lunedì 3 novembre 2014
3 novembre: auguri a Tom Savini
Auguri a Tom Savini, attore, regista e truccatore statunitense e creatore di effetti speciali, nato a Pittsburgh, il 3 novembre 1946.
Tom Savini ha origini italiane. Educato nella religione cattolica e si è laureato nella High School Central Catholic. Iniziò a lavorare a fianco di George A. Romero, creando un buon effetto speciale nella sequenza d'apertura di Wampyr (1977). L'anno successivo, lavorando con un budget molto più consistente su Zombi (1978), Savini riuscì a creare il suo cosiddetto "marchio di fabbrica": mutilazioni, decapitazioni e morsi sanguinolenti. Gli effetti sanguinolenti di Zombi vennero poi largamente imitati ma mai migliorati se non con il suo lavoro svolto sul successivo episodio della "tetralogia degli zombi", Il giorno degli zombi (1985).
Savini ha anche lavorato sui film di Dario Argento e Tobe Hooper. I suoi effetti speciali realistici si possono notare anche in film come Maniac, che non a caso contiene la controversa scena della sparatoria.
Forse il più famoso lavoro di Tom Savini per quanto riguarda gli effetti speciali è quello svolto sul primo episodio della saga di Venerdì 13.
Come regista ha diretto La notte dei morti viventi (1990), remake del film omonimo del 1968 di George A. Romero.
Ha fatto anche l'attore in diversi film.
Interpreta un personaggio secondario in Wampyr (1977), ma l'anno successivo passa a interpretare il minaccioso motociclista in Zombi (1978), un ruolo che ha ripreso in un cameo nella continuazione del 2005 della serie, La terra dei morti viventi. Ha avuto una piccolissima parte in L'alba dei morti viventi, del 2004, nel ruolo di uno sceriffo. Un ruolo di maggiore spicco come motociclista è quello che gli venne assegnato in I cavalieri di Romero (1981). Il ruolo di maggiore importanza è quello che Quentin Tarantino e Robert Rodriguez gli assegnarono nel 1996 in Dal tramonto all'alba: il motociclista 'Sex Machine'.
Nel 2006, Savini ha interpretato Prester John, il leggendario nemico del film Sea of Dust. Sempre nel 2006, ha interpretato un eremita folle nel film Demonic.
Nel 2007, Savini ha interpretato il ruolo dello sceriffo Tolo in Planet Terror di Robert Rodriguez.
Sempre sotto la direzione di Robert Rodriguez interpreta il ruolo di Osiris Amanpour nel film del 2010 Machete e in quello del 2013 Machete kills.
Inoltre ha doppiato se stesso nel cartone animato I Simpson.
Nel 2013 compare nel film Django Unchained di Quentin Tarantino dove interpreta un membro della banda alle porte di Candyland.
3 novembre: auguri a Pupi Avati
Auguri a Pupi Avati, all'anagrafe Giuseppe Avati, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano, nato Bologna, il 3 novembre 1938, figlio di un antiquario bolognese e fratello maggiore di Antonio, sceneggiatore e produttore.
Inizialmente tenta una carriera nel jazz: dal 1959 al 1962 fa parte della Doctor Dixie Jazz Band come clarinettista, ma rinuncia dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla.
Successivamente per quattro anni lavora come rappresentante della Findus surgelati, quelli che descrive come i quattro anni peggiori della sua vita. Illuminato dalla visione di 8½ di Federico Fellini, tenta la strada del cinema. Nel 1970 ottiene da un misterioso imprenditore i finanziamenti per girare due film: Balsamus, l'uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati, due horror grotteschi.
Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di Salò o le 120 giornate di Sodoma, l'ultima fatica di Pier Paolo Pasolini (anche se per questioni di diritti, pur essendo stato pagato, non risulta accreditato), dirige il suo terzo lungometraggio, dal titolo La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), seguito da La casa dalle finestre che ridono (1976), un altro giallo-horror di buon livello che con gli anni è divenuto un vero e proprio film di culto per gli appassionati del cinema dell'orrore. Avati ritorna a questo genere, che sembra proprio adattarsi alla sua personalità, potendo però disporre di budget superiore e di una troupe in cui si può notare la presenza, come sceneggiatore, di Maurizio Costanzo.
