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lunedì 15 dicembre 2014

Le vere gothic ladies: Emily Brontë

Passiamo alla seconda delle sorelle Brontë, Emily, nota per aver scritto il romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura straniera, una tormentata storia appartenente al genere del “gothic novel”.



Nacque nel  1818 a Thornton in Inghilterra.
Aveva ben 6 fratelli, tra cui in particolare sono note le 2 sorelle, divenute scrittrici come lei, Anne e Charlotte. La sua vita trascorse principalmente ad Haworth dove la famiglia si trasferì già nel 1820. Negli anni 2 dei fratelli Brontë muoiono in giovane età e muore anche la madre di Emily Bronte. Dopo questi avvenimenti nascono i primi racconti dei fratelli sopravvissuti. Sembra che nello stile narrativo di Emily abbia avuto molta influenza la tata Tabitha, perché lei spesso le raccontava storie di fantasmi. Negli anni successivi al 1830 nascono le poesie di Emily Brontë, a noi ne sono giunte circa 200. Nel 1845 la sorella Charlotte convince Emily a pubblicare insieme e con la sorella Anne le loro poesie usando degli pseudonimi. La pubblicazione riuscì a vendere solo 2 copie. Ma fu nel 1847 che venne pubblicato il romanzo più famoso di Emily, Cime Tempestose, mentre la sorella Anne pubblicava Agnes Grey. Poco prima era stato pubblicato il romanzo di Charlotte, Jane Eyre, che ottenne un grande successo. Al contrario, Cime Tempestose fu molto criticato: mancava un fine morale, inoltre la vicenda narrata apparve troppo cupa e triste; fu definita dai critici un’opera ‘perversa e brutale’, e sembrava quasi impossibile che una "sensibilità femminile" potesse averla concepita, facendo addirittura nascere il dubbio che fosse stata scritta dal fratello Patrick.
Di lì a poco morì il fratello delle 3 sorelle Brontë e nel corso del suo funerale Emily si ammalò di tubercolosi. La morte la colse nel dicembre del 1848.


Incipit di Cime tempestose.

1801. — Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo vicino col quale avrò a che fare. Questa è indubbiamente una bella contrada. Credo che in tutta l'Inghilterra non avrei potuto scegliermi un altro posto più lontano dal frastuono della società. È il paradiso del perfetto misantropo; e il signor Heathcliff ed io siamo fatti apposta per una simile desolazione. Un uomo veramente singolare! Non immaginava certo quale viva simpatia sentissi per lui quando vidi i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le ciglia al mio avanzare a cavallo, e le sue mani rifugiarsi ancor più addentro nel panciotto, con gelosa risolutezza, all'annuncio del mio nome.
«Il signor Heathcliff» dissi.

domenica 14 dicembre 2014

Le vere gothic ladies: Charlotte Brontë

Charlotte Brontë, la maggiore delle sorelle Brontë, col suo romanzo Jane Eyre ha ritratto un tipo di eroina diversa dai soliti romanzi gotici, una giovane donna che, pur innamorandosi di un personaggio maschile tipicamente byroniano, mostra d'essere indipendente, anticonvenzionale, in grado di affrontare da sola le avversità, aggiungendo un nuovo tassello al genere gotico.


Nata nel 1816, figlia di un ecclesiastico irlandese, nel 1820 si stabilì con la famiglia a Haworth, nella regione delle brughiere. Fin dall'infanzia Charlotte, lasciata sovente a se stessa, insieme con le sorelle Emily e Anne e al fratello Branwell, creò con loro un mondo immaginario, sul quale i ragazzi costruirono complicati cicli di storie infantili. Studiò in modo irregolare presso due collegi, nel secondo dei quali tornò poi come insegnante dal 1835 al 1838. Dopo aver lavorato per un breve periodo come istitutrice, si recò a Bruxelles e qui, nel 1843, insegnò in una scuola. Tornata a Haworth, nel 1854 sposò il coadiutore del padre, A.B. Nicholls, e cominciò a scrivere romanzi: il primo, Il professore (The professor), fu pubblicato solo nel 1859, mentre il secondo, Jane Eyre (1847), ebbe un successo immediato: ma parte della critica restò scandalizzata dalla descrizione della passione amorosa della protagonista, una donna rispettabile. Seguirono Shirley (1849) e Villette (1852), quest’ultimo, come Il professore, parzialmente autobiografico. Morirà nel 1855, quando sarà in attesa del primo figlio.



Incipit di Jane Eyre

In quel giorno era impossibile passeggiare. La mattina avevamo errato per un'ora nel boschetto spogliato di foglie, ma dopo pranzo (quando non vi erano invitati, la signora Reed desinava presto), il vento gelato d'inverno aveva portato seco nubi così scure e una pioggia così penetrante, che non si poteva pensare a nessuna escursione.
Ne ero contenta. Non mi sono mai piaciute le lunghe passeggiate, sopra tutto col freddo, ed era cosa penosa per me di tornar di notte con le mani e i piedi gelati, col cuore amareggiato dalle sgridate di Bessie, la bambinaia, e con lo spirito abbattuto dalla coscienza della mia inferiorità fisica di fronte a Eliza, a John e a Georgiana Reed.

sabato 13 dicembre 2014

Le vere gothic ladies: Mary Wollstonecraft Shelley, precorritrice della fantascienza

Ed eccoci arrivati alla gothic lady per eccellenza, Mary Shelley, precorritrice di un genere a lungo tempo considerato tipicamente "maschile", la fantascienza. Fece parte dell'"allegra" combriccola di Ginevra da cui nacquero due figure leggendaria delle letteratura gotica: il mostro di Frankenstein (da lei ideato) e il vampiro (dal racconto di Polidori).



La scrittrice inglese Mary Shelley nasce a Londra il 30 agosto 1797 dal filosofo William Godwin, uno degli esponenti più importanti del razionalismo anarchico, e da Mary Wollstonecraft, donna forte e determinata fra i primi personaggi della sua epoca a promuovere i diritti della donna. Purtroppo, questa madre così eccezionale che avrebbe potuto sicuramente dare tantissimo alla figlia, morì poco dopo il parto. Godwin si risposerà nel 1821 con una vedova sua conoscente e madre di due figli, la signora Clairmont.

