996) con Stefano Dionisi.
Nel 1997 gira Il testimone dello sposo e nel 1999 La via degli angeli. Nel 2003 dopo un periodo di pausa, dirige il sentimentale Il cuore altrove.
Nel 2005 porta sullo schermo la commedia romantica Ma quando arrivano le ragazze? e dirige Antonio Albanese, Katia Ricciarelli, Marisa Merlini, Angela Luce e Neri Marcorè in La seconda notte di nozze. Nel 2007 è la volta di La cena per farli conoscere, con Diego Abatantuono e Il nascondiglio, nuova incursione avatiana nell'horror, con Laura Morante nella parte di una donna italiana che rileva un inquietante edificio a Davenport, nello Iowa; nel 2008 di Il papà di Giovanna, nel 2009 di Gli amici del bar Margherita e nel 2010 di Il figlio più piccolo e Una sconfinata giovinezza.
Nel 2011 ha presentato in concorso alla Festa del cinema di Roma il film Il cuore grande delle ragazze.
Presiede la Fondazione Federico Fellini, nata nel 1995 in memoria del grande regista riminese, che aveva esercitato grande influenza sullo stesso Avati e che gli era divenuto amico negli ultimi anni di vita.  Nel settembre 2014 vince il premio come miglior sceneggiatura dell'anno per il film con Sharon Stone e Riccardo Scamarcio Un ragazzo d'oro al Montreal World Film Festival in Canada.

 

lunedì 20 ottobre 2014

20 ottobre: auguri a Danny Boyle


Auguri a Daniel Boyle, noto come Danny Boyle, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico inglese, nato a Manchester, il 20 ottobre 1956, da una famiglia di emigranti irlandesi.
Studia al collegio dei Salesiani di Bolton e poi alla Bangor University. Comincia a lavorare in teatro all'età di diciotto anni e già due anni dopo lavora come regista teatrale per la Joint Stock Theatre Company, quindi si sposta a Londra per lavorare come direttore artistico per il Royal Court Theatre. Dal 1987 lavora qualche anno per la televisione: prima con la BBC Northern Ireland e poi per la BBC2.
Esordisce nel cinema nel 1994 con Piccoli omicidi tra amici (1995), tratto dall'omonimo romanzo di John Hodge.  Il film ottiene un ottimo successo in Gran Bretagna ed ottiene il premio come "best newcomer" dai London Film Critics Circle.
Il successo arriva con Trainspotting, del 1996, sempre a fianco di John Hodge che però è alla sceneggiatura (il libro da cui è tratto è di Irvine Welsh). Il film, che tratta in maniera ironica e grottesca il tema della droga, diventa un cult che frutta al regista l'occasione di girare alcune scene del quarto film della serie Alien, ossia Alien: la clonazione, per il quale si trasferisce a Hollywood.
Nel 1997 gira negli Stati Uniti Una vita esagerata, che si rivela però un insuccesso commerciale, come del resto il film successivo. L'idea di portare sullo schermo il romanzo The Beach, scritto da Alex Garland, è di Ewan McGregor, che la propone a Boyle. La produzione, tuttavia, sceglie come attore protagonista Leonardo DiCaprio senza consultare il regista, che aveva già promesso il ruolo a McGregor. I media enfatizzano la situazione e da allora i due non lavoreranno più insieme. Benché The Beach non abbia convinto né il pubblico né la critica, film e libro rimangono tuttora un vero e proprio cult per i viaggiatori zaino in spalla di tutto il mondo, specialmente nel sud-est asiatico.
Dopo un breve ritorno al piccolo schermo per due film TV con la BBC e qualche documentario sul mondo musicale, nel 2003 esce l'horror 28 giorni dopo, in cui collabora nuovamente con Alex Garland. Dirige Kenneth Branagh nel cortometraggio Alien Love Triangle, prima di tornare al lungometraggio nel 2004 con la commedia Millions, sceneggiata da Frank Cottrell Boyce. Nel 2007 filma Sunshine, scritto da Alex Garland. Si tratta di un film fantascientifico pieno di omaggi a 2001: Odissea nello spazio, Solaris e Alien.
Nel 2008 dirige a Bollywood il film The Millionaire. Il film è un successo in tutto il mondo e riceve 8 Premi Oscar, tra cui quelli come miglior film e come miglior regia appunto per Boyle.
La pellicola successiva è 127 ore, che si basa sull'autobiografia di Aron Ralston (interpretato da James Franco) dal titolo Between a Rock and a Hard Place. Questo film ottiene sei candidature all'Oscar, tra cui quella di miglior sceneggiatura originale per Boyle. Nel 2011 porta in scena a Londra l'acclamato spettacolo teatrale Frankenstein, ispirato all'omonimo romanzo di Mary Shelley. Dopo essere stata registrata al Royal National Theatre, l'opera viene in seguito proiettata anche nei cinema. L'anno successivo, il 27 luglio, sempre nella capitale inglese, dirige la cerimonia di apertura dei Giochi della XXX Olimpiade, tenutasi presso l'Olympic Stadium; per l'occasione realizza anche il cortometraggio Happy and Glorious, in cui dirige Daniel Craig e la regina Elisabetta II del Regno Unito.
Nel 2013 dirige In Trance, thriller psicologico in cui si affronta il tema dell'amnesia. Sempre nel 2013 conferma di essere all'opera sul sequel di Trainspotting, basato sul romanzo Porno di Irvine Welsh del 2002, che riprende i fili del discorso, con gli stessi personaggi, da dove si era interrotto il primo capitolo.

 

venerdì 10 ottobre 2014

10 ottobre 1924: nasce Edward D. Wood Jr.