Nel 1977, esce Bordella, musical demenziale censurato all'uscita, che vede tra gli interpreti anche Christian De Sica, allora giovanissimo. Nello stesso anno, Avati ci presenta il film grottesco Tutti defunti... tranne i morti che non convince pienamente la critica e il pubblico pur essendo di un livello superiore al precedente lungometraggio.
Nel 1978 il nome di Pupi Avati diviene noto al grande pubblico in seguito alla messa in onda sulla RAI dello sceneggiato Jazz Band, che racconta la storia della Doctor Dixie Jazz Band, seguito da Cinema!!! ed altri tre lavori televisivi di Avati.
Nel 1980 scrive Macabro, film che segna l'esordio alla regia di Lamberto Bava.
Nel 1983, il regista bolognese passa alla commedia, dirigendo Una gita scolastica, ma ritorna al thriller-horror con Zeder, giudicato una fra le sue migliori opere dai cultori del genere. Dopo Impiegati (1984), è nuovamente alla regia di un altro lungometraggio, Regalo di Natale (1986), che avrà poi un seguito nel 2004 intitolato La rivincita di Natale. Vengono poi i successivi Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Bix (1991), il thriller L'amico d'infanzia (1993) e l'horror L'arcano incantatore (1996) con Stefano Dionisi.
Nel 1997 gira Il testimone dello sposo e nel 1999 La via degli angeli. Nel 2003 dopo un periodo di pausa, dirige il sentimentale Il cuore altrove.
Nel 2005 porta sullo schermo la commedia romantica Ma quando arrivano le ragazze? e dirige Antonio Albanese, Katia Ricciarelli, Marisa Merlini, Angela Luce e Neri Marcorè in La seconda notte di nozze. Nel 2007 è la volta di La cena per farli conoscere, con Diego Abatantuono e Il nascondiglio, nuova incursione avatiana nell'horror, con Laura Morante nella parte di una donna italiana che rileva un inquietante edificio a Davenport, nello Iowa; nel 2008 di Il papà di Giovanna, nel 2009 di Gli amici del bar Margherita e nel 2010 di Il figlio più piccolo e Una sconfinata giovinezza.
Nel 2011 ha presentato in concorso alla Festa del cinema di Roma il film Il cuore grande delle ragazze.
Presiede la Fondazione Federico Fellini, nata nel 1995 in memoria del grande regista riminese, che aveva esercitato grande influenza sullo stesso Avati e che gli era divenuto amico negli ultimi anni di vita. Nel settembre 2014 vince il premio come miglior sceneggiatura dell'anno per il film con Sharon Stone e Riccardo Scamarcio Un ragazzo d'oro al Montreal World Film Festival in Canada.
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giovedì 30 ottobre 2014
30 ottobre 1932: nasce Louis Malle
Louis Malle, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, esponente delle Nouvelle Vague, nasce a Thumeries, il 30 ottobre 1932, da una famiglia dell'alta borghesia, arricchita grazie al commercio dello zucchero durante il periodo napoleonico. A 14 anni comincia ad appassionarsi alla tecnica delle riprese utilizzando la cinepresa 8 mm del padre. La famiglia tenta di distoglierlo dall'interesse per il cinema avviandolo a studi classici e a scienze politiche alla Sorbona, che abbandona per seguire i corsi della Scuola superiore di cinema di Parigi, per apprendere la professione di cameraman.
In questi anni sviluppa la collaborazione con Jacques Cousteau, esploratore oceanografico, partecipando ad alcune spedizioni in qualità di addetto alle riprese. Nel 1955, con il documentario subacqueo Il mondo del silenzio, vince assieme a Cousteau la Palma d'oro al Festival di Cannes; nel 1956, per lo stesso, Cousteau venne insignito del Premio Oscar. Durante le riprese subisce la rottura di un timpano a causa di un'immersione in profondità, il che gli impedisce di proseguire il lavoro in questo tipo di documentari.
