Ed eccoci arrivati alla gothic lady per eccellenza, Mary Shelley, precorritrice di un genere a lungo tempo considerato tipicamente "maschile", la fantascienza. Fece parte dell'"allegra" combriccola di Ginevra da cui nacquero due figure leggendaria delle letteratura gotica: il mostro di Frankenstein (da lei ideato) e il vampiro (dal racconto di Polidori).
La scrittrice inglese Mary Shelley nasce a Londra il 30 agosto 1797 dal filosofo William Godwin, uno degli esponenti più importanti del razionalismo anarchico, e da Mary Wollstonecraft, donna forte e determinata fra i primi personaggi della sua epoca a promuovere i diritti della donna. Purtroppo, questa madre così eccezionale che avrebbe potuto sicuramente dare tantissimo alla figlia, morì poco dopo il parto. Godwin si risposerà nel 1821 con una vedova sua conoscente e madre di due figli, la signora Clairmont.
Mary invece incontra durante un soggiorno in Scozia il giovane e geniale poeta ribelle Percy Bysshe Shelley, che sposa nel 1816, appena diciannovenne e dopo una rocambolesca fuga in Svizzera. Alle spalle del poeta si nascondeva una tragedia poiché aveva già perso una prima moglie, Harriet Westbrook, morta suicida e causa della rottura dei suoi rapporti col padre, che non avrebbe mai più visto. L'eccessivo e inquieto poeta inglese diverrà poi celebre per il racconto "La regina Mab" e per il dramma lirico "Prometeo liberato". Con lui viaggia in Francia, Germania e Olanda.
Nel 1822, dopo essersi trasferiti a La Spezia, Percy Shelley ed un amico, marito di un'amica comune, partono alla volta di Genova: i due non torneranno più; il corpo del poeta viene rinvenuto tra i flutti il 15 luglio.
Tornata a Londra dopo la morte del febbrile marito, Mary vive in Inghilterra con i proventi del proprio lavoro di scrittrice professionista. Autrice di vari romanzi, diverrà famosa soprattutto per "Frankenstein o il Prometeo moderno", il suo primo libro scritto nel 1818 e nato quasi per gioco, ossia quando Byron, durante un soggiorno estivo con gli Shelley e il fido Polidori a Ginevra, suggerì che ciascuno di loro scrivesse un racconto dell'orrore, racconto che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Shelley compose un'opera breve intitolata "The Assassins", Byron scrisse il racconto "The burial" (che poi venne pubblicato nel 1819 con il titolo "A fragment") mentre Polidori creò la romantica figura di un vampiro affascinante e misterioso, con il romanzo breve "The vampire"; Mary scrisse invece Frankenstein, dopo averlo sognato in un terribile incubo (così almeno narra la leggenda). Il soggetto è comunque palesemente ispirato al mito antichissimo dell'uomo creatore della vita (ma anche alle "Metamorfosi" di Ovidio e al "Paradiso perduto" di Milton), ma in cui al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo.
Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto a infondere la scintilla della vita. Malgrado l'aspetto terrificante la creatura si rivela la quintessenza della bontà di cuore e della mitezza d'animo. Ma quando si accorge del disgusto e della paura che suscita negli altri, la sua natura, incline alla bontà, subisce una totale trasformazione ed egli diviene un'autentica furia distruttiva; dopo molti delitti finisce per uccidere anche il suo creatore.
Brian W. Aldiss, critico inglese e scrittore egli stesso di fantascienza, pone alla base della moderna Fantascienza proprio il romanzo di Mary Shelley ed è indubbio che tutte le storie scritte in seguito e basate sul binomio Creatore-Creatura viaggino sulla falsariga di "Frankenstein".
A Mary Shelley si devono naturalmente anche altre opere, alcune della quali precorrono anch'esse temi tipicamente fantascientifici (come "L'ultimo uomo", un romanzo che narra dell'unico superstite di una terribile epidemia che ha cancellato l'intera umanità), novelle che però non raggiunsero mai la fama della sua opera prima.
Il successo di quel suo primo libro, che ha goduto di costante fortuna ed è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, si deve alla quantità di domande e di dubbi etico-filosofici che è in grado di sollevare, quali le speculazioni sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza, spesso inconsapevole creatrice di "mostri", il problema della bontà e creatività originaria dell'uomo, in seguito corrotto dalla società, e così via.