Edward D. Wood Jr., conosciuto come "il peggior regista della storia", nasce il 10 ottobre 1924 a Poughkeepsie (New York). Comincia fin da ragazzino a girare corti con i suoi amici, ma è costretto a interrompere la sua passione per via del suo arruolamento in Marina, seguito all'attacco giapponese di Pearl Harbour. Eppure, benché "lingerie dipendente", Ed Wood si guadagna molte medaglie al valore (sempre indossando la sua leggendaria biancheria di pizzo rosa sotto l'uniforme).
Tornato allo stato civile cerca di fare il regista. Nel 1946 si trasferisce a Hollywood dove realizza il suo primo grande flop: un lavoro teatrale intitolato "The Casual Company". Ripudiato così da ogni studio cinematografico decide di organizzarne lui stesso uno proprio, elemosinando qua e là soldi e attrezzature. Realizza il grottesco "The Streets of Laredo", un cortometraggio western rimasto incompiuto e senza colonna sonora. Per l'assenza di un budget adeguato lo stesso Wood vi parteciperà come attore e, malgrado abbia scelto per se stesso la parte di un cowboy, lo si vede sempre a piedi, causa cronica incapacità di montare a cavallo.
Nel 1951 realizza la sua seconda opera, "The sun was setting", un altro assurdo "corto" (stavolta con tanto di colonna sonora) di stampo drammatico ma con una trama talmente sconclusionata da reggersi in piedi a malapena. Caratteristica comune di praticamente tutte le opere del regista.
Ma solo nel 1952, dopo svariate difficoltà, riesce a realizzare il suo primo lungometraggio, il semiautobiografico  "Glen or Glenda", il cui tema è il travestitismo. Inizia ad ogni modo con questo film il sodalizio con Bela Lugosi, allora in gravi difficoltà finanziarie ed umane.
Ed Wood, dal canto suo, aveva bisogno di un nome celebre per farsi pubblicità e quello di Lugosi era senz'altro di prestigio. Con il tempo tuttavia il rapporto tra i due ebbe anche modo di consolidarsi dal punto di vista umano. Lugosi appare in altri classici di Wood: "Piano 9 dall'Iperspazio" e "Bride of the Monster", l'unico film che incassò qualcosa al botteghino.
Gravi problemi economici costrinsero poi il regista a darsi prima al soft e poi all'hard-core, senza peraltro modificare di molto il suo conto in banca.
Ed Wood è morto il 10 dicembre 1978, per un attacco cardiaco. Da molti è considerato un regista di culto. Dalle stesse persone e da altre è considerato altresì il peggior regista della storia del cinema. Tim Burton, uno dei suoi più grandi estimatori, gli ha dedicato il film biografico "Ed Wood" (1994, con Johnny Depp).

martedì 30 settembre 2014

30 settembre 1946: nasce Dan O'Bannon


Dan O'Bannon, sceneggiatore, attore e regista statunitense, nasce a Saint Louis il 30 settembre 1946, da Bertha Lowenthal e Thomas Sidney O'Bannon, carpentiere. Frequenta la University of South California e qui incontra John Carpenter, col quale realizza un cortometraggio dal titolo Dark Star, che diventerà lungometraggio nel 1974. Qui O'Bannon svolge diverse mansioni, dalla sceneggiatura al montaggio alla recitazione in uno dei ruoli principali. Da sempre appassionato di fantascienza e horror, dedicherà la sua vita alla sceneggiatura. Dopo il fallimentare progetto Dune, per il quale avrebbe dovuto supervisionare gli effetti speciali, insieme con Ronald Shusett scriverà la storia originale per quello che diventerà un cult della fantascienza nonché un modello per i futuri
film del genere, Alien (1979). Seguiranno le sceneggiature per altri film, tra cui Tuono blu (1983) e altri due film di genere fantascientifico, Space Vampires (1985), e Invaders (1986), entrambi però di scarso successo al botteghino. Nel 1985 tenta la strada della regia con Il ritorno dei morti viventi, che otterrà un discreto successo sia di pubblico che di critica, e darà vita a numerosi sequel. Nel 1990 è di nuovo insieme a Ronald Shusett per la sceneggiatura di Atto di forza, ispirato a un racconto breve di Philip K. Dick dal titolo Ricordiamo per voi. A questo progetto, i due lavorano già dai tempi di Alien, e ancora prima scrivono una sceneggiatura che vedrà la luce solamente nel 1997 in un film a basso costo, Hemoglobin - creature dall'inferno. Nel 1992 esce il suo secondo film da regista, una produzione a basso costo dal titolo The Resurrected (1992). Altra sceneggiatura dei primi anni ottanta
che vedrà la luce solamente nel 1995 è Screamers - urla dallo spazio, ispirato da un altro romanzo Philip K. Dick, Modello Due. Muore a Los Angeles il 17 dicembre 2009 in seguito a complicazioni dovute alla malattia di Crohn, male contro cui lottava da 30 anni. Lascia la moglie Diane, e un figlio, Adam.