Incomincia così la sua carriera di regista, nel periodo della Nouvelle Vague, movimento al quale comunque Malle non dichiarerà mai di voler aderire, seguendo una sua linea parallela ma sempre distinta. Nel 1956 è aiuto regista di Robert Bresson per Un condannato a morte è fuggito. L'anno dopo, a 25 anni realizza il primo lungometraggio a soggetto, Ascensore per il patibolo, un giallo con Jeanne Moreau che ottiene il premio Louis-Delluc.
Il successivo Gli amanti (sempre con Jeanne Moreau) suscita interesse e scalpore alla Mostra di Venezia dove nel 1958 conquista il premio speciale della giuria. La carriera di Malle continua dirigendo i grandi attori francesi di quegli anni, da Brigitte Bardot a Jean-Paul Belmondo. Nel 1964 mette in scena a Spoleto un allestimento de Il cavaliere della rosa di Richard Strauss. Nel 1969 partecipa come attore a La Fiancée du pirate, film diretto da Nelly Kaplan.
Nel 1975 esce Luna nera, un film surreale che vince due Premi César per la miglior fotografia e il miglior sonoro.
Nel 1987 esce il film Au revoir les enfants, vincitore del Leone d'oro al Festival del cinema di Venezia. Il film racconta l'esperienza realmente vissuta dal regista dell'amicizia con un giovane ebreo che verrà prelevato dall'istituto religioso dove studiava anche Malle e deportato ad Auschwitz.
Muore Beverly Hills, il 23 novembre 1995 a causa di un linfoma.
martedì 28 ottobre 2014
28 ottobre: auguri a Joe R. Lansdale
Auguri a Joe R. Lansdale, scrittore statunitense, nato a Gladewater (Texas), il 28 ottobre 1951.
Trasferitosi, ancora bambino, assieme alla sua famiglia nella vicina Nacogdoches, la cittadina che sarà protagonista di alcuni suoi romanzi futuri, ambienta molto spesso i suoi romanzi e racconti nel Texas dove vive.
Nel 1972, a ventun anni, pubblica il primo racconto e, assieme alla madre, un articolo di argomento botanico che vince un premio giornalistico. Da quel momento, pubblicherà su varie riviste numerosi racconti, spesso di fantascienza e di genere horror.
Per mantenersi svolge i lavori più disparati Nel 1980 vedrà la luce il suo primo romanzo, Atto d'amore. L'anno successivo, Lansdale decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
Il suo stile è caratteristico, investe vari generi, come il racconto gotico a quello di fantascienza, la satira sociale, la narrativa per ragazzi, il noir, i racconti western, il tutto condito con forti dosi di umorismo.
Lansdale vive a Nacogdoches con la moglie Karen, anch'essa scrittrice, e i figli Keith e Kasey. I suoi hobby sono le arti marziali, la lettura, il cinema e i viaggi.
Lansdale ha scritto anche per il cinema e ha collaborato con Ridley Scott
Nel maggio 2014 al Festival di Cannes viene presentata la trasposizione cinematografica del suo romanzo Cold in July.
Citazioni di Joe Lansdale
La letteratura non deve risolvere i problemi, semmai [deve] segnalarli... Consciamente o no, uno scrittore coglie i segni e intuisce i tempi che verranno.
C'è pieno di gente che non è felice, ma certo non si diventa più felici a fare infelici gli altri. (da La sottile linea scura)
Pare che oggi sia di moda essere gay e repubblicano o nero e repubblicano.
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28 ottobre 1909: nasce Francis Bacon
Francis Bacon, pittore irlandese, nasce a Dublino, il 28 ottobre 1909, secondo figlio di Anthony Edward Mortimer Bacon e Christina Winifred Loxley Firth.