Mary invece incontra durante un soggiorno in Scozia il giovane e geniale poeta ribelle Percy Bysshe Shelley, che sposa nel 1816, appena diciannovenne e dopo una rocambolesca fuga in Svizzera. Alle spalle del poeta si nascondeva una tragedia poiché aveva già perso una prima moglie, Harriet Westbrook, morta suicida e causa della rottura dei suoi rapporti col padre, che non avrebbe mai più visto. L'eccessivo e inquieto poeta inglese diverrà poi celebre per il racconto "La regina Mab" e per il dramma lirico "Prometeo liberato". Con lui viaggia in Francia, Germania e Olanda.

Nel 1822, dopo essersi trasferiti a La Spezia, Percy Shelley ed un amico, marito di un'amica comune, partono alla volta di Genova: i due non torneranno più; il corpo del poeta viene rinvenuto tra i flutti il 15 luglio.

Tornata a Londra dopo la morte del febbrile marito, Mary vive in Inghilterra con i proventi del proprio lavoro di scrittrice professionista. Autrice di vari romanzi, diverrà famosa soprattutto per "Frankenstein o il Prometeo moderno", il suo primo libro scritto nel 1818 e nato quasi per gioco, ossia quando Byron, durante un soggiorno estivo con gli Shelley e il fido Polidori a Ginevra, suggerì che ciascuno di loro scrivesse un racconto dell'orrore, racconto che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Shelley compose un'opera breve intitolata "The Assassins", Byron scrisse il racconto "The burial" (che poi venne pubblicato nel 1819 con il titolo "A fragment") mentre Polidori creò la romantica figura di un vampiro affascinante e misterioso, con il romanzo breve "The vampire"; Mary scrisse invece Frankenstein, dopo averlo sognato in un terribile incubo (così almeno narra la leggenda). Il soggetto è comunque palesemente ispirato al mito antichissimo dell'uomo creatore della vita (ma anche alle "Metamorfosi" di Ovidio e al "Paradiso perduto" di Milton), ma in cui al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo.

Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto a infondere la scintilla della vita. Malgrado l'aspetto terrificante la creatura si rivela la quintessenza della bontà di cuore e della mitezza d'animo. Ma quando si accorge del disgusto e della paura che suscita negli altri, la sua natura, incline alla bontà, subisce una totale trasformazione ed egli diviene un'autentica furia distruttiva; dopo molti delitti finisce per uccidere anche il suo creatore.

Brian W. Aldiss, critico inglese e scrittore egli stesso di fantascienza, pone alla base della moderna Fantascienza proprio il romanzo di Mary Shelley ed è indubbio che tutte le storie scritte in seguito e basate sul binomio Creatore-Creatura viaggino sulla falsariga di "Frankenstein".

A Mary Shelley si devono naturalmente anche altre opere, alcune della quali precorrono anch'esse temi tipicamente fantascientifici (come "L'ultimo uomo", un romanzo che narra dell'unico superstite di una terribile epidemia che ha cancellato l'intera umanità), novelle che però non raggiunsero mai la fama della sua opera prima.

Il successo di quel suo primo libro, che ha goduto di costante fortuna ed è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, si deve alla quantità di domande e di dubbi etico-filosofici che è in grado di sollevare, quali le speculazioni sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza, spesso inconsapevole creatrice di "mostri", il problema della bontà e creatività originaria dell'uomo, in seguito corrotto dalla società, e così via.

Una nota inquietante della vita di Mary Shelley è ricavata dalla tragica fine che quasi tutti i partecipanti a quelle serate ginevrine fecero: Percy Shelley, come detto, morì annegato a causa di un naufragio, Byron morì giovanissimo a Missolungi, Polidori si suicidò... Mary invece, dopo una tormentata esistenza (che dopo il successo e la morte del marito proseguì infarcita di scandali, difficoltà economiche e amori respinti), morirà a Londra il giorno 1 febbraio 1851, dopo aver condotto una serena vecchiaia in compagnia dell'unico figlio rimastole La scrittrice inglese Mary Shelley nasce a Londra il 30 agosto 1797 dal filosofo William Godwin, uno degli esponenti più importanti del razionalismo anarchico, e da Mary Wollstonecraft, donna forte e determinata fra i primi personaggi della sua epoca a promuovere i diritti della donna. Purtroppo, questa madre così eccezionale che avrebbe potuto sicuramente dare tantissimo alla figlia, morì poco dopo il parto. Godwin si risposerà nel 1821 con una vedova sua conoscente e madre di due figli, la signora Clairmont. Mary invece incontra durante un soggiorno in Scozia il giovane e geniale poeta ribelle Percy Bysshe Shelley, che sposa nel 1816, appena diciannovenne e dopo una rocambolesca fuga in Svizzera. Alle spalle del poeta si nascondeva una tragedia poiché aveva già perso una prima moglie, Harriet Westbrook, morta suicida e causa della rottura dei suoi rapporti col padre, che non avrebbe mai più visto. L'eccessivo e inquieto poeta inglese diverrà poi celebre per il racconto "La regina Mab" e per il dramma lirico "Prometeo liberato". Con lui viaggia in Francia, Germania e Olanda. Nel 1822, dopo essersi trasferiti a La Spezia, Percy Shelley ed un amico, marito di un'amica comune, partono alla volta di Genova: i due non torneranno più; il corpo del poeta viene rinvenuto tra i flutti il 15 luglio. Tornata a Londra dopo la morte del febbrile marito, Mary vive in Inghilterra con i proventi del proprio lavoro di scrittrice professionista. Autrice di vari romanzi, diverrà famosa soprattutto per "Frankenstein o il Prometeo moderno", il suo primo libro scritto nel 1818 e nato quasi per gioco, ossia quando Byron, durante un soggiorno estivo con gli Shelley e il fido Polidori a Ginevra, suggerì che ciascuno di loro scrivesse un racconto dell'orrore, racconto che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Shelley compose un'opera breve intitolata "The Assassins", Byron scrisse il racconto "The burial" (che poi venne pubblicato nel 1819 con il titolo "A fragment") mentre Polidori creò la romantica figura di un vampiro affascinante e misterioso, con il romanzo breve "The vampire"; Mary scrisse invece Frankenstein, dopo averlo sognato in un terribile incubo (così almeno narra la leggenda). Il soggetto è comunque palesemente ispirato al mito antichissimo dell'uomo creatore della vita (ma anche alle "Metamorfosi" di Ovidio e al "Paradiso perduto" di Milton), ma in cui al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo. Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto a infondere la scintilla della vita. Malgrado l'aspetto terrificante la creatura si rivela la quintessenza della bontà di cuore e della mitezza d'animo. Ma quando si accorge del disgusto e della paura che suscita negli altri, la sua natura, incline alla bontà, subisce una totale trasformazione ed egli diviene un'autentica furia distruttiva; dopo molti delitti finisce per uccidere anche il suo creatore. Brian W. Aldiss, critico inglese e scrittore egli stesso di fantascienza, pone alla base della moderna Fantascienza proprio il romanzo di Mary Shelley ed è indubbio che tutte le storie scritte in seguito e basate sul binomio Creatore-Creatura viaggino sulla falsariga di "Frankenstein". A Mary Shelley si devono naturalmente anche altre opere, alcune della quali precorrono anch'esse temi tipicamente fantascientifici (come "L'ultimo uomo", un romanzo che narra dell'unico superstite di una terribile epidemia che ha cancellato l'intera umanità), novelle che però non raggiunsero mai la fama della sua opera prima. Il successo di quel suo primo libro, che ha goduto di costante fortuna ed è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, si deve alla quantità di domande e di dubbi etico-filosofici che è in grado di sollevare, quali le speculazioni sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza, spesso inconsapevole creatrice di "mostri", il problema della bontà e creatività originaria dell'uomo, in seguito corrotto dalla società, e così via. Una nota inquietante della vita di Mary Shelley è ricavata dalla tragica fine che quasi tutti i partecipanti a quelle serate ginevrine fecero: Percy Shelley, come detto, morì annegato a causa di un naufragio, Byron morì giovanissimo a Missolungi, Polidori si suicidò... Mary invece, dopo una tormentata esistenza (che dopo il successo e la morte del marito proseguì infarcita di scandali, difficoltà economiche e amori respinti), morirà a Londra il giorno 1 febbraio 1851, dopo aver condotto una serena vecchiaia in compagnia dell'unico figlio rimastole.