mercoledì 6 agosto 2014

6 AGOSTO: AUGURI A UMBERTO LENZI


Umberto Lenzi, regista, sceneggiatore e scrittore italiano, nasce a Massa Marittima (in provincia di Grosseto), il 6 agosto 1931.
Si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1956. Il suo saggio di diploma è un cortometraggio intitolato I ragazzi di Trastevere, una storia pasoliniana su un gruppo di ragazzi del popolare quartiere romano.
In seguito Lenzi collabora con riviste cinematografiche come Bianco e Nero, prima di esordire come aiuto regista in film come Il terrore dei mari.
Firma la sua prima regia cinematografica nel 1961, il film di cappa e spada Le avventure di Mary Read. In seguito si dedica alla rilettura dei classici salgariani, seguendo l'onda delle nuove tendenze cinematografiche, sfrutta di volta in volta il fenomeno filmico del momento, come la serie di James Bond 007.
Nel 1968 mette in scena una sceneggiatura del giovane Dario Argento avvalendosi di una produzione Titanus decisamente ricca; il titolo è La legione dei dannati, una sorta di rilettura de I cannoni di Navarone (1961).
Lenzi in seguito si specializza nel giallo all'italiana, inventando un sotto-genere, quello del "giallo erotico italiano", che in seguito egli stesso definirà "thriller dei quartieri alti", firmando la trilogia composta da: Orgasmo (1969), uno dei film più venduti negli Stati Uniti in quel periodo, Così dolce... così perversa (1969) e Paranoia (1970), tutti interpretati dall'ex stella hollywoodiana Carroll Baker. In tutti questi combina erotismo, psicologia ed intrighi del
mondo della nobiltà.
Nei primi anni settanta, dopo la rilettura del thriller argentiano ad opera di vari cineasti, anche Lenzi decide di inserirsi nel filone con ben cinque film: Un posto ideale per uccidere (1971), Sette orchidee macchiate di rosso (1972), Il coltello di ghiaccio (1972), Spasmo (1974) e Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975).
Nel frattempo, si cimenta in un genere inedito, il "cannibalico", da lui inventato col film Il paese del sesso selvaggio (1972).
Conseguentemente alla nascita del genere cinematografico italiano denominato come "poliziottesco" col film La polizia ringrazia (1972) di Steno, Lenzi trova finalmente il suo terreno più fertile, risultando il più prolifico cineasta di questo genere e firmando alcune tra le più apprezzate - più dal pubblico che dalla critica - opere del decennio; tra queste vanno sicuramente citate: Milano odia: la polizia non può sparare (1974) ed altri due polizieschi molto violenti: Roma a mano armata (1976), con la coppia Milian e Maurizio Merli e Napoli violenta (1976).
In particolare, con l'attore cubano Milian, Lenzi crea un duraturo e fruttifero sodalizio che contribuisce alla riuscita di molte altre pellicole Insieme a Milian, inoltre, il regista inventa anche il personaggio de Er Monnezza, simpatico e furbo ladruncolo borgataro, che appare in Il trucido e lo sbirro e La banda del gobbo, fino al piccolo tradimento che Milian fa nei confronti di Lenzi, interpretando sempre Er Monnezza nel film di Stelvio Massi, La banda del trucido. In seguito a questo avvenimento, i rapporti tra i due artisti si incrina, producendo di fatto la scissione del loro sodalizio cinematografico.
Giunto ai primi anni ottanta, il regista decide di seguire le orme dei più noti cineasti italiani di genere come Lucio Fulci e Dario Argento, cercando il successo nel genere horror. Il primo titolo è Incubo sulla città contaminata (1980), film in particolar modo venerato da Quentin Tarantino, in cui degli uomini contaminati da radiazioni si trasformano in una sorta di cannibali assassini quasi indistruttibili.
Nell'anno successivo, sulla scia di Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato, dirige Mangiati vivi!, film  dedicato ai cannibali che riscuote un discreto successo all'estero e che lo spinge a realizzare Cannibal Ferox (1981),  pellicola di punta della sua "trilogia cannibalica", che però ottiene bassi incassi, il quale però diventa anche uno dei film più censurati al mondo a causa di alcune scene di violenza reale perpetrata su animali esotici.
A fine del decennio torna al genere thriller/horror con Nightmare Beach (1988) una produzione minore girata negli Stati Uniti, gemella di un'altra pellicola scritta e co-diretta insieme a Vittorio Rambaldi, Rage, furia primitiva (1988).
Successivamente dirige altri film horror tra cui La casa 3 - Ghosthouse (1988), seguito apocrifo della serie de La casa di Sam Raimi, prodotto da Joe D'Amato e sempre girato negli Stati Uniti, Paura nel buio (1989) ed il film a basso costo Le porte dell'inferno.
Sempre negli Ottanta, Lenzi firma molte pellicole di vario genere, dalle commedie, ai fantasy fino ai film di guerra.
L'ultima parte della sua carriera è destinata al cinema di esportazione per i mercati minori, con pellicole discrete come Obiettivo poliziotto (1989), Caccia allo scorpione d'oro (1991) e Demoni 3 (1991) noto anche come Black Demons, terzo capitolo non ufficiale della serie horror inaugurata da Lamberto Bava.
Il suo ultimo film è Hornsby e Rodriguez - Sfida criminale (1992), girato in parte negli Stati Uniti ed in parte a Santo Domingo.
Ritiratosi dal mondo dello spettacolo assieme alla moglie Olga Pehar, sceneggiatrice di alcuni suoi film, recentemente ha collaborato con la rivista cinematografica italiana Nocturno, dove ha tenuto una sua rubrica.

domenica 6 aprile 2014

6 APRILE 1918: NASCE AMANDO DE OSSORIO


Amando de Ossorio Rodríguez, regista e sceneggiatore spagnolo, noto anche con vari pseudonimi tra i quali Joseph Arvest, nasce a La Coruña, il 6 aprile 1918.
Specializzato in film horror degli anni settanta, la sua più famosa opera, la serie di Le tombe dei resuscitati ciechi, era ispirata a La Cruz del Diablo di John Gilling.
Il suo primo film horror fu Malenka, la nipote del vampiro (1969), che fu concepito come thriller psicologico, ma che diventò un horror per decisione dei produttori.
Nel 1971 ideò la serie di Le tombe dei resuscitati ciechi: composta da Le tombe dei resuscitati ciechi (1971), La cavalcata dei resuscitati ciechi (1973), La nave maledetta (1974), La notte dei resuscitati ciechi (1975).
L'Eretica del 1975 (uno dei tanti film ispirati all'Esorcista) è uno dei film attualmente più amati dai suoi fan.
L'ultimo suo film, Serpiente de Mar, del 1984, fu per lui una delusione a causa del basso budget a disposizione, e lo portò a ritirarsi dalla carriera cinematografica a 66 anni.
Negli ultimi anni della sua vita ha cominciato a creare pitture a olio dei suoi Resuscitati Ciechi per venderli ai fans. Nel 1993 ha cercato di vendere una sceneggiatura per il quinto film della serie (chiamato Il Necronomicon dei Templari), ma non è riuscito a trovare un produttore interessato al progetto. Muore nel 2001 a Madrid.