Il padre discendeva da una famiglia che vantava nobili origini, imparentata forse con il filosofo Francis Bacon, noto in Italia come Francesco Bacone. Era un uomo iracondo e tirannico, capitano della fanteria leggera dell'esercito britannico in pensione nonché veterano della seconda guerra boera. La madre proveniva invece da una facoltosa famiglia di Sheffield che aveva fatto fortuna commerciando acciaio e carbone.
Francis ereditò dal nonno materno una grave forma di asma cronica che lo costringeva ad assumere morfina e a stare alla larga da cani e cavalli, cosa che lo sminuiva agli occhi del padre, grande appassionato di caccia e sport all'aria aperta.
Instaurò un rapporto molto profondo con la nonna materna, con cui trascorse buona parte dell'infanzia a Farmleigh, vicino alla città settecentesca di Abbeyleix, nel sud-est dell'Irlanda.
I Bacon si trasferirono a Londra durante la prima guerra mondiale per obblighi militari del capofamiglia, in servizio al British War Office.
A causa dei forti attacchi d'asma che lo costringevano a letto per giorni, Francis non frequentava la scuola regolarmente, e i genitori decisero di affidare la sua istruzione a un sacerdote, che però non lasciò tracce rilevanti sulla sua formazione. Nel 1924 fu mandato in collegio nella Dean Close School di Cheltenham, dove rimarrà fino al 1926. Questo periodo lo avviò alla propria educazione sentimentale: già all'età di quindici anni, Francis era consapevole della propria omosessualità, cosa che gli procurò forti contrasti con il padre, che vedeva inoltre la sua manifesta intenzione di dedicarsi all'arte come una pericolosa decadenza di costumi che lo avrebbe condotto alla povertà. Le continue liti e l'atteggiamento sempre più ambiguo e femmineo del figlio, spinsero il padre a cacciarlo di casa.
Nell'ottobre del 1926 si trasferì a Londra, dove vivevano molti parenti della madre, che lo aiutavano a coprire le spese di prima necessità. La grande città appariva come un mondo libero e ricco di stimoli ad un ragazzo cresciuto nella rigida Irlanda, e Bacon si inserì presto nel circolo degli omosessuali londinesi, anche se a quei tempi l'omosessualità era considerata ancora un crimine e non poteva essere manifestata liberamente.
In questo periodo svolse una serie di lavori, tra cui stenografo, commesso centralinista in un negozio di abiti femminili all'ingrosso a Soho e domestico-cuoco, mentre continuava la sua auto-formazione culturale leggendo Nietzsche.
Sua cugina Diane Watson suggerì che il diciassettenne Francis prendesse lezioni di disegno alla scuola d'arte San Martin. Nel frattempo, Bacon cominciò a trarre vantaggio economico dalla propria omosessualità concedendosi a uomini ricchi. Con uno di questi, un ex compagno d'arme di suo padre, trascorse due mesi nel 1927.
Successivamente si trasferì a Parigi per un anno e mezzo, imparando la lingua francese grazie alla pianista-cantante Yvonne Bocquentin. Nell'estate del 1927 vide una mostra di Picasso nella Galleria Paul Rosenberg a Parigi, che lo ispirò a disegnare e dipingere. Prese il treno circa cinque volte a settimana per visitare la mostra e spesso tornava con disegni ed acquerelli d'ispirazione cubista.
Nel tardo 1928 tornò a Londra e cominciò a lavorare come interior designer. Prese un garage a South Kensington e lo convertì in studio, condividendo il piano superiore con Eric Alden, il suo primo collezionista, e Jessie Lightfoot, la badante di Bacon.
Nel 1929 conobbe Geoffrey Gilbey, un corrispondente del Daily Express e per qualche tempo lavorò come suo segretario. Grazie a conoscenze traverse, divenne anche designer d'interni di Douglas Cooper tra i più noti collezionisti di arte moderna di tutta l'Inghilterra. Poco dopo conobbe Eric Hall, che divenne suo amante e protettore.