Incipit di Frankenstein

Alla Signora Saville, Inghilterra

Pietroburgo, 11 dicembre 17

Ti rallegrerai nell'apprendere che nessun disastro ha accompagnato l'inizio di un'impresa alla quale tu guardavi con tanti cattivi presentimenti. Sono arrivato qui ieri, e la prima preoccupazione è stata di rassicurarti, cara sorella, sul fatto che sto bene e che nutro fiducia crescente verso quanto ho intrapreso. Sono già molto più a nord di Londra, e mentre cammino per le strade di Pietroburgo sento una fredda brezza di settentrione che mi sfiora le guance, mi rinvigorisce i nervi e mi riempie di gioia. Puoi capire questo mio sentimento?

giovedì 11 dicembre 2014

Le vere gothic ladies: Clara Reeve

Clara Reeve ha scritto diversi romanzi, tra cui solo il romanzo gotico Il vecchio barone inglese (The Old English Baron, inizialmente chiamato The Champion of Virtue) per cui è ricordata e che ha influenzato la scrittura del Frankenstein di Mary Shelley.
Tra le sue altre opere vi sono il romanzo epistolare The School for Widows (1791), e la sua innovativa storia del romanzo, The Progress of Romance (1785), che viene generalmente considerato un precursore degli studi sulla nascita ed evoluzione del romanzo.



Clara Reeve nasce a Ipswich, Inghilterra, figlia del reverendo Willian Reeve.
Dopo la morte del padre, vive con la madre e le sorelle a Colchester. Nel 1777 pubblica Il vecchio barone inglese, prendendo come modello di riferimento Il Castello di Otranto di Horace Walpole; la prima edizione è dedicata alla figlia di Samuel Richardson, che l'aveva aiutata a revisionare e correggere il testo.
La Reeve ha condotto una vita ritirata, per cui poche sono le notizie biografiche pervenuteci. Muore a Ipswitch nel 1807.

lunedì 8 dicembre 2014

Torbido gotico: Il Monaco di M.G.Lewis


Il Monaco di M.G. Lewis è un romanzo gotico particolarmente oscuro e cruento, scritto nel 1796 e ambientato in Spagna.
Diverse sono state le fonti d'ispirazione di quest'opera: il Ferdinand Count Fathom di Smollett, Le Diable Amorouse di Cazotte's , La Religieuse di Diderot e la Justine ou les Malheurs de la vertu di Sade e i romanzi gotici tedeschi.
Quando Il Monaco fu pubblicato l'autore aveva solo 20 anni, riscuotendo immediatamente un grande successo, accompagnato però da un grande scandalo che costrinse l'autore a pubblicare, nel 1798, una versione meno "scandalosa" dell'opera nella quale vengono tolte o censurate alcune delle situazioni più scabrose.
Il romanzo narra la caduta di Ambrosio, monaco spagnolo considerato da tutti un santo.
La sua discesa nel peccato comincia con Matilda, la femme fatale che lo seduce con l'inganno, fino a giungere a commettere peccati sempre più turpi.
In esso troviamo le figure tipiche del genere gotico: il monaco scellerato, la donna fatale e la fanciulla perseguitata (la giovane e innocente Antonia che susciterà il desiderio del monaco).
Inoltre è presente una vicenda parallela alla storia principale, la storia d'amore tra Ryamond e Agnes, raccontata dallo stesso Ryamond all'amico Lorenzo,, durante la quale compaiono figure tipiche del romanzo gotico come la Monaca Sanguinante e l'Ebreo errante.
Il romanzo, al momento della sua pubblicazione, ebbe un grande successo, anche se non mancò di suscitare molte critiche per via dei suoi contenuti scabrosi.
Risulta infatti essere uno delle opere gotiche più controverse per via dei temi che affronta, come l'ipocrisia dietro il perbenismo, la natura del desiderio, l'omicidio e l'incesto.
Coleridge espresse il suo apprezzamento  nei riguardi di quest'opera e anche il marchese de Sade lo definì un «capolavoro gotico», notevole per la sua violenta trasgressività.
Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione comparvero inoltre molte opere che si rifacevano più o meno esplicitamente a Il Monaco: versioni ridotte (alcune anche a firma di Lewis), racconti tratti dal romanzo incentrati sulla vicenda di Ryamond e Agnes o sulla ballata di Alonzo e Imogine, drammi e balletti ispirati da parti dell'opera.
Nel corso del XIX secolo comunque il romanzo venne via via dimenticato e passò in secondo piano nel panorama letterario.
Negli anni trenta del Novecento Il monaco fu infine riscoperto dal movimento surrealista che ne condivide la carica trasgressiva e libertina. Artisti come Antonin Artaud e André Breton ne sono influenzati e citano in varie occasioni l'opera lewisiana nei loro scritti. È stato proprio grazie alla riscoperta surrealista che nel corso del XX secolo i critici sono tornati ad interessarsi de Il Monaco.
Nel 1972, da questo romanzo, è stato tratto il film di Ado Kyrou, con Franco Nero, Il Monaco, nel 2011 è stato invece tratto il film Le Moine di Dominik Moll con Vincent Cassel.