sabato 1 marzo 2014

1° MARZO: AUGURI A JACK SNYDER


Auguri a Zack Snyder, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, nato a Green Bay, il 1° marzo 1966.
Snyder si afferma nel mondo dello spettacolo prima come regista di videoclip musicali e poi di spot pubblicitari. Ottiene numerosi premi che lo consacrano a livello internazionale in ambito pubblicitario.
Nel 2004 fonda insieme alla moglie Deborah Johnson una propria casa cinematografica, la Cruel and Unusual Films, fungente da coproduttore non accreditato per i film nei quali compare regista.
La sua prima fatica cinematografica è il film L'alba dei morti viventi, remake del noto film di George A. Romero, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2004, che incassa circa 100 milioni di dollari in tutto il mondo. La storia narra di una strana epidemia che colpisce la popolazione mondiale, trasformando le persone in zombi carnivori. Nonostante il film si distacchi parecchio dall'originale, perdendo la tematica di forte critica sociale espressa da Romero, Snyder riesce a imprimergli uno stile forte e visivamente potente.
Grazie allo stile messo in mostra nella pellicola precedente, il regista viene incaricato di dirigere 300, adattamento cinematografico della graphic novel di Frank Miller, raggiungendo così un successo che lo pone all'attenzione del pubblico mondiale. Il film si rivela campione d'incassi ai botteghini di tutto il mondo con un record per i cinema IMAX, realizzando nel week-end di apertura 3,6 milioni di dollari, un livello molto alto rispetto alle aspettative, tant'è che il film è al nono posto dei film del 2007 e ha incassato, a livello internazionale, ben 456 milioni di dollari.
Dopo questo successo Snyder dirige un'altra trasposizione cinematografica, Watchmen, tratta della miniserie
fumettistica di 12 numeri vincitrice di un premio Hugo creata da Alan Moore e Dave Gibbons. Nel 2010, Snyder realizza Sucker Punch, ambientato negli anni cinquanta. Nel film una ragazzina viene rinchiusa dal suo patrigno in un manicomio, dove è destinata a subire una lobotomia; decide così di rinchiudersi nella sua fantasia cercando di immaginare tante vie di fuga in cui dovrà cercare cinque oggetti magici insieme a quattro sorprendenti eroine.
Il 5 ottobre 2010 firma per dirigere il nuovo reboot di Superman, distribuito poi il 14 giugno 2013 con il titolo di L'uomo d'acciaio.
Il 19 luglio 2013, durante il Comic-Con si San Diego, annuncia che ci sarà un sequel de L'uomo d'acciaio, in cui sarà presente oltre al protagonista Superman, anche un altro supereroe DC Comics: Batman.


martedì 4 febbraio 2014

4 FEBBRAIO: AUGURI A GEORGE ROMERO


Auguri a George Romero, regista, sceneggiatore, montatore, attore e direttore della fotografia
statunitense, nato a New York, il 4 febbraio 1940, da padre cubano di remote origini spagnole e da madre statunitense di origini lituane, Romero studia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania.
Dopo essersi diplomato, inizia a girare diverse pellicole, perlopiù cortometraggi (come il suo primo film girato solo a tredici anni in 8 mm, The Man from the Meteor) e pubblicità. Insieme ad alcuni
amici forma la Image Ten Productions nei tardi anni sessanta. Mettono insieme circa 10.000 dollari per produrre quello che sarebbe diventato il più celebre film horror di tutti i tempi, scritto da Romero insieme a John A. Russo: La notte dei morti viventi (1968). Il film divenne un vero e proprio cult negli anni settanta ed è considerato anche il film che ha codificato il genere zombie movie.
I successivi film diretti da Romero ebbero meno fortuna: There's Always Vanilla (1971), La città verrà distrutta all'alba (1973), La stagione della strega (1973) e Wampyr (1977).
Anche se non acclamati come il film d'esordio o alcune delle pellicole successive, tutti questi film contengono, come "firma" dell'autore, una forte critica sociale, legata alla trama di genere horror della pellicola. Come la maggior parte dei film di Romero vennero girati nei dintorni della sua città, Pittsburgh.
Nel 1978, Romero tornò al genere zombi, di cui è considerato unanimemente capostipite, con Zombi (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. Dopo il successo commerciale (scritto da Stephen King) Creepshow (1982) Romero completò la sua "Trilogia dei morti viventi" nel 1985 con  Il giorno degli zombi. In seguito dirige Monkey Shines - Esperimento nel terrore e il film a episodi con Dario Argento Due occhi diabolici. Nel 1993 dirige La metà oscura. Il regista torna a dirigere un film solo dopo sette anni, con Bruiser - La vendetta non ha volto, che non ha successo né di critica né di pubblico.
Nel 2004 gli Universal Studios hanno prodotto un remake di Zombi, non coinvolgendo però in alcun modo Romero.
Romero, che vive tuttora a Pittsburgh, ha girato nel 2006 il quarto capitolo della sua serie sugli zombi, La terra dei morti viventi, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera), girato a Toronto, Ontario, Canada. Il film vede come protagonisti Simon Baker, Dennis Hopper, Asia Argento e John Leguizamo.
A La terra dei morti viventi hanno fatto seguito Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi (2007), girato in digitale, e Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Intervista a George Romero.


domenica 7 aprile 2013

IL RE DEI MORTI: INTERVISTA DI JASON BROCK A GEORGE ROMERO


Nameless Magazine, vol. 2, n. 2: Fall/Winter 2012, pp. 47-90.







Brock: Benvenuto Mr. Romero, grazie per aver accettato di parlar con noi.

Romero: è un piacere.

Brock: Eccellente. Vorrei iniziare parlando di alcune cose di cui non si discute molto durante le interviste sui tuoi film, come i tuoi sentimenti e pensieri riguardo gli avvenimenti politici americani. Te lo chiedo perché normalmente i tuoi film hanno significati sotterranei sociopolitici, come il razzismo, il voyeurismo, il sessismo e cose simili. Perciò cosa pensi adesso dell’attuale situazione politica negli Stati Uniti?

Romero: Penso sia spaventosa! Fa più paura dei miei film. Ti dico questo.

Brock: Sì, penso d’essere d’accordo con te: adesso abbiamo delle idee infuriate sul fatto che si metta i pedi in testa alla gente alle convenzioni di Ron Paul. Come sai, è abbastanza folle. Devi perdonarmi- sono un liberale.

Romero: Vai pure avanti!

Brock: La parola “liberale” ora sembra quasi sporca. È stata trasformata in “progressista”. Ma cosa diavolo significa? Non so cosa sia un progressista! Io sono liberale come John Kennedy, voglio il meglio per tutti. Il denaro è solo un mezzo per un fine, non pensi?

Romero: Sì, lo so. Solo un modo per realizzare delle cose.

Brock: Quindi cosa ti preoccupa di più dell’attuale clima politico?

Romero: Bene, penso che la gente stia solo reagendo. È una profonda, istintiva reazione. Non c’è stato abbastanza tempo per far realmente sviluppare qualcosa. Io spero che alcune di queste idee radicalmente conservatrici si plachino.

Brock: Sono d’accordo con te. Penso che Barack stia facendo un buon lavoro attualmente. Ha alcuni enormi ostacoli da superare, la resistenza e cose simili ma, come tu sai, cosa puoi farci? Non puoi vincere su tutti…

Romero: Giusto. Anche se penso dovrebbe imporsi un po’ di più.