La prima esposizione personale nel suo nuovo studio a Queensberry Mews, nell'inverno del 1929, era fatta di stracci, mobilia di Bacon, e alcuni dipinti, tra cui Painted screen (c.1929 - 1930) e Watercolour (1929), entrambi comprati da Alden. Sydney Butler, figlia di Samuel Courtauld, commissionò un tavolo di vetro e acciaio ed una serie di sgabelli per il salotto della sua casa di Smith Square.
Di ritorno a Londra, dopo un periodo in Germania nel 1930, Bacon affittò con Hall il piano terra di Cromwell Place 7, a South Kensington, che era stata la casa e lo studio di John Everett Millais. Per trarre profitto, i due organizzavano anche serate dedicate al gioco d'azzardo con una roulette.
Nel 1936 Francis Bacon invia alcune opere alla Mostra Internazionale del Surrealismo, ma vengono tutte respinte perché ritenute "non sufficientemente surrealiste".
Deluso, smette di dipingere.
Nel 1944 Francis Bacon, scontento dei risultati, distrugge quasi tutti i lavori, tranne Crucifixion e qualche altro quadro.
Nel 1945 la Lefevre Gallery di Londra espone il trittico Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion ed inizia la consacrazione artistica di Bacon: le grandi gallerie e musei acquistano le sue opere.
Tra il 1946 e il 1950 Francis Bacon vive prevalentemente a Montecarlo. Inizia l'amicizia con il pittore inglese Graham Sutherland.
Nel 1949 ha luogo la prima di una lunga serie di mostre personali presso la Hanover Gallery di Londra, suo agente fino al 1958, presenta il ciclo Heads.
Nel 1954 Bacon rappresenta l'Inghilterra, assieme a Ben Nicholson e Lucien Freud, alla Biennale di Venezia e continua ad essere uno dei più significativi pittori del secolo in mostre che si tengono fra Londra, New York e Chicago.
Gli anni '60 sono caratterizzati dai bei ritratti ad amici ed intimi, il suo modello più amato è George Dyer che si suiciderà nel 1971 lasciando un segno profondo nell'intimo dell'artista.
Attivo anche in età avanzata, Francis Bacon muore il 28 aprile 1992 a Madrid, dove si era recato per una breve visita.
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domenica 26 ottobre 2014
LE VISIONI INFERNALI DI DANIELE VALERIANI.
Daniele Valeriani è nato a Roma nel 1974.
I temi della sua arte riguardano soprattutto le meraviglie della natura e la fantascienza.
I suoi punti di riferimento sono artisti come H.R. Giger, Beksinski, Bosch, Dali, Haeckel, Arrivabene.
La sua arte può essere definita come surreale, onirica, infernale e futuristica, utilizza gli strumenti digitali con software come Zbrush e Photoshop.
Ha creato opere per band musicali note, tra cui Dark Funeral, Dissection, Electric Hellfire Club, Bulldozer, Acheron, Alien Vampires, Mysticum, Acheron e Bulldozer.
Come nasce il tuo amore per l'arte?
Osservando ciò che mi circonda o attingendo dalle mie fantasie e dai miei sogni, gli artisti sono dei romantici per definizione, anche se con molte perversioni , il mio amore per l’arte nasce così spontaneo da sempre..sin dalla tenera età ho preso in mano una matita e disegnavo per gran parte del mio tempo, era il mio rifugio e lo è tuttora. Senz'altro mio padre mi ha indirizzato a guardare le cose con occhi diversi, il suo amore per la pittura e per la natura è stato determinante..in casa avevo libri di Dalì e Bosch tra i tanti e li leggevo avidamente rapito da quelle immagini, al contempo sempre per gli studi e passioni di mio padre, mi sono interessato al mondo degli insetti, degli animali, delle piante e dei minerali…ricordavo i loro nomi in latino già alle elementari tanto erano costanti le mie letture sin da piccolo su questi argomenti. I libri di una trentina di anni fa erano ricchi di illustrazioni rispetto agli odierni (molto più fotografici) e mi dedicavo a ridisegnare quello che vedevo. Ricordo poi di aver amato le copertine di alcuni dischi Metal in un negozio di vinili vicino casa mia e così anche la musica ricoprì un ruolo importante. Queste erano le mia passioni e lo sono tuttora: ascoltare musica, osservare la natura e le sue meraviglie, disegnare è una conseguenza .. disegnare è come accarezzare ciò che si ama nei dettagli. Mi sentirei davvero povero se non amassi tutto ciò.