Una nota inquietante della vita di Mary Shelley è ricavata dalla tragica fine che quasi tutti i partecipanti a quelle serate ginevrine fecero: Percy Shelley, come detto, morì annegato a causa di un naufragio, Byron morì giovanissimo a Missolungi, Polidori si suicidò... Mary invece, dopo una tormentata esistenza (che dopo il successo e la morte del marito proseguì infarcita di scandali, difficoltà economiche e amori respinti), morirà a Londra il giorno 1 febbraio 1851, dopo aver condotto una serena vecchiaia in compagnia dell'unico figlio rimastole La scrittrice inglese Mary Shelley nasce a Londra il 30 agosto 1797 dal filosofo William Godwin, uno degli esponenti più importanti del razionalismo anarchico, e da Mary Wollstonecraft, donna forte e determinata fra i primi personaggi della sua epoca a promuovere i diritti della donna. Purtroppo, questa madre così eccezionale che avrebbe potuto sicuramente dare tantissimo alla figlia, morì poco dopo il parto. Godwin si risposerà nel 1821 con una vedova sua conoscente e madre di due figli, la signora Clairmont. Mary invece incontra durante un soggiorno in Scozia il giovane e geniale poeta ribelle Percy Bysshe Shelley, che sposa nel 1816, appena diciannovenne e dopo una rocambolesca fuga in Svizzera. Alle spalle del poeta si nascondeva una tragedia poiché aveva già perso una prima moglie, Harriet Westbrook, morta suicida e causa della rottura dei suoi rapporti col padre, che non avrebbe mai più visto. L'eccessivo e inquieto poeta inglese diverrà poi celebre per il racconto "La regina Mab" e per il dramma lirico "Prometeo liberato". Con lui viaggia in Francia, Germania e Olanda. Nel 1822, dopo essersi trasferiti a La Spezia, Percy Shelley ed un amico, marito di un'amica comune, partono alla volta di Genova: i due non torneranno più; il corpo del poeta viene rinvenuto tra i flutti il 15 luglio. Tornata a Londra dopo la morte del febbrile marito, Mary vive in Inghilterra con i proventi del proprio lavoro di scrittrice professionista. Autrice di vari romanzi, diverrà famosa soprattutto per "Frankenstein o il Prometeo moderno", il suo primo libro scritto nel 1818 e nato quasi per gioco, ossia quando Byron, durante un soggiorno estivo con gli Shelley e il fido Polidori a Ginevra, suggerì che ciascuno di loro scrivesse un racconto dell'orrore, racconto che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Shelley compose un'opera breve intitolata "The Assassins", Byron scrisse il racconto "The burial" (che poi venne pubblicato nel 1819 con il titolo "A fragment") mentre Polidori creò la romantica figura di un vampiro affascinante e misterioso, con il romanzo breve "The vampire"; Mary scrisse invece Frankenstein, dopo averlo sognato in un terribile incubo (così almeno narra la leggenda). Il soggetto è comunque palesemente ispirato al mito antichissimo dell'uomo creatore della vita (ma anche alle "Metamorfosi" di Ovidio e al "Paradiso perduto" di Milton), ma in cui al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo. Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto a infondere la scintilla della vita. Malgrado l'aspetto terrificante la creatura si rivela la quintessenza della bontà di cuore e della mitezza d'animo. Ma quando si accorge del disgusto e della paura che suscita negli altri, la sua natura, incline alla bontà, subisce una totale trasformazione ed egli diviene un'autentica furia distruttiva; dopo molti delitti finisce per uccidere anche il suo creatore. Brian W. Aldiss, critico inglese e scrittore egli stesso di fantascienza, pone alla base della moderna Fantascienza proprio il romanzo di Mary Shelley ed è indubbio che tutte le storie scritte in seguito e basate sul binomio Creatore-Creatura viaggino sulla falsariga di "Frankenstein". A Mary Shelley si devono naturalmente anche altre opere, alcune della quali precorrono anch'esse temi tipicamente fantascientifici (come "L'ultimo uomo", un romanzo che narra dell'unico superstite di una terribile epidemia che ha cancellato l'intera umanità), novelle che però non raggiunsero mai la fama della sua opera prima. Il successo di quel suo primo libro, che ha goduto di costante fortuna ed è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, si deve alla quantità di domande e di dubbi etico-filosofici che è in grado di sollevare, quali le speculazioni sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza, spesso inconsapevole creatrice di "mostri", il problema della bontà e creatività originaria dell'uomo, in seguito corrotto dalla società, e così via. Una nota inquietante della vita di Mary Shelley è ricavata dalla tragica fine che quasi tutti i partecipanti a quelle serate ginevrine fecero: Percy Shelley, come detto, morì annegato a causa di un naufragio, Byron morì giovanissimo a Missolungi, Polidori si suicidò... Mary invece, dopo una tormentata esistenza (che dopo il successo e la morte del marito proseguì infarcita di scandali, difficoltà economiche e amori respinti), morirà a Londra il giorno 1 febbraio 1851, dopo aver condotto una serena vecchiaia in compagnia dell'unico figlio rimastole.