Brock: Sono d’accordo con te.

Romero: Se lui avesse aperto la bocca qualche volta e solo replicato una volta ogni tanto! Credo che avrebbe meglio.

Brock: Capisco cosa tu intenda. Penso che tutto il mondo andrebbe meglio se lo avesse fatto, a essere onesto!

Romero: Sì! (risate)

Brock: Passiamo ora al tuo lavoro. Ho una domanda riguardo a una cosa che m’incuriosisce: ho letto in diverse parti che La notte dei morti viventi è stata influenzata da Io sono leggenda di Matheson. È vero?

Romero: Sì, assolutamente. Voglio dire, sono stato profondamente ispirato da questo libro. Ho scritto un racconto breve dove esploravo queste idee. Sapevo di non poter utilizzare dei vampiri, perché lo aveva già fatto Matheson, così ho dovuto inventare un nuovo tipo di mostro…Non li ho mai chiamato “zombie”, i miei ragazzi erano i “vicini”, gente che conosci e a cui tieni. Essenzialmente le regole erano cambiate ed erano diventati dei morti viventi. Così pensavo di aver creato qualcosa di nuovo, ma tutti da allora li hanno definiti “zombie”, così adesso lo sono, anche se non posso che necessariamente debbano essere chiamati in questo modo, perché gli zombie non sono morti, mentre i miei ragazzi lo erano senza dubbio!

Brock: Interessante il fatto che tu abbia anticipato un’altra mia domanda. Attualmente essi sono entrambe le cose! Hai mai pubblicato il racconto breve che avevi scritto?

Romero: Mai.

Brock: No? Mi sorprende…

Romero: No, non l’ho fatto. Voglio dire, era un racconto breve e non ho mai provato a pubblicarlo. Abbiamo preso una parte di esso per il film, io e un mio amico, Jack Russo, con cui ho scritto la sceneggiatura.

Brock: So che hai scritto un altro racconto breve. Scrivi anche romanzi?

Romero: Vorrei scrivere un romanzo, ma non ho mai pubblicato nulla. Come sai, io lavoro ancora, faccio film, perciò è difficile trovare il tempo di sedermi e concentrarmi per scrivere un libro. Così quando avrò un paio di settimane libere potrò dilettarmi in questa impresa, ma non ho mai veramente il tempo di occuparmene con tutta l’energia necessaria.

Brock: è un peccato, perché ammiro le tue sceneggiature…

Romero: Ti ringrazio, ma è così…Penso che si debba fare una scelta.

Brock: Giusto.

Romero: E per me i film sono troppo divertenti! Voglio dire, sono cresciuto desiderando fare film per tutta la vita e sono stato abbastanza fortunato di essere ancora capace di farne così, come sai, ho deciso di continuare a farne finché giungerà il giorno in cui nessuno mi chiederà più di girare film. Allora penso sarò in grado di sedermi e concentrarmi per scrivere seriamente un libro.

Brock: Interessante. Hai detto che sei stato molto prudente a non usare od usare troppo la parola “zombie”. Penso che sia interessante il fatto che tu abbia sempre dato una “parte umana” nelle persone morte dei tuoi film, arrivando a creare un personaggi importanti come Bub nel Giorno degli zombi (Day of the Dead). Come si collega con il tuo pensiero personale riguardo l’elemento spirituale nel mito degli zombie? In un certo modo sono ancora umani?

Romero: Non credo che ci sia niente che abbia a che fare con la spiritualità. Semplicemente simpatizzo con quelle “creature”. Voglio dire, essi sono noi dopo che siamo morti. E penso che alcune persone abbiano fatto troppe connessioni tra la vita nell’oltretomba, o qualche specie di spiritualità, con il fenomeno che ho descritto. Per me si tratta semplicemente di un disastro naturale. Mi dispiace per loro come per gli animali selvatici che devono affrontare cose a cui non sono preparati. Non sto cercando di mandare alcuna sorta di messaggio sull’oltretomba o qualcosa di simile.

Brock: Interessante.

Romero: Le mie storie parlano essenzialmente di persone, riguardano gli umani e come reagiscono stupidamente alle situazioni. E gli zombie sono un disastro. Potrebbe essere qualsiasi cosa, potrebbe essere un uragano o uno tsunami. Si tratta semplicemente di qualcosa che provoca il ribaltamento delle regole del gioco e che la gente rifiuta di accettare. Cercano di continuare con le loro abitudini e di pensare che la vita continui come sempre. Ed io penso che sia ciò che sfortunatamente ci accade nel mondo reale. Voglio dire, noi vogliamo che tutto continui così come è sempre stato. Vogliamo un lavoro, pensiamo di meritare una certa somma di denaro e questo è il modo in cui noi vorremmo andassero le cose. Ci arrabbiamo se non succede. E non ci accorgiamo che stanno accadendo delle cose enormi, degli enormi cambiamenti nel mondo che potrebbero mutare la vita così come la conosciamo e che dovremmo collaborare e provare a lavorare insieme. Dobbiamo unirci per abbattere i nostri ostacoli. Se vogliamo una bella vita, la dobbiamo costruire per noi stessi, non pretendere che ci sia dovuta.

Brock: L’hai esposto bene e io sono d’accordo. Cosa pensi della violenza nei film? Pensi che sia necessario sottolineare il fatto che noi siamo ancora solo umani che provano a far del loro meglio per combattere contro ciò che non va nel cosmo?

Romero: Questo è come la vedo. So che molte persone considerano la violenza nei miei film gratuita, ma io devo dire che i miei film, in qualche nodo, sono come dei fumetti, cioè hanno una violenza simile a quella in un cartone animato come Willy il Coyote e Beep. È questo tipo di violenza. So che a molti non piace, ma questa è una mia caratteristica come regista.

Brock: Giusto.

Romero: Così ti può piacere o meno. E se non ti piace, non andarlo a vedere.

Brock: Sono d’accordo. Non penso che sia gratuita. Penso sia necessaria. Soprattutto in film come Zombi (Dawn of the Dead) che va oltre i confini, e anche nella Notte dei morti viventi. Sono stato però particolarmente colpito da Zombi che porrei tra i più grandi film degli anni Settanta, come Taxi Driver.