Quali tecniche preferisci?
In questo momento digitale, sia 2D che 3D con software quali Zbrush (software di modellazione virtuale) cercando di ottenere immagini pittoriche non da videogames. A volte abbozzo l’idea scarabocchiando a mano libera su quello che mi capita. Non ho un approccio rigoroso. Anche se non fanno parte del mio background amo la pittura e le incisioni. Prima o poi mi dedicherò a queste nobili arti.
Cosa significa per te dark surrealism?
Non che io ami le etichette, dark surrealism credo mi sia stato affibbiato per la prima volta per una intervista su Bleaq..io personalmente non mi sono mai dato una definizione anche se calza abbastanza nel mio caso ma non mi pongo limiti creativi. Il Surrealismo è senz'altro una delle correnti che amo di più anche perché tutto quello che realizzo non è di certo reale se non nelle mie fantasie che evidentemente sono piuttosto morbose ed oscure. Per il realismo preferisco molto di più una fotografia, tant'è che non amo molto l’iperrealismo pittorico sebbene riconosco ed apprezzo la complessità tecnica e la difficoltà di esecuzione, lo stesso vale per i rendering iperrealistici nel 3D, mi emozionano poco.
Quali sono le tue principali fonti d'ispirazione?
La natura in primis come ti dicevo poi mi lascio guidare dai miei sogni, dalle mie visioni della realtà che è costantemente distorta e reinterpretata, da libri di fantascienza o film di vari generi e da altri artisti naturalmente. L’Inferno in particolare è il mio vaso di Pandora, dove tutto è possibile nelle mie fantasie, non è strettamente legato all’Inferno biblico è forse più una dimensione solo mia dove come un alchimista distruggo plasmo e creo quello che voglio e dove accedo attraverso il sogno, il momento in cui la mente è libera dalla realtà. Un film come Hellraiser incarna bene quello che sto dicendo. Quando ritorno al reale la mia mente è soffocata da tante immagini e pertanto questa è la molla che mi fa scattare a cercare di disegnare quello che ho visto per governare quello che mi sono portato dietro dal mio viaggio onirico. Se non lo facessi impazzirei. A volte però il processo tende per forza di cose a razionalizzarsi perdendo l’efficacia di quello che avevo in mente..frustrante ma penso che accada a tutti. Se ti dovessi citare gli artisti che più mi hanno ispirato direi senza ombra di dubbio: H.R. Giger, Dalì, Bosch, Beksinski, Haeckel e la mia ultima scoperta l’amico e il Maestro Agostino Arrivabene con il quale ho avuto la fortuna di collaborare.
C'è spazio in Italia per un'arte e una cultura surreali e visionarie?
Si senza dubbio e ci sono molti esempi di artisti italiani che meritano un inchino , sicuramente non è per la massa ma ancora per una ristretta cerchia di appassionati. Ti basti pensare che lo stesso Giger non è che sia poi così conosciuto da noi se non per gli estimatori al massimo se dici loro "è colui che ha creato Alien ti rispondono "ah si si ok", ma non sapevano né il nome e né tantomeno che ci fosse dietro un artista così di spessore e così influente per gli artisti di mezzo mondo e così completo per giunta, Alien è una briciola se pensiamo a tutte le opere che Giger ha realizzato comprese sculture , oggetti di design etc. Quindi in questo scenario un artista italiano sa che in Italia non c'e' in ogni caso tutto questo spazio ma non mi sembra che questi artisti si arrendano ,semplicemente guardano più all'estero . Ormai qui da noi è un fenomeno che vale per tutti i mestieri guardare altrove sto avvertendo una rinascita qui Italia e un allargamento di vedute, spero non sia solo un mio abbaglio.