Incipit di Frankenstein
Alla Signora Saville, Inghilterra
Pietroburgo, 11 dicembre 17
Ti rallegrerai nell'apprendere che nessun disastro ha accompagnato l'inizio di un'impresa alla quale tu guardavi con tanti cattivi presentimenti. Sono arrivato qui ieri, e la prima preoccupazione è stata di rassicurarti, cara sorella, sul fatto che sto bene e che nutro fiducia crescente verso quanto ho intrapreso. Sono già molto più a nord di Londra, e mentre cammino per le strade di Pietroburgo sento una fredda brezza di settentrione che mi sfiora le guance, mi rinvigorisce i nervi e mi riempie di gioia. Puoi capire questo mio sentimento?
sabato 13 dicembre 2014
Le vere gothic ladies: Mary Wollstonecraft Shelley, precorritrice della fantascienza
venerdì 12 dicembre 2014
Le vere gothic ladies: Charlotte Dacre
La gothic lady di oggi, Charlotte Dacre, è stata per lungo tempo sconosciuta, nonostante il grande successo che conobbe nei suoi anni, destando l'ammirazione anche di Percy Bysshe Shelley, il quale ne stimava lo stile e le capacità creative.
Nasce nel 1782 come Charlotte King, figlia di John King, uno scrittore radicale ben conosciuto a Londra, Charlotte Dacre scrisse inizialmente con lo pseudonimo Rosa Matilda, e più tardi ne adottò un secondo per confondere i suoi critici. Dopo aver divorziato dalla madre, il padre si sistemò con la contessa di Lanesborough.
Nel 1806, alla morte della moglie del padre, si sposò con Nicholas Byrne, da cui aveva già avuto tre figli, un editore che sarebbe poi diventato un socio fondatore del quotidiano londinese The Morning Post, sulle cui pagine furono pubblicate le poesie della Dacre.
Come autrice di romanzi, Charlotte Dacre rappresenta le sue eroine in maniera piuttosto diversa da quanto fatto dai suoi contemporanei, che consideravano signore di buon gusto e decoro. Il sue stile era più vicino a quello di autori maschili, creando eroine femminili aggressive e spesso fisicamente violente, caratterizzate da forti desideri sessuali e ambizione, simili a quelle create dal De Sade.
Tra i suoi quattro romanzi principali, oggigiorno Zofloya è quello più conosciuto. Il romanzo vendette bene quando apparve nel 1806, e venne tradotto in tedesco e francese. In esso, un personaggio femminile segue, attacca brutalmente e infine uccide una ragazza che considera sua rivale sessuale. Nonostante la sua brutalità, la storia presenta la morale che le giovani donne devono essere in guardia contro i pericoli della lussuria.
Morì il 7 novembre 1825.
Nasce nel 1782 come Charlotte King, figlia di John King, uno scrittore radicale ben conosciuto a Londra, Charlotte Dacre scrisse inizialmente con lo pseudonimo Rosa Matilda, e più tardi ne adottò un secondo per confondere i suoi critici. Dopo aver divorziato dalla madre, il padre si sistemò con la contessa di Lanesborough.