Romero: Wow! (risate)

Brock: Personalmente penso che Zombi sia uno dei migliori film mai realizzati dal cinema americano.

Romero: Wow! Wow! Questo è segno di una grande fiducia e ti ringrazio.

Brock (risate): Non c’è bisogno di ringraziarmi! Ma…poiché c’è qualcosa di europeo in esso, forse è ascrivibile all'ambiente in cui è stato scritto…Mi sembra di aver letto che tu l’abbia scritto a Roma con Dario Argento, giusto?

Romero: Sì.

Brock: Anche la colonna sonora dei Goblin gli ha dato una certa atmosfera. Penso che abbia una sensibilità europea, ma l’ansietà americana.

Romero: Bene, è un bel modo di descriverlo, penso…penso che il taglio che ha operato Dario sia però qualcosa di più. Non so…è una martellata in testa. Ha tagliato tutto l’umorismo. Lui ed io siamo grandi amici e abbiamo spesso parlato di questo. Penso che abbia tolto troppo dell’umorismo che c’era in esso, che fa parte invece dell’humor tipicamente americano. Cioè la capacità di ridere quando le cose sono senza senso.
Brock: I personaggi si ritrovano in situazione strane e difficili. Credo che l’humor sia necessario per aggiungere una zavorra emozionale agli intensi traumi delle circostanze.

Romero: Bene, mi fa piacere sentirti dire questo, si tratta di situazioni assurde. E voglio dire che non si devono interpretare letteralmente…Molta gente ora sta scrivendo su quando avverrà un'eventuale apocalisse di zombie e cosa accadrà, e io sono qui a dirti che questo non accadrà, non prenderlo seriamente, perché è ridicolo.

Brock: Penso che abbia a che fare col clima da fine secolo che la gente prova in ritardo, tutto ciò che ricorda l'imminente apocalisse e cose simili. L'idea dell'assurdo è interessante da analizzare: mi piace Ionesco e Beckett e scrittori come Ballard e Burroughs. Essi non vogliono essere presi seriamente.

Romero: No, esattamente. Questo è il punto. A volte devi esagerare ed essere un po' ridicolo se vuoi che la tua idea risalti.

Brock: Giusto. Apprezzo il tuo candore in questa cosa (…) Vorrei chiederti alcune cose. Come ho detto, penso che la versione americana di Zombi sia la migliore, anche se apprezzo entrambe per motivi differenti.

Romero: Anch'io, anch'io. Mi piace l'altra versione e capisco la sua viscerale dinamica. Ma questo, non saprei, non è veramente un mio film. Non è esattamente la mia visione. Preferisco non prendere le cose così sul serio. (…)

Brock: Così tu hai effettivamente girato il finale di Zombi? Dove Fran si suicida?

Romero: Noi non avevamo bisogno di girare di più di questo...La semplice risposta è “sì”! (risate) Noi abbiamo girato lo sparo di Peter con la pistola alla testa e questo sarebbe stato l'ultimo colpo. Avremmo tagliato il suon della pistola.  Abbiamo girato anche di più, ma alla fine decidemmo di non farlo. E abbiamo girato la scena di Fran che esce dall'elicottero e si mette in punta di piedi per, teoricamente, infilare la testa tra le pale. E ancora lo abbiamo tagliato. Quindi ho girato entrambe le scene, ma durante le riprese del film (…) era come se avessi un piccolo elfo, o un goblin, sulla mia spalla che mi diceva: “Lo sai che questo è il sequel della Notte dei morti viventi, sebbene dieci anni dopo.”. E l'ho considerato in questo modo. Poi c'era un goblin che mi diceva: “Ma questo è un sequel, perciò deve essere tragico...tutti devono morire” e cose simili. Ed era durante la lavorazione del film che io ho detto: “Aspetta un attimo. È ancora oscuro.” In altre parole, se è un contagio e il mondo è ancora in difficoltà questo è già un finale oscuro...Comunque io amo questo paio di persone. Posso salvarli, soprattutto se noi non sappiamo cosa accadrà e il futuro sembra triste; posso certamente salvarli per il momento. Così mi è accaduto qualcosa di simile durante le riprese ed è quello che ho deciso di fare alla fine.

Brock: Interessante. Mi piace il tipo disgiunto di narrativa che tu hai nei primi tre film e la tua tendenza a non collegarli tramite un personaggio, bensì tramite una circostanza. Penso che sia la stessa idea del romanzo postmoderno, cioè il fatto di prendere un insieme di concetti e idee degli spettatori ed estenderli in modo universale.

Romero: Sì, è divertente. Penso sia accaduto casualmente, perché il secondo film è stato realizzato molto dopo il primo, perciò il pubblico non ricordava bene i concetti del film precedente. In altre parole, mi sono detto “Ok, è lo stesso fenomeno, ma dobbiamo ambientarlo un po' più tardi e lo faremo, riprendendo giusto un pezzo della storia precedente, abbastanza per farti capire cosa sia accaduto nel caso tu non abbia visto il primo film”. E così abbiamo fatto. È la terza volta ho detto: “Bene, fai la stessa dannata cosa.” (…) Penso che sia stato davvero casuale...Quindi è stato solo con Le cronache dei morti viventi che ho voluto partire da un concetto sviluppato, fare un film sul giornalismo e i nuovi media e ho detto: “Bene, qui funziona.” La mia idea era quella di mostrare degli studenti che girano un film amatoriale la prima notte quando giungono gli zombie e mi sono detto: “Tornerò indietro alla prima notte” ...ed è stato questo a guidarmi. È interessante l'osservazione che hai fatto, perché sono orgoglioso di aver realizzato una serie di film che non è unica nella forma. Voglio dire: James Bond è protagonista di una serie di film dagli anni Cinquanta e non è ancora invecchiato. Sono cambiati gli attori, ma è sempre James Bond. (…) Però mi piace l'idea di poter raccontare una storia nel corso degli anni senza riferirsi agli stessi personaggi o alla stessa epoca (…) si tratta di una progressione narrativa.

Brock: La definirei una “narrativa prismatica”, perché è come un prisma, prende un'unica idea e la fa esplodere. Questo è realmente un approccio provocante e realistico.

Romero: Grazie. Cerco di rendere le cose interessanti.