Cosa ti proponi di trasmettere a chi osserva le tue opere?
Certamente spero NON indifferenza, Userei un termine ampio: meraviglia, in generale fornire nuovi interpretazioni fantasiose così da ispirare lo spettatore. Non ho un qualcosa di prefissato o un target a cui rivolgermi strettamente, ne tantomeno vorrei ottenere un effetto che posso prevedere in modo scontato, anzi spero sempre che ci siano opinioni contrastanti così da ricevere nuove interessanti chiavi di lettura di quello che ho realizzato. Il primo spettatore e critico sono io in primis - se la cosa mi soddisfa la mostro..è come seminare senza sapere che frutti germoglieranno: mi entusiasma di più.
Come nascono le idee per le tue opere? È tutto improvvisato oppure c'è anche un progetto che precede la loro realizzazione?
Credo di averti già risposto, posso giusto dirti che è un equilibrio tra razionalità e improvvisazione..parto con delle immagini, a volte sfocate a volte molto delineate che albergano nella mia mente..me ne devo liberare, per governarle ridisegnandole o reiterpretandole per imprigionarle e poterle ammirare con gli occhi di questa realtà.
Non mi pongo limiti sia nella scelta dei soggetti che degli stili, grazie al digitale sia esso 3D che 2D ho la possibilità di sperimentare ed a volte alcuni soggetti sono nati frutto del caso.
Il ruolo delle nuove tecnologie e dei media nel campo artistico?
Volenti o nolenti ci influenzano tutti a meno di vivere in un deserto o una foresta vergine, non si può fare a meno della tecnologia e dei nuovi media ed anche artisti “classici” pittori o scultori che siano non possono farne a meno. C’è chi progetta una scultura in 3D per poi rifarla o chi un lavoro in digitale per poi ridipingerlo ed anche se si escludono queste nuove pratiche (comuni per alcuni) e se anche uno ne facesse a meno , senz’altro utilizzerà la tecnologia per comunicare e l’arte è comunicazione e per farsi capire si usano linguaggi contemporanei sebbene l'arte in se parla una lingua universale e senza tempo, Caravaggio ancora ci comunica la sua bellezza e così Da Vinci o un Bosch eppure fanno parte di epoche lontane. Ogni epoca o corrente artistica ha avuto i propri mezzi di comunicazione e i propri mezzi tecnici non ci vedo nulla di male ma anzi ci vedo solo nuove possibilità grazie ai maggiori mezzi a disposizione rispetto al passato basta solo cogliere gli aspetti positivi di tutto questo.
La cosa però che mi lascia perplesso è che se gli artisti, anche i più classici e tradizionali, guardano alla nuove tecnologie e alle nuove espressioni siano esse digitali o di altra natura con interesse, questo non avviene più di tanto tra i critici , i galleristi e i collezionisti. Insomma ci sono ancora molti puristi che guardano non di buon occhio certe soluzioni..io penso alla luce di tutto che quello che conta è il processo creativo, il fine ultimo che è una immagine, come ci si arriva è importante ma non determinante. Chiaramente pur essendo un artista digitale so bene che l'arte nobile della pittura è ad un livello più alto ma conta per me l'immagine finale, il risultato.
Quali sono le difficoltà che incontra un artista nel mercato attuale?
Non so risponderti del tutto , non mi sono ancora posto il problema, per me non c'e' un mercato ne tantomeno ho la necessità di "vendere" o "vendermi". Negli anni ho prestato le mie capacità per copertine di dischi per bands che adoro e rispetto o per collaborazioni con altri artisti che stimo , per il resto posso immaginarmi in generale le difficoltà nel proporsi ad un pubblico più ampio ed in gallerie ma sinceramente immagino oltre al valore a quanti compromessi uno debba sottostare. Per ora quello che faccio per me non è business ma necessità psicologica e passione ed in generale non accetto compromessi.