Nel 1806, alla morte della moglie del padre, si sposò con Nicholas Byrne, da cui aveva già avuto tre figli, un editore che sarebbe poi diventato un socio fondatore del quotidiano londinese The Morning Post, sulle cui pagine furono pubblicate le poesie della Dacre.
Come autrice di romanzi, Charlotte Dacre rappresenta le sue eroine in maniera piuttosto diversa da quanto fatto dai suoi contemporanei, che consideravano signore di buon gusto e decoro. Il sue stile era più vicino a quello di autori maschili, creando eroine femminili aggressive e spesso fisicamente violente, caratterizzate da forti desideri sessuali e ambizione, simili a quelle create dal De Sade.
Tra i suoi quattro romanzi principali, oggigiorno Zofloya è quello più conosciuto. Il romanzo vendette bene quando apparve nel 1806, e venne tradotto in tedesco e francese. In esso, un personaggio femminile segue, attacca brutalmente e infine uccide una ragazza che considera sua rivale sessuale. Nonostante la sua brutalità, la storia presenta la morale che le giovani donne devono essere in guardia contro i pericoli della lussuria.
Morì il 7 novembre 1825.
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giovedì 11 dicembre 2014
Le vere gothic ladies: Clara Reeve
Clara Reeve ha scritto diversi romanzi, tra cui solo il romanzo gotico Il vecchio barone inglese (The Old English Baron, inizialmente chiamato The Champion of Virtue) per cui è ricordata e che ha influenzato la scrittura del Frankenstein di Mary Shelley.
Tra le sue altre opere vi sono il romanzo epistolare The School for Widows (1791), e la sua innovativa storia del romanzo, The Progress of Romance (1785), che viene generalmente considerato un precursore degli studi sulla nascita ed evoluzione del romanzo.
Clara Reeve nasce a Ipswich, Inghilterra, figlia del reverendo Willian Reeve.
Dopo la morte del padre, vive con la madre e le sorelle a Colchester. Nel 1777 pubblica Il vecchio barone inglese, prendendo come modello di riferimento Il Castello di Otranto di Horace Walpole; la prima edizione è dedicata alla figlia di Samuel Richardson, che l'aveva aiutata a revisionare e correggere il testo.
La Reeve ha condotto una vita ritirata, per cui poche sono le notizie biografiche pervenuteci. Muore a Ipswitch nel 1807.
Tra le sue altre opere vi sono il romanzo epistolare The School for Widows (1791), e la sua innovativa storia del romanzo, The Progress of Romance (1785), che viene generalmente considerato un precursore degli studi sulla nascita ed evoluzione del romanzo.
Clara Reeve nasce a Ipswich, Inghilterra, figlia del reverendo Willian Reeve.
Dopo la morte del padre, vive con la madre e le sorelle a Colchester. Nel 1777 pubblica Il vecchio barone inglese, prendendo come modello di riferimento Il Castello di Otranto di Horace Walpole; la prima edizione è dedicata alla figlia di Samuel Richardson, che l'aveva aiutata a revisionare e correggere il testo.
La Reeve ha condotto una vita ritirata, per cui poche sono le notizie biografiche pervenuteci. Muore a Ipswitch nel 1807.
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mercoledì 10 dicembre 2014
Le vere gothic ladies: l'antesignana Ann Radcliffe
Inizia una rassegna giornaliera delle vere gothic ladies della letteratura, altro che la Meyer e le altre autrici degli odierni sciropposi romanzi pseudo gotici.
Ovviamente è doveroso cominciare da Ann Radcliffe, la prima signora della letteratura gotica.
Nata ad Holborn (Londra, Inghilterra) come Ann Ward, si sposò a 23 anni (nel 1787) con William Radcliffe, un giornalista dell'English Chronicle. Iniziò a scrivere racconti per divertimento e dietro incoraggiamento del marito.
Nel 1789 pubblicò The Castles of Athlin and Dunbayne, in cui è già presente l'atmosfera alla base della maggior parte dei suoi lavori, in particolare la tendenza a coinvolgere innocenti e giovani eroine nelle vicende descritte, che solitamente si svolgono in tenebrosi castelli governati da nobili dal passato misterioso.