Brock: Questo mi fa pensare un po' a Wampyr (Martin). È un film abbastanza serio come lo è il modo in cui hai trattato il folklore del vampiro. Come lo consideri a posteriori? Pensi che sia riuscito?
Romero: Sì, è il film che preferisco tra tutti i miei. Penso di essere riuscito sia come sceneggiatore che come regista e rimane il mio film favorito. E lo abbiamo realizzato con un gruppo di giovani (…), tutti erano molto collaborativi e Jon Amplas è stato meraviglioso.

Brock: Sì, è molto bravo e anche Tom Savini. Non è stata la prima volta che hai lavorato con Tom. Ho letto che era stato coinvolto anche in La notte dei morti viventi, prima che partisse per il Vietnam. È vero?

Romero: Non è vero. È stato coinvolto in un film precedente che non aveva nulla a che fare con La notte dei morti viventi; era un giovane ragazzo che amavo come attore. L'ho incontrato mentre stavamo provando a realizzare il cast di un piccolo film di teenager. Così giravo per le scuole e guardavo le rappresentazioni teatrali scolastiche. E ho visto Tom e volevo che facesse una parte per un film che stavamo per girare. Tutto è andato a monte, non abbiamo mai avuto i soldi per girarlo. Ho perso di vista Tom. Quando tornò (dal Vietnam) era proprio il periodo in cui eravamo pronti per girare Wampyr. Nel frattempo aveva preso parte a un paio di film. Quindi abbiamo veramente lavorato insieme in Wampyr; non solo si è occupato degli effetti speciali, ma è stato anche un attore.

Brock: Sì, lo è stato. È stato molto sottovalutato. Era molto bravo. (…) Come vedi la tendenza di rifare molti di questi film? Come per esempio L’alba dei morti viventi…pensi sia una buona tendenza?

Romero: Non è facile avere un’opinione su questo perché non penso che sia sempre un male. Penso solo che spesso vengono rifatti film per ragioni sbagliate. Come il rifacimento di uno dei miei film, La città verrà distrutta all’alba…

Brock: Sì.

Romero: … non si è avuta attenzione per l’elemento politico in questo film. Qualcuno ha detto, “bene, questo è un altro vecchio film che noi possiamo acquistare a basso costo rifarlo”. (…) Hanno trasformato i folli in zombie e hanno rifatto un altro 28 giorni dopo! Peso che Breck Eisner abbia fatto un buon lavoro con questo film, ma penso che sia stato… fuorviato. Ci sono stati periodi in cui penso si poteva fare una cosa simile e avere successo. (…) C’è uno dei miei vecchi film, La stagione della strega, che avrei voluto rifare solo perché non penso di aver fatto un lavoro abbastanza buono, perché non avevo abbastanza denaro. Anni fa stavo per realizzare un rifacimento di Profondo rosso di Dario Argento, ma ci fu un malinteso col fratello di Dario, Claudio. Lui mi chiamò e disse: “Vorresti rifare Profondo Rosso? Sto pensando che potresti rifarlo e togliere quello che c’è di teatrale in esso, facendone un lineare thriller hitchcockiano.” Io dissi di essere interessato. Ma allora pensavo che Dario fosse coinvolto, ma non lo era, e quando lo capii dissi di scordarselo. (…) E ho parlato con alcune persone che volevano rifare Children Shouldn't Play with Dead Things, anch’io sarei interessato, ma non so se verrà mai rifatto. (…) Non penso che si possa dire automaticamente che un rifacimento sia terribile. Molti lo sono, ma spesso perché i motivi dei rifacimenti sono terribili. Nessuno si accosta seriamente all’idea di rifare un film per migliorarlo, o perché adesso noi possiamo realizzarli meglio perché abbiamo gli effetti digitali. Non è mai questo l’approccio. Solitamente si dice solo “Qui c’è un grande vecchio titolo come Halloween. Noi possiamo farci ancora molti soldi”. (…) Questo è disturbante, ma non penso che automaticamente si possa dire che tutti i rifacimenti siano pessimi.

Brock: Sono d’accordo, penso che sia queste le intenzioni dietro di essi. Ammetto di avere un rapporto conflittuale con la tendenza ai remake e ai sequel che affligge il pensiero hollywoodiano. Qual è il tuo film preferito dopo Wampyr e quali sono i film che hai realizzato che però non sono riusciti interamente come ti aspettavi? Ne hai menzionato un paio, cosa pensi avresti potuto migliorare? (…)

Romero: (…) Ce ne sono due, There’s Always Vanilla e La stagione della strega, i due film che ho fatto dopo La notte dei morti viventi. Non avevamo abbastanza soldi, eravamo dei registi audaci che provavano a fare del loro meglio con delle risorse limitate e non avremmo dovuto tentare di fare film che fossero “seri”…non saprei come descriverli…

Brock: Ambiziosi? (…)

Romero: Sì, sì buona definizione. E questi sono quelli che meno mi piacciono. E dopo Wampyr, i miei preferiti sono Knightriders e un filmetto chiamato Bruiser che amo veramente e che nessuno ha visto. Questi sono i miei preferiti e nessuno di questi è un film di zombie! Tra i film di zombie preferisco probabilmente Il giorno degli zombi…non so se sia il migliore, ma rimane il mio preferito.

Brock: Il giorno degli zombi è fantastico. Devo dirti che l’ho visto in un teatro quando è uscito. C’eravamo solo io e un ragazzo di colore in tutto l’auditorium e questo era un peccato. L’hanno visto in pochi. Penso fosse grande. Joe Pilato era eccellente. Tutti gli attori erano molto bravi.

Romero: (…) Sai cos’è accaduto a questo film, immediatamente ci fu un ragazzo che scrisse la più pungente recensione su questo film che mai abbia letto. E tre anni dopo (…) si scusò per quella recensione. (…) Non voglio fare lo stesso film in continuazione. I fan vorrebbero sempre lo stesso film, forse è colpa della mentalità televisiva. La gente guarda CSI: Miami ogni settimana per vedere esattamente sempre lo stesso spettacolo! Io provo sempre a fare qualcosa di differente, mentre alcuni fan vorrebbero che fosse uguale all’ultimo. Quando uscì Survival of the Dead non fu capito. Ma ora, quando incontro i fan alle convention, mi dicono che a loro piace. C’è voluto del tempo, ma ora Survival of the Dead sta diventando uno dei preferiti dai fan. Spesso ci vuole del tempo perché il mio lavoro venga capito, non so quando, perché e come. (…)

Brock: Penso che un fenomeno simile sia accaduto a Carpenter con La cosa.