È importante confrontarsi anche con gli altri artisti?
Si la cosa che più mi appaga in questo contesto è proprio il dialogo con artisti che amo, confrontarmi, scambiare tecniche consigli e critiche soprattutto - ecco di nuovo i media attuali offrono questa incredibile possibilità di scambiarsi agevolmente opinioni anche dall'altra parte del mondo, questo non sarebbe stato facile anni fa. È inutile rinchiudersi, io ho imparato davvero molto proprio scambiando le conoscenze con altri illustratori attingendo dal sapere altrui e portando le mie conoscenze. C'è sempre da imparare perché ognuno usa approcci diversi e poi mi entusiasmo all'idea che artisti che stimo possano apprezzare quello che faccio..mi onora. Il mio pubblico ideale infatti (riallacciandomi anche alla tua domanda su cosa mi propongo di trasmettere) sono proprio gli artisti che ammiro, ai quali guardo come un discepolo con lo stimolo costante a migliorarmi, l'umiltà è davvero alla base della crescita e ricevere sensazioni diverse, alla vista di un mio lavoro, da persone che hanno il mio stesso fuoco artistico alimenta anche il mio.
26 ottobre: auguri a Carlo Lucarelli
Auguri a Carlo Lucarelli, scrittore, regista, sceneggiatore, conduttore televisivo e giornalista italiano, nato il 26 ottobre 1960 a Parma.
Studia presso il Liceo Classico Torricelli di Faenza ed esordisce col romanzo giallo Carta bianca del 1990, il primo di una lunga serie di noir a sfondo poliziesco, genere per il quale è conosciuto anche all'estero. Tra gli altri, ricordiamo Almost Blue, suo bestseller da cui è stato tratto anche un film e il romanzo giallo-noir Laura di Rimini (2001). Ha collaborato con Dario Argento alla sceneggiatura del film Non ho sonno (2001). Scrive anche per diversi giornali o riviste (Il Manifesto, L'Europeo, Il Messaggero, L'Unità, xL) ed ha vinto numerosi premi letterari.
Ha lavorato anche in televisione, come autore di un programma condotto da Adriano Celentano e come conduttore di Blu notte dal 1998 e per il fumetto ha firmato il soggetto del n.153 di Dylan Dog (La strada verso il nulla).
Ha fondato "Gruppo 13" un'associazione di scrittori di romanzi gialli della Romagna e cura la rivista telematica: Incubatoio 16. Insegna anche scrittura creativa alla Scuola Holden a Torino e nel carcere Due Palazzi di Padova. Dopo un breve periodo di pausa, nel 2006 è ritornato in televisione, ideando la fiction L'ispettore Coliandro (diretta dai fratelli Manetti), e con Milonga Station. Nel 2008 è andata in onda una serie di quattro film tv tratti dai romanzi de Il Commissario De Luca.
Nel 2008 ha pubblicato per Einaudi il romanzo storico L'ottava vibrazione e nel 2014 il giallo Albergo Italia.
sabato 25 ottobre 2014
25 ottobre 1881: nasce Pablo Picasso
Pablo Picasso, il cui nome completo Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso, nasce a Málaga, il 25 ottobre 1881. Considerato uno dei maestri della pittura del XX secolo, era figlio di un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.
Nel 1901 inizia il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste..
Il «periodo rosa» iniziò invece nel 1905 e terminò verso la fine del 1906, in quegli anni Picasso preferì tonalità più calde e cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.
In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.
La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.
La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato. Durante gli anni trenta il minotauro sostituisce l'arlecchino come motivo ricorrente ed è da ascriversi al periodo "surrealista" dell'artista. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto a Mougins, l'8 aprile 1973.
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