Il romanzo della foresta
Le sue opere divennero estremamente popolari, specialmente tra le giovani lettrici che cercavano nei suoi libri qualcosa di più eccitante del ricamo. Tra le sue opere più conosciute ricordiamo Romanzo siciliano (1790), Il romanzo della foresta (1791), I misteri di Udolpho (1794) e L'italiano (1797).
Il successo de Il romanzo della foresta consacrò la Radcliffe come l'esponente più significativa del romanzo storico in chiave gotica. I suoi romanzi successivi furono accolti con grande entusiasmo e produssero un nutrito gruppo di imitatori. Alcuni grandi scrittori, inoltre, presero spunto dall'atmosfera in essi presente per ricrearla nei loro lavori. Questo successe a Jane Austen, estimatrice del filone gotico e delle opere della Radcliffe, in Northanger Abbey nel quale ritroviamo una parodia dell'opera I misteri di Udolpho ma non per disprezzarla quanto per ricordare l'importanza delle prime autrici di romanzi femminili di fine Settecento.
Incipit de I Misteri di Udolpho.
Ovviamente è doveroso cominciare da Ann Radcliffe, la prima signora della letteratura gotica.
Nata ad Holborn (Londra, Inghilterra) come Ann Ward, si sposò a 23 anni (nel 1787) con William Radcliffe, un giornalista dell'English Chronicle. Iniziò a scrivere racconti per divertimento e dietro incoraggiamento del marito.
Nel 1789 pubblicò The Castles of Athlin and Dunbayne, in cui è già presente l'atmosfera alla base della maggior parte dei suoi lavori, in particolare la tendenza a coinvolgere innocenti e giovani eroine nelle vicende descritte, che solitamente si svolgono in tenebrosi castelli governati da nobili dal passato misterioso.
Il romanzo della foresta
Le sue opere divennero estremamente popolari, specialmente tra le giovani lettrici che cercavano nei suoi libri qualcosa di più eccitante del ricamo. Tra le sue opere più conosciute ricordiamo Romanzo siciliano (1790), Il romanzo della foresta (1791), I misteri di Udolpho (1794) e L'italiano (1797).
Il successo de Il romanzo della foresta consacrò la Radcliffe come l'esponente più significativa del romanzo storico in chiave gotica. I suoi romanzi successivi furono accolti con grande entusiasmo e produssero un nutrito gruppo di imitatori. Alcuni grandi scrittori, inoltre, presero spunto dall'atmosfera in essi presente per ricrearla nei loro lavori. Questo successe a Jane Austen, estimatrice del filone gotico e delle opere della Radcliffe, in Northanger Abbey nel quale ritroviamo una parodia dell'opera I misteri di Udolpho ma non per disprezzarla quanto per ricordare l'importanza delle prime autrici di romanzi femminili di fine Settecento.
Incipit de I Misteri di Udolpho.
Ogni eccesso è peccaminoso: perfino un dolore in origine lodevole si trasforma in una passione ingiusta ed egoista se vi indulgiamo a spese dei nostri doveri, intendendo per tali quanto dobbiamo a noi stessi non meno che agli altri’
‘Che significa tutto ciò, Annette?’ chiese quando la raggiunse ‘Che cos’hai sentito dire di quel quadro per rifiutarti di restare quando io te lo ordino?’ ‘Non so cosa significhi, mademoiselle né so altro su quel quadro. Ho solo sentito dire che c’è qualcosa di terribile che lo riguarda e che da allora è sempre stato velato di nero e.. Nessuno lo guarda da anni. È in qualche modo collegato con il precedente proprietario del castello..’
‘Mia cara Emily non permettete alla madre badessa di contaminare la vostra mente con queste fantasie. Vi insegnerà ad aspettarvi che uno spettro faccia la sua comparsa in ogni stanza buia. Ma credetemi l’apparizione dei defunti non si verifica per motivi futili o scherzosi, per terrorizzare o sbalordire i pavidi’
martedì 9 dicembre 2014
Consigli di lettura: Revelations, antologia di fine millennio.
Segnaliamo un'antologia del 1999, Revelations, in cui vari rinomati autori horror contemporanei reinterpretano i vari decenni del '900 da una prospettiva "apocalittica".