Romero: Oh, sì!

Brock: Sai che quel film purtroppo fu subito un fiasco, ma è veramente uno dei suoi migliori film, penso. O forse uno dei suoi meglio realizzati film.

Romero: Credo che lo sia proprio. Ma sai che in quel caso non era completamente colpa dei fan. Era un film della Universal, la produzione alla fine non lo amò. Non lo supportarono e credevano fosse orribile. Quella fu l’occasione in cui conobbi John; dopo aver visto La cosa al teatro.  Gli avevo scritto una lettera, dopo aver letto un paio di orribili recensioni. Scrissi a John, attraverso il suo agente, dicendogli: “John, tieni duro, perché è davvero grande.” Così ci siamo incontrati e sai che siamo ancora amici. Non ho visto il suo ultimo film, The Ward, ma tifo ancora per il ragazzo.

Brock: Interessante. (…) Vorrei chiederti qualcosa su un altro film. Cosa pensi di Il ritorno dei morti viventi di Dan O’Bannon?

Romero: L’ho odiato. (…)

Brock: (…) Cos’è che non ti è piaciuto?

Romero: (…) Penso solo che fosse… ridicolo! Troppo comico. Lo sai che i miei zombie non parlano, non possono farlo. Sono troppo deboli per scavarsi una via per uscire dalle loro tombe. E avevo delle ragioni completamente divere per usare quelle creature. Comunque, ho odiato l’uso che ne è stato fatto. E con questo non voglio dire che non mi piacciono le parodie del genere, perché amo L’alba dei morti dementi (…). Penso solo che Il ritorno dei morti viventi speculasse sulla moda del momento. Comprarono il titolo da un mio collega, Jack Russo, che aveva scritto un romanzo chiamato Il ritorno dei morti viventi. Lo comprarono e promisero di coinvolgerlo e di usare una sua sceneggiatura. Ma alla fine volevano comprare solo il titolo, ed è quello che hanno fatto, penso che l’abbiano cestinato.

Brock: Ok… è un vero peccato. Lavori ancora con Russo?

Romero: Oh, ci vediamo qualche volta. Non lavoriamo insieme da anni, ma ci vediamo spesso. C’è un progetto in ballo che vorremmo realizzare insieme. Senti, Jack è uno dei miei più vecchi e cari amici, ma non è per questo che penso male di Il ritorno dei morti viventi.

Brock: Capisco, hai sicuramente detto quello che pensavi e lo apprezzo. Riguardo a questo progetto con Russo, pensi che verrà mai realizzato?

Romero: Non so…dipende…lo sai che in questo momento i zombie vanno molto.

Brock: Certamente.

Romero: Stavamo semplicemente insieme e ci siamo detti “perché non tirare fuori qualcosa da questo?”. , a sarò sincero. Non posso dirti se accadrà mai…non so… (…)

Brock: Ti capisco. Ti è piaciuto Benvenuti a Zombieland?

Romero: (…) Credo che ci fosse qualche dialogo interessante in esso. Non posso dire che mi sia piaciuto. Come al solito ho un’idea particolare di queste cose, nella mia mentre gli zombie sono-comunque i miei zombie- qualcosa di orribile che accade nel mondo. E come ho detto le mie storie sono incentrate di più sugli esseri umani e le loro reazioni a questo fenomeno. Ho un punto di vista completamente diverso rispetto a questi ragazzi. Mi diverto molto a immaginare vari modi per uccidere gli zombie. E ora posso fare cose molto più ingegnose grazie alla computer grafica. (…) Ma non è questo il fulcro dei miei film, mentre mi sembra lo sia per questo film.

Brock: Sarò onesto con te, visto che tu lo sei stato con me. Ho odiato Benvenuti a Zombieland. Era un film orribile. Voglio dire, mi piace Woody Harrelson, penso sia un buon attore. Ma era come se non funzionasse per. Non saprei… eppure è stato un grande successo! Questo mi ha stupito.
Romero: Bene, lo sai perché? È una cosa sorprendente. È l’unico film di zombie che abbia davvero sbancato i botteghini. L’unico. Per questo dico che i video games hanno reso le convenzioni sugli zombie più popolari dei film. (…) Questo un po’ mi disturba, perché ora gli zombie possono essere qualsiasi cosa. Questi non sono i miei zombie, come sai. I miei continueranno a trascinarsi e a muoversi lenti come la morte. Forse tornerò con un ultimo film su di loro.

Brock: Pensi di aver realizzato tutto quello che ti proponevi da più giovane? La tua carriera ha preso delle svolte inaspettate (…), perciò pensi che la tua carriera sia così come te l’aspettavi?

Romero: Mi hai fatto una domanda difficile! (…) Sono estremamente soddisfatto. Sono stato benedetto, ho avuto molta fortuna. Mi sono accadute cose sorprendenti. Ho settant’anni e faccio ancora film e soldi, quindi come può dispiacermi questa cosa? D’altra parte, quando decidi di voler fare il regista non pensi “vorrei girare dei film horror”, ma solo “vorrei girare dei film”. E sai che ci sono film nella mia testa che non girerò mai, anche se mi piacerebbe. (..) Qualcuno potrebbe dire “cos’ha quel tipo da lamentarsi?” Come accadde a Stephen King, che scrisse un paio di romanzi sui rimpianti di un romanziere di successo e tutti gli dicevano: “Cosa diavolo ha da lamentarsi?” Quindi sono sicuro che la gente direbbe la stessa cosa di me e io non mi lamento. (…) Ho avuto una vita meravigliosa e continuo ad averla. Sicuramente ci sono state delle cose che avrei voluto fare e non ho potuto (…) e probabilmente non potrò mai fare. Quindi forse quando finalmente poserò la macchina da presa, proverò seriamente a scrivere un romanzo o due…forse accadrà una cosa simile. Il fatto è che ho ancora molte speranze che potrebbero realizzarsi e penso sia questo il segreto della longevità. Lo sai, è come quando John Huston diresse il suo ultimo film su una sedia a rotelle e attaccato a un respiratore. Probabilmente farò la stessa dannata cosa!