sabato 27 settembre 2014

27 settembre: auguri a Irvine Welsh


Auguri a Irvine Welsh, scrittore scozzese diventato famoso grazie al romanzo Trainspotting.
Nasce a Leith, il 27 settembre 1958, da un commerciante di tappeti e di una cameriera e cresce in un quartiere di case popolari.
Abbandona presto la scuola, per intraprendere vari lavori, tra cui lo spazzino (e proprio come spazzino comparirà in un piccolo cameo nel film The Acid House), finché nel 1976 si trasferisce a Londra e aderisce alla rivoluzione punk.
In quel periodo, comincia a sperimentare diverse sostanze stupefacenti.
Testa rasata da ex punk, ormai ex-tossicodipendente, Irvine Welsh ha cominciato a scrivere mentre era ai servizi sociali, dopo aver letto il romanzo Dockerty (1975) di William McIllvaney. Scrive
solo per sé stesso, cercando di ricreare l'eccitazione che si prova andando a un rave o in un club house e utilizzando il dialetto scozzese, perché più funky rispetto allo Standard English. Solo successivamente, un'amica legge il romanzo e lo propone alla rivista Rebel Inc., su cui ne verranno pubblicati alcuni brani, che attireranno su di lui l'attenzione degli editori. Il direttore della rivista, Kevin Williamson, diventa suo amico personale e mentore e pubblica una intervista a Welsh, scritta mentre ambedue erano sotto l'effetto di MDMA.
Risiede prevalentemente a Dublino per motivi fiscali (in Irlanda gli scrittori non pagano le tasse) e trascorre i mesi invernali a Miami, dopo aver vissuto e lavorato a Edimburgo, Amsterdam e Londra. Tiene corsi di scrittura creativa a Chicago, dove ha conosciuto la sua seconda moglie. Ciò nonostante, tutta la sua opera è indelebilmente legata a Leith, il sobborgo portuale di Edimburgo dov'è nato e ha trascorso infanzia e giovinezza in un complesso di case popolari.



giovedì 25 settembre 2014

25 settembre: auguri a Niccolò Ammaniti


Auguri a Niccolò Ammaniti, scrittore italiano, vincitore del premio Strega nel 2007 per Come Dio comanda, nasce a Roma, il 25 settembre 1966.
S'iscrive al corso di laurea in Scienze biologiche non completando tuttavia gli studi. Il suo primo romanzo, intitolato Branchie, è stato nel 1994. Il libro racconta la storia paradossale di un ragazzo romano malato di tumore che si trova catapultato suo malgrado in India, dove è costretto a vivere una serie di sgradevoli e stravaganti avventure.
Nel 1995 Ammaniti ha pubblicato, insieme con il padre Massimo, medico psichiatra, il saggio Nel nome del figlio, edito da Arnoldo Mondadori Editore. Nel 1996 ha recitato insieme alla sorella nel film a basso budget Cresceranno i carciofi a Mimongo di Fulvio Ottaviano.
Ha partecipato nel 1996 all'antologia Gioventù cannibale, curata da Daniele Brolli e pubblicata da Einaudi, con un racconto scritto a quattro mani con Luisa Brancaccio. Sempre nel 1996 ha pubblicato per Mondadori Fango, raccolta di racconti che contiene, tra gli altri, i testi Vivere e morire al Prenestino e L'ultimo capodanno dell'umanità; da quest'ultimo è stato tratto nel 1998 il film di Marco Risi L'ultimo capodanno, alla sceneggiatura del quale collaborò lo stesso Ammaniti. Diventa uno dei principali rappresentanti del gruppo di scrittori definiti Cannibali.
Nel 1999 è uscito il romanzo Ti prendo e ti porto via, sempre per Mondadori. La notorietà a livello nazionale giunge per Ammaniti nel 2001, quando pubblica il romanzo Io non ho paura, trasposto due anni dopo nell'omonimo film di Gabriele Salvatores. Nel 2004 ha scritto il soggetto per il film Il siero della vanità, diretto da Alex Infascelli. Dal 17 settembre 2005 è sposato con l'attrice Lorenza Indovina.
Nel 2006 è stato pubblicato il romanzo Come Dio comanda, edito da Arnoldo Mondadori Editore, accolto con favore dal pubblico, ma con alterni giudizi dalla critica, nonostante nel 2007 il romanzo si aggiudichi il premio Strega; il libro è stato inoltre adattato per il grande schermo, nuovamente da Salvatores, nel film Come dio comanda (2008).
Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Che la festa cominci edito da Einaudi, per il quale ha ottenuto una candidatura al premio Alabarda d'oro 2010. Ha una rubrica su xL.
Nel 2012 Niccolò Ammaniti ha pubblicato la raccolta di racconti Il momento è delicato, il cui titolo deriva dalla frase che gli venne rivolta da un editore per comunicargli il rifiuto della pubblicazione della raccolta di racconti Fango.
Nel marzo del 2013, Bocconi d'Inchiostro, il salotto letterario degli studenti dell'Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, gli assegna il Dante d'oro all'opera omnia, in virtù del suo contributo all'arte letteraria.

 

25 settembre 1782: nasce Charles Robert Maturin


Charles Robert Maturin, scrittore e drammaturgo irlandese, autore di romanzi e opere teatrali di ispirazione gotica, nasce a Dublino, il 25 settembre 1782.
Pastore protestante di origine irlandese, era originario di una famiglia di ugonotti. Le sue prime tre opere, pubblicate sotto lo pseudonimo di Dennis Jasper Murphy, furono un completo fallimento di pubblico e di critica, ma attirarono l'attenzione di Sir Walter Scott che ne parlò a Lord Byron.
Dopo il successo ottenuto con Melmoth the Wanderer (1820), Maturin sposò Henrietta Kingsbury, diventando così pro-zio di Oscar Wilde. Il protagonista, una sorta di ebreo errante, è lo studente John Melmoth che vende la sua anima al demonio in cambio di altri cento anni di vita; durante questi cento anni, Melmoth va alla ricerca di qualcuno che possa liberarlo dal vincolo con Satana e i suoi viaggi sono il pretesto per aprire numerose altre parentesi e storie parallele.
Muore a  Dublino, il 30 ottobre 1824.

mercoledì 24 settembre 2014

24 settembre 1717: auguri a Horace Walpole


Horace Walpole, scrittore inglese, autore de Il castello di Otranto, primo romanzo gotico.
Walpole nacque a Londra il 24 settembre del 1717, ultimo di tre figli di sir Robert Walpole, ministro del governo sotto re Giorgio I e re Giorgio II. Fu educato a Eton e al King's College di Cambridge, dove s'iscrisse nel 1735. Nel 1737 morì la madre, lady Walpole, alla quale era profondamente legato, e lo stesso anno il padre si sposò con Maria Skerrett, la sua domestica. In compagnia del poeta Thomas Gray, collega di università, compì il Grand Tour, viaggiando, tra il 1739 e il 1741, in Francia e Italia. In quegli anni Walpole iniziò il suo celebre epistolario, al quale egli deve, assieme a Il castello di Otranto (1764) la sua fama di scrittore.
Tornato in Inghilterra nel 1741, grazie all'appoggio del padre fu eletto in Parlamento, ma l'anno seguente, in seguito alla nomina del padre a terzo conte di Oxford, dovette trasferirsi a Houghton. Esordì nel 1748 come poeta, ma senza riscuotere molto successo.
Nel 1747 prese in affitto (ne ottenne la totale proprietà solo due anni dopo), sulle rive del Tamigi, nel sobborgo londinese di Twinkenham, la villa Strawberry Hill, dedicandosi per circa un quarantennio a trasformarla in un vero e proprio piccolo castello, ben presto ammirato e famoso in tutta Europa, uno degli esempi del neogotico (gothic revival).
La villa sarà perfino dotata, a partire dal 1757, di una tipografia privata, The Elzevirianum, che
pubblicherà, fino al 1789, gran parte della produzione dello scrittore, oltre a pregevoli edizioni di classici e opere di amici, come le Odes di Thomas Gray con i disegni di R. Bentley.
In un mese del 1764 scrisse il romanzo Il castello d'Otranto, facendolo però passare per la traduzione dall'italiano di un manoscritto del 1529. Solo dopo il grande successo ripubblicò l'opera firmandola con il proprio nome e togliendo la prefazione.
Il suo nome è anche legato al termine da lui coniato serendipity, un neologismo con il quale, soprattutto nel campo scientifico e delle esplorazioni geografiche, indica la casualità di una scoperta inattesa che non sia stata programmata perché se ne stava cercando un'altra. Horace Walpole utilizzò per la prima volta il termine in una lettera da lui indirizzata all'amico Horace Mann il 28 gennaio 1754. A ispirare Walpole fu la lettura della fiaba persiana dei Tre principi di Serendippo tradotta in italiano da Cristoforo Armeno. Nel racconto i tre protagonisti trovano sul loro cammino per caso o per capacità di osservazione tutte cose che non stavano cercando.
Nel 1791, alla morte del nipote, Walpole assunse il titolo di Conte di Orford. Morì a Londra il 2 marzo del 1797, all'età di settantanove anni, e fu seppellito nella tomba di famiglia a Houghton.


Incipit de Il castello di Otranto

Manfredi, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest'ultima, una vergine di rara bellezza, aveva diciotto anni e si chiamava Matilda. Corrado, il figlio di tre anni più giovane, era un fanciullo pallido e malaticcio, di natura tutt'altro che promettente; eppure era il prediletto del principe, che non aveva mai mostrato alcun segno d'affetto per Matilda. Manfredi aveva combinato per suo figlio un matrimonio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza, la quale era già stata consegnata dai suoi tutori nelle mani di Manfredi, così che le nozze potessero venire celebrate non appena la salute cagionevole di Corrado lo avesse permesso.


venerdì 15 agosto 2014

15 AGOSTO 1785: NASCE THOMAS DE QUINCEY


Thomas de Quincey, scrittore, giornalista, saggista e traduttore inglese, nasce a Greenheys (sobborgo di Manchester), il 15 agosto 1785, quarto degli otto figli di Thomas Quincey, originario dello Lincolnshire e commerciante dedito all'importazione di tessuti, e della moglie, Elizabeth Penson.
Il padre, persona vicina al pensiero liberale, fu l'autore di A Short Tour in the Midland Counties of England (1774), oppositore della pratica dello schiavismo e membro fondatore della Manchester Literary and Philosophical Society.
Pochi mesi dopo la nascita di Thomas la famiglia si trasferì nel distretto di Moss Side. Il padre, che contrasse la tubercolosi e per curarsi trascorse lunghi periodi in Giamaica, a Madera e in Portogallo, rientrava raramente in Inghilterra e l'infanzia del piccolo Thomas, un bambino gracile e di salute cagionevole, fu dominata da figure femminili: dalla madre, una donna severa e autoritaria e dalla sorella maggiore Elisabeth alla quale era molto legato e che perse la vita nell'estate del 1792.
L'anno successivo tornò il padre, gravemente malato perse la vita il 18 luglio del 1793.
Il giovane venne iscritto alla Grammar School della sua città, che però abbandonò nel 1802, iniziando a girovagare per il Galles, il sud dell'Inghilterra e infine Londra, che raggiunse nel novembre di quello stesso anno.
Nella capitale inglese riuscì a sbarcare il lunario grazie all'aiuto di una fanciulla, Ann, che egli ricordò con nostalgia nella sua più celebre creazione, Le confessioni di un mangiatore d'oppio.
Nel 1804 si iscrisse presso il Worcester College dell'Università di Oxford, città dove risiedette per alcuni anni e nella quale contrasse la dipendenza all'oppio, assunto inizialmente per le forti nevralgie di cui soffriva, ma che col tempo divenne un vizio devastante e dispendioso.
Nel 1809 si trasferì a Grasmere, paesetto della contea di Westmoreland, nella regione della Cumbria (Inghilterra settentrionale), dove iniziò a frequentare Coleridge, anch'egli oppiomane, residente nelle vicinanze, e Wordsworth, domiciliato nello stesso borgo.
Nel 1813 conobbe Margareth Simpson, figlia di un fattore, che sposò quattro anni più tardi, dopo la nascita di William, primo dei suoi otto figli.
Dopo aver diretto, fra il 1818 e il 1819, un giornale locale, The Westmoreland Gazette, iniziò a collaborare stabilmente con alcune testate fra cui il noto London Magazine.
In quegli anni la sua situazione economica si fece sempre più critica: l'oppio divorava le entrate del giovane e ne minava la salute; i debiti si accumulavano incessantemente. De Quincey meditò di tornare con la propria famiglia a Manchester, ma l'uscita de Le Confessioni di un mangiatore d'oppio gli assicurò fama e danaro.
De Quincey non riuscì più a ripetere il grande successo di pubblico ottenuto con le Confessioni.
Più diffusione ebbero invece gli oltre duecento articoli, dissertazioni e saggi usciti a puntate in vari quotidiani e riviste letterarie.
Nel 1845 scrive Suspiria De Profundis, romanzo gotico che ispirerà la Trilogia delle Tre Madri di Dario Argento.
De Quincey pubblicò, tre anni prima della sua morte, una nuova edizione di Le confessioni di un mangiatore d'oppio mantenendo anche in età avanzata, nonostante l'abuso di droghe (da cui, sembra, riuscì a liberarsi solo sessantenne) una notevole vitalità e lucidità mentale.
Nel dicembre del 1859 si spense, all'età di settantacinque anni, nella città di Edimburgo, scelta come propria residenza fin dal 1830.


Citazioni di Thomas de Quincey

Non si fa mai consapevolmente una cosa per l'ultima volta senza una certa tristezza nel cuore. (Confessioni di un oppiomane)

martedì 8 aprile 2014

8 APRILE 1943: NASCE JAMES HERBERT


James Herbert, scrittore britannico, noto per i suoi romanzi horror, nasce a Londra, l'8 aprile 1943. Frequenta la scuola cattolica di Bethnal Green e vince a 11 anni una borsa di studio per la St Aloysius Grammar School in Highgate. Lascerà la scuola a 15 anni e studierà all'Hornsey College of Art. I suoi primi due libri, The Rats and The Fog, saranno di genere catastrofico e avranno un gran successo di pubblico, del primo scriverà anche due sequel.
The Survivor è una ghost story rappresenta il passaggio di Herbert dal sci-fi horror al  supernatural horror.
'48  è un'ucronia in cui s'immagina la vittoria di Hitler nella seconda guerra mondiale
The Secret of Crickley Hall (2006) parla di una casa inglese infestata.
Nel 2010 è stato insignito del World Horror Convention Grand Master Award, e il premio gli è stato consegnato da Stephen King, nello stesso anno è diventato Officer of the Order of the British Empire, per mano del principe Carlo.
Muore nel Sussex, il 20 marzo 2013.

Bibliografia

Serie Rats
1. 1974 - I topi (The Rats o Deadly Eyes), Sonzogno
2. 1979 - L'orrenda tana (Lair), Urania n. 854
3. 1984 - Domain
4. 1994 - The City
Serie David Ash
1. 1988 - Stregata (Haunted), Sperling & Kupfer
2. 1994 - Ghosts of Sleath
Altri romanzi
• 1975 - Nebbia (The Fog), Urania n. 702; Urania Classici n. 148
• 1976 - Il superstite (The Survivor), Urania n. 724
• 1977 - Fluke l'uomocane (Fluke), Urania n. 869
• 1978 - La reliquia (The Spear), Urania n. 862
• 1980 - The Dark
• 1981 - The Jonah
• 1983 - Shrine
• 1985 - La pietra della Luna (Moon), Armenia Editore
• 1986 - La casa maledetta (The Magic Cottage), Armenia Editore
• 1987 - Il sepolcro (Sepulchre), Sperling & Kupfer
• 1990 - Satana (Creed), Sperling & Kupfer
• 1992 - Portent
• 1996 - '48
• 1999 - Others
• 2001 - Once
• 2004 - Nobody True
• 2006 - The Secret of Crickley HallJames Herbert 2
Saggi
• 1993 - James Herbert's Dark Places
• 1995 - Ghost Movies
Filmografia
• 1981 - Survivor aereo maledetto (The Survivor) - dal romanzo Il superstite
• 1982 - Deadly Eyes - dal romanzo I topi
• 1995 - Fluke (Fluke) - dal romanzo Fluke l'uomocane
• 1995 - Fantasmi (Haunted) - dal romanzo Stregata

sabato 8 febbraio 2014

8 FEBBRAIO 1828: NASCE JULES VERNE


Jules Verne, scrittore francese, nasce a Nantes, l'8 febbraio 1828.
Figlio di Pierre Verne e di Sophie Allote de la Fuÿe, borghesi, Jules fu il primo di cinque fratelli.
Nel 1839, a 11 anni, fuggì di casa imbarcandosi su una nave diretta nelle Indie; il padre magistrato lo ritrovò immediatamente a Paimbœuf.
Studiò retorica e filosofia al liceo di Nantes. Scrisse dei poemi e due tragedie in versi. Il giovane Verne visse, per via della sua vocazione letteraria, un contrasto intenso con il padre, un avvocato che avrebbe voluto tramandare la professione. Per questo, non di propria volontà, concluso il liceo partì per Parigi dove portò a termine gli studi legali.
Nella capitale francese, oltre a stringere amicizie con molte persone in vista, trascorse molto tempo nei circoli letterari (dove ebbe modo di conoscere Alexandre Dumas) e nella Biblioteca nazionale, informandosi e documentandosi - trascrivendo una infinità di appunti - su casi scientifici e storici.
Intorno al 1848 iniziò, assieme a Michel Carré, a scrivere libretti per operette.
Per alcuni anni la sua attenzione si divise tra il teatro e il lavoro, ma alcune storie di viaggi che scrisse per il Musée des Familles gli rivelarono il talento per la scrittura di opere d'immaginazione.
Nel 1850 abbandonò definitivamente la carriera giuridica per dedicarsi alla letteratura. Scrisse commedie e tragedie per il teatro, sia pure con scarso successo (uno dei titoli che si ricorda è Pailles rompues, Le paglie rotte). Altri scritti compaiono sul Musée des familles: Les Premiers navires de la marine mexicaine e Un Drame dans les airs nel 1851. Nel 1852 Jules Verne divenne segretario del Théâtre Historique (vecchio nome del Théâtre Lyrique, ora Théâtre de la Ville), per poi passare all'Opéra-Comique.
Nel 1857 si sposò con Honorine Morel, donna di buone condizioni economiche; il matrimonio gli avrebbe garantito una sufficiente indipendenza finanziaria.
All'età di trentacinque anni, nel 1862, intraprese la carriera di scrittore, carriera che continuò fino al 1905. A tale anno risale anche la pubblicazione postuma di molti suoi lavori: sessantadue romanzi e diciassette racconti.
Il successo di Verne si dovette in gran parte all'editore Pierre-Jules Hetzel, il quale, dopo aver pubblicato nel 1863 un suo primo volume di racconti Cinque settimane in pallone, ne pubblicò tre all'anno, consentendo all'autore di abbandonare l'impiego di agente di cambio e dedicarsi completamente alle sue opere.
Il romanzo Cinque settimane in pallone era ispirato alle imprese pionieristiche dell'amico fotografo Nadar, che nel 1863 aveva costruito un enorme pallone aerostatico, Le Géant ("Il gigante"); il fallimento del progetto convinse Nadar che il futuro dell'aeronautica sarebbe appartenuto ai mezzi più pesanti dell'aria, istituendo un'associazione per la loro promozione, della quale Verne era segretario. Lo scrittore si ispirò all'amico Nadar per il personaggio di Michel Ardan del romanzo
Dalla Terra alla Luna (1865).
Nel 1864 Jules Verne consacrò un tributo a Edgar Allan Poe (Edgar Poe et ses oeuvres).
Il 16 marzo 1867, in compagnia del fratello Paul, si imbarcò sul piroscafo Great Eastern (la più grande nave del mondo) a Liverpool, esperienza da cui ricavò il romanzo Una città galleggiante (1870).
Nello stesso anno termina uno dei suoi romanzi più famosi, 20.000 leghe sotto i mari. Nel 1873 pubblicò il romanzo Il giro del mondo in 80 giorni, grazie al quale acquistò l'anno successivo lo yacht Saint-Michel II. Nel 1878 navigò da Lisbona ad Algeri sul Saint-Michel III.
Meticoloso nel lavoro di ricerca a tavolino, fra le sue molteplici attività letterarie e di viaggio Verne riuscì a trovare anche il tempo per completare un'opera geografica; raccolse inoltre dati scientifici sempre nel campo della geografia, della zoologia, della fisica, della chimica e della tecnologia: il suo indice a schede arrivò a comprendere più di ventimila voci.
Nel 1886 iniziò per Verne quello che lui stesso indicò come il "periodo nero" della sua vita. Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, tra cui l'editore Hetzel.
Inoltre Jules Verne fu costretto a terminare i suoi giorni su di una carrozzella, in seguito all'attentato da parte del nipote Gaston, con problemi psichici, che gambizzò lo scrittore.
Tuttavia lo scrittore non perse la sua inventiva, ma certamente cambiò le tematiche dei suoi romanzi, che si fecero più complesse, più oscure e meno adatte ad un pubblico infantile, così come cambiò anche lo stile.
Ciò si nota in opere di questo periodo come Robur il conquistatore e Il castello dei Carpazi. Le opere successive al 1892 sono sempre più caratterizzate dal pessimismo e dall'amarezza di Verne per il genere umano, e sempre più spesso si mette in guardia dall'uso malefico che può essere fatto della scienza (come ne Il padrone del mondo, seguito di Robur, ormai folle dalla sete di potere).
Verne morì nel 1905 ad Amiens, a settantasette anni di età, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e colpito da paralisi.
Molte sue opere, rimaste inedite, furono fatte pubblicare dopo la sua morte dal figlio Michel, in forma probabilmente riadattata.


Citazioni di Jules Verne.

Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola. (I poteri magici)

La scienza [...] è fatta di errori, ma di errori che è bene commettere perché a poco a poco conducono alla verità. (Viaggio al centro della terra)

Un buon inglese non scherza mai, quando si tratta di una cosa seria come una scommessa. (Il giro del mondo in 80 giorni)
















































venerdì 7 febbraio 2014

7 FEBBRAIO: AUGURI A PATRICK MCGRATH


Auguri a Patrick McGrath, scrittore inglese di gothic fiction, nato a Londra, il 7 febbraio 1950.
Cresce vicino al manicomio criminale Broadmoor Hospital, dove il padre lavorava come psichiatra, professione che intraprenderà anche lui. Nel 1971 McGrath  si trasferisce in Canada per lavorare nell'ospedale di Oakridge. Malgrado però i desideri del padre, McGrath abbandonerà la strada della psichiatria, preferendogli quella della letteratura.
La sua produzione narrativa è caratterizzata soprattutto da una narrazione in prima persona, temi come la malattia mentale, l'omosessualità repressa e le relazioni adulterine.
Il suo romanzo Martha Peake ha vinto il Premio Flaiano.
Da tre sue opere sono stati tratti dei film: Grotesque (1995) di John-Paul Davidson, Spider (2002) di David Cronenberg, Follia (2005) di David Mackenzie.
Attualmente vive fra Londra e New York, con la moglie Maria Aitken.

mercoledì 9 gennaio 2013

L'ABISSO VORRÀ GUARDARE: L'OSCURITÀ DELL'INCONSCIO SECONDO ALESSANDRO FANTINI



Leandra si è trasferita da due mesi nel piccolo paese di Gemiano insieme alla madre, ma non è ancora riuscita ad ambientarsi alla monotona quanto angosciante vita di provincia, nonostante aver stretto amicizia con le nuove compagne di classe sedicenni appassionate di tatuaggi, piercing, telefonini e social networks.

Samuele lavora nel negozio di ferramenta del padre senza nutrire alcuna ambizione per il suo scialbo futuro, e alterna le sue giornate da ventenne neodiplomato tra puntate al bar, scorribande con i coetanei modaioli e lunghi pomeriggi passati chattando su Facebook.

Alfredo è stato per un decennio uno stimato dottore commercialista fin quando il coinvolgimento in un traffico internazionale di auto rubate non ne ha oscurato la carriera, esacerbando la sua crescente fobia sociale e portando ad uno stadio patologico la sua incapacità ad avere rapporti con le donne.

Jessica ha da sempre sognato una carriera da modella e attrice di teatro ma, quando sua madre insisterà nell’affidarla alle cure di un’influente figura istituzionale che è solita trascorrere le sue vacanze estemporanee nella nativa Gemiano, sarà costretta a mentire a se stessa e a desiderare di soffocare i suoi sogni pur di scampare all’incubo che dovrebbe alimentarli.



Nel corso di una notte, la solitudine endemica che infesta le strade di Gemiano trascinerà ciascuno di loro verso un’inimmaginabile “reunion” tra le mura dell’antico palazzo Demetriani, abbandonato da decenni all’incuria del tempo e all’indifferenza degli amministratori locali. In questo scenario da tregenda altri insospettabili personaggi convergeranno per insabbiare la verità che, dal fondo dell’Abisso, tornerà a guardare attraverso gli occhi di un’entità riaffiorata dalla macerazione dei corpi e dei sentimenti messi all’incanto da una società vuota e putrescente come la cisterna interrata dell’antico palazzo.

Ammiccando alla narrativa gotica di Arthur Machen e al romanzo di critica sociale di Pasolini, in questo primo volume Alessandro Fantini introduce i personaggi e le vicende salienti che fanno da lievito alla vertiginosa catena di eventi il cui germe, scaturito dalle viscere di un’anonima cittadina di confine incagliata tra la campagna e l’industria, è destinato a propagarsi come uno sciame biblico all’intera compagine umana.

Il secondo volume sarà disponibile on line entro la prima metà del 2013.

Versione ebook disponibile su:

domenica 7 marzo 2010

IL VENTO DELL'EST: OVVERO L'INTELLETTO E LA DECADENZA





Normalmente a questo punto, dopo una breve biografia dello scrittore, passerei a un’intervista, ma onestamente non mi reputo sufficientemente di talento per intervistare me stessa…

Per cui vi parlerò semplicemente della genesi di quest’opera, premettendo che è stata forse la più travagliata e sofferta che abbia mai scritto.

Tutto iniziò a metà del 2006: non scrivevo più da diversi anni, in parte per gli impegni universitari, ma soprattutto a causa dell’incubo di ogni scrittore, un ingombrante e asfissiante blocco.

In quell’anno avevo però dato tutti i miei esami all’università e mi stavo dedicando solo alla scrittura della tesi, per cui ogni tanto il mio cervello vagava libero e senza alcuna preoccupazione (condizione ottima per la nascita di nuove idee), finché un giorno vi si affacciò un’insolita immagine. Una donna sola, in un vicolo sporco e buio, in piedi sopra una spirale rossa disegnata sull’asfalto, mentre un’ombra incombeva alle sue spalle.

Da quest’unica e poco rassicurante visione si è dunque sviluppato Il Vento dell’Est.

Per la prima volta mi è capitato che alcuni miei personaggi prendessero il sopravvento e conducessero la storia a modo suo, tanto che alla fine si è rivelata un’opera molto diversa da quella che avevo progettato inizialmente; ho iniziato a provare una certa antipatia per quelle figure che avrebbero giocare la parte dell’”eroe”, a innamorarmi di altre che avrebbero dovuto invece essere marginali.

Per cui sono stata io la prima a stupirmi della piega che ha preso la trama.

Se dovessi definirne il genere con precisione sarei in seria difficoltà, non solo perché non sono mai stata propensa alle etichette, ma soprattutto per l’amalgama di generi e sotto-generi che pare abbracciare.

Dal thriller poliziesco al gotico rurale, dal romanzo visionario a quello di formazione, questo romanzo sembra piuttosto un’enorme macchina testuale che ha ingoiato tutte le mie varie esperienze di lettura elaborandole e vomitando fuori una trama destabilizzante e fluttuante tra un opposto e l’altro.

Una specie di schizo-macchina deleuziana del desiderio che ha ronzato e sbuffato per due anni…




IL VENTO DELL`EST
Ovvero l`intelletto e la decadenza

di SABRINA ANTONELLA ABENI


Libro Bianco & Nero
Formato 14,8 x 21 (A5)
Copertina Morbida
Pagine 233
Editore Boopen
Lingua Italiana
ISBN 978-88-6223-354-5



Prezzo € 12.99


http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=7816&NClick=346




































Come può un intelletto complesso e raffinato desiderare fino al punto di corrompere se stesso? E' la domanda che sorge durante la lettura di questo libro. In una piccola e tranquilla località di provincia, una serie di efferati e inspiegabili omicidi risveglia un oscuro passato che, ciclicamente, turba la noia della quotidianità rurale. Un atipico e cinico ispettore di polizia si trova a dover dipanare questa complessa matassa, affascinato e insospettito da un triangolo di personaggi raffinati e tormentati: Sara Cividini, la cui famiglia è stata funestata da un lutto violento, casta e tormentata da rimorsi e desideri, Davide Merlani, professore universitario, fedifrago pentito dopo la perdita cruenta della moglie, Damiano Sarli, personaggio colto e con una sua personale filosofia di vita basato sull’estetica di ogni gesto, ambiguo e affascinante. Appaiono contemporaneamente numerose altre realtà di piccoli drammi che si trasformano in tragedie. L'opera diventa così una discesa nei recessi più bui dell'inconscio umano, da cui potrà uscire solo chi avrà il coraggio di guardare in faccia i propri desideri. Atmosfere gotiche, percorsi labirintici, rivelazioni visionarie sono gli elementi che caratterizzano questo romanzo