Ne esce fuori una visione della storia come percorsa da continue apocalissi che caratterizzano i passaggi da un decennio all'altro, il tutto trova una sua compattezza grazie al racconto cornice di Clive Barker che lascia trapelare le inquietudini che avevano pervaso la fine dello scorso millennio.
Gli autori sono: Joe R. Lansdale, David Morrell, F. Paul Wilson, Poppy Z. Brite & Christa Faust, Charles L. Grant, Whitley Strieber, Elizabeth Massie, Richard Christian Matheson, David J. Schow & Craig Spector, Ramsey Campbell e naturalmente Clive Barker.
Tra i migliori racconti troviamo il suggestivo e poetico Chiliad di Barker, il tipicamente lasdaliano La grande burrasca, l'evocativo e sensuale Triade di Brite & Faust e La parola, di Campbell, un racconto che fa riflettere sugli inganni dell'editoria e dei media.
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lunedì 8 dicembre 2014
Torbido gotico: Il Monaco di M.G.Lewis
Il Monaco di M.G. Lewis è un romanzo gotico particolarmente oscuro e cruento, scritto nel 1796 e ambientato in Spagna.
Diverse sono state le fonti d'ispirazione di quest'opera: il Ferdinand Count Fathom di Smollett, Le Diable Amorouse di Cazotte's , La Religieuse di Diderot e la Justine ou les Malheurs de la vertu di Sade e i romanzi gotici tedeschi.
Quando Il Monaco fu pubblicato l'autore aveva solo 20 anni, riscuotendo immediatamente un grande successo, accompagnato però da un grande scandalo che costrinse l'autore a pubblicare, nel 1798, una versione meno "scandalosa" dell'opera nella quale vengono tolte o censurate alcune delle situazioni più scabrose.
Il romanzo narra la caduta di Ambrosio, monaco spagnolo considerato da tutti un santo.
La sua discesa nel peccato comincia con Matilda, la femme fatale che lo seduce con l'inganno, fino a giungere a commettere peccati sempre più turpi.
In esso troviamo le figure tipiche del genere gotico: il monaco scellerato, la donna fatale e la fanciulla perseguitata (la giovane e innocente Antonia che susciterà il desiderio del monaco).
Inoltre è presente una vicenda parallela alla storia principale, la storia d'amore tra Ryamond e Agnes, raccontata dallo stesso Ryamond all'amico Lorenzo,, durante la quale compaiono figure tipiche del romanzo gotico come la Monaca Sanguinante e l'Ebreo errante.
Il romanzo, al momento della sua pubblicazione, ebbe un grande successo, anche se non mancò di suscitare molte critiche per via dei suoi contenuti scabrosi.
Risulta infatti essere uno delle opere gotiche più controverse per via dei temi che affronta, come l'ipocrisia dietro il perbenismo, la natura del desiderio, l'omicidio e l'incesto.
Coleridge espresse il suo apprezzamento nei riguardi di quest'opera e anche il marchese de Sade lo definì un «capolavoro gotico», notevole per la sua violenta trasgressività.
Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione comparvero inoltre molte opere che si rifacevano più o meno esplicitamente a Il Monaco: versioni ridotte (alcune anche a firma di Lewis), racconti tratti dal romanzo incentrati sulla vicenda di Ryamond e Agnes o sulla ballata di Alonzo e Imogine, drammi e balletti ispirati da parti dell'opera.
Nel corso del XIX secolo comunque il romanzo venne via via dimenticato e passò in secondo piano nel panorama letterario.
Negli anni trenta del Novecento Il monaco fu infine riscoperto dal movimento surrealista che ne condivide la carica trasgressiva e libertina. Artisti come Antonin Artaud e André Breton ne sono influenzati e citano in varie occasioni l'opera lewisiana nei loro scritti. È stato proprio grazie alla riscoperta surrealista che nel corso del XX secolo i critici sono tornati ad interessarsi de Il Monaco.
Nel 1972, da questo romanzo, è stato tratto il film di Ado Kyrou, con Franco Nero, Il Monaco, nel 2011 è stato invece tratto il film Le Moine di Dominik Moll con Vincent Cassel.
venerdì 5 dicembre 2014
IL REALISMO MAGICO IN LETTERATURA
Il realismo magico nella letteratura distingue un filone letterario in cui gli elementi magici appaiono in un contesto altrimenti realistico.
Più frequentemente si associa il termine al boom letterario dell'America Latina del XX secolo, segnato dalla pubblicazione del romanzo Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez nel 1967, che viene considerato il testo fondamentale del realismo magico, insieme ai racconti di Jorge Luis Borge.
In realtà la definizione può essere utilizzata anche per autori di altre nazioni come Italo Calvino, Dino Buzzati, Angela Carter, Toni Morrison e Salman Rushdie, le cui opere presentano caratteristiche tipiche del genere, come la presenza, piuttosto celata, di un elemento magico mai spiegato, distorsioni temporali, inversioni, ciclicità o assenza di temporalità, inversione di causa ed effetto, ricchezza di descrizioni sensoriali, motivi tratti dalla leggenda e dal folklore, presenza di prospettive multiple, tema del colonialismo e degli incroci culturali.
Il realismo magico in letteratura compie un'ibridazione tra realtà e fantasia, tra passato e presente, con una forte componente metatestuale volta a coinvolgere il lettore sulla riflessione riguardo l'impatto della fiction sulla realtà.
Tale genere può infatti essere tipico di molta letteratura del postcolonialismo e può essere considerato come una sottocategoria del romanzo postmoderno a causa della sua sfida all'egemonia ed il suo utilizzo di tecniche simili a quelle di altri testi postmoderni, come la distorsione del tempo.
L'incipit di 'Cent'anni di solitudine'
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era cosí recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. ...
lunedì 1 dicembre 2014
IL REALISMO MAGICO NELL'ARTE
Il termine Realismo magico è stato utilizzato per definire, in periodi diversi, un'arte che utilizzava una tecnica estremamente "realista" per rappresentare degli scenari stranianti.
Per la prima volta fu utilizzato nel 1925 dal critico tedesco Franz Roh nei riguardi dei pittori appartenenti alla corrente classica della Nuova oggettività, che si ispiravano alle correnti italiane del ritorno all'ordine degli anni venti, come Novecento, Valori plastici e la Pittura metafisica di De Chirico.
Opere come quelle di De Chirico mostrano degli scenari immobili, incantati, immerso in una magica sospensione, a tratti inquietante.
Quando si parlò di "realismo magico" per la prima volta, si escludeva la presenza di elementi apertamente "fantastici", ma piuttosto si tendeva a ritrarre gli oggetti con maggiore accuratezza possibile, in modo che da soli svelassero l'elemento "magico" celato nelle pieghe del quotidiano.
Nel Nord Europa il realismo magico si è espresso con istanze di più carica ed intensa drammaticità, come in Christian Schad e nei pittori della Nuova oggettività. In questo senso, il termine Realismo magico viene spesso utilizzato come sinonimo di post-espressionismo o di pittura di Ritorno all'ordine con elementi surreali.
Ascrivibili a tale poetica visiva sono anche alcuni pittori americani degli anni trenta, come Ivan Albright, Paul Cadmus, George Tooker, influenzati in questo caso anche dal Precisionismo di Charles Sheeler e Georgia O'Keeffe e dall'opera di Edward Hopper.In seguito questo termine è stato spesso utilizzato per indicare quei tipi di pittura in cui gli oggetti sono raffigurati con estremo naturalismo, ma che, grazie all'aggiunta di elementi surreali o paradossali, danno alla rappresentazione un effetto sottilmente misterioso, trasmettendo un senso di irrealtà.
In questo modo, a partire dalla metà del '900, il realismo magico si apre ad elementi più apertamente fantastici, con artisti come Paul Cadmus, Ivan Albright, George Tooker e Bettina Shaw-Lawrence.
Sotto la categoria del realismo magico possono essere incluse anche le opere di diversi artisti sudamericano come Frida Kahlo, Emilio Bas Viaud e Fernando Botero.
Attualmente l'interesse rinato per le tecniche pittoriche degli Antichi Maestri convive con l'utilizzo di nuovi media che permettono la creazioni di effetti contemporaneamente realistici e stranianti, per cui il realismo magico si esprime sia attraverso le tradizionali tecniche che tramite la computer grafica